Una delle nostre collaboratrici e appassionate Emanuela Sanavio ha visitato l’azienda Podere San Biagio durante il periodo delle vendemmia e ci ha regalato questo piccolo racconto che vogliamo condividere con voi:

Jacopo Fiore cresce a Controguerra, paesello romantico con i suoi saliscendi fatte di vigne e colline tra le Marche e l’Adriatico, dove il panorama si apre ai piedi del Gran Sasso, i monti Sibillini e le montagne Gemelle accanto, ” il mare è a due passi, in 20 minuti di auto puoi fare un bagno tra le onde”, dice.

Fin da piccolo respira la terra e sebbene in gioventù abbia girato l’Italia impegnato con la musica e l’arte dei tattoo, alla fine l’amore e il rispetto per questi luoghi hanno avuto la meglio, riportandolo letteralmente alle radici con l’idea di mettersi a fare del buon vino.

Jacopo Fiore

Antonietta e Pietro, madre e padre di Jacopo, iniziano negli ormai lontani anni 80 a muoversi nell’agricoltura biologica, un mondo allora senza regole, con la produzione di cereali autoctoni. Nel 1994 dal recupero di un casale del 1800 nasce l’agriturismo e nel 2000, quando Jacopo ritorna a casa, iniziano i lavori che daranno origine alla cantina.

Lungo i fianchi delle colline, attorno al podere, crescono Malvasia, Passerina, Pecorino, Trebbiano, Montepulciano e poco Cabernet. La vigna è davvero molto bella ma è osservandola dal laghetto rivolto alla cantina che assume un’aria poeticamente selvaggia. Ed è proprio qui che si può percepire un ecosistema unico con il suo respiro solenne.

Jacopo sa come muoversi senza che passi un istante in cui il suo pensiero non sia rivolto al vino, alla cantina o alla vendemmia per capire quando sia il momento perfetto per raccogliere. Pietro, il padre invece è il saggio mentore, consapevole del fatto che quando parte la fermentazione anche suo figlio ha bisogno di ossigenarsi, per poter dare il meglio di sè in qualità di “artista vignaiolo” perchè è questo che fanno i vignaioli, creano capolavori da ciò che la natura dona.

la vigna
il laghetto
i morbidi fianchi delle colline attorno
gli uccellini che nidificano in vigna
grappolo rosa

I loro vini sono speciali e voglio raccontarveli in chiave diversa, perchè i vini quando vengono bevuti dove nascono regalano sempre emozioni più intense o semplicemente “diverse”:

Migrante è il pecorino sbarazzino in grado di comportarsi bene a tavola con tutti, proprio come Briscola e Tresette, un cerasuolo d’Abruzzo che non mente e gioca a carte scoperte regalando freschezza e acidità.

Cafone è il Montepulciano d’ Abruzzo che “cà fune” ti lega a sé, un vino che non si scorda per freschezza e bevibilità, con i suoi pochi giorni di macerazione in acciaio che esaltano tutte le peculiarità del vitigno.

E infine c’è la Sgarzella, passerina frizzante e di pronta beva, fatta rifermentare in bottiglia con il mosto. Una bottiglia che sa dissetare con leggerezza.

Impossibile infine non citare Antonietta, caposaldo del Podere, donna di riferimento e voce autorevole, dalla cucina alla cantina. Figura dolce e rispettosa, è lei il vero cuore pulsante dell’azienda. Anche perché senza i suoi buonissimi piatti dai sapori vigorosi sarebbe molto più difficile per gli uomini alzarsi e andare a sgobbare in vigna per quello che, è un prodotto che racconta lo spirito di una famiglia, e che lo continuerà a fare, tessendo nuovi intrecci e nuove storie.

Emanuela

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ”Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Siamo a Vicenza, lui è Lorenzo Cogo (il cognome in dialetto veneto significa “cuoco”) ed è ormai un amico di vecchia data, ci conosciamo e ci rispettiamo da molti anni: classe 1986, era già talentuoso e bravo in giovane età con un bagaglio di esperienze e di idee pazzesche. Dopo aver girato il mondo per cucine di alta qualità e classe ha aperto il proprio ristorante ” El Coq” a Marano Vicentino, un paesello sperduto tra i campi ma che, nonostante tutto, valeva la pena frequentare; ed ora da più di 3 anni si è trasferito nel centro di Vicenza, nel prestigioso Caffè Garibaldi, edificio storico nella piazza più bella del centro di Vicenza.

La stella Michelin arriva a 25 anni e la sua “cucina istintiva” viene premiata, perchè mangiare nel suo ristorante è una vera e propria esperienza sensoriale dove le influenze dei luoghi del mondo dove ha viaggiato si percepiscono e vengono esaltate dalla ricerca delle materie prime con cui crea i piatti.

Parte fondamentale i vini. “A me non interessano i vini semplici”, ci disse una volta, “mi interessa che lascino il segno, che accompagnino splendidamente esaltando i piatti e creando emozioni difficili da dimenticare.”

Ha appena presentato un docu-film “A fish out of water” al 76esimo Festival del Cinema di Venezia, dove racconta il proprio viaggio di ricerca nel nord della Norvegia, dove viene ospitato da un gruppo di pescatori dell’isola di Røst, nell’arcipelago delle Lofoten.

Lo scopo è comprendere a fondo le vere origini dello stoccafisso, il baccalà, piatto tipico vicentino, per poter poi creare nuove ricette e mantenere vivo il suo utilizzo.

Qui il trailer officiale:

Per noi di Arké ci ha regalato una ricetta speciale, suo cavallo di battaglia: il risotto alla genziana con riduzione di peperone rosso e prugne selvatiche.

IL PIATTO ED IL VINO:

Ingredienti:

240gr Riso carnaroli / 30ml vino bianco90gr burro / 15ml aceto balsamico2L brodo vegetale / 1kg peperoni rossi100gr prugne mature / 250ml acqua5gr radice di genziana / q.b. olio extra vergiine di oliva q.b. burro / q.b. sale e pepe

Per l’infusione di radice di genziana: portare 250ml di acqua ad ebollizione, aggiungere 5gr di radice di genziana e lasciare in infusione finoal completo raffreddamento. Filtrare il tutto. Per le prugne fermentate:Denocciolare 100gr di prugne mature, tagliarlea pezzettini, pesarle e aggiungere il 2% in sale fino. Inserire il tutto in busta sottovuoto e lasciare a fermentare a temperatura ambiente fino al massimo rigonfiamento del sacchetto. Dopodichè separare la polpa dalla buccia. Frullare la polpa finemente e seccare le bucce completamente da poterle ridurre poi in polvere.

Per la riduzione di peperone:

Pulire e lavare 1kg di peperoni, ricavarne il succo con l’utilizzo della centrifuga, ridurre poi il tuttoin un pentolino fino ad ottenere una consistenza densa. Raffreddare.

Per il risotto:

Tostare 240gr di riso carnaroli con un filo d’olio extra vergine d’oliva e un pizzico di sale.Sfumare con del vino bianco e iniziare la cottura aggiungendo del brodo vegetale poco per volta.Dopo i primi 5 minuti di cottura aggiungere 28grdi infusione di genziana e continuare la cottura per altri 4/5 minuti.Al termine della cuttura, togliere il riso dal fuocoed iniziare a mantecare con una noce di burro, aceto balsamico bianco, sale e pepe.

Finitura:

Spennellare il fondo del piatto con la riduzionedi peperone rosso e adagiare il risotto mantecato. Sporcare la superficie del riso con la purea di prugna fermentata e spolverare la polvere di buccia di prugna essiccata. Servire.’

IL VINO:

Come abbinamento abbiamo scelto il Sialis pinot grigio di Franco Terpin perché la morbidezza del vitigno va ad equilibrare l’acidità della prugna fermentata e la parte amara della genziana; il leggero tannino dato dal breve contatto con le bucce compensa la parte dolce del peperone.Selezione dal micro vigneto “Sialis”, da vigne di 70 anni, macerato con le bucce per 10 giorni, con grande estrazione di colore (rosa) e tannini fini.Un vino di gran carattere, con profumi molto fini ed una grande eleganza, dal colore rosato. Sa emozionare per la sua profondità e maestosità, sia al naso che in bocca.

Domaine de Courbissac

Quest’estate ci siamo concessi un’altra visita in Francia, e siamo stati a trovare Brunnhilde di Domaine de Courbissac, che si trova a Cessares, nel Minervois.

Brunnhilde Claux, classe 1984, donna forte e dai folti capelli neri, occhi intensi e vivaci e coraggio da vendere: mamma e vignaiola. Una vignaiola pazzesca!

Ama il vino e la vigna in modo viscerale e parla perfettamente italiano, con quell’accento francese che fa tanto impazzire noi italiani, imparato durante il periodo dell’Università a Pisa. Le sue esperienze in campo vinicolo si son affinate grazie al suo lavoro presso Domaine Gauby nel Roussilon e successivamente presso Terroir Al Limit nel Priorat, Spagna.

Eppure poi il destino l’ha portata qui, a Courbissac: ci sono luoghi magnetici, come accade qui in Linguadoca, dove l’acqua è un bene prezioso perché raro, e le colline calcaree dal manto rado e spinoso, denso di profumi mediterranei, sono sferzate dal vento, l’unico rumore; i margini meridionali del Massiccio Centrale sfumano in monti dal profilo dolce e altopiani carsici estesissimi, interrotti solo dalle gole profonde che i fiumi vi hanno inciso. Questo territorio è attraversato da percorsi di transumanza, di pellegrinaggio sia in passato che ai giorni nostri; tanto vaste e spopolate, queste montagne sono state lo scenario dove, alla fine del XVIII secolo, fu avvistato un ragazzino di circa 10 anni, completamente nudo. Il fatto, storicamente documentato, è stato mirabilmente raccontato da François Truffaut ne “Il ragazzo selvaggio” (1969). Il «selvaggio dell’aveyron» sopravviveva sui Monts de Lacaune, incapace di parlare, cibandosi di bacche e camminando a quattro zampe (fonte Wikipedia). Una storia strana ma vera che ci ha davvero colpito.

In questo contesto naturale di grande bellezza, scandiscono il cammino moltissime chiese, alcune delle quali attualmente sconsacrate, ma dove un tempo vivevano uno o due eremiti cristiani, i quali, ci racconta Brunnhilde, erano soliti coltivare anche la vigna per la loro sussistenza, e da qui la teoria per cui il vino in queste terre si sia sempre fatto.

Brunnhilde ci ha fatto fare un giro stupendo a bordo della sua jeep, e abbiamo potuto vedere con i nostri occhi vigne sparse nei dintorni della Domaine.

Chapelle St. Germain tra XI e XII secolo

Brunnhilde in vigna

Vogliamo raccontarvi del Dolmen des Fados, situato a Pépieux, un paesello in cui siamo passati durante la nostra visita ai vigneti; i Dolmen sono monumenti caratteristici della cultura megalitica europea costruita più di 5000 anni fa, la cui etimologia deriva da un termine di origine bretone Dol=tavola e men=pietra. La struttura dei Dolmen è fondamentalmente costruita da lastre di pietra infisse verticalmente nel terreno e a loro volta sovrastate da una lastra di copertura, in modo da formare una o più stanze, la cui principale funzione era di contenere le sepolture collettive. Come siano riusciti a creare una cosa simile nel periodo preistorico, rimane un forte mistero carico di fascino, e che contribuisce a generare bellezza e forza alla nostra azienda di provenienza.

Dolmen des Fados

Proseguendo per il nostro tour siamo andati a vedere una delle vigne più “giovani” di circa 40 anni: il terreno qui è per la maggior parte argillo-calcareo con presenza di piccole pietre (provate ad immaginare che bel sound quando si cammina tra la vigna! mi risuona ancora nelle orecchie!) dove troviamo Syrah, Mourvedre e Grenache.

Altra nuova avventura intrapresa è un nuovo vigneto appena piantato la scorsa primavera, in un luogo davvero affascinante, su un’altezza di circa 500 mt s.l.m con almeno 10 varietà diverse di uva, circondato dagli effluvi delle ginestre e della macchia mediterranea: sarà qui il futuro di Courbissac!

il nuovo vigneto a 500 mt
Ginestre e profumi

Gli altri vigneti di proprietà sono sparsi nelle zone circostanti e comprendono altre varietà come Syrah, Mourvedre, Cinsault, Grenache, Carignano, Lístan, Muscat e alcune a bacca bianca di minor fama ma di egual importanza, con età variabili dai 15 ai 70 anni.

Cinsault

La vigna di Cisault è a mio avviso di straordinaria bellezza, e sono come “anziane ma affascinanti signore” di 70 anni, dove la terra si colora leggermente di rosso, per la maggior presenza di argilla.

I vini che abbiamo assaggiato in cantina sono stati intensi e profondi, onesti e senza orpelli inutili, puro succo di uva di territorio, le fermentazioni sono spontanee e vengono fatte a grappolo intero: questa la vera novità introdotta da Brunnhilde qualche anno fa: le vasche di cemento da 60 hl vengono riempite per meno della metà (circa 20 quintali) a cui viene aggiunto il proprio pied-de-cuveè (circa 3 hl) utile per lo start fermentativo e li rimangono per 9-12 giorni ( per i vini base come Traverses Rouge, e 15-20 gg per i rossi più importanti, come Roc du Piere); la malolattica inizia sempre in contemporanea con l’alcolica.

Tutte le varietà vengono fatte fermentare separatamente, anche per il diverso momento di perfetta maturità: dobbiamo sempre ricordare che per avere un buon vino, il momento della raccolta è fondamentale, anche questo e’ un modo per rispettare il lavoro portato avanti durante l’anno.

Per riassumere possiamo dire che i vini prodotti possono essere riassunti in 4 categorie:

  • Les Traverses Rouge e Blanc, i base, sono prodotti con uve da vigne giovani (Grenache, Mourvedre e Syrah per il rosso e Listán e Terret Gris per il bianco) nessuna aggiunta di So2, da terreni non troppo alti circa 250 mt s.l.m.
  • Roc du Piere composto da uve Syrah da vigne di circa 40 anni per la maggior parte, e Mourvedre da vigne di circa 60 anni di età raccolte da un’unico vigneto.
  • Roc Suzadou (novità presto nel nostro listino di settembre 2019) composto da Grenache da piante molto vecchie di circa 90 anni di età e Carignano di circa 70 anni di età. Eleganza assoluta liquida.
  • Farradjales è Cinsault al 100% da un’unico vigneto di 70 anni coltivato a 400 mt

Courbissac è Brunnhilde e viceversa, una storia magnetica di una donna, una terra e un vino davvero speciali.

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ” Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Qui siamo a Genova, una città del cuore per noi, ribelle e affascinante allo stesso tempo, tra le sue stradine e vicoli in saliscendi, le brezza del mare e il calore delle persone.

Guendalina Cataldi è la nostra Chef, e Simone Grassano è il nostro Oste al Ristorante Bellabu, dove lavorano e si divertono con la selezione dei nostri vini, in un locale storico dei vicoli di Genova, grandi e antiche arcate al suo interno con maioliche colorate a decorare le pareti in perfetto contrasto con i disegni della città, fatti su base nera,come fossero lavagne. Incantevole.

L’atmosfera che respiriamo ogni volta che riusciamo andare a trovarli è sempre suggestiva e festosa, persone dal cuore grande e dalla personalità intensa, cosí come la loro cucina!

Guendalina ci racconta:

” A me e a Simone, mio compagno di vita, non piacciono molto le cose artefatte, siamo fatti cosí… persone semplici, che amano le cose semplici e naturali, nel cibo, nel vino e nella vita in generale… perchè abbiamo scelto di avere una lista di soli vini naturali? Perchè siamo cresciuti da Stefano Bellotti ed abbiamo vissuto il mondo del vino naturale con gli occhi di uno dei più grandi interpreti internazionali di questo folle ma meraviglioso mondo…. In questa carta dei vini ogni etichetta è stata sceltapersonalmente, spesso dopo una visita in azienda, e una bella mangiata assieme al produttore! Troverete piccoli ma grandi vignaioli, con i loro vini unici per annata e territorio, che esprimono al meglio la loro idea, mettendoci le mani e cercando di estrarre la miglior espressione delle uve e dei frutti della terra.

Il piatto:

Filetto di maialino cotto a bassa temperatura, purè alla nocciola, maionese bruciata e Chips topinambur.

Per il filetto di maiale:

Condire con olio sale e pepe 200 gr di filetto di maiale, poi metterlo nel sacchetto per il sottovuoto e cuocere in acqua a 70 gradi per 45 minuti, in alternativa va bene cuocerlo anche nel forno a vapore. Passati i 45 minuti, rosolare il filetto di maiale su tutti i lati su una padella molto calda.

Per le Chips di topinambur:

Tagliare i topinambur ancora con la buccia molto sottili con la tagliatartufi o con una mandolina, sciacquarli sotto la acqua, asciugarli e friggerli in olio di semi di arachide a 180 gradi.

Per il purè:

Frullare 200 gr di nocciole tostate e sgusciate inun frullatore fino a ottenere una pasta cremosa e omogenea. Cuocere 500 gr patate con la buccia in acqua abbondante acqua salata. Quando cotte, pelarle schiacciarle con lo schiacciapatate e preparare un purè con 150 gr latte 40 di burro e la pasta nocciole, a purè finito setacciare tutto con un colino e maglie fini.

Per la maio bruciata:

Preparare un olio “bruciato” facendo cuocere in forno a 220 per 30 minuti 3 carote, 2 peperoni 3 coste di sedano 4 cipolle bionde intere e dopo mettendo le verdure ancora calde in infusione in 200 gr olio di semi di arachide. Dopodichè montare con un frullatore a immersione 200 gr di latte versando a filo l’olio “bruciato”, aggiustare di sale

Per la composizione del piatto:

Alternare un mucchietto di insalata a una quenelledi purè e adagiare sopra il filetto scaloppato finemente, appoggiare le Chips topinambur sulla carne e fare una strisciata di Maionese con il cucchiaio proprio accanto a carne, purè e insalatina. Finire il piatto con qualche nocciola tostata e tritata grossolanamente.

Il vino:

Brunello di Montalcino di Marino e Luisa Colleoni, Santa Maria.

Non potevamo che scegliere lui, persona e amico molto speciale, un maestro di vita, abile vignaiolo assieme alla moglie con cui passiamo sempre momenti indimenticabili.”

 

 

Il Brunello di Montalcino di Podere Santa Maria

Ve li consigliamo davvero, andate a trovarli e assaggiate questo fantastico vino!

Simone
Guendalina
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Bella Bu Bistrot

Nuova collaborazione in vista!

Finalmente ritorna nella selezione Arkè, il nostro amato Abruzzo, piccola gemma d’Italia, in una zona pressoché incontaminata, da dove nascono vini incredibili.

Podere San Biagio si trova a Controguerra, un piccolo borgo collinare al confine con le Marche: qui l’influenza del mare si scontra con la rigidità delle correnti dei Monti Gemelli e del Gran Sasso bilanciandosi e generando la condizione ideale per una lenta maturazione dei profumi e un equilibrio perfetto tra zuccheri e acidità. Il suolo argilloso – calcareo completa il quandro e rende frutta ottima per vini di alta qualità, dove la spiccata componente minerale genera magie in connubio tra profumi primordiali selvatici e naturali.

L’azienda, tutta a conduzione familiare, inizia nel 1980 e abbraccia fin da subito il concetto di produzione biologica: inizialmente si producono cereali da varietà antiche (solina, farro,saragolla) ma poi si passa alla sperimentazione di altri mondi: olio e vino e anche agriturismo, grazie alla ristrutturazione di un vecchio casolare di fine ‘800. 
Negli ultimi anni, la famiglia Fiore si è dedicata intensamente alla ricerca di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, attraverso il metodo di coltivazione biologico e con l’integrazione di alcune pratiche biodinamiche al fine di costruire un habitat ideale e sinergico all’agricoltura, che altro non è che interazione tra uomo e ambiente.

Jacopo Fiore è il figlio trentenne che dopo alcuni viaggi in giro per il mondo, torna in azienda nel 2014 e dà un’energica spinta al rinnovamento, in tutte le direttive aziendali: in vigna, durante le vendemmie e le vinificazioni, per un approccio sempre più rispettoso dell’uva e del terreno di provenienza. Il vino diventa mano a mano sempre piú una sua creazione, cambiano anche le etichette ( frutto della collaborazione con la sua compagna che di mestiere fa la tatuatrice) e cosa molto interessante, anche i nomi dei vini; vi riportiamo che cosa ci ha raccontato Jacopo:

” Il CAFONE è Montepulciano d’Abruzzo, vino rosso famoso ed imponente reso piú fresco e bevibile grazie al mio intervento con meno macerazione e solo uso dell’acciaio; cafone non vuol dire maleducato come molti pensano, ma prende origine dal napulitano (lingua parlata nel regno delle 2 sicilie prima dell’unità d’italia) e etimologicamente deriva da CA’ FUNE ( e cioè con la fune, con la corda): quando ci fu l’abbandono delle campagne per le città, i contadini, i quali avevano molti figli, spaventati dall’immensità di quei vialoni e di quelle piazze, usavano legare i figli con la corda a mò di guinzaglio per evitare che si perdessero. I borghesi-cittadini che li vedevano legati a quel modo, li disprezzavano e deridevano ed erano soliti commentare: “sono arrivati quelli CA’ FUNE ( con la fune)”.Da qui il nome CAFONE.

Bellissima la prefazione di Ignazio Silone nel romanzo FONTAMARA: “Io so bene che il nome di cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, sia della campagna che della città, è ora termine di offesa e di dileggio; ma io l’adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore.

MIGRANTE Pecorino in purezza dai colli aprutini, un vino dalla grandissima beva. Il pecorino non è un vitigno originario delle nostre zone, ma piuttosto è un vitigno originario di Arquata del Tronto, paese purtroppo completamente distrutto dal terremoto di Amatrice e, si trova sui monti sibillini al confine tra Marche e Abruzzo. Ma come è arrivato sino a noi? semplice! con i pastori, da cui nasce anche il nome: i pastori che spostavano le greggi dalla montagna al mare con l’arrivo dell’autunno. Queste piccole “migrazioni” chiamate transumanze, hanno permesso la nascita di piccoli centri abitati, attività commerciali, oltre alla diffusione stessa del pecorino. L’Abruzzo è una regione fondata sulla transumanza e questo vino ne è l’esempio più significativo.


BRISCOLA E TRESSETTE
ovvero Cerasuolo d’Abruzzo fatto da uve di Montepulciano, lasciate poche ore in contatto con la buccia, vino con una grandissima beva ma per nulla banale e scontato. Un rosato da sempre bevuto in Abruzzo, emblema delle osterie dove si passavano le giornate a giocare a carte, a briscola e a tressette per l’appunto. Io adoro giocare ancora a carte,e da bambino,mio nonno mi portava spesso con lui al bar o al circoletto e io,seppur piccino guardavo e imparavo. Questo vino è dedicato a lui.

SGARZELLA una bolla fatta da uve Passerina fatta rifermentare in bottiglia con il mosto della propria annata, senza filtrazione o aggiunte. Il nome deriva da una sottozona della contrada dove vivo, esattamente ci sono le vigne di passerina. Anni fá quella zona era famosa per una fonte d’acqua fresca, la fonte di Sgarzella, dove ci si fermava per far abbeverare gli animali ma non solo, ma ad oggi purtroppo, perduta. Mi piace pensare di aver ridato vita a questa magica fonte almeno con i ricordi creando un vino fresco e dissetante, e al contempo amaliante come una sirena”

Dalla loro produzione ci sono anche altri vini: un bianco fatto fermentare in anfora, da uve Trebbiano e Malvasia, Lucignolo, e un vino rosso più importante, Idillio un Montepulciano DOCG da vigne vecchie.

Azienda a stampo giovanile, fresca e intrigante, e molto rock’n’roll come piace a noi!

Benvenuta Azienda Agricola Podere San Biagio!!

ARKè WINE DAY

21 Maggio 2019

Siamo pronti per il tanto atteso Arké Wine Day di Lunedì 10 giugno 2019

Dove: presso Azienda A La Biancara, via Monte Sorio 8, 36054 Montebello Vicentino

Questo incontro è pensato per essere un momento di incontro tra specialisti del settore, un workshop dove il concept è tutto sul mondo Arkè, vignaioli e vini e dintorni. Versione pura onesta e punk-rock, come di consueto.

Il programma della giornata è così pensato:

Ore 10,30 – 12,30 – Riunione Agenti Arkè

Discuteremo di come sono andati i primi mesi dell’anno, con previsioni ed obbiettivi per anno 2019, le novità del listino attuali e prossime, le strategie e la programmazione per il prossimo autunno che ci vedranno felicemente cooperanti con affiancamenti, degustazioni ( come la nostra famosa “Mosca Cieca”) e le serate nelle rispettive province con i propri responsabili di zona.

Saremo attivi con una degustazione guidata grazie ad i nostri vignaioli Nadir Cunéaz (Valle d’Aosta) e Jacopo Fiore di Podere San Biagio (Abruzzo), le new entry 2019.

Nadir di La Cantina di Cuneaz
Jacopo di Podere San Biagio

Presente anche Angiolino Maule, che sarà felice e disponibile nel portarci direttamente nel cuore operativo dell’azienda: in vigna! con una piccola lezione sulla viticoltura naturale, raccontando che cosa significa fertilità dei suoli, e lavorare in modo naturale la propria uva, oltre ai progetti futuri dell’associazione VinNatur, di cui è Presidente.

Ore 12,30 – 13,30 – Pausa pranzo.

Ore 14 – 19 – Degustazione di tutte le etichette della selezione Arkè. Saranno presenti moltissimi dei nostri vignaioli, a disposizione per voi, per poter raccontarvi e degustare assieme i vini.

Ore 19 – fine dei lavori, spazio ad un po’ di relax e musica.

Ore 20 – Cena

Tutto il food sarà curato da noi con semplici prelibatezze dall’orto e dallo Chef Alberto Mori de Il Callianino.

Per info: arke@vininaturali.it

Questo evento è riservato per operatori del settore.

Lunedì 20 Maggio 2019 al Golden View, Firenze

 

A volte ritornano! Giochi e passioni che si intrecciano e ci vedono spettatori-protagonisti in questo mondo del vino, sempre pronto a regalare emozioni diverse e inaspettate.

Quindi eccoci qui di nuovo, nuova grafica ma stessi contenuti e stessi scopi.

 

Mosca cieca: chi non ci ha mai giocato?

La mosca cieca è un tradizionale gioco diffuso in molti paesi del mondo. Lo si gioca all’aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato (e diventa quindi la “mosca cieca”) e deve riuscire a scovare gli altri, che possono muoversi liberamente all’intorno.

Noi abbiamo pensato di riproporvi il mood del classico gioco, ma con nuove regole e un solo uno scopo finale:

mettersi alla prova,

abbandonando gli schemi che possono interporsi a livello mentale e sensoriale quando si assaggiano i vini e imparare ad usare il proprio “cassetto della memoria”.

Che cosa intendiamo?

Qualsiasi cosa mangiamo e beviamo finisce nel nostro cassetto della memoria, una libreria piena di sapori, profumi e ricordi che son ben catalogati nella nostra mente e che dobbiamo solamente esercitare ed imparare come utilizzarla, e il miglior metodo è esercitarsi con le degustazioni alla cieca.

Mosca Cieca però non sarà solamente “gioco degustativo” ma un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, fornite da diverse figure del mondo del vino naturale vi insegneremo come meglio raccontare i nostri vini.

Vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori…ognuno con il proprio bagagli di esperienze assieme in un’unico convegno dedicato al vino naturale.

 

Siamo pronti per “giocare” con voi!

 

Lunedì 20 Maggio 2019 al Golden View, Via de Bardi 58r, Firenze

 

Dalle ore 15 alle 18. Presentazione del Catalogo e degustazione.

Solo su invito e solo per operatori del settore. A numero chiuso.

 

Il programma della giornata:

Ore 14.30 accoglienza ed accredito degli invitati

Ore 15.00 inizio del convegno a cura di:

  • Gianpaolo Giacobbo, collaboratore diretto di Arké: introduzione ai vini naturali e loro filosofia produttiva, presentazione del Catalogo 2019.
  • Filippo Petrolini, agente su Firenze: i vini naturali ed il loro mercato; la presentazione ed il servizio nei ristoranti e wine bar.

 

Proseguirà la degustazione guidata di 20 vini della selezione Arké, tutti serviti “alla cieca”.

 

Ore 18,30 – 20,30 Aperitivo punk al bancone del Golden View. Aperta al pubblico.

Selezione musicale abbinata ai vini in mescita a cura di Giampaolo Giacobbo.

 

 

 

Siamo nell’estremo nord della nostra grande penisola, precisamente a Gressan, alle porte di Aosta e siamo andati a trovare di persona questa piccola ma davvero speciale, azienda che produce vino da 3 generazioni: La Cantina di Cûneaz. Poche migliaia di bottiglie prodotte, da un’agricoltura al massimo rispettosa, senza pesticidi ed erbicidi, e pochi trattamenti di copertura con rame e zolfo, anche in cantina viene rispettato il lavoro fatto in vigna, con basso uso di solforosa, e massima esaltazione della frutta, in modo da preservare le caratteristiche varietali dell’uva.

Le tipologie coltivate sono quelle tipiche della zona e sono Petit rouge, Vien de nus, Fumin e Vuillermin gli autoctoni Pinot noir, Moscato, Pinot gris e Gewurztraminer gli internazionali: uve che regalano etichette originate da vitigni piantati anche oltre un secolo fa. Bottiglie frutto di amore e passione incondizionata per la propria terra e per le proprie origini.

Nadir ha un nome particolare ed è una uomo onesto e dal grande sorriso che inizialmente si presenta tranquillo e timido, per poi piano piano svelarsi, cosí come sanno fare i suoi vini, bottiglie frutto di impegno e costanza, Nadir ci racconta:

L’amore per la terra, la voglia di coltivarla per rispettare il fatto che ha dato da mangiare ai nostri nonni e che può ancora oggi dare soddisfazioni. Tutto questo mi fa apprezzare il cammino intrapreso o meglio continuato della mia famiglia in campagna. Perché il fare è meglio di tante parole… di quelle parole che preferirebbero una campagna abbandonata ad una campagna ancora viva grazie a qualche giovane…. ma forse è il problema di un paese che ha una visione talmente miope da non capire che non c’è nulla da difendere ma un mondo davanti da affrontare per non rimanere intrappolati negli arbusti che invadono piano piano la campagna coltivata…

Nel 2003 all’età di 20 anni decido di fare le mia prima vinificazione nella cantina dei miei nonni e dopo 6 anni di prove decido di ristrutturare la piccola cantina di famiglia per avviare una piccola commercializzazione del vino. Inizialmente produco 2 vini da tavola il Magdala (uvaggio di Petit Rouge, Neyret, Freisa, e Nebbiolo) ed il Grandgosier (Pinot Noir) per un totale di 1000 bottiglie. I risultati riscuotono un buon successo ma capisco che per fare il vino bisogna studiare, documentarsi, provare, e cercare sempre di perfezionare ogni singolo passaggio. E’ così che negli anni approfondisco il lavoro in vigna recuperando vecchi vigneti di famiglia, piantando nuove vigne, effettuando una coltivazione della vite nel massimo rispetto della natura, non utilizzando ne pesticidi ne diserbanti sia per un aspetto estetico dei vigneti (mi piacciono i vigneti inerbiti) sia per un risultato di equilibrio del vigneto e dell’uva. Così arriviamo ad oggi e dopo 7 vendemmie ufficiali le bottiglie prodotte sono 5000 divise in (4 doc) 2 bianchi:  il Pantagruel che è un Gewurztraminer e il Tramos che è un Traminer e Moscato. Produco 3 vini rossi e 1 vino rosato: il Magdala già precedentemente descritto, Il Vin Des Geants composto da Crovassa, Neyret e Petit Rouge in percentuali uguali, il 5 Jours è il mio rosato, un Pinot Noir; ed il Badebec, Rosso Valle d’Aosta, la punta di diamante della produzione, un vino che nasce dalle vecchie vigne di Gressan e Jovencan di Petit Rouge Vien de Nus e Fumin. I nomi dei miei vini sono ispirati ai racconti di Rabelais sul gigante Gargantua, in effetti si narra che sotto la morena che divide in 2 Gressan vi sia il mignolo del gigante perso durante una battaglia. Anche gli altri vini si ispirano alle storia della mia terra, un modo per onorarla e raccontarla ancora una volta.
Ad oggi la produzione è per lo più venduta in Valle ed una parte viene venduta negli USA, cosa che gratifica, soprattutto pensando che le viti che una volta facevano il vino del pasto quotidiano oggi fanno un vino apprezzato oltre oceano. Diciamo che il sogno che avevo qualche anno fa si sta realizzando ed il bello è che ad ogni vendemmia si rinnova con nuovi spunti e voglia di migliorarsi sempre. Per tutto quello che ho fatto sino ad ora devo ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre supportato ed aiutato, mia moglie che mi appoggia sempre ed i miei figli che seppur piccoli sembrano già amare la vigna, forse un amore innato e naturale come è il mio. Infine ringrazio i miei nonni che non ci sono più ma che tanto mi hanno trasmesso ed insegnato sin da piccolo.”

Benvenuto Nadir!! siamo felici ed onorati di poter collaborare con te!

 

” Siamo piccoli agricoltori, piccoli produttori di vino, ma grandi appassionati che giorno dopo giorno ci prendiamo cura dei vecchi vigneti di montagna restituendo al mondo la storia “Enoica” della Valle d’Aosta.”

 

Quando arriviamo in Langa davvero siamo colti da un’emozione che si rinnova ogni volta. E’ una strana sensazione ma è bellissima. Pensiamo sia così per ogni appassionato di vino o comunque
per chi, come noi, vive questo mondo da dentro. Non bastano i paesaggi, le colline i colori della terra, ma sono anche i cartelli stradali che riportano, Barolo, La Morra, Verduno a restituirci qualcosa di magico.

Da Alba ci dirigiamo verso Barolo dove ci fermiamo per un caffè lasciandoci avvolgere dai silenzi, dall’atmosfera ovattata che regna da queste parti. Barolo è senza dubbio una delle parole più
pronunciate al mondo per chi ama il vino, eppure il paese rimane sempre così solitario e silenzioso tanto da destabilizzare. Poche persone in giro, e pochi rumori Barolo è un luogo che si concede
lentamente, a ben pensarci proprio come il vino che da cui proviene.

Da Barolo riprendiamo verso La Morra fino ad arrivare nel cortile della famiglia Oberto di Erbaluna dove ci attende Andrea. Ci consociamo da tempo e arrivare da loro è un po’ come ritrovare vecchi amici. Andrea coltiva 10 ettari tutti in biologico, ma al di la della certificazione dalle sue parole capiamo ben presto che non potrebbe fare diversamente.

 

 

 

 

 

 

Entriamo in cantina con la curiosità che ci prende ogni volta per capire cosa arriverà nelle prossime bottiglie. Andrea ci precede e ci troviamo tra le vecchie botti tutta la cantina ci racconta di una
storia antica che arriva fino alla metà del novecento. Intuiamo nei racconti di Andrea il grande senso di responsabilità che si porta addosso come produttore di Barolo e di come ogni sua decisione sia volta ad esprimere totalmente il ruolo del Nebbiolo ed il talento del suolo di origine.

Per questo ha deciso di uscire con due Cru distinti di Barolo, il Vigna Rocche ed il Castagni. I vini di Erbaluna sono sempre ben definiti e mantengono una bella eleganza e leggibilità non solo nel
Barolo ma anche nella Barbera, il Nebbiolo e il Dolcetto corrispondono molto a chi il vino lo fa.

La prova del nove l’abbiamo fatta alla sera in Osteria da More e Macine a La Morra un luogo semplice nella struttura ma pregno di passione a amore per il vino e il cibo. Un banco di formaggi
incredibile ci accoglie appena varcata la porta e basta guardarsi attorno e buttare l’occhio in cantina per capire che qui siamo sul posto giusto, un luogo magico e pieno di storia, che si rinnova bicchiere dopo bicchiere. Il Piemonte abita sicuramente nei nostri cuori.

 

– Testo by G.Giacobbo –

Terrano è Farmacia

27 Marzo 2019

 

Il Terrano è Farmacia. Certamente sì!

Il Terrano è una religione, liquido corposo frutto della terra di origine, naturalmente ricco di proprietà organolettiche, tipiche dei vini con sapori molto marcati e densi. L’etimologia del nome probabilmente viene dal tedesco “ter” che significa “catrame” nome acquisito dal dominio austro-ungarico presente in epoche passate nella zona del Carso . In passato inoltre, veniva venduto in farmacia come cura per gli anemici e le puerpere: ricchissimo in ferro, polifenoli e antociani.

 

La terra rossa del Teran

 

È un vitigno speciale a bacca rossa  autoctono friulano, il Terano (come viene chiamato qui) ed è parte della frastagliata famiglia dei vari Refosco o Refosk. È un vitigno molto antico, la cui coltivazione era conosciuta già dai Greci che lo chiamavano Pictaton che ne apprezzavano le qualità nel vino e lo consideravano proveniente dall’Adriatico meridionale. Ma questa presunta origine non trova nessun riscontro e probabilmente si deve attribuire riferita più alle prime colonizzazioni elleniche in Italia ma non alla diffusione di questo vitigno. Infatti il vitigno si diffuse poi in Romagna con il nome di Cagnina. Un vino che spesso rimane in ombra rispetto ai suoi fratelli Malvasia Istriana e Vitovska, belli rotondi ed aromatici e di assoluta bellezza ma, a mio avviso è lui il vero protagonista. Difficile trovarne di cosí ben fatti come lo produce Tavčar: la sua interpretazione attuale, quella migliore, coniuga i tratti originali del varietale con un affinamento che ne smussi le eccessive durezze, arrotondi i tannini, senza usare troppo il legno, cosa che renderebbe il vino piuttosto caricaturale, eccolo che si dimostra energico, ben definito, in cui l’acidità nervosa del vitigno si fonde con note di cioccolato e prugna.

 

A Gorjansko, la Gorjanka

 

Pianta centenaria di Malvasia

 

Amo questa terra, mi ha sempre ispirato fascino e maestosità.

Sto parlando sempre del Carso, in Slovenia, il quale determina la discontinuità tra la pianura veneto-friulana ed i Balcani. Qui, l’agricoltura e con essa la viticoltura sono sempre state vissute ed interpretate nel segno della sussistenza: riuscire a trarre ortaggi, verdure e vino da un terreno difficile, che soggiace a degli agenti atmosferici così estremi quali la Bora (il vento gelido di provenienza russa) e le torride estati, è veramente ragguardevole.

 

Un po’ di eroismo, quindi, i viticoltori carsici lo hanno e lo fanno trapelare nei loro stessi vini: in essi risiedono le capacità di essere diretti, privi di orpelli, franchi con se stessi per esserlo poi con gli altri.

In questo solco tracciato nella terra rossa carsica, troviamo Marko Tavcâr, Vini Pietra. Prima di tutto un amico, convinto che la monocultura (anche in ambito vinicolo) impoverisca il territorio. Il vino non è rilevante se non contestualizzato nell’ambiente in cui l’uomo vive, rispettando la biodiversità di cui la terra rimane il solo ambasciatore. E questo ambiente si chiama Kras, il Carso, che è più argilloso rispetto a quello italiano.

 

Marko dispone di un grande cuore onesto, di occhi svegli per seguire l’eleganza della natura e non spreca mai una parola. E tutto questo lo ritroviamo nei suoi vini: Vitovska, Malvazijia e Teran. Che siano rossi o bianchi, riserve o meno, tutti trasmettono verticalità, sapidità (con note iodate incredibili), eleganza e corpo. La sua attività vinicola è paragonabile al kyudo (disciplina giapponese del tiro con l’arco): lui passa il tempo a cercare la perfetta traducibilità della sua terra nei suoi vini e lo fa senza concedersi tregua o inventandosi scuse. Se non gli piace, non presenta il vino!

Dimora a Kreplje (il cui etimo, in sloveno, rimanda alla pietra), vicino a Dutovilje – Slovenia – con boschi di latifoglie e conifere che interrompono doline e piccole piane pietrose. Dispone di due ettari propri, ubicati tra Kreplje, Dutovlje e Gorjiansko, e di circa un altro ettaro in affitto.

Krepljie è vocata per i bianchi: 60 cm di terra e subito affiora la roccia calcarea – la “pokarbonata”- in cui si incuneano le radici di Vitovska e Malvasia. Il Terrano, invece, che abbisogna di molta terra e di argille, prolifica a due km circa di distanza.

Non c’è spazio per la tecnologia nella sua “enosophia” bensì solo una modesta quantità di solforosa, solo al bisogno.

 

Ecco a voi la nostra nuova azienda, appena arrivata in famiglia Arkè! Marko Tavčar Vini Pietra.

 

 

Marko nella sua cantina

La vigna in inverno durante la nostra visita

La Cantina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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