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La scorsa settimana al Bar la Pausa di Genova si è tenuta una degustazione orizzontale di tutti i nostri Chenin Blanc, che abbiamo avuto e che abbiamo oggi nel nostro catalogo.

La serata è stata organizzata dall’amico e collaboratore Christian Bertoni e dal gestore del locale, Ernesto Provenzano, due grandi appassionati e conoscitori di vini naturali e di Loira in particolare, un po’ come noi!

Le bottiglie stappate sono state:

1. Happy 2004 di Nathalie Gaubicher: uno chenin frizzante, rimasto ben nove anni sui lieviti e quindi in fase leggermente ossidativa. Ha colpito i degustatori per la ricchezza e la fragranza al naso, che ha un po’ deluso le aspettative per l’ossidazione che si sentiva di più in bocca. E’ comunque un vino che sa esprimersi con un’ottima finezza ed eleganza, oltre ad essere molto persistente.

Di certo una bolla inconsueta per la Loira, più vicina ad uno Champagne millesimato che a un rifermentato naturale tipico della Loira, negli anni ha acquisito profumi e setosità uniche per uno Chenin blanc mosso.

 

2. Achilee 2013  di Debout Bertin, la nostra nuova azienda della Loira, zona Anjou. Achilèe, che deve il nome alla rigogliosità con cui crescono le Achillee su questa vigna di 25 anni, dopo la pressatura diretta affina per un anno in barriques usate. C’è un buon bilanciamento tra profumi floreali e mineralità, morbidezza e salinità; caretterizzato da un’acidità tagliente, anche per la giovane età, ma che dà lunghezza e ottima sapidità; escono poi sentori di legno, anche se ben integrati con il vino, legati alla giovane età dell’azienda che ancora usa barriques probabilmente non ancora esauste.

 

3. Kharakter 2011 è il Chenin blanc di punta di Nathalie Gaubicher, viene dalla Jasniere, una delle zone più a nord di tutta la Loira e da vigne vecchie, che crescono su un terreno di argilla rossa e calcare che gli dona grande mineralità. E’ un vino maturo e complesso, residui di dolcezza sia al naso che in bocca, risulta intenso e strutturato, con molta materia, senza arrivare a stancare i palati, rimanendo anzi bello teso, sempre grazie al sostegno di una spina acida notevole. Un grande vino da un’ottima annata, elegante ed equilibrato.

 

4. Gains De Maligne 2013 di Cyril Le Moing, e ritorniamo in Anjou. Chenin da vigne piantate nel 1932, che sanno dare pochissima uva ma con concentrazioni e qualità di ottimo livello. Escono sia profumi floreali che lattici, in bocca l’equilibrio tra frutto ed acidità è quasi perfetto, completamente secco e molto persistente, un salino ed una materia che fanno salivare. Dei tre della Loira è quello che è piaciuto di più.

 

5. Il Chenin 2009 di Angiolino Maule è un esperimento clandestino nato dalla passione per questo vitigno ben riuscito: 200 bottiglie l’anno che riempiono giusto una piccola botte. Macerazione sulle bucce una settimana (si vede dal colore nella foto la notevole differenza), non filtrato all’imbottigliamento. In questa degustazione faticava a suscitare un confronto con gli altri, più che altro per via della macerazione che lo discosta dagli altri, anche se un filo conduttore che qualcuno ha ritrovato è stata la freschezza e la mineralità, seppur quella vulcanica di Gambellara sia ben diversa dal calcare della Loira.

Angiolino Maule parlando del suo vino: “E’ il mio bianco del cuore: sono un dilettante dello Chenin Blanc e già questo vino è superiore alla mia Garganega. Il mio Pico sognato dovrebbe avere quella mineralità, quella personalità e quella eleganza.”

 

A fine serata è stata è stata aperta anche una splendida bottiglia di un vino di assoluta eccellenza e rarità: il Soleil de Samonios di Olivier Cousin, annata 1994.

E’ un vino intenso e dal colore scuro, le uve Chenin Blanc sono state raccolte ad inizio Novembre, con una elevata botritizzazione (attacco delle muffe); ne risulta un vino con una spiccata acidità, ben bilanciata da una dolcezza non troppo marcata ed un’ossidazione che è stata voluta, visto che è rimasto in barriques usate per nove anni senza essere colmato.

Un Sautern alternativo, con forti sentori ferrosi e di zafferano, frutti stramaturi ed ossidazione estrema, ben tenuta da un’acidità ancora drittissima ed gli zuccheri cotti…un vino unico che regala emozioni uniche, ideale per chiudere una serata dedicata al Re della Loira, al Re dei bianchi francesi, lo Chenin blanc!

 

 

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