Vinnatur e i furbetti

17 Maggio 2013

Da quattro anni l’associazione VinNatur analizza i vini dei propri associati, che rinnovano la loro iscrizione partecipando all’evento concomitante con il Vinitay, Villa Favorita.

Le analisi ricercano 132 principi attivi che potrebbero venire usati in viticoltura. Antifungini per prevenire dal rischio di malattie della vite, i diserbanti per contenere le erbe infestanti, gli antibotritici per non far marcire l’uva, gli insetticidi: tutte sostanze di sintesi che possono rimanere nel vino e quindi poi nel nostro organismo.

Chiaro che se un vignaiolo le usa non si può chiamare il suo vino naturale, ma anzi potenzialmente dannoso per la salute. Sono tutte sostanze ammesse in agricoltura, sono presenti nella maggior parte della frutta e della verdura in commercio.

Oltre a questa costosa analisi, che smaschera subito i vignaioli disonesti con se stessi e con i propri consumatori, c’è quella dei solfiti che mostra una piccola ma significativa parte delle pratiche di cantina attuate da ogni produttore.

Lo schema riassuntivo fatto da VinNatur mostra buoni risultati, con 12 aziende su 140 beccate ad utilizzare pesticidi, 52 aziende che non usano solfiti e le altre in quantitativi bassi, a parte rari casi.

Che vuol dire?

Che VinNatur da anni lotta in modo concreto per migliorarsi, per selezionare e per crescere: i produttori non vengono messi sulla pubblica gogna, i loro nomi non si sanno, ma dopo tre volte il recidivo viene cacciato. Per alcuni serve a crescere, per altri a scappare su altri lidi, dove vengono controllati solo a carte e parole.

E oltre alla selezione al proprio interno, da anni porta avanti la sperimentazione in vigneto in collaborazione con l’agronomo Ruggero Mazzilli e l’Università di Firenze e la ricerca sulle vinificazioni spontanee, in collaborazione con l’Università di Verona e l’enologo Franco Giacosa.

L’unica via per parlare in modo concreto di vini naturali, senza chimica, senza nulla di aggiunto e nulla di tolto, senza la tecnologia ma solo con l’uva e la passione dell’uomo, del contadino che lo fa!

Senza perdersi nelle inutili beghe, tutte italiane, sulla leggitimità di un aggettivo semplice e chiaro come “naturale” applicato al vino, a questi vini!