Naturalmente, per tutti! Arkè, dopo le costose e rare eccellenze, vi propone i vinini italiani a costi contenuti, dentro la soglia dei dieci euro a bottiglia.Sono i vini base di alcune aziende, fatti con la stessa filosofia produttiva delle bottiglie di più alta qualità, nel massimo rispetto delle norme del biologico in vigneto e senza correggere il vino con la chimica e la tecnologia in fase di vinificazione. Ne risultano vini semplici e diretti, dalla spiccata facilità di beva: sia per la loro freschezza e bassa alcolicità, sia per la minor concentrazione, che per la quasi totale assenza di additivi chimici.

I francesi li chiamano “vin de soif”, i vini da sete, quelli che quando inizi una bottiglia in un batter d’occhio va finita: sono vini onesti, sanguigni e territoriali, a volte un po’ rustici e contadini, ma che di certo rappresentano al meglio un luogo e la sua tradizione, per quel che è. Senza la propensione a stupire e strafare, con concentrazioni e selezioni per ottenere vini più strutturati o di alta qualità.

Iniziamo con le bollicine, ovvero con i rifermentati in bottiglia di Camillo Donati, rè della Malvasia delle colline parmensi, che propone in tre versioni: quella secca, ottima a tutto pasto; quella rosa, da aperitivi e antipasti semplici; quella dolce, ideale con i dolci natalizi.

Un’altra bolla a basso costo, ancora un rifermentato in bottiglia da uve Prosecco, il Casa Belfi Colfondo di Maurizio Donadi: la sua spiccata acidità può renderlo compagno di affettati e salumi, così come lo si può accompagnare con i primi piatti e i secondi di pesce, è un buon compagno per le feste, l’aperitivo per eccelenza.

Un produttore che lavora sui Colli Berici e che ha due ottimi base da sete è Daniele Portinari con i suoi Pietro bianco (omaggio al figlio più giovane), un uvaggio di Tocai bianco e Pinot bianco dalla piacevole aromaticità e carattere; l’altro è il Nanni rosso (omaggio al primogenito, Giovanni), un taglio bordolese di Merlot e Cabernet sauvignon, semplice ma di gran struttura.

In Piemonte la Barbera di Nadia Verrua, Cascina Tavijn, ben rappresenta la sua terra ma anche chi la fa: corpo, acidità, tannino ma anche eleganza e finezza, con una grande beva.

Concludiamo con la Toscana e con il Sangiovese: condito con un po’ di Ciliegiolo e Canaiolo il Secondo di Pacina, il base dell’azienda, è un rosso ruspante e sanguigno, all’inizio un po’ rude, si apre e sa dare soddisfazione con i secondi di carne di qualsivoglia tipo.

Più fine, profondo e lievemente speziato invece l’Orcia Rosso di Marino Colleoni, Podere Santa Maria, da un vigneto vecchio a sud di Montalcino, totalmente senza solfiti aggiunti, di gran pregio nella sua franca schiettezza.

Naturalmente, per tutti! Arkè, dopo le costose e rare eccellenze, vi propone i vinini italiani a costi contenuti, dentro la soglia dei dieci euro a bottiglia.Sono i vini base di alcune aziende, fatti con la stessa filosofia produttiva delle bottiglie di più alta qualità, nel massimo rispetto delle norme del biologico in vigneto e senza correggere il vino con la chimica e la tecnologia in fase di vinificazione. Ne risultano vini semplici e diretti, dalla spiccata facilità di beva: sia per la loro freschezza e bassa alcolicità, sia per la minor concentrazione, che per la quasi totale assenza di additivi chimici.

I francesi li chiamano “vin de soif”, i vini da sete, quelli che quando inizi una bottiglia in un batter d’occhio va finita: sono vini onesti, sanguigni e territoriali, a volte un po’ rustici e contadini, ma che di certo rappresentano al meglio un luogo e la sua tradizione, per quel che è. Senza la propensione a stupire e strafare, con concentrazioni e selezioni per ottenere vini più strutturati o di alta qualità.

Iniziamo con le bollicine, ovvero con i rifermentati in bottiglia di Camillo Donati, rè della Malvasia delle colline parmensi, che propone in tre versioni: quella secca, ottima a tutto pasto; quella rosa, da aperitivi e antipasti semplici; quella dolce, ideale con i dolci natalizi.

Un’altra bolla a basso costo, ancora un rifermentato in bottiglia da uve Prosecco, il Casa Belfi Colfondo di Maurizio Donadi: la sua spiccata acidità può renderlo compagno di affettati e salumi, così come lo si può accompagnare con i primi piatti e i secondi di pesce, è un buon compagno per le feste, l’aperitivo per eccelenza.

Un produttore che lavora sui Colli Berici e che ha due ottimi base da sete è Daniele Portinari con i suoi Pietro bianco (omaggio al figlio più giovane), un uvaggio di Tocai bianco e Pinot bianco dalla piacevole aromaticità e carattere; l’altro è il Nanni rosso (omaggio al primogenito, Giovanni), un taglio bordolese di Merlot e Cabernet sauvignon, semplice ma di gran struttura.

In Piemonte la Barbera di Nadia Verrua, Cascina Tavijn, ben rappresenta la sua terra ma anche chi la fa: corpo, acidità, tannino ma anche eleganza e finezza, con una grande beva.

Concludiamo con la Toscana e con il Sangiovese: condito con un po’ di Ciliegiolo e Canaiolo il Secondo di Pacina, il base dell’azienda, è un rosso ruspante e sanguigno, all’inizio un po’ rude, si apre e sa dare soddisfazione con i secondi di carne di qualsivoglia tipo.

Più fine, profondo e lievemente speziato invece l’Orcia Rosso di Marino Colleoni, Podere Santa Maria, da un vigneto vecchio a sud di Montalcino, totalmente senza solfiti aggiunti, di gran pregio nella sua franca schiettezza.