Biologico per tutti!

12 Agosto 2011

La viticoltura è un atto privato in luogo pubblico.

Ruggero Mazzilli ripreso nei vigneti di Angiolino Maule a Gambellara, dove sta seguendo una sperimentazione in collaborazione con l’associazione VinNatur che coinvolge altre cinque aziende italiane, con lo scopo di limitare il più possibile l’uso di rame e zolfo per i trattamenti contro peronospora ed oidio, con l’obbiettivo di eliminarli completamente.

Ci regala un’esposizione chiara e diretta di come dovrebbe essere il vigneto biologico: per tutti, anche per gli astemi; una concezione comunitaria vera e propria, nel senso che ogni comune viticolo italiano (o del mondo) dovrebbe pretendere il biologico, con i singoli viticoltori incitati dai cittadini che dovrebbero collaborare per risolvere i problemi del singolo, cooperando.

A vantaggio della loro salute, degli altri cittadini, del consumatore finale del prodotto vino, a vantaggio dell’aria, degli animali e del paesaggio e quindi degli enoturisti.

E ci dice della semplicità di fare il biologico (facile e felice): il non fare. Ovvero non usare prodotti inquinanti come insetticidi, erbicidi o pesticidi, ma conoscere i proprio terreni e le proprie piante per capire il momento giusto per intervenire con i prodotti giusti, sfalciare l’erba al posto di ucciderla, capire il metodo giusto di allevamento ed effettuare la giusta potatura verde durante la primavera e l’estate.
Rispetto, conoscenza, collaborazione. Con questi principi ha sempre lavorato Mazzilli, arrivando a coprire più del 70% della superfice vitata di Panzano in Chianti, meritandosi la cittadinanza onoraria del comune di Gaiole in Chianti, sta iniziando un altro progetto ambizioso sempre nella zona del Chianti Classico, oltre ad essere impegnato nell’avanguardistica ricerca con VinNatur.

La viticoltura è un atto privato in luogo pubblico.

Ruggero Mazzilli ripreso nei vigneti di Angiolino Maule a Gambellara, dove sta seguendo una sperimentazione in collaborazione con l’associazione VinNatur che coinvolge altre cinque aziende italiane, con lo scopo di limitare il più possibile l’uso di rame e zolfo per i trattamenti contro peronospora ed oidio, con l’obbiettivo di eliminarli completamente.

Ci regala un’esposizione chiara e diretta di come dovrebbe essere il vigneto biologico: per tutti, anche per gli astemi; una concezione comunitaria vera e propria, nel senso che ogni comune viticolo italiano (o del mondo) dovrebbe pretendere il biologico, con i singoli viticoltori incitati dai cittadini che dovrebbero collaborare per risolvere i problemi del singolo, cooperando.

A vantaggio della loro salute, degli altri cittadini, del consumatore finale del prodotto vino, a vantaggio dell’aria, degli animali e del paesaggio e quindi degli enoturisti.

E ci dice della semplicità di fare il biologico (facile e felice): il non fare. Ovvero non usare prodotti inquinanti come insetticidi, erbicidi o pesticidi, ma conoscere i proprio terreni e le proprie piante per capire il momento giusto per intervenire con i prodotti giusti, sfalciare l’erba al posto di ucciderla, capire il metodo giusto di allevamento ed effettuare la giusta potatura verde durante la primavera e l’estate.

Rispetto, conoscenza, collaborazione. Con questi principi ha sempre lavorato Mazzilli, arrivando a coprire più del 70% della superfice vitata di Panzano in Chianti, meritandosi la cittadinanza onoraria del comune di Gaiole in Chianti, sta iniziando un altro progetto ambizioso sempre nella zona del Chianti Classico, oltre ad essere impegnato nell’avanguardistica ricerca con VinNatur.