Anche quest’anno è andato nel migliore dei modi l’evento organizzato dall’associazione VinNatur che, in concomitanza con il Vinitaly, permette agli addetti del settore e agli amanti del vino di degustare vini naturali, biologici e biodinamici, italiani ed europei, all’interno della settecentesca Villa Favorita (vedi la Photo Gallery dell’evento).

La location ed il clima che si respira ben si addicono ai vini naturali: non troppo formale, semplice seppur professionale, per nulla modaiolo. Così come ben si sposa con gli uomini e le donne che sono venuti a rappresentare le loro aziende, per la maggior parte semplici contadini che dicono quello che fanno e fanno quello che dicono, che rispettano l’ambiente in cui lavorano ed offrono un prodotto onesto e sano al consumatore finale.

Il numero dei visitatori di anno in anno aumenta, ed aumenta pure la loro qualità ed il loro interesse: al consumatore finale non interessano più le pubblicità o le favole sulla storia dell’azienda o della famiglia; ha sempre più sete di cultura vera e questo significa conoscenza concreta, voglia di capire come viene fatto un vino, da dove viene, in che terreno sono piantate le viti, quali pratiche vengono praticate in cantina, quali additivi sono stati aggiunti.

Aumentano anche gli operatori di settore, sempre di più i gestori di ristoranti, enoteche, wine-bar che si avvicinano o che vogliono approfondire la conoscenza dei vini da agricoltura biologica o biodinamica. Il dato più importante rimane comunque l’adesione di molti nuovi operatori stranieri, oltre a quegli importatori che ormai da anni arrivano per contatto diretto di lavoro con molte aziende partecipanti.

In particolare dal nord Europa (Scandinavia soprattutto), Stati Uniti e Giappone c’è un fermento di giovani operatori che si stanno specializzando sui vini naturali di qualità.

Per quanto riguarda i prodotti di Arkè è stata un’ottima occasione per presentare i nuovi acquisti dalla Loira, il Grolleau di Cyril Le Moing e i due Cabernet Franc di Olivier Cousin, ed in generale i campioni delle nuove annate di tutti gli italiani presenti. Tutti i produttori presenti erano entusiasti , sia per il buon afflusso di visitatori, sia per la riconoscibilità e la salvaguardia della propria identità che l’evento ha permesso.

Il tavolo del Champagne Simon-Selosse ha avuto un’affluenza eccezionale, Philippe ha servito le tre selezioni distribuite da Arkè (Brut Traditionelle, Extra Brut, Premiere Saveurs pas dosè) e la sua Cuvèe migliore, il Brut Prestige. Si tratta di una selezione dalla zona dei Grand Cru di Avize da un vigneto di viti vecchie, che esprime al meglio la mineralità del suolo e la finezza fruttata del Chardonnay. Visto il consenso e la bontà di questo Champagne è entrata anche questa Cuvèe nel catalogo di Arkè.

Sono stati due giorni intensi, faticosi, con centinaia di vini da assaggiare e persone con cui parlare. Quello che ti rimane è la voglia di imparare, di scoprire nuovi mondi e maniere di approcciarsi al vino, di migliorare insieme collaborando. Scopo condiviso da tutti i vignaioli presenti di cui l’associazione VinNatur si fa carico, proponendo loro il sostegno della ricerca scientifica attraverso nuovi progetti sia in campo agronomico che enologico di cui vi racconterò nei prossimi mesi.

Il primo passo, importantissimo, è l’analisi degli eventuali pesticidi residui sui vini delle aziende partecipanti; primo passo fondamentale per capire se davvero tutti sono onesti e lavorano seguendo davvero principi di naturalità. Per crescere e migliorare tutti assieme, ognuno con le proprie responsabilità: vignaioli, cantinieri, distributori, ristoratori, giornalisti e consumatori finali.

Anche quest’anno è andato nel migliore dei modi l’evento organizzato dall’associazione VinNatur che, in concomitanza con il Vinitaly, permette agli addetti del settore e agli amanti del vino di degustare vini naturali, biologici e biodinamici, italiani ed europei, all’interno della settecentesca Villa Favorita (vedi la Photo Gallery dell’evento).

La location ed il clima che si respira ben si addicono ai vini naturali: non troppo formale, semplice seppur professionale, per nulla modaiolo. Così come ben si sposa con gli uomini e le donne che sono venuti a rappresentare le loro aziende, per la maggior parte semplici contadini che dicono quello che fanno e fanno quello che dicono, che rispettano l’ambiente in cui lavorano ed offrono un prodotto onesto e sano al consumatore finale.

Il numero dei visitatori di anno in anno aumenta, ed aumenta pure la loro qualità ed il loro interesse: al consumatore finale non interessano più le pubblicità o le favole sulla storia dell’azienda o della famiglia; ha sempre più sete di cultura vera e questo significa conoscenza concreta, voglia di capire come viene fatto un vino, da dove viene, in che terreno sono piantate le viti, quali pratiche vengono praticate in cantina, quali additivi sono stati aggiunti.

Aumentano anche gli operatori di settore, sempre di più i gestori di ristoranti, enoteche, wine-bar che si avvicinano o che vogliono approfondire la conoscenza dei vini da agricoltura biologica o biodinamica. Il dato più importante rimane comunque l’adesione di molti nuovi operatori stranieri, oltre a quegli importatori che ormai da anni arrivano per contatto diretto di lavoro con molte aziende partecipanti.

In particolare dal nord Europa (Scandinavia soprattutto), Stati Uniti e Giappone c’è un fermento di giovani operatori che si stanno specializzando sui vini naturali di qualità.

Per quanto riguarda i prodotti di Arkè è stata un’ottima occasione per presentare i nuovi acquisti dalla Loira, il Grolleau di Cyril Le Moing e i due Cabernet Franc di Olivier Cousin, ed in generale i campioni delle nuove annate di tutti gli italiani presenti. Tutti i produttori presenti erano entusiasti , sia per il buon afflusso di visitatori, sia per la riconoscibilità e la salvaguardia della propria identità che l’evento ha permesso.

Il tavolo del Champagne Simon-Selosse ha avuto un’affluenza eccezionale, Philippe ha servito le tre selezioni distribuite da Arkè (Brut Traditionelle, Extra Brut, Premiere Saveurs pas dosè) e la sua Cuvèe migliore, il Brut Prestige. Si tratta di una selezione dalla zona dei Grand Cru di Avize da un vigneto di viti vecchie, che esprime al meglio la mineralità del suolo e la finezza fruttata del Chardonnay. Visto il consenso e la bontà di questo Champagne è entrata anche questa Cuvèe nel catalogo di Arkè.

Sono stati due giorni intensi, faticosi, con centinaia di vini da assaggiare e persone con cui parlare. Quello che ti rimane è la voglia di imparare, di scoprire nuovi mondi e maniere di approcciarsi al vino, di migliorare insieme collaborando. Scopo condiviso da tutti i vignaioli presenti di cui l’associazione VinNatur si fa carico, proponendo loro il sostegno della ricerca scientifica attraverso nuovi progetti sia in campo agronomico che enologico di cui vi racconterò nei prossimi mesi.

Il primo passo, importantissimo, è l’analisi degli eventuali pesticidi residui sui vini delle aziende partecipanti; primo passo fondamentale per capire se davvero tutti sono onesti e lavorano seguendo davvero principi di naturalità. Per crescere e migliorare tutti assieme, ognuno con le proprie responsabilità: vignaioli, cantinieri, distributori, ristoratori, giornalisti e consumatori finali.