La Vespaiola è un’uva autoctona che cresce nell’areale di Breganze su terreno vulcanico. Un vino non molto conosciuto al di fuori dei confini locali, strettamente legato all’idea dell’abbinamento con l’asparago bianco di Bassano Dop non è mai riuscito a sdoganarsi rimanendo così intrappolato su se stesso. L’interpretazione del Vespaiola spesso non è molto chiara ma dal momento che è capace di dare vita a quel grande capolavoro che è il Torcolato sicuramente nel mezzo c’è qualcosa da scoprire. Il Vespaiolo è un vino salino, verticale, di spiccata acidità tanto da rappresentare anche un’interessante base spumante ma è nella versione ferma che sembra essere ancora alla ricerca di un’identità definita.

Gli amici del Moralizzatore che coltivano le loro vigne nel Breganzese, hanno dato una loro interpretazione d’ispirazione antica del Vespaiolo, producendolo rifermentato sui lieviti, il “Vespaiò” e fermo, la nuova uscita, la “Brespa”.

Il Vespaiò viene ottenuto da rifermentazione di Vespaiolo, imbottigliato con la luna di aprile rifermenta in bottiglia e rimane sui suoi lieviti fino ad apertura della bottiglia. Il risultato è un vino frizzante di grande freschezza e piacevolezza, sapido lievemente aromatico, vino dalla bevuta lunga. Non ha solforosa aggiunta e non è filtrato, forse non proprio bello da vedere ma godibilissimo un po’ come chi lo fa .

Andrea e Enrico de Il Moralizzatore

La Brespa è l’ultima nata in casa Il Moralizzatore, un progetto che ha visto i suoi esordi già agli inizi dell’avventura di Andrea ed Enrico ma che aveva bisogno di essere metabolizzato, pensato bene perché non poteva essere banale. Una macerazione sulle bucce per due giorni contribuisce a portare a casa il nobile patrimonio aromatico della Vespaiola e un po’ di polpa. Il vino è gustoso, piacevolmente carezzevole al palato che sembra non essere mai sazio. Un vino sicuramente in controtendenza a quanto proposto da quelle parti tuttavia dotato di grande personalità tanto da sapersi muovere molto bene nell’anarchia.

                                                                                                    Testo di Giampaolo Giacobbo

Gianpaolo Giacobbo