Visita da Camillo Donati

10 Settembre 2011

Arriviamo ad Arola in tarda mattinata (qui sopra il castello di Torrechiara da un vigneto vecchio), io Erica ed Enrico; ad accoglierci Camillo Donati e sua moglie Francesca, con la figlia Camilla e la decina di cani, tutti segugi italiani più una cucciola di beagle, che Camillo tiene per la sua passione per la caccia e le mostre di cani.

È un mezzogiorno di fine luglio, le mosche svolazzano tra culatello e parmigiano, noi incuranti pranziamo assaggiando qualche nuova annata tra Malvasia, Lambrusco e Trebbiano, discutendo di cose per noi importantissime: la vigna, le malattie, la vendemmia del 2009 fatta in ritardo, quella di quest’anno che sarà anticipata, il matrimonio della nipote Monia che da anni lavora con lui, le polemiche estive tra blog, associazioni e contadini, le rifermentazioni in bottiglia (naturali e finte), il mercato estero, le potature, la cantina nuova, i giornalisti e le guide, la sperimentazione di nuovi prodotti, le fiere, l’acciaio e il legno, il diradamento e la quantità d’uva…

Il nostro intento (oltre a caricare la macchina di vino) era quello di fare qualche bella foto ed un video che potesse dare l’idea a chi non lo conosce, di capire chi è e cosa fa Camillo Donati. È stato il primo produttore con cui abbiam provato e probabilmente ho sbagliato nella scelta, in quanto, sia per nostra deficenza, che per il carattere di Camillo (che ben conoscevo), non siamo riusciti a girare un minuto che sia venuto almeno presentabile. Sono uscite solo queste foto, pubblicate sul profilo Facebook.

Ma perchè? Com’è Camillo?
Camillo è una persona molto buona e calma, cattolicissimo, (finto) timido ma che ha le sue idee ben fisse e quasi inamovibili che a casa sua, credetemi, è davvero difficile poter controbattere, anche se si tratta di dettagli. Sa cosa vuole, sa cos’è sbagliato, a volte è un po’ troppo scettico e riluttante alle novità, ma in fondo è un innovatore: produce dei vini semplici, genuini, senza fronzoli anche se lavora con aromatici come la Malvasia di Candia o il Sauvignon. Il frutto (l’uva) emerge sempre con forza e vitalità, il carattere e l’eleganza escono meglio dopo un anno di bottiglia.
Spesso i suoi vini incontrano diffidenza tra i consumatori perchè, rispetto agli altri, hanno sapori ed odori insoliti, nuovi (a volte qualche puzzetta pure): sono fatti senza chimica (solo un po’ di solforosa sull’uva, a inizio fermentazione) e senza tecnologie invasive, rispettando il lavoro e la cultura ed il gusto dei contadini di cinquant’anni fa, che non potevano far altro che mettere in bottiglia quello che la loro terra, integra, gli donava.

Arriviamo ad Arola in tarda mattinata (qui sopra il castello di Torrechiara da un vigneto vecchio), io Erica ed Enrico; ad accoglierci Camillo Donati e sua moglie Francesca, con la figlia Camilla e la decina di cani, tutti segugi italiani più una cucciola di beagle, che Camillo tiene per la sua passione per la caccia e le mostre di cani.

È un mezzogiorno di fine luglio, le mosche svolazzano tra culatello e parmigiano, noi incuranti pranziamo assaggiando qualche nuova annata tra Malvasia, Lambrusco e Trebbiano, discutendo di cose per noi importantissime: la vigna, le malattie, la vendemmia del 2009 fatta in ritardo, quella di quest’anno che sarà anticipata, il matrimonio della nipote Monia che da anni lavora con lui, le polemiche estive tra blog, associazioni e contadini, le rifermentazioni in bottiglia (naturali e finte), il mercato estero, le potature, la cantina nuova, i giornalisti e le guide, la sperimentazione di nuovi prodotti, le fiere, l’acciaio e il legno, il diradamento e la quantità d’uva…

Il nostro intento (oltre a caricare la macchina di vino) era quello di fare qualche bella foto ed un video che potesse dare l’idea a chi non lo conosce, di capire chi è e cosa fa Camillo Donati. È stato il primo produttore con cui abbiam provato e probabilmente ho sbagliato nella scelta, in quanto, sia per nostra deficenza, che per il carattere di Camillo (che ben conoscevo), non siamo riusciti a girare un minuto che sia venuto almeno presentabile. Sono uscite solo queste foto, pubblicate sul profilo Facebook.

Ma perchè? Com’è Camillo?
Camillo è una persona molto buona e calma, cattolicissimo, (finto) timido ma che ha le sue idee ben fisse e quasi inamovibili che a casa sua, credetemi, è davvero difficile poter controbattere, anche se si tratta di dettagli. Sa cosa vuole, sa cos’è sbagliato, a volte è un po’ troppo scettico e riluttante alle novità, ma in fondo è un innovatore: produce dei vini semplici, genuini, senza fronzoli anche se lavora con aromatici come la Malvasia di Candia o il Sauvignon. Il frutto (l’uva) emerge sempre con forza e vitalità, il carattere e l’eleganza escono meglio dopo un anno di bottiglia.
Spesso i suoi vini incontrano diffidenza tra i consumatori perchè, rispetto agli altri, hanno sapori ed odori insoliti, nuovi (a volte qualche puzzetta pure): sono fatti senza chimica (solo un po’ di solforosa sull’uva, a inizio fermentazione) e senza tecnologie invasive, rispettando il lavoro e la cultura ed il gusto dei contadini di cinquant’anni fa, che non potevano far altro che mettere in bottiglia quello che la loro terra, integra, gli donava.