Dopo l’ultima visita in Champagne, da Jerome Bourgeuis-Diaz, ci siamo fermati per un panino sui colli sopra la Maison, tra i vigneti: l’aria non era freddissima, aveva smesso di piovere e c’era una leggera nebbia in lontananza.

Siamo partiti alla volta di Parigi, dove ci attendava un po’ di lavoro: visite da ristoratori ed enoteche con cui collaboriamo con il distributore parigino de La Biancara, Le Vin en Tete.

Arriviamo nel primo pomeriggio, la pioggia era tornata a scendere ma non placa la nostra voglia di Parigi! Prima della degustazione aperta ai clienti de Le Garde Robe ci concediamo un giretto panoramico a Montmartre, per poi iniziare a far assaggiare i vini nel piccolo ristorante vicino al Louvre, un posticino tranquillo, con gente sorridente e cordiale, molte le bottiglie di produttori di vino naturale. Arrivano molte persone ad assaggiare i nostri vini e chiacchieriamo vivacemente con tutti: conosciamo una coppia di svedesi che lavorano a Stoccolma con i nostri vini, e dei giapponesi pure! In centro a Parigi si puo’ veramente incontrare chiunque!

Verso le 21 ci siamo diretti alla nostra cena, in un posto famoso, che suscita l’ammirazione immediata appena lo si nomina. Sembra che il tempo si sia fermato a Chateaubriand (129, rue Parmentier). Forse sarà per l’ambiente essenziale, le luci, i tovaglioli grandissimi di lino che troneggiano in un mucchio gigante su un tavolino più in là. Ci siamo incastrati come fossimo due mattoncini di tetris su un tavolino piccino, i camerieri sfrecciavano veloci avanti e indietro; ci portano un menù, un foglio di carta A4, che è fisso per tutti i clienti e cambia ogni giorno! Vi si gustano piatti particolari e ricercati, come Boudin noir, pommes de terre, moutarde, che è stato il nostro preferito!

L’azzeccato arredamento retrò e minimale del ristorante dimostra che si puo’ mangiare (e bere) molto bene, senza grandi esibizionismi. La cucina era sobria e ricercata, elegante e con materia prima di qualità, anche se forse il locale negli ultimi anni è stato lodato un po’ troppo a livello internazionale.

Dopo questa cena, decidiamo che vale la pena concludere in bellezza la serata e siamo passati da Grazie (91, boulevard Beaumarchais), pizzeria con vini naturali (e non) e cocktails bar gestito da un fantastico ed abile bar-man, Oscar, che prepara long-drink e cocktails al momento in modo professionale ed un po’ artistico, con i suoi pentolini di rame e i bicchieri di svariate forme, buonissimi e di elevato pregio!

Da segnalare il Gin-tonic mediterraneo con un rametto fresco di rosmarino e qualche foglia di basilico, ottimo!!

Il giorno seguente ci aspettava un giro per clienti, vecchi e nuovi:

primo, L’Hédoniste. Secondo, Racines, il famoso Bistronomique! Tavolini accostati uni agli altri, 30 posti a sedere e le bottiglie di vino (rigorosamente SOLO naturali) che decorano le pareti di questo locale piccino, situato nel bel Passage des Panoramas, anima di Parigi.

Pranziamo al Fines Gueules, dove si dice che si possa mangiare la miglior tartar di manzo di tutta Parigi! Effettivamente…ne valeva davvero la pena! Ottima la famosa Tart-Tatin, servita tiepida con doppia crema e il budino caldo al cioccolato Valrhona.

La cantina di questo bistrot è davvero incredibile: 3 piani sotto terra creata con scaffali di legno semplici e passaggi strettissimi per ospitare all’incirca 30.000 bottiglie!

Nel pomeriggio Francesco assieme a Mathieu sono andati in giro per clienti in vespa! Altra esperienza da ricordare, anche per il pazzo zig-zagare nel traffico tra auto, moto e furgoni, passando la Senna almeno tre volte.

In serata degustazione guidata all’enoteca Le Vin en Tetè, Rue Saint Placide, dove i visitatori davvero molto attenti, rispettosi e curiosi di tutto cio’ che mettevamo nel bicchiere e raccontavamo; spesso in Italia non è così facile poter essere ascoltati in questo modo!

La sera abbiamo siamo stati a cena nella cantina-cava de Le Garde-robe per una cena per pochi intimi con i vini di Gambellara come tema portante: i commensali hanno voluto che parlassimo in italiano per fondersi al meglio in questo momento!

I piatti semplici ma particolari cucinati al momento dallo chef: ricordiamo i filetti di razza con l’uvetta e l’anitra servita con composta di mele e datteri ripieni alla menta: abbinata al SoSan 2008 una bomba!!

Abbiamo visitato locali affermati e conosciuti, gestiti perlopiù da chef e somellier giovani che, nonostante il successo dei loro locali, erano disposti ad assaggiare i vini ed ascoltarne la storia ed i particolari. Da qualche anno per i parigini è normale trovare nei bistrot di nuova generazione e nei ristoranti stellati vini naturali da tutta la Francia, italiani e spagnoli; spesso serviti al bicchiere ed abbinati ai piatti serviti.

Chissà che questa tendenza, di sicuro benefica per sia per la cucina degli chef che per gli abbinamenti dei somellier, sia per lo stomaco ed il piacere dei commensali.

Dopo l’ultima visita in Champagne, da Jerome Bourgeuis-Diaz, ci siamo fermati per un panino sui colli sopra la Maison, tra i vigneti: l’aria non era freddissima, aveva smesso di piovere e c’era una leggera nebbia in lontananza.

Siamo partiti alla volta di Parigi, dove ci attendava un po’ di lavoro: visite da ristoratori ed enoteche con cui collaboriamo con il distributore parigino de La Biancara, Le Vin en Tete.

Arriviamo nel primo pomeriggio, la pioggia era tornata a scendere ma non placa la nostra voglia di Parigi! Prima della degustazione aperta ai clienti de Le Garde Robe ci concediamo un giretto panoramico a Montmartre, per poi iniziare a far assaggiare i vini nel piccolo ristorante vicino al Louvre, un posticino tranquillo, con gente sorridente e cordiale, molte le bottiglie di produttori di vino naturale. Arrivano molte persone ad assaggiare i nostri vini e chiacchieriamo vivacemente con tutti: conosciamo una coppia di svedesi che lavorano a Stoccolma con i nostri vini, e dei giapponesi pure! In centro a Parigi si puo’ veramente incontrare chiunque!

Verso le 21 ci siamo diretti alla nostra cena, in un posto famoso, che suscita l’ammirazione immediata appena lo si nomina. Sembra che il tempo si sia fermato a Chateaubriand (129, rue Parmentier). Forse sarà per l’ambiente essenziale, le luci, i tovaglioli grandissimi di lino che troneggiano in un mucchio gigante su un tavolino più in là. Ci siamo incastrati come fossimo due mattoncini di tetris su un tavolino piccino, i camerieri sfrecciavano veloci avanti e indietro; ci portano un menù, un foglio di carta A4, che è fisso per tutti i clienti e cambia ogni giorno! Vi si gustano piatti particolari e ricercati, come Boudin noir, pommes de terre, moutarde, che è stato il nostro preferito!

L’azzeccato arredamento retrò e minimale del ristorante dimostra che si puo’ mangiare (e bere) molto bene, senza grandi esibizionismi. La cucina era sobria e ricercata, elegante e con materia prima di qualità, anche se forse il locale negli ultimi anni è stato lodato un po’ troppo a livello internazionale.

Dopo questa cena, decidiamo che vale la pena concludere in bellezza la serata e siamo passati da Grazie (91, boulevard Beaumarchais), pizzeria con vini naturali (e non) e cocktails bar gestito da un fantastico ed abile bar-man, Oscar, che prepara long-drink e cocktails al momento in modo professionale ed un po’ artistico, con i suoi pentolini di rame e i bicchieri di svariate forme, buonissimi e di elevato pregio!

Da segnalare il Gin-tonic mediterraneo con un rametto fresco di rosmarino e qualche foglia di basilico, ottimo!!

Il giorno seguente ci aspettava un giro per clienti, vecchi e nuovi:

primo, L’Hédoniste. Secondo, Racines, il famoso Bistronomique! Tavolini accostati uni agli altri, 30 posti a sedere e le bottiglie di vino (rigorosamente SOLO naturali) che decorano le pareti di questo locale piccino, situato nel bel Passage des Panoramas, anima di Parigi.

Pranziamo al Fines Gueules, dove si dice che si possa mangiare la miglior tartar di manzo di tutta Parigi! Effettivamente…ne valeva davvero la pena! Ottima la famosa Tart-Tatin, servita tiepida con doppia crema e il budino caldo al cioccolato Valrhona.

La cantina di questo bistrot è davvero incredibile: 3 piani sotto terra creata con scaffali di legno semplici e passaggi strettissimi per ospitare all’incirca 30.000 bottiglie!

Nel pomeriggio Francesco assieme a Mathieu sono andati in giro per clienti in vespa! Altra esperienza da ricordare, anche per il pazzo zig-zagare nel traffico tra auto, moto e furgoni, passando la Senna almeno tre volte.

In serata degustazione guidata all’enoteca Le Vin en Tetè, Rue Saint Placide, dove i visitatori davvero molto attenti, rispettosi e curiosi di tutto cio’ che mettevamo nel bicchiere e raccontavamo; spesso in Italia non è così facile poter essere ascoltati in questo modo!

La sera abbiamo siamo stati a cena nella cantina-cava de Le Garde-robe per una cena per pochi intimi con i vini di Gambellara come tema portante: i commensali hanno voluto che parlassimo in italiano per fondersi al meglio in questo momento!

I piatti semplici ma particolari cucinati al momento dallo chef: ricordiamo i filetti di razza con l’uvetta e l’anitra servita con composta di mele e datteri ripieni alla menta: abbinata al SoSan 2008 una bomba!!

Abbiamo visitato locali affermati e conosciuti, gestiti perlopiù da chef e somellier giovani che, nonostante il successo dei loro locali, erano disposti ad assaggiare i vini ed ascoltarne la storia ed i particolari. Da qualche anno per i parigini è normale trovare nei bistrot di nuova generazione e nei ristoranti stellati vini naturali da tutta la Francia, italiani e spagnoli; spesso serviti al bicchiere ed abbinati ai piatti serviti.

Chissà che questa tendenza, di sicuro benefica per sia per la cucina degli chef che per gli abbinamenti dei somellier, sia per lo stomaco ed il piacere dei commensali.