parcella biologica di riconoscimento da Christophe Lefevre

 

Vi avevamo raccontato della Borgogna e dello Jura nello scorso articolo e poi, dopo aver passato dei momenti indimenticabili a Parigi, abbiamo proseguito il nostro viaggio per lo Champagne;

Incredibile come sia veloce il cambio di paesaggio, da un centro abitato e trafficato, seppur certamente incantevole e magico, come il centro di Parigi alla vicina Valle della Marna, in aperta campagna: i paesaggi si fanno mano a mano più verdi e gli spazi si allargano, ma non abbiamo percorso molta strada, circa un’oretta e siamo arrivati tra i comuni francesi di Château-Thierry e Charly sur Marne dove si trova il borgo di Mont Bonneil, per arrivare dal nostro produttore: Christophe Lefevre

 

 

la pressa verticale in cantina Lefevre

Christophe Lefevre

 

 

giro-pallet

vendemmia 2015, bottiglie a riposo

Christophe Lefèvre, vignaiolo appassionato che, sin dagli anni ’90, ha scelto di condurre la propria azienda secondo le norme dell’agricoltura biologica, arrivando a produrre Champagne di assoluto livello; in cantina e in vigna ora lo segue il figlio, appena ventenne, ma si notano già le qualità del gran lavoratore. 

Tra le vigne il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, e da ultimo lo Chardonnay. In cantina, le fermentazioni sono spontanee, senza uso di solforosa e con le malolattiche che non vengono mai controllate e quindi vengono sempre svolte, per vini più completi.

Una fragrante finezza e una beva particolarmente equilibrata, vinosa come piace a noi, dove non c’è solo la qualità per una bolla elegante e di classe, ma anche uno spumante che parla di uva, mani e territorio.

Abbiamo visitato le vigne assieme a Christophe e la moglie, dove abbiamo potuto vedere di persona a che cosa deve il proprio nome il Pinot Meunier, ovvero dal fatto che la parte inferiore della foglia si colora di un bianco farinoso, per cui si potrebbe dire che è il Pinot del mugnaio: cosa nota ma che per la prima volta abbiamo visto!

Pinot Meunier, impianto degli anni 90 di Christophe Lefevre

il tipico “cotone” nella foglia di vigna del Pinot Meunier

Christophe ci ha fatto conoscere di persona la sua cantina e la sua terra ed abbiamo assaggiato i nuovi champagne che prossimamente arriveranno nella nostra selezione di Arke’ : un brut leggermente dosato ( 7 g/l) annata 2013 e la nuova annata del Pas Dosè, la 2014, con un nuovo “abito”:  porteranno infatti una nuova etichetta, prendendo spunto dalle vecchie utilizzate dall’azienda, decisa assieme a Christophe e ai nostri grafici, per rinnovare un pochino, senza alterare nulla nel contenuto: saranno sempre gli Champagne che conosciamo ed apprezziamo!

 

Dopo il pranzo fatto nel centro di Bonneil, in un piccolo ristorante ma ben curato (dove abbiamo assaggiato il miglior Fois-Gras di tutta la mia vita) abbiamo stappato la Cuvée Alexandrine annata 2008, 100% Chardonnay, una cuvée proveniente da vecchie vigne di 60 anni di età. La parte femminile della Domaine: eleganza, finezza con aromaticita’ intense: un connubio non scontato orientato tra la freschezza e  la vivacità;

Con questa bellissima bolla ci siamo congedati da Christophe e ci siamo diretti verso Reims.

Gueux

A pochi chilometri ad Ovest di Reims, ai piedi della Petite Montagne, si trova Gueux, un piccolo villaggio tra il verde che è stato quasi completamente distrutto dalle armate del Kaiser durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui abbiamo visitato la nuova sede de la Maison di Jérôme Prévost in una bella casa non proprio tipicamente francese, ma ben strutturata ed affacciata sui vigneti di Pinot Meunier.

 

Jerome nel 1987, all’età di 21 anni, eredita i 2,2 ettari di vigna dalla sua famiglia ed inizia ad impiantare il meno famoso dei tre vitigni tipici dello Champagne: il Pinot Meunier. Per circa una decina di anni Jerome vende la propria uva ai négociants, ma intanto inizia a vinificare e a produrre un piccolissimo numero di bottiglie di Champagne per uso famigliare.

Per un caso del destino Anselme Selosse, nome altisonante dello Champagne, ad Avize, degusta una di queste bottiglie ed intravede subito l’alta potenzialità di questi 2 ettari di vigna e l’entusiasmo di Jérôme Prévost, il quale grazie ai suoi preziosi consigli inizia a vinificare da solo, spingendo la produzione ad un altissimo livello qualitativo orientata alla valorizzazione del territorio e dell’uva; siamo nel 1998 e da allora le 15mila bottiglie che Jérôme produce annualmente sono divenute dei come dei Santi Graal delle bottiglie, molto ambite dai più esigenti amanti dello Champagne. Non se ne trovano mai abbastanza.

Produce e vinifica con una filosofia tutta “Bourguignonne”, che segue solamente 3 fondamentali principi: 1-un vitigno, il meno nobile e rustico ma capace di emozionare come nessuno, il Pinot Meunier; 2- un terreno sabbioso calcareo ( lo potete vedere qui sotto nel mini-video hand-made)  e 3- un invecchiamento con solo legno (100% barriques vecchie).

Abbiamo degustato varie annate tra cui una sboccata alla vole’ anno 2009. Che spettacolo! Sono vini che migliorano invecchiando e conveniamo anche con lui che il meglio lo danno tra i 6 e i 10 anni dopo la sboccatura.

Jérôme Prévost è un uomo dalla grande personalità, vivace e conviviale. Essere stati in sua compagnia per noi è stato un onore, compresa la bellissima degustazione che abbiamo potuto fare, ce ne son troppo pochi al mondo come lui: un vero Fuoriclasse.

dettagli di cantina Jérôme Prévost

Jérôme Prévost ci versa l’annata 2009

barriques di invecchiamento in cantina di Jérôme Prévost

 

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una ” vecchia” signora

la sabbia affiora dal terreno in mezzo alla vigna

 

La Francia non finirà mai di stupirci!

 

Era da tempo che volevamo inserire un produttore altoatesino, ci abbiamo provato più volte ma non abbiamo mai trovato lo slancio, qualcosa che ci convincesse fino in fondo a scegliere qualcuno per il listino Arkè.

 

Poi abbiamo conosciuto Christoph e Rosy Unterhofer ed abbiamo deciso di andare a trovarli per conoscerli meglio: ci siamo dati appuntamento a Termeno in un loro vigneto che ci ha lasciati a bocca aperta. Una sorta di museo della viticoltura con piante in età compresa tra i 75 e i 110 anni, con un impianto a pergola tradizionale altoatesina. Piante dal diametro di un albero, con intrecci nodosi che portavano con sé la storia di quasi un secolo.

 

 

Tra quelle vigne ci siamo conosciuti meglio, sebbene il loro carattere li portasse a concedersi lentamente, abbiamo capito che nel nostro Catalogo ci sarebbero stati davvero bene. Ci spostiamo verso casa loro a Gries, proprio nella città di Bolzano, dove troviamo il resto della coltivazione, soprattutto quella il Lagrein.

 

Visitiamo la vigna, la tempesta ha colpito qui e li e qualche chicco è compromesso dalle ferite: “abbiamo un lavoro in più” ci dicono, “durante il giorno passiamo a togliere i chicchi feriti, uno per uno”.

 

A questo punto, ogni dubbio è sciolto. I vini dei reyter sono certificati biologico con Bioland, ma al di là della certificazione capiamo che il loro rapporto con la natura è molto stretto tanto che non avrebbero mai potuto fare diversamente da come fanno. Non trattano chimicamente perché quella vigna è il loro giardino, la loro casa e non avrebbero mai potuto fare diversamente.

 

Ci sediamo al tavolino in terrazza i toni sono sommessi, quasi sussurrati, e degustiamo i vini. Tutto torna, la loro interpretazione è autentica e definitiva loro saranno l’Alto Adige che vogliamo con noi.

 

Pierrot 2016-2017

Vinificato in acciaio poi legno grande fermentazione spontanea

Varietà Muscaris (moscato giallo per solaris) vitigno resistente

Bella aromaticità del moscato

Sulla prima parte del palato si manifesta sapido, e fruttato

 

 

Lagrein Lakrez 2016

Lagrein Rosè con un giorno di macerazione con un po’ di raspo e una parte di salasso e successivamente affinato in acciaio per un anno. Ottenuto con fermentazione spontanea e con malolattica completamente svolta

Naso vinoso semplice, con note balsamiche, attacco di bocca fresco gustoso succulento e piacevole bella presenza e corpo.

 

Schiava 2015

Una settimana di fermentazione con raspo fermentazione spontanea, il vino non è filtrato, subisce due travasi dopo la fermentazione alcolica.

Al naso è ben aperto e definito con note fruttata di lampone e mirtilli ciliegia selvatica petalo di rosa.  Dotato di bella sapidità e gusto ciliegia selvatica leggermente amarotica, ribes maturo

 

Rahm 2013

Lagrein 100% affinato in botte grande

Colore molto intenso, al naso note di mirtillo e spezie, pepe e chiodi di garofano

Gusto intenso bella sapidità e profondità note di liquirizia

Soffice ma elegante bel vino di corpo e suadente

 

 

 

 

Testo e prime tre foto di Giampaolo Giacobbo.

In questa calda estate abbiamo appena concluso un bellissimo viaggio in Francia per visitare alcuni dei produttori che importiamo, percorrendo circa 2800 km in auto, assaggiando moltissimi vini nei pranzi e cene, siamo passati anche per ( ovviamente) Parigi, oltre alle tante degustazioni direttamente in cantina con i nostri vignaioli.

Ho deciso perciò di raccontarvi qualche piccolo aneddotto interessante, assieme a qualche foto…

La prima tappa di cui vi voglio parlare è la Borgogna, Domaine Rouges Queues: l’azienda è situata nella piccola cittadina di Sampigny Les Maranges, e fa parte di una delle più giovani appellazioni della Borgogna, secondo il decreto del 1989; qui Jean Yves e Isabelle Vantey, assieme ai loro due figli coltivano 5 ettari di vigna secondo il regime biodinamico.

I nostri vignaioli Isabelle e Jean-Yves Vantey

Fossile di conchiglia nella vigna del Premiere Cru

In cantina abbiamo avuto modo di assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, dove i vini vengono messi a riposare prima della messa in bottiglia. Utilizzano un piccolo trucco per poter preservare meglio i vini senza dover ricorrere alla solfitazione, ovvero aggiungendo CO2 direttamente nelle botti, percepibile poi solamente alla degustazione prelevata dal tino, ma poi inesistente quando il vino viene imbottigliato: freschezza e frutta senza eguali, eleganza certa , seppur ancora nella fase acerba e giovanile: in un’unico concetto esperienza sensoriale indimenticabile.

Degustando i Premiere Cru in Cantina

Botti di affinamento

 

Per l’annata 2017 vedremo delle nuove “vesti” per le etichette: colore e ironia come solo i francesi sanno fare: il piccolo uccellino chiamato il “codirosso” da cui prende il nome l’azienda e si ispirano per le loro etichette, muta colore e spesso anche la forma della propria coda.

  

Superba la visita nella vigna da dove vengono raccolti i Premier Cru del Pinot Noir e dove abbiamo potuto notare come, anche per loro, la stagione sembra davvero ben avviata e leggermente in anticipo.

Vigna di Domaine Rouges Queues

Pinot Noir

 

Bellissima l’abitudine di raccogliere tutti gli anni un grappolo di uva il 1 luglio e successivamente conservarlo nei vasi in alcool puro, e poter confrontare mano a mano come il clima influenzi davvero le stagioni e di conseguenza poi l’invaiatura: ogni annata è diversa.

Seconda tappa nella piccola e bellissima Jura, da Jean-Louis Overnoy.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso formaggio, di cui abbiamo scoperto, il consumo medio per abitante si aggira verso il kilo a settimana! :).

Guillame ci parla delle sue vigne

L’azienda di Jean-Louis ha profonde radici di conduzione familiare ed oramai è praticamente gestita da Guillame, il figlio di Jean-Louis, che a soli 24 anni si sta dedicando anima e corpo nonostante la giovane età, sia nella coltivazione della vigna, sia in cantina, portando avanti la volontà di fare vini sempre più naturali, togliendo negli ultimi anni le filtrazioni, aggiungendo sempre meno solfiti, sempre mantenendo un’ottima pulizia e precisione.

L’azienda possiede 5,5 ettari di vigna, maggiormente situati nel comune di Orbagna, comune non molto vitato, dove tutto intorno si può notare la natura ed il verde in abbondanza.

Vigna ad Orbagna, Jura

Invaiatura di Poulsard

Vielle Vigne

Abbiamo assaggiato dalle botti tutti i vini che saranno disponibili prossimamente: Chardonnay e Savagnin in metodo ossidativo, Poulsard, Trousseau e Pinot Noir e siamo finalmente riusciti a vedere le mitiche botti con la “voile” usate per fare il “vin Jaune“: l’affinamento per questa tipologia di vino non viene fatto in cantina, ma nel granaio della casa, dove la temperatura è più calda d’estate e più fredda d’inverno, caratteristica necessaria per la corretta formazione del velo.

Ho potuto notare anche come non tutte “le voile” siano uguali e tutte sviluppino peculiarità di densità, forma e spessore, in base a come agiscono lieviti e batteri, e di conseguenza poi profumi e sapori nel vino.

Cantina di affinamento: Vin de Paille

 

Esempio di Voile per la creazione del Vin Jaune

Altro Esempio di Voile

 

 

Guillame si occupa anche di produrre ottima birra artigianale con un micro-birrificio di sua proprietà: l’idea è nata sia dalla passione per la birra, ma anche come reazione alla tremenda gelata dell’aprile 2017, dove persero l’80% della produzione: la sua stessa etichetta, Brise Glace ne fa un chiaro richiamo.

E’ una birra bianca da bassa fermentazione, fatta fermentare senza lieviti selezionati, partita grazie ai lieviti del Savagnin, prelevati dalle fecce fini delle loro barriques; l’orzo utilizzato è biologico e coltivato in Jura.

Arriverà presto anche in Italia, è una birra fresca, semplice e sincera, leggermente luppolata, senza troppi orpelli o amarezze, è fermentata spontaneamente ma non è acida.

La birra di Overnoy: Brise Glace

Il laboratorio di produzione della Birra

 

Siamo rimasti molto colpiti e felici dall’operosità e dalla bravura di queste persone, sia dalla famiglia Vantey che dalla famiglia Overnoy e non possiamo che esserne ancora una volta onorati e riconoscenti, per le grandi opportunità che il mondo del vino naturale ci permettere di vivere e scoprire!