Arkè vi propone una serie di bottiglie di altissima qualità, da regalare alle persone più care ed importanti o da degustare nelle cene natalizie con i vostri amici e parenti più stretti.

Non potranno mancare le bollicine nella loro forma più nobile ed elegante, quali quelle offerte dallo Champagne, regione che per prima ha scoperto la finezza e qualità dei vini spumantizzati.
Bollicine fini ed intense quelle che troviamo nell’aperitivo per eccellenza, lo Champagne più ricercato, proveniente dalle vecchie vigne della Domaine Simos Selosse, nel cuore del Grand Cru dello Chardonnay, il villaggio di Avizè è la Cuveè Prestige Brut.

Per chi pretende ancora di più da uno Champagne ed ama l’accompagnamento a tutto pasto, indicato per l’occasione la Cuveè Premiere Saveurs, il pas dosè dell’azienda Simon-Selosse. E’ un vino che ha fermentato spontaneamente e che per la seconda ed ultima rifermentazione non viene addizionato di zuccheri, ma di solo vino. Risulta più secco e minerale, e sa esprimere al massimo la mineralità profonda del suo terroir di origine.

Un vino di assoluta eccellenza e rarità è il Soleil de Samonios di Olivier Cousin, annata 1994, è un vino intenso e dal colore scuro, le uve Chenin Blanc sono state raccolte ad inizio Novembre, con una elevata botritizzazione (attacco delle muffe); ne risulta un vino con una spiccata acidità, ben bilanciata da una dolcezza non troppo marcata ed un’ossidazione che è stata voluta, visto che è rimasto in barrique usate per nove anni senza essere colmato. Ha un sapore prorompente ed avvolgente, ideale per chiudere una cena e per chiuderla con calma, in bellezza.

Per venire a noi, in Italia, partiamo da un classico che ci ha resi famosi nel mondo il Brunello di Montalcino, dell’azienda Santa Maria, ha un approccio elegante e quasi femminile per quello che è l’espressione più elevata del Sangiovese. Un approccio viticolo ed enologico molto rispettoso dell’ambiente e della purezza espressiva del vino per un rosso di grande struttura e carattere, seppur molto fine e vellutato.

Un altro produttore che punta ad avere il massimo è Eugenio Barbieri di Podere Il Santo tutta la sua ricerca e il massimo della cura per il vino di punta dell’azienda, il Novecento, una Barbera da viti vecchie, ingentilita da una piccola parte di Croatina. Lunghe macerazioni ed invecchiamento per sei anni portano ad un vino intenso, dal carattere roccioso ma dalla grande beva, nonostante l’alcolicità abbastanza sostenuta, saprà invecchiare per molti anni.

Terminiamo con due vini da dessert, Il Picolit di Marco Sara ed il Recioto di Angiolino Maule de La Biancara. Il primo è un passito da uve Piccolit attentamente selezionate, messe su dei graticci per tre mesi è un vino marmellatoso, fruttato, con un residuo zuccherino elevato ma un’acidità che lo rende perfetto con qualsiasi dessert.
Un po’ atipico il Recioto de La Biancara l’uva è la Garganega, l’appassimento è più lungo e anche l’affinamento; è un passito con un’ossidazione decisa ma che non disturba, un buon tannino dato dalla fermentazione che inizia con le bucce, sa accompagnare meglio una selezione di formaggi stagionati o erborinati piuttosto che un dessert. Oppure da solo, dopo le cene, sulla poltrona.

Arkè vi propone una serie di bottiglie di altissima qualità, da regalare alle persone più care ed importanti o da degustare nelle cene natalizie con i vostri amici e parenti più stretti.

Non potranno mancare le bollicine nella loro forma più nobile ed elegante, quali quelle offerte dallo Champagne, regione che per prima ha scoperto la finezza e qualità dei vini spumantizzati.
Bollicine fini ed intense quelle che troviamo nell’aperitivo per eccellenza, lo Champagne più ricercato, proveniente dalle vecchie vigne della Domaine Simos Selosse, nel cuore del Grand Cru dello Chardonnay, il villaggio di Avizè è la Cuveè Prestige Brut.

Per chi pretende ancora di più da uno Champagne ed ama l’accompagnamento a tutto pasto, indicato per l’occasione la Cuveè Premiere Saveurs, il pas dosè dell’azienda Simon-Selosse. E’ un vino che ha fermentato spontaneamente e che per la seconda ed ultima rifermentazione non viene addizionato di zuccheri, ma di solo vino. Risulta più secco e minerale, e sa esprimere al massimo la mineralità profonda del suo terroir di origine.

Un vino di assoluta eccellenza e rarità è il Soleil de Samonios di Olivier Cousin, annata 1994, è un vino intenso e dal colore scuro, le uve Chenin Blanc sono state raccolte ad inizio Novembre, con una elevata botritizzazione (attacco delle muffe); ne risulta un vino con una spiccata acidità, ben bilanciata da una dolcezza non troppo marcata ed un’ossidazione che è stata voluta, visto che è rimasto in barrique usate per nove anni senza essere colmato. Ha un sapore prorompente ed avvolgente, ideale per chiudere una cena e per chiuderla con calma, in bellezza.

Per venire a noi, in Italia, partiamo da un classico che ci ha resi famosi nel mondo il Brunello di Montalcino, dell’azienda Santa Maria, ha un approccio elegante e quasi femminile per quello che è l’espressione più elevata del Sangiovese. Un approccio viticolo ed enologico molto rispettoso dell’ambiente e della purezza espressiva del vino per un rosso di grande struttura e carattere, seppur molto fine e vellutato.

Un altro produttore che punta ad avere il massimo è Eugenio Barbieri di Podere Il Santo tutta la sua ricerca e il massimo della cura per il vino di punta dell’azienda, il Novecento, una Barbera da viti vecchie, ingentilita da una piccola parte di Croatina. Lunghe macerazioni ed invecchiamento per sei anni portano ad un vino intenso, dal carattere roccioso ma dalla grande beva, nonostante l’alcolicità abbastanza sostenuta, saprà invecchiare per molti anni.

Terminiamo con due vini da dessert, Il Picolit di Marco Sara ed il Recioto di Angiolino Maule de La Biancara. Il primo è un passito da uve Piccolit attentamente selezionate, messe su dei graticci per tre mesi è un vino marmellatoso, fruttato, con un residuo zuccherino elevato ma un’acidità che lo rende perfetto con qualsiasi dessert.
Un po’ atipico il Recioto de La Biancara l’uva è la Garganega, l’appassimento è più lungo e anche l’affinamento; è un passito con un’ossidazione decisa ma che non disturba, un buon tannino dato dalla fermentazione che inizia con le bucce, sa accompagnare meglio una selezione di formaggi stagionati o erborinati piuttosto che un dessert. Oppure da solo, dopo le cene, sulla poltrona.