Abbiamo parlato con 6 osti di vino, del servizio e delle curiosità che si vivono da dietro al bancone quando si sceglie di proporre vini autentici, vivi, onesti, di territorio se preferite chiamarli cosí e il termine naturale non vi piace… e questa è una delle interviste che troverete all’interno del nostro catalogo 2020: un giovane Oste lavora nella bella Milano, propone con passione vini di vignaioli “autentici”, compositori di vini naturali: lo trovate a scaraffare bottiglie e a dare buoni consigli in Enoteca Naturale !

” Troppo spesso cio che passa è un’esaltazione dei difetti, come se nel mondo del vino naturale ogni risultato fosse ammesso.” ci dice. Nulla di più vero, giovane il nostro Oste, ma saggio.

Ecco qui l’intervista a Rocco Tomass Galasso:

 Quando hai bevuto la tua prima bottiglia di vino naturale (o artigianale o tradizionale come un Barbacarlo o un Valentini) e che effetto ti ha fatto?

Mi sono avvicinato al mondo dei vini naturali un po’ per caso, non davo troppo peso al vino, né al sapore né alla provenienza, soprattutto alla sua veridicità. Mi capitò sotto mano il libro di Arianna Occhipinti, mi incuriosì la sincerità delle sue parole e di come il vino le avesse, in qualche qualmodo, cambiato la vita. Sono passati ormai sei anni da quando assaggiai il suo SP68 rosso. Se devo pensare ad una bottiglia che mi ha fatto scegliere che la strada del bancone fosse quella giusta, scelgo senza dubbio il Ceresuolo 2010 di Valentini.

Cosa non va o cosa cambieresti nel movimen- to dei vini naturali?

Il mondo del vino naturale sta crescendo molto e molto in fretta. Se questa è una cosa che ovviamente non può che farmi piacere, vorrei che da parte di tutti, addetti del settore e clienti, ci fosse più consapevolezza nella narrazione del settore. Troppo spesso ciò che passa è un’e- saltazione dei difetti, come se nel mondo del vino naturale ogni risultato fosse ammesso. Riduzioni, acetiche ecc. vanno accolte esemmai spiegate nella maniera più corretta.

Qual è stata la reazione più curiosa o bizzarra che ha avuto un cliente dopo aver degustato per la prima volta un vino naturale?

Non posso non che citare un signore che è stato per anni il nostro miglior cliente nonché, oggi, un grande amico, Odino. Per quanto apprezzasse il mondo del vino e si fosse interessato anche al movimento del naturale, in realtà beveva principalmente birra. Questo mi ha fatto riflettere su quanto siano importanti la proposta e l’impronta che tutti noi scegliamo per i nostri locali, su come a fare la differenza sia ancora chi sta dai due lati del bancone. Se poi dovessi citare la cosa più bizzarra che mi sia mai successa, non posso non ricordare un cliente che ordinando mi chiese “un prosecco, fermo, francese”.

Con questi vini non filtrati o col fondo, caraffa sì o caraffa no?

Non sono assenza di filtrazione o fondo a fare la necessità di scaraffare un vino. L’aspetto visivo, pure quando il vino risulta opaco, è anzi la cosa che spesso spaventa meno i clienti, anche quando non hanno una grande conoscenza del mondo dei vini naturali. Piuttosto scarafferei un vino per esaltarne i profili gustativi o olfattivi: l’ultima bottiglia che mi è capitato di scaraffare è il Fuori dal tempo di Radikon, una bella fortuna.

Parlaci di un vino che ami del nostro catalogo.

Sono molto legato, anche personalmente, al Patapon Rouge di Nathalie Gaubicher. Il suo è stato il primo Pinot d’Aunis che ho bevuto: le sue note boschive e selvatiche mi hanno sedotto e fatto comprendere quanto il terroir della Loira possa essere allo stesso tempo elegante e aggressivo.”

Grazie Amico Oste!