Luca e Claudia Saccomani li abbiamo conosciuti in una fiera di vini a Cesena qualche tempo fa e, come spesso succede durante le degustazioni in fiera , rimane impresso uno, massimo due produttori, vuoi per le tante persone attorno ai banchetti, vuoi per i numerosi assaggi che confondono le papille gustative.

Loro due in mezzo a molti ci sono rimasti impressi e siamo tornati almeno due volte a degustare i vini: ci hanno colpito per la loro grande bevibilità, per la loro onestà come persone, caratteristiche ritrovate anche nei loro vini: erano davvero speciali… che freschezze!

Nonostante come la tradizione vuole si trattasse anche di qualche vino leggermente abboccato, ce li immaginavamo con un bel piatto di salumi come vuole la tradizione.

E cosí, alcuni mesi dopo, abbiamo preso la macchina e siamo andati a Diolo, provincia di Piacenza, a vedere da vicino la famiglia Saccomani e le loro vigne.

La zona è davvero molto bella ed interessante dal punto di vista territoriale: geologicamente ricchissimo di fossili risalenti al periodo del Pliocene mediterraneo, troviamo un terreno ricco di sabbia e argilla.

Luca arriva per primo, aprendo il portone della cantina: traspare una leggera timidezza e un sorriso grande, dettaglio che poi ritrovo anche nella sorella Claudia che porta lo stesso sorriso contagioso.

Il clima invernale ci impedisce di godere appieno del panorama (ma promettiamo di tornarci appena la bella stagione): dolci colline contornano la vista attorno all’azienda per un totale di 12 ettari, in alture comprese tra i 200 e i 300 mt s.l.m., certificati biologici: attorno alla vite viene mantenuto un soffice manto erboso, ed in vigna si lavora per lo più manualmente.

I loro vini sono tipici della zona di produzione e troviamo Ortrugo, Verdea, Malvasia, Trebbian, Bonarda, Barbera, Lancellotta, Croatina, Merlot ed un incrocio di origine francese, il Marsanne.

I loro sono per la maggior parte vini rifermentati in bottiglia e Luca ci spiega che a grandi linee funziona cosí: “I vini, dopo la prima fermentazione, restano con un certo residuo zuccherino e con un’acidità assai elevata. Questa acidità favorisce la rifermentazione nella primavera successiva. Per tradizione, imbottigliamo nella settimana di Pasqua, e poi il vino riparte a fermentare, creando le bollicine naturali, e l’imbottigliamento si fa sempre seguendo le lune, come da antica tradizione.”

Da quest’anno sono diventati soci anche dell’Associazione Vinnatur, e quindi presenti alla fiera del dove li potrete conoscere di persona dal 18 al 20 Aprile 2020, oltre che nella nostra selezione Arkè.

Benvenuti ragazzi!