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Venghino Siori e Siore! Venghino!

Siamo qui a presentarvi una serata di eccezionale bellezza che riunisce antiche sapienze (il vino e la stampa), anime giovani e fresche ed anime meno giovani ma con classe, qualità e disinvoltura!

Lino’s Type Letterpress si trova nel cuore di Verona, dove un gruppo di sognatori con le idee giuste hanno reinventato  un’antico mestiere fatto di profumo di carta riscaldata, inchiostro, immagini, amore, musica ad ingranaggi e arte…Arte da poter toccare con mano ed emozionarsi.

Stampa e collaborazione sono le parole chiave, sono disposti a collaborare con voi, per esaudire le vostre idee artistiche.

Noi abbiamo l’onore di accompagnare questa serata di presentazione con i nostri vini e abbiamo scelto per l’occasione questa danza :

Prosecco Colfondo di Maurizio Donadi

Masieri 2011 La Biancara

Merlot 2010 Casa Elvira

Moscato “Filari Corti” Carussin

Semplice ma d’effetto, noi vi aspettiamo per un bel aperitivo direttamente sul luogo, per conoscere qualcosa in più e per festeggiare assieme l’entrata nel mese più innamorato che c’è:

LOVE AFFAIR

l’antico sapore di una nuova storia d’amore

Sei invitato a curiosare  nel letterpress lab ospitato dallo spazio co-working THE FAB a Verona.

Venerdì 1 Febbraio alle 18:30  THE FAB  Vicoletto Valle n°2 VERONA

Perche’ un bacio senza baffi è come un’uovo senza sale!

 

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Piemonte mon amour

27 Gennaio 2013

A noi il Piemonte piace per le sue Barbere, per il Grignolino di Nadia e del maestro, Francesco di Migliavacca, per le piccole grandi Freisa, per il Dolcetto di Pino che non c’è più e quello di Emilio, che nonostante tutto continua a potare, e per il Ruchè, sempre di Nadia. E per la nobiltà che ha fatto l’Italia, quella dei Savoia e dei Cavour, e per lui, il Nebbiolo, rè incontrastato per carattere ed eleganza, di questa vasta regione italiana, ricco di grandi interpreti tra Barolo e Barbaresco.

E per questo, ogni anno, una capatina si fa. Sul finire delle feste natalizie, questo è stato il nostro tour:

Giorno 1: partenza ed arrivo in quel delle Rocche di Castiglione Falletto dove il gagliardo Luca Roagna con il padre produce il Barolo: giro nei vigneti che circondano la Pira, storica cascina che è diventata la nuova modernissima e sfarzosa cantina della famiglia, e poi a pranzo a La Morra, Osteria More e Macine. Segue pranzo imbevuto da Champagne, Barbaresco (Roagna), Chianti, un buon Borgogna, ancora Champagne e verso le 17 si chiude con un goccio di Gin Tonic… le consuetudini bisogna rispettarle!

Ore 17.30 Eravamo un po’ brilli ma il luogo e il personaggio della visita ci fanno tornare meravigliosamente lucidi: Roberto Conterno ci ospita per una breve ma intensa visita nella cantina della sua azienda famigliare, famosa e rinomata in tutto il mondo per il nome del nonno, Giacomo Conterno. Parole ragionate e pacate, pulizia, modi a noi familiari e contadini: si capisce che ogni giorno va in vigna e, seppure venda il Monfortino a cifre astronomiche, è un uomo con i piedi per terra e le mani che potano, tagliano grappoli, attaccanno tubi e spostano cartoni. Le barbere dalla botte ancora aspre e un po` verdi sono di una finezza mai sentita; il Barolo e il Monfortino non li sappiamo descrivere, tanta l’eleganza e la stoffa, saremmo comunque inadatti a dare dei pareri. Perle di rara e inspiegabile bellezza.

La sera siamo in famiglia, da Carussin, con Luigi, Bruna e i giovani Luca e Matteo: cena piemontese, trionfo di Barbera e tante belle chiacchere tra viaggi e sogni condivisi: l’ospitalità e la comunione di intenti e ragioni, così… senza fronzoli né imbrogli, con semplicità!

E Bruna che con la sua brutta maledettissima malattia esprime la vita e ha ancora carattere da vendere, sorrisi e tenacia: madre, musa, vignaiola,  imprenditrice, amica.

Giorno 2: con Luca, senza la sua Clandestino, andiamo a far visita a un grande Lorenzo Corino, nella Cascina di famiglia a Costigliole d’Asti. Da poco in pensione come agronomo impegnato con il Ministero e con il Centro nazionale di ricerca di viticoltura ed enologia, ci dice che finalmente riuscirà a dedicarsi a tempo pieno alle sue vigne; in realtà da sempre, sia lui che i suoi avi, coltivano vigneti storici di Barbera e Nebbiolo e vinificano nella cantina di casa, seguendo la tradizione, e, aiutati dalla cultura, producono vini di qualità eccellente, eleganti e che durano nel tempo. Senza trattori, senza chimica, senza solfiti; vigne vecchie o molto vecchie, una ricerca infinita sulla potatura, falcetto o zappa per l’erba, lunghe macerazioni, vini potenti ed alcolici negli ultimi 10 anni, perché il clima è cambiato.

Mezza giornata vola via come niente, servirebbero settimane per afferrare tutte le conoscenze e la cultura di Lorenzo… ma avremo tempo e anche il giovane figlio Guido, architetto, non sembra da meno… c’è tempo!

Verso sera siamo da Nadia, a Cascina Tavijn, ad assaggiare tutte le botti con l’annata 2012, senza farci mancare la Barbera 2011, ancora da imbottigliare; siamo qui per un saluto e per vedere lei, il prodigio della Natura che si chiama Bianca, nata prematuramente, dopo pochi giorni dalla nostra ultima visita, due estati fa: anche qui il coraggio, la tenacia e il cuore di tre generazioni in una splendida immagine di una nonna, una madre ed una figlioletta dalla forza disarmante!

La sera siamo a cena al vicino Ristorante Bandini,  a Portacomaro, egregiamente gestito da Antonello, cugino dei celeberrimi Bera (Alessandra e Gianluigi) , guru assoluti del Moscato d’Asti (di Canelli) naturale. E l’influenza si vede e si sente: una bella Harley Davidson in sala, servizio curato e a modo, cucina tipica della zona con lo stile da ristorante di qualità, carta dei vini divisa in vini pop (quelli un po’ più fighetti e costruiti) e vini rock (tutti belli naturali e ruspanti, come piace a noi).

Giorno 3: Torino, al mattino ci troviamo con Luigi Fracchia, che inizierà a rappresentare i nostri vini ai locali torinesi, anche lui architetto super appassionato di vini, che gestisce con altri due matti uno dei blog più passionali (appunto) che parli di vino e non solo: gli amici del bar.

Pomeriggio di relax per le vie del centro e poi alla avveneristica e un po’ stomachevole, ma di gran successo, mostra “The human body”: corpi veri donati alla scienza che si mostrano in un macello vero e proprio di ossa, muscoli, nervi, cervella, polmoni, cancri e feti nella loro nudità e morte.

Quindi a cena nel ristorante di Torino più conosciuto ed amato dagli intenditori, ovvero quello degli amici Pitro ed Andrea del Ristorante Consorzio, dove si mangia di qualità e classe in un clima informale ma rispettoso, professionale ma strabiliante per noi, amanti dei vini naturali. Una carta dei vini da urlo e non c’è nient’altro da dire, se non che è da urlo anche il rapporto qualità/prezzo… ovvio che non riescono a star dietro alle prenotazioni!

Giorno 4: si rientra, ma prima facciamo tappa dal buon uomo di Emilio, nei pressi di Ovada, a Cascina Borgatta, vecchia conoscenza di arkè, che riprendiamo in listino molto volentieri. Avevamo conosciuto Emilio e Luisa qualche anno prima portati dal mitico Pino Ratto, in questa zona ormai dimenticata, vittima dell’industria del vino in damigiana o in fusto, in realtà vocata per dolcetti dal grande carattere e longevi, come ci insegna la storia, ormai appartenente al passato, del grande Pino e dei suoi Le Olive e Gli Scarsi.

Ci accolgono come figli, ci trattano da rè, ci accompagnano nelle vigne circostanti la cascina, quattro ettari vitati a Dolcetto e Barbera in una conca a 400 meri di altitudine, una piccola cantina ordinata e ben organizzata, una concezione semplice e puramente contadina del lavorare la terra e fare il vino.

Davvero finiamo con una bella immagine e un buon stare, con calma ce ne torniamo a casa, carichi di vino e di nuove esperienze, idee e stimoli, ma con la voglia di tornare che già si fa sentire!

Eh sì, siamo spariti per un bel po’ di tempo! Siamo stati impegnati tra feste di Natale e viaggi vari tra Piemonte, Emilia e Stoccolma! Ma ora è il momento di tornare e raccontarvi ancora qualcosa di arkè, dei nuovi vini che sono arrivati e dei prossimi importanti appuntamenti!

Oggi sono finalmente arrivate! Sì, le nuove annate di Dora, Poderi Sanguineto, con il suo Rosso 2011 ed il Nobile 2010, imbottigliati da poco. Ma soprattutto lui, il tanto desiderato Bianco: lo avevamo assaggiato con lei la scorsa estate in azienda, in un soleggiato fine pomeriggio di giugno, e questo il suo racconto:

“In estate mi alzo alle 6 del mattino per andare in vigna e da sempre prendo un caffè, poi alle 7 bevo dell’acqua, alle 8 bevo dell’acqua, alle 9 pure, ma poi alle 10 o stramazzi a terra o fai come da molti anni facevano i contadini: misceli un po’ di vino all’acqua! Ecco quello ti ristora, ti dà energia per poter continuare a lavorare la terra! Perché viene dalla terra e si stablisce benissimo dentro di te e con te; certo non ne devi bere troppo sennò finisci che dormi sotto un’albero, ma ecco qual’è la vera funzione del mio bianco: dissetarmi e darmi la forza per lavorare.”

Chiamato Bianco Toscano, viene da 5 tipi di uve bianche (Malvasia Verde, Malvasia Bianca, Biancame, Trebbiano e Grechetto), vinificato in cemento vetrificato. Dora non ne produce molto di bianco ma quel poco che fa le viene davvero bene, personalmente me ne rendo conto dalla bevibilità che ha: fresco, con riflessi dorati, pieno e vitale, forse leggermente alcolico (13,5%, ma siamo pur sempre nel cuore della Toscana) e con quella nota di mela e fiori bianchi che me lo fanno amare il doppio.

Per poterne avere giusto pochi cartoni abbiamo dovuto stressare parecchio Patrizia e Dora (ma alla fine è Patrizia che decide se sì o no) finchè siamo riusciti a “scipparlo” all’importatore americano, Louis&Dressner.  E pace all’anima di Jules e Kevin se dal loro ordine mancherà qualche bottiglia, di sicuro ci perdoneranno i nostri amici yankee (tra i primi e più bravi tra gli importatori di vini naturali negli States) e potremmo far sentire anche a voi questo raro bianco toscano!

Noi l’abbiamo aperto a pranzo con una piatto di pasta al pomodoro, semplice e diretto. Ci Piace. Non passa inosservato.

Vi possiamo solo consigliare di non farvelo scappare finchè ce n’è…

Sempre grazie agli americani, di seguito un video molto esplicativo di come intendiamo il vino, dalle parole della mitica Dora: