Le degustazioni alla cieca sorprendono sempre, perché regalano spunti di riflessione che non ti aspetti, il più delle volte divertenti: vignaioli che non riconoscono o sparano a zero su un loro vino, somellier navigati che non distinguono Toscana da Sicilia, neofiti che azzeccano particolari, aziende sconosciute che sorprendono, grandi nomi che deludono…
Oltre che parlare dei profumi e dei sapori che sentiamo o dei difetti e pregi di un vino, cerchiamo sempre di valutarne la naturalità, la bevibilità, la qualità intrinseca, la regione di produzione o il vitigno.
Spesso ne abbiamo fatte: uno sceglie e copre le bottiglie e gli altri assaggiano e commentano. Il più delle volte siamo stati coinvolti dalle degustazioni dell’associazione VinNatur, facendo parte della commissione di assaggio per la selezione delle nuove aziende o per semplice divertimento personale
Altre volte con amici o conoscenti, a casa di Paolo, il nostro chef at home, ma sempre coinvolgendo “addetti ai lavori”.
Stavolta eravamo in compagnia di vecchi amici, buoni bevitori ma di certo non tecnici, ed è stato più divertente del solito!
Due bicchieri e due vini per volta, il “copritore” ha deciso il tema e snocciolato qualche indizio:
Due bianchi, uno italiano e uno francese. Il primo piace alla maggioranza per freschezza, beva e naturalità, qualcuno dice di conoscerlo. Il secondo sembra stanco, ossidato, ma per qualcuno più importante ed intrigante, insomma fa discutere.
Il terzo ed il quarto, stesso vitigno, uno italiano l’altro francese. Il terzo impressiona per la freschezza del naso, i frutti rossi, la fragola ma risulta sgraziato in bocca, un po’ ostico ma di certo naturale e non filtrato. Il quarto sempre frutti rossi, ancora fragola, fragrante ed elegante ma dà poche emozioni.Il quinto ed il sesto, stesso vitigno, stessa regione italiana. Alcolicità e potenza, vinoni importanti, il sesto sembra quasi più giovane per i tannini che sradicano le gengive; ci si confonde tra Toscana, Sicilia ed Abruzzo. Il copritore si sbottona e rivela Asti…

1. Masieri 2011, La Biancara
2. Bourgogne Cote Chalonnaise Les Clous 2000, A. et P. De Villaine
Non centravano nulla, un semplice azzardo: il Masieri è una Garganega e Trebbiano di Gambellara, di facile beva, buona acidità, semplice e comprensibile, con pochissima solforosa.

Les Clous è uno Chardonnay di Borgogna dell’azienda personale di Aubert De Villaine, mente e cuore

della Romaneè Conti, la più prestigiosa cantina di Borgona, che abbiamo visitato lo scorso anno. Qui fanno vini più modesti di prezzo,sempre a conduzione biodinamica, ottimi esempi per purezza ed eleganza sia sugli Chardonnay che sui Pinot noir. A 13 anni questo vino ha iniziato una curva calante, ossidativa, purmantenendo un ottimo frutto, una spina acida ed un corpo notevoli.

3. Pinot Nero 2009, Daniele Piccinin
4. Volnay 2011, Sarnin-Berrux
Daniele Piccinin è un giovane talento delle colline a nord di Soave, terra di Durella e ad un’altezza giusta per il Pinot Nero, piantato pochi anni fa. Annata difficile per questo vino, che ha accusato la riduzione in botte ed in bottiglia ed una leggera rifermentazione in bottiglia. Ma è ancora fresco e vibrante, fra qualche anno sarà più equilibrato in bocca, ma comunque convince per beva e naturalità.
Sarnin-Berrux sono anch’essi un’azienda giovane, ma sono negociant (comprano le uve e vinificano) e stanno nel cuore della Borgogna, quella Côte de Beaune patria natia e luogo prediletto del Pinot noir: fanno vini minerali e con un buon frutto, equilibrati ed eleganti, dei signori pinot noir. Questo Volnay è ancora un po’ giovane ma di grande qualità.

5. Barbera d’Asti 2010, Cascina Tavijn
6. Barla 2006, Case Corini
Due Barbere ben fatte, quella di Nadia di Cascina Tavijn ha l’eleganza e la concretezza di chi l’ha fatta: una giovane vignaiola appassionata e rispettosa delle tradizioni e della sua terra, diretta epotente con i suoi 14 di alcool. Regge molto bene il confronto con l’altro vino e ha grossi margini per i prossimi 10 anni.
L’altra è la miglior Barbera in circolazione, quella fatta da Lorenzo Corino, che segue le vigne e vinifica come facevano i suoi padri, erede di vigne centenarie e di saperi nobili. La sua Barla fa 15 abbondanti di alcool ma te ne berresti un secchio, invade e domina il palato, ha un residuo zuccherino che non da fastidio perché chiude in maniera favolosa il finale in bocca. Un grande vino davvero.

E` sempre un piacere parlare di vino, viverlo e sperimentarlo anche con nuovi idee e con spirito piu` rilassato…ci siamo cosi` divertiti da decidere di farne ancora, e magari anche con le birre, viste le conoscenze di molti piccoli ma bravi mastri birrai italiani!

Grazie Amici!

e qui il sound che ha accompagnato la nostra degustazione, uno dei nostri gruppi preferiti e il loro nuovo album!