Novembre, mese di fiere!

26 ottobre 2018

 

 

Dopo la vendemmia, puntuali come sempre eccovi i saloni autunnali di degustazione che ospiteranno molti dei nostri vignaioli, così da poter assaggiare le novità e poterci parlare da vicino.

 

 

Vini di Vignaioli a Fornovo di Taro, oramai diventata un’istituzione famosa nel mondo delle fiere di vino naturale italiano e francese, e che quest’anno festeggia la XVII edizione.

Appuntamento il 3, 4, 5 novembre 2018 per questo salone onesto ed altamente frequentato, che vedranno ospiti molti dei produttori di Arké:

 

Scendendo poi verso il centro Italia (finalmente dirà qualcuno), eccoci a Pescara al salone di Viva la Vite!Artigiani del vino: un’opportunità di degustare vini tutta improntata sul mondo del naturale; situata in una bellissima location, nel salone di ex-Aurum, una villa di antiche origini, ci sarà questa fiera-mercato, grazie alla quale saranno permessi sia la degustazione e la conoscenza dei produttori, sia la possibilità di portare  a casa qualche bottiglia di cui ci si è innamorati.

La fiera è domenica 11 e lunedì 12 novembre, per maggiori informazioni qui potete vedere il programma.

Eccovi l’elenco dei produttori di Arké che potrete trovare in degustazione:

 

 

Ed infine altro appuntamento con i nostri produttori sarà il Back To Wine a Faenza il 18 e 19 novembre, dove troverete come protagonisti sempre loro, i produttori di vino! Una bella fiera intensa e ben organizzata dove Arké sarà ben rappresentata dai nostri cari colleghi veneti Casa Belfi e Terre di Pietra.

 

Vi lasciamo questo video che vi racconta lo spiriti di questa degustazione :

 

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

ARKè ON TOUR: ALSAZIA

23 ottobre 2018

 

L’ultima tappa del nostro viaggio estivo in Francia si è stata la visita alla nostra cantina Geschickt, dove abbiamo trovato Aurèlie ed Arnaud ad accoglierci.

L’azienda, come sappiamo, è gestita da Frédéric, lo zio di Arnaud, ed Aurelie, compagna di quest’ultimo: loro sono l’ultima di nove generazioni di vignaioli, ed ora la loro volontà di produrre vino si compone unicamente di principi di naturalità e del rispetto della terra, senza l’aggiunta di solfiti nè filtrazioni dal 2014.

 

L’Alsazia alla vista è una terra fertile e resa morbida dalle colline circostanti, cosparse di vigneti, i quali si perdono a vista d’occhio e i colori che ho visto raggiungono tutte le tonalità del verde, dal verde chiaro al verde smeraldo.

Il centro abitato di Ammerschwir è piccolino, ma carino ed ordinato, con colori dai toni del pastello, ha un’architettura medievale e moderna miscelata assieme e con quel stile tipicamente francese, l’impressione che mi ha dato è stato qualcosa di sospeso nel tempo, con ritmi più calmi e pacati.

 

la fontana di fronte alla Domaine Geschickt

 

La loro cantina è una “vera cantina” con tunnel e passaggi, profumi e  temperatura, nulla di moderno, ma funzionale ed affascinante. Assieme abbiamo assaggiato le nuove annate di Riesling, Gewurtztraminer, Pinot Blanc, Pinot Noir… e pure un curioso esperimento di lunga macerazione sulle bucce, ma non vogliamo svelarvi molto… vedremo che cosa il futuro ci riserverà!

 

 

 

 

La visita è poi proseguita con un giro tra i vigneti dei due Grand Cru: Kaefferkopf è una delle zone più famose per i Cru e tradotto significa “testa di scarafaggio” in relazione alla forma della cima della collina; le altezze per i terreni qui sono tra i 250 e i 350 mt s.l.m. e le caratteristiche si dividono in due, in alto terre brune ricche di calcio, magnesio e con presenza di granito ed in basso troviamo terra arenaria con elevata presenza di calcare.

Il secondo vigneto è sullo spettacolare Grand Cru Wineck-Shlossberg: si trova tra i comuni di Katzenthal ed Ammerschwir, a 8 km da Colmar e prende il nome dal castello di Wineck che domina la collina e da cui prende il nome questo Cru: “Schloss”significa “castello” mentre “Berg” significa “collina”, qui il terreno principale è la terra bruna con all’interno la presenza di due tipi differenti di granito con varianti più o meno argillose, arenose o di loess.

Il loro approccio come sappiamo e vediamo è assolutamente non-interventista e i fiori e le erbe regnano sovrane, e abbiamo avuto la fortuna di poterne ammirare il paesaggio direttamente con un aperitivo non-convenzionale, dall’alta collina di questo Cru dalle pendenze vertiginose:

 

 

In arrivo da Ammerschwir un nuovo vino: Edelzwicker, un vino bianco semplice con un blend di tutti i vitigni a bacca bianca, succo della seconda pressatura dei grappoli, ed Aurèlie ci spiega che qui in questa zona sembra quasi un’obbligo la sua produzione, perchè di consumo quotidiano per gli alsaziani,  che son soliti miscelarlo al sciroppo di Cassis per ottenere un ottimo aperitivo. Fresco e basso di alcool, un ottimo compagno per i frutti di mare! Divertente pure il formato da 1 litro di bottiglia renana ed il prezzo, davvero basso!

 

 

 

 

 

 

 

 



 


Mosca Cieca Genova

15 ottobre 2018

Torniamo sempre molto volentieri a Genova, città dove trovare locali colmi di vini naturali è ormai semplice!

Torniamo ora ancora più volentieri per tastare il polso e gli umori dei nostri amici, due mesi dopo il disastro del ponte Morandi.

 

Torniamo per una nuova Mosca Cieca, degustazione riservata agli operatori del settore, condotta da Giampaolo Giacobbo, rigorosamente alla cieca.

Si discuterà di vigneti, paesaggi, tipicità, vinificazioni, storie di vita che stanno dietro alle bottiglie; assaggeremo le tre nuove aziende inserite quest’anno, Courbissac, Svara e reyter e qualche altra perla che andrà nel Catalogo 2019, oltre alle nuove annate di quelli che per noi ormai sono i nostri classici!

Ad ospitarci lo spazioso, elegante e centralissimo Bella Bu Bistrot, in Vico inferiore del Ferro 9-11.

Lunedì 29 Ottobre, dalle 14.30 alle 17.30.

 

Per info e prenotazioni potete scriverci su  arke@vininaturali.it o chiamarci al 320 1906740.

 

 

Grazie, a presto!

 

 

Settembre è il mese dei nuovi inizi e noi siamo pronti e molto felici di presentarvi questa nuova azienda: Domainde de la Courbissac.

Siamo nella regione del Languedoc, nell’appellazione Minervois, a sud-ovest della Francia verso la Spagna, con vigneti che vanno da 250 a 450 metri sul livello del mare, Domaine de la Courbissac beneficia della sua posizione vicino a La Montagne Noire, con il bordo meridionale accanto al Massiccio Centrale e il confine delle Cévennes. Il confine occidentale della Linguadoca, il Minervois ha un clima decisamente mediterraneo: mentre la stagione estiva si presenta calda e secca (come attestano i letti dei fiumi locali larghi, rocciosi e aridi) gli inverni in genere portano abbondanti precipitazioni per ricaricare i terreni di acqua e sostenere le viti durante la stagione di crescita. Le temperature diurne in estate sono moderate dall’influenza delle montagne, con il costante soffiare dei venti che consentendo alle uve di raggiungere la maturazione in sincronia con la loro maturità fisiologica. Ciò consente non solo la freschezza e l’equilibrio, ma rende possibili fermentazioni a grappolo intero. Il terreno principale della regione è il calcare argilloso con fasce di ghiaia e terra arenaria. I terreni argillosi più pesanti sono perfetti per la crescita di varietà come Grenache, Mourvedre e Carignan, mentre i terreni rocciosi più chiari e arenosi sono perfetti per produrre Syrah dai toni alti e vivaci: un luogo magico dove si intrecciano storie di vigna, vino e di uomini. E donne. Anzi una donna.

 

Siamo a Genova, al salone dei vini naturali Vinnatur, che si svolge ogni due anni, e mi avvicino ai vari banchetti per cercare nuovi assaggi: noto questa ragazza alta e bruna con gli occhiali rotondi e particolari, i folti capelli corvini legati in una treccia morbida portata su una spalla e in camicia di jeans, che serve e parla ovviamente di vino; mi avvicino e assaggio il suo bianco e le emozioni sono molto travolgenti:  intensità e colore per un’assaggio veramente emozionale, non si tratta dei soliti “orange wines”, ma qualcosa di più. La freschezza fa da padrone e dove ci si aspetterebbe calore e tannino (vista la zona di provenienza e la tipologia di vino) troviamo invece morbidezza, frutto e profumi. Lei, Brunnhilde Claux, si accorge dei miei commenti con Francesco e finisce per rivolgersi a noi in un perfetto italiano con quell’accento un po’ francese che risulta davvero simpatico, e ci racconta della sua avventura a Courbissac e di come ha deciso di tramutare in realtà un sogno.

“Come mai parli italiano?” le chiedo come da manuale, ci risponde che ha studiato all’università di Pisa e che ha provato a fare mille lavoretti in Italia, prima di trovare la propria strada nel mondo del vino. E’ attiva, dinamica, sa quello che vuole e fa dei bellissimi vini. Una gran donna!

Reinhard e Brunnhilde

La storia dell’azienda inizia nel 2002 quando Reinhard Brundig, infaticabile ambasciatore della settima arte, si innamora di questa terra per tre principali motivi: vitigni consolidati e ben curati, complessità dei terreni e il perfetto posizionamento geografico con la vicinanza a La Montagne Noire.

Courbissac però oltre alle grandi aspettative si rivela come un bellissimo cavallo di razza, maestoso ma difficilmente addomesticabile e, dopo aver compreso di aver bisogno di una buona dose di gentilezza e personalità, Reinhard incontra Brunnhilde, classe 1984, con un curriculum da paura: ha lavorato e collaborato per quasi 8 anni presso Domaine Gauby, un’altro grande personaggio del mondo del vino naturale, e poi ha continuato in Spagna nel Priorat presso Terroir al Limit, fino all’incontro con il regista; innamorata di questa terra ha deciso di innalzarne il valore e accettare la sfida per sovvertire i luoghi comuni che ne derivano: vini del sud della Francia quindi calore e alcolicità, come donne dai fianchi morbidi. No. Altra storia qui con Courbissac, freschezze, uva e territorio.In una semplice parola: da stappare!

  

 

Con Brunnhilde l’intesa è stata immediata e la volontà di collaborare assieme è stata una scelta avvenuta in modo spontaneo, davvero ammirevole la sua forza di volontà e la capacità di trasformare tramite la macerazione a grappolo intero tutta questa soavità, senza che siano presenti forzature di tannini verdi o sgarbati o troppa alcolicità.

I vini che producono sono due vini base più semplici Les Traverses Rouge con Grenache, Sirah e Mourvedre e Les Traverses Blanc con Terret Gris e Lìstan, il loro magico L’Orange con uve Marsanne, Muscat e Grenache Gris, poi una selezione monovarietale di Cinsault che porta il nome di Farradjales (che significa ” terre ricche” in arabo), ed un Cru da un vigneto con viti vecchie di 40 anni Roc Du Piere.

  

Non potete capire la soddisfazione e l’orgoglio che abbiamo per questa nuovo magico inizio di collaborazione!

Brava Brunnhilde continua cosi’!!

 

Vi lasciamo un video di presentazione dell’azienda:

 

 

 

 

parcella biologica di riconoscimento da Christophe Lefevre

 

Vi avevamo raccontato della Borgogna e dello Jura nello scorso articolo e poi, dopo aver passato dei momenti indimenticabili a Parigi, abbiamo proseguito il nostro viaggio per lo Champagne;

Incredibile come sia veloce il cambio di paesaggio, da un centro abitato e trafficato, seppur certamente incantevole e magico, come il centro di Parigi alla vicina Valle della Marna, in aperta campagna: i paesaggi si fanno mano a mano più verdi e gli spazi si allargano, ma non abbiamo percorso molta strada, circa un’oretta e siamo arrivati tra i comuni francesi di Château-Thierry e Charly sur Marne dove si trova il borgo di Mont Bonneil, per arrivare dal nostro produttore: Christophe Lefevre

 

 

la pressa verticale in cantina Lefevre

Christophe Lefevre

 

 

giro-pallet

vendemmia 2015, bottiglie a riposo

Christophe Lefèvre, vignaiolo appassionato che, sin dagli anni ’90, ha scelto di condurre la propria azienda secondo le norme dell’agricoltura biologica, arrivando a produrre Champagne di assoluto livello; in cantina e in vigna ora lo segue il figlio, appena ventenne, ma si notano già le qualità del gran lavoratore. 

Tra le vigne il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, e da ultimo lo Chardonnay. In cantina, le fermentazioni sono spontanee, senza uso di solforosa e con le malolattiche che non vengono mai controllate e quindi vengono sempre svolte, per vini più completi.

Una fragrante finezza e una beva particolarmente equilibrata, vinosa come piace a noi, dove non c’è solo la qualità per una bolla elegante e di classe, ma anche uno spumante che parla di uva, mani e territorio.

Abbiamo visitato le vigne assieme a Christophe e la moglie, dove abbiamo potuto vedere di persona a che cosa deve il proprio nome il Pinot Meunier, ovvero dal fatto che la parte inferiore della foglia si colora di un bianco farinoso, per cui si potrebbe dire che è il Pinot del mugnaio: cosa nota ma che per la prima volta abbiamo visto!

Pinot Meunier, impianto degli anni 90 di Christophe Lefevre

il tipico “cotone” nella foglia di vigna del Pinot Meunier

Christophe ci ha fatto conoscere di persona la sua cantina e la sua terra ed abbiamo assaggiato i nuovi champagne che prossimamente arriveranno nella nostra selezione di Arke’ : un brut leggermente dosato ( 7 g/l) annata 2013 e la nuova annata del Pas Dosè, la 2014, con un nuovo “abito”:  porteranno infatti una nuova etichetta, prendendo spunto dalle vecchie utilizzate dall’azienda, decisa assieme a Christophe e ai nostri grafici, per rinnovare un pochino, senza alterare nulla nel contenuto: saranno sempre gli Champagne che conosciamo ed apprezziamo!

 

Dopo il pranzo fatto nel centro di Bonneil, in un piccolo ristorante ma ben curato (dove abbiamo assaggiato il miglior Fois-Gras di tutta la mia vita) abbiamo stappato la Cuvée Alexandrine annata 2008, 100% Chardonnay, una cuvée proveniente da vecchie vigne di 60 anni di età. La parte femminile della Domaine: eleganza, finezza con aromaticita’ intense: un connubio non scontato orientato tra la freschezza e  la vivacità;

Con questa bellissima bolla ci siamo congedati da Christophe e ci siamo diretti verso Reims.

Gueux

A pochi chilometri ad Ovest di Reims, ai piedi della Petite Montagne, si trova Gueux, un piccolo villaggio tra il verde che è stato quasi completamente distrutto dalle armate del Kaiser durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui abbiamo visitato la nuova sede de la Maison di Jérôme Prévost in una bella casa non proprio tipicamente francese, ma ben strutturata ed affacciata sui vigneti di Pinot Meunier.

 

Jerome nel 1987, all’età di 21 anni, eredita i 2,2 ettari di vigna dalla sua famiglia ed inizia ad impiantare il meno famoso dei tre vitigni tipici dello Champagne: il Pinot Meunier. Per circa una decina di anni Jerome vende la propria uva ai négociants, ma intanto inizia a vinificare e a produrre un piccolissimo numero di bottiglie di Champagne per uso famigliare.

Per un caso del destino Anselme Selosse, nome altisonante dello Champagne, ad Avize, degusta una di queste bottiglie ed intravede subito l’alta potenzialità di questi 2 ettari di vigna e l’entusiasmo di Jérôme Prévost, il quale grazie ai suoi preziosi consigli inizia a vinificare da solo, spingendo la produzione ad un altissimo livello qualitativo orientata alla valorizzazione del territorio e dell’uva; siamo nel 1998 e da allora le 15mila bottiglie che Jérôme produce annualmente sono divenute dei come dei Santi Graal delle bottiglie, molto ambite dai più esigenti amanti dello Champagne. Non se ne trovano mai abbastanza.

Produce e vinifica con una filosofia tutta “Bourguignonne”, che segue solamente 3 fondamentali principi: 1-un vitigno, il meno nobile e rustico ma capace di emozionare come nessuno, il Pinot Meunier; 2- un terreno sabbioso calcareo ( lo potete vedere qui sotto nel mini-video hand-made)  e 3- un invecchiamento con solo legno (100% barriques vecchie).

Abbiamo degustato varie annate tra cui una sboccata alla vole’ anno 2009. Che spettacolo! Sono vini che migliorano invecchiando e conveniamo anche con lui che il meglio lo danno tra i 6 e i 10 anni dopo la sboccatura.

Jérôme Prévost è un uomo dalla grande personalità, vivace e conviviale. Essere stati in sua compagnia per noi è stato un onore, compresa la bellissima degustazione che abbiamo potuto fare, ce ne son troppo pochi al mondo come lui: un vero Fuoriclasse.

dettagli di cantina Jérôme Prévost

Jérôme Prévost ci versa l’annata 2009

barriques di invecchiamento in cantina di Jérôme Prévost

 

,

una ” vecchia” signora

la sabbia affiora dal terreno in mezzo alla vigna

 

La Francia non finirà mai di stupirci!

 

Era da tempo che volevamo inserire un produttore altoatesino, ci abbiamo provato più volte ma non abbiamo mai trovato lo slancio, qualcosa che ci convincesse fino in fondo a scegliere qualcuno per il listino Arkè.

 

Poi abbiamo conosciuto Christoph e Rosy Unterhofer ed abbiamo deciso di andare a trovarli per conoscerli meglio: ci siamo dati appuntamento a Termeno in un loro vigneto che ci ha lasciati a bocca aperta. Una sorta di museo della viticoltura con piante in età compresa tra i 75 e i 110 anni, con un impianto a pergola tradizionale altoatesina. Piante dal diametro di un albero, con intrecci nodosi che portavano con sé la storia di quasi un secolo.

 

 

Tra quelle vigne ci siamo conosciuti meglio, sebbene il loro carattere li portasse a concedersi lentamente, abbiamo capito che nel nostro Catalogo ci sarebbero stati davvero bene. Ci spostiamo verso casa loro a Gries, proprio nella città di Bolzano, dove troviamo il resto della coltivazione, soprattutto quella il Lagrein.

 

Visitiamo la vigna, la tempesta ha colpito qui e li e qualche chicco è compromesso dalle ferite: “abbiamo un lavoro in più” ci dicono, “durante il giorno passiamo a togliere i chicchi feriti, uno per uno”.

 

A questo punto, ogni dubbio è sciolto. I vini dei reyter sono certificati biologico con Bioland, ma al di là della certificazione capiamo che il loro rapporto con la natura è molto stretto tanto che non avrebbero mai potuto fare diversamente da come fanno. Non trattano chimicamente perché quella vigna è il loro giardino, la loro casa e non avrebbero mai potuto fare diversamente.

 

Ci sediamo al tavolino in terrazza i toni sono sommessi, quasi sussurrati, e degustiamo i vini. Tutto torna, la loro interpretazione è autentica e definitiva loro saranno l’Alto Adige che vogliamo con noi.

 

Pierrot 2016-2017

Vinificato in acciaio poi legno grande fermentazione spontanea

Varietà Muscaris (moscato giallo per solaris) vitigno resistente

Bella aromaticità del moscato

Sulla prima parte del palato si manifesta sapido, e fruttato

 

 

Lagrein Lakrez 2016

Lagrein Rosè con un giorno di macerazione con un po’ di raspo e una parte di salasso e successivamente affinato in acciaio per un anno. Ottenuto con fermentazione spontanea e con malolattica completamente svolta

Naso vinoso semplice, con note balsamiche, attacco di bocca fresco gustoso succulento e piacevole bella presenza e corpo.

 

Schiava 2015

Una settimana di fermentazione con raspo fermentazione spontanea, il vino non è filtrato, subisce due travasi dopo la fermentazione alcolica.

Al naso è ben aperto e definito con note fruttata di lampone e mirtilli ciliegia selvatica petalo di rosa.  Dotato di bella sapidità e gusto ciliegia selvatica leggermente amarotica, ribes maturo

 

Rahm 2013

Lagrein 100% affinato in botte grande

Colore molto intenso, al naso note di mirtillo e spezie, pepe e chiodi di garofano

Gusto intenso bella sapidità e profondità note di liquirizia

Soffice ma elegante bel vino di corpo e suadente

 

 

 

 

Testo e prime tre foto di Giampaolo Giacobbo.

In questa calda estate abbiamo appena concluso un bellissimo viaggio in Francia per visitare alcuni dei produttori che importiamo, percorrendo circa 2800 km in auto, assaggiando moltissimi vini nei pranzi e cene, siamo passati anche per ( ovviamente) Parigi, oltre alle tante degustazioni direttamente in cantina con i nostri vignaioli.

Ho deciso perciò di raccontarvi qualche piccolo aneddotto interessante, assieme a qualche foto…

La prima tappa di cui vi voglio parlare è la Borgogna, Domaine Rouges Queues: l’azienda è situata nella piccola cittadina di Sampigny Les Maranges, e fa parte di una delle più giovani appellazioni della Borgogna, secondo il decreto del 1989; qui Jean Yves e Isabelle Vantey, assieme ai loro due figli coltivano 5 ettari di vigna secondo il regime biodinamico.

I nostri vignaioli Isabelle e Jean-Yves Vantey

Fossile di conchiglia nella vigna del Premiere Cru

In cantina abbiamo avuto modo di assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, dove i vini vengono messi a riposare prima della messa in bottiglia. Utilizzano un piccolo trucco per poter preservare meglio i vini senza dover ricorrere alla solfitazione, ovvero aggiungendo CO2 direttamente nelle botti, percepibile poi solamente alla degustazione prelevata dal tino, ma poi inesistente quando il vino viene imbottigliato: freschezza e frutta senza eguali, eleganza certa , seppur ancora nella fase acerba e giovanile: in un’unico concetto esperienza sensoriale indimenticabile.

Degustando i Premiere Cru in Cantina

Botti di affinamento

 

Per l’annata 2017 vedremo delle nuove “vesti” per le etichette: colore e ironia come solo i francesi sanno fare: il piccolo uccellino chiamato il “codirosso” da cui prende il nome l’azienda e si ispirano per le loro etichette, muta colore e spesso anche la forma della propria coda.

  

Superba la visita nella vigna da dove vengono raccolti i Premier Cru del Pinot Noir e dove abbiamo potuto notare come, anche per loro, la stagione sembra davvero ben avviata e leggermente in anticipo.

Vigna di Domaine Rouges Queues

Pinot Noir

 

Bellissima l’abitudine di raccogliere tutti gli anni un grappolo di uva il 1 luglio e successivamente conservarlo nei vasi in alcool puro, e poter confrontare mano a mano come il clima influenzi davvero le stagioni e di conseguenza poi l’invaiatura: ogni annata è diversa.

Seconda tappa nella piccola e bellissima Jura, da Jean-Louis Overnoy.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso formaggio, di cui abbiamo scoperto, il consumo medio per abitante si aggira verso il kilo a settimana! :).

Guillame ci parla delle sue vigne

L’azienda di Jean-Louis ha profonde radici di conduzione familiare ed oramai è praticamente gestita da Guillame, il figlio di Jean-Louis, che a soli 24 anni si sta dedicando anima e corpo nonostante la giovane età, sia nella coltivazione della vigna, sia in cantina, portando avanti la volontà di fare vini sempre più naturali, togliendo negli ultimi anni le filtrazioni, aggiungendo sempre meno solfiti, sempre mantenendo un’ottima pulizia e precisione.

L’azienda possiede 5,5 ettari di vigna, maggiormente situati nel comune di Orbagna, comune non molto vitato, dove tutto intorno si può notare la natura ed il verde in abbondanza.

Vigna ad Orbagna, Jura

Invaiatura di Poulsard

Vielle Vigne

Abbiamo assaggiato dalle botti tutti i vini che saranno disponibili prossimamente: Chardonnay e Savagnin in metodo ossidativo, Poulsard, Trousseau e Pinot Noir e siamo finalmente riusciti a vedere le mitiche botti con la “voile” usate per fare il “vin Jaune“: l’affinamento per questa tipologia di vino non viene fatto in cantina, ma nel granaio della casa, dove la temperatura è più calda d’estate e più fredda d’inverno, caratteristica necessaria per la corretta formazione del velo.

Ho potuto notare anche come non tutte “le voile” siano uguali e tutte sviluppino peculiarità di densità, forma e spessore, in base a come agiscono lieviti e batteri, e di conseguenza poi profumi e sapori nel vino.

Cantina di affinamento: Vin de Paille

 

Esempio di Voile per la creazione del Vin Jaune

Altro Esempio di Voile

 

 

Guillame si occupa anche di produrre ottima birra artigianale con un micro-birrificio di sua proprietà: l’idea è nata sia dalla passione per la birra, ma anche come reazione alla tremenda gelata dell’aprile 2017, dove persero l’80% della produzione: la sua stessa etichetta, Brise Glace ne fa un chiaro richiamo.

E’ una birra bianca da bassa fermentazione, fatta fermentare senza lieviti selezionati, partita grazie ai lieviti del Savagnin, prelevati dalle fecce fini delle loro barriques; l’orzo utilizzato è biologico e coltivato in Jura.

Arriverà presto anche in Italia, è una birra fresca, semplice e sincera, leggermente luppolata, senza troppi orpelli o amarezze, è fermentata spontaneamente ma non è acida.

La birra di Overnoy: Brise Glace

Il laboratorio di produzione della Birra

 

Siamo rimasti molto colpiti e felici dall’operosità e dalla bravura di queste persone, sia dalla famiglia Vantey che dalla famiglia Overnoy e non possiamo che esserne ancora una volta onorati e riconoscenti, per le grandi opportunità che il mondo del vino naturale ci permettere di vivere e scoprire!

 

 

 

 

 

 

 

La Vespaiola è un’uva autoctona che cresce nell’areale di Breganze su terreno vulcanico. Un vino non molto conosciuto al di fuori dei confini locali, strettamente legato all’idea dell’abbinamento con l’asparago bianco di Bassano Dop non è mai riuscito a sdoganarsi rimanendo così intrappolato su se stesso. L’interpretazione del Vespaiola spesso non è molto chiara ma dal momento che è capace di dare vita a quel grande capolavoro che è il Torcolato sicuramente nel mezzo c’è qualcosa da scoprire. Il Vespaiolo è un vino salino, verticale, di spiccata acidità tanto da rappresentare anche un’interessante base spumante ma è nella versione ferma che sembra essere ancora alla ricerca di un’identità definita.

Gli amici del Moralizzatore che coltivano le loro vigne nel Breganzese, hanno dato una loro interpretazione d’ispirazione antica del Vespaiolo, producendolo rifermentato sui lieviti, il “Vespaiò” e fermo, la nuova uscita, la “Brespa”.

Il Vespaiò viene ottenuto da rifermentazione di Vespaiolo, imbottigliato con la luna di aprile rifermenta in bottiglia e rimane sui suoi lieviti fino ad apertura della bottiglia. Il risultato è un vino frizzante di grande freschezza e piacevolezza, sapido lievemente aromatico, vino dalla bevuta lunga. Non ha solforosa aggiunta e non è filtrato, forse non proprio bello da vedere ma godibilissimo un po’ come chi lo fa .

Andrea e Enrico de Il Moralizzatore

La Brespa è l’ultima nata in casa Il Moralizzatore, un progetto che ha visto i suoi esordi già agli inizi dell’avventura di Andrea ed Enrico ma che aveva bisogno di essere metabolizzato, pensato bene perché non poteva essere banale. Una macerazione sulle bucce per due giorni contribuisce a portare a casa il nobile patrimonio aromatico della Vespaiola e un po’ di polpa. Il vino è gustoso, piacevole carezzevole al palato che sembra non essere mai sazio. Un vino sicuramente in controtendenza a quanto proposto da quelle parti tuttavia dotato di grande personalità tanto da sapersi muovere molto bene nell’anarchia.

                                                                                                    Testo di Giampaolo Giacobbo

Gianpaolo Giacobbo

“Terre di Pietra

Mani di piuma

cuore di speranza

voci di silenzio e parole di sogno…

Terre di Pietra continueremo a sentire sotto i nostri piedi…

Laura cammina ancora con noi. “

Anna

Immersione nel mondo di Terre di Pietra, abbiamo organizzato una giornata per vivere  e conoscere da vicino, la nostra azienda veronese passeggiando tra le loro vigne, attraverso il Percorso del Cuore, una facile e bellissima passeggiata in mezzo alla natura e poi una piccola Mosca Cieca  di Arkè.

Terre di Pietra è a Marcellise, Verona e sono Cristiano, Anna, Alice e ovviamente Laura, sempre presente nel cuore.

Terre di Pietra nasce dalla volontà di Laura che nel 2005, a 25 anni, produce il suo primo vino, supportata dal marito Cristiano, e dal suocero, che le lascia un garage per le prime vinificazioni, a Torbe di Negrar.

Cristiano e Laura

Nel 2010 inizia la costruzione della cantina a Marcellise: ” c’è chi fa il mutuo per la casa, noi lo abbiamo fatto per la cantina e per inseguire il nostro sogno.” ci racconta Cristiano.
L’approccio ad una viticoltura il più possibile naturale viene per tradizione e cultura propria, per cui fin dall’inizio non vengono usati prodotti di sintesi, e  il primo vino a fermentazione spontanea esce nel 2011.

“Produrre vino naturale non è più facile, si devono mettere in conto molte cose, e non è vero che fare vino naturale significa non intervenire, anzi bisogna accompagnare la vigna, mano a mano, momento a momento” continua Cristiano.

I loro vigneti si trovano in due diverse zone: a Marcellise, nella zona nuova della Valpolicella, ad est di Verona, in una collina sui 250 metri s.l.m., dove ha sede anche la cantina. E a Torbe di Negrar, nella zona classica della Valpolicella, a nord di Verona, in collina alta, tra i 450 ed i 600 metri s.l.m..

Alice e Cristiano

I vitigni piantati sono chiaramente Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara con qualche filare di Croatina, un po’ di Garganega e Marselan: esperimento curioso ed insolito, vitigno francese frutto di un incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon.

L’incontro è fissato per il prossimo 27 agosto 2018, in via Arcandola, 4 a San Martino B.A. ( Vr), sede dell’azienda Terre di Pietra e il programma sarà il seguente:

Ritrovo ore 9,30

– Ore 10 – 11 / Camminata in Vigna del Peste e percorso del cuore

– Ore 11,30 – 12,30 / Giro in cantina e degustazione di 4 nuove annate di Terre di Pietra:

  • Ellezero 2017
  • Cizero 2017
  • Piccola Peste 2017
  • Amarone Rosson 2013

– Ore 12,30 – 13,30 / Break con pranzo semplice abbinato al Peste 2015

– Ore 13,30 – 15,30 / Lezioncina di Gianpaolo Giacobbo su come “domare” il vino naturale, degustazione alla Mosca Cieca di 18 vini della selezione Arkè.

Grande opportunità, grandi personalità e grande cuore.

Non vediamo l’ora di vedervi.

Segui il cuore

 

La degustazione è riservata ad operatori del settore.
 QUI potete scaricare la locandina del nostro evento Mosca_Cieca_Terre (1)
Per altre info arke@vininaturali.it

 

 

 

Il Vermut di Barbara

20 giugno 2018

le mani di Barbara

Prima di raccontarvi quale sia il Vermut di Barbara, voglio un pochino scendere nel profondo di questa bevanda, che ha davvero attraversato i millenni e porta con sè molta storia.

Si sente parlare di vino aromatizzato da quando si iniziò a produrre vino, primo fra tutti Ippocrate, il famoso medico greco del V secolo a.C. che faceva macerare nel vino corposo e ricco di zuccheri i fiori di artemisia absinthum e trasformandolo così in una bevanda tonificante e dal potere digestivo.

Ne troviamo tracce anche nell’Antica Roma , la quale importò la ricetta dalla Grecia, arricchindola con erbe tipiche mediterranee come ad esempio timo, rosmarino e foglie di mirto; durante il Medioevo, eccolo ancora presente, usato come vero e proprio rimedio farmacologico e fortificato (grazie alle nuove tecniche di distillazione) con alcool dove erano stati lasciati riposare cortecce e radici. Con la proliferazione dei traffici commerciali, ecco le spezie, importate dai Veneziani, principi indiscussi di tali beni, e fu così che si iniziò ad aggiungere cannella, chiodi di garofano,rabarbaro, china e cardamomo.

Questi vini detti anche “ippocratici” restano gli antenati del nostro caro Vermout, perchè per chiamarlo così dobbiamo attendere fino alla seconda metà del 1700 e spostarci in Piemonte, a Torino per vedere nascere il primo Vermout, per mano del leggendario Carpano, un giovane studioso di erboristeria.

Ed ora? ora pensate alla Sardegna. Al mare e al suo clima, alla sua terra così particolare e ricca di piante, erbe e fiori selvatici, cresciuti con tanto buon sole e accarezzati dalla salsedine.

Meigamma si trova a Villasimius, ci siamo stati in visita per una settimana, coccolati dai padroni di casa, Giuseppe e Barbara.

Lei, 4 anni fa mette in atto quello che da molto tempo sognava, tra le sue passeggiate in campagna tra vigne e la riva del mare, raccoglie le erbe e i fiori spontanei, così intesamente profumate e riesce ad utilizzarle, mettendole a macerare assieme al suo vino, corposo e alcoolico per natura propria.

Sceglie le uve nasco per il suo Vermut Bianco e il carignano per il Vermut Rosso.

Voglio sottolineare che prima di diventare Vermut, si deve fare un buon vino naturale, come Meigamma sa fare; vendemmia tardiva di 100% Nasco dove nel periodo che va da dicembre a maggio vengono messe a riposare erbe, radici e fiori sardi.

Barbara ci racconta che usa solo una piccola fortificazione per rendere il Vermut degno di tale nome, e sfrutta questa piccolissima percentuale di alcool per la macerazione delle bucce degli agrumi, i quali risultano più complessi da intrappolare come essenze: buccia di arancio e mandarino per il Vermut Rosso e buccia di limone per il Vermut Bianco

Si parte a dicembre: prima con le radici, per ovvie ragioni stagionali e si procede man mano ad aggiungere componenti, come radice di genziana, di tarassaco, di cicoria poi piano piano le foglie di mirto e quelle di assenzio, che costituisce una delle componenti più caratteristiche insieme all’artemisia, che qui cresce in quantità (la tipologia è l’artemisia arborescens), poi maggiorana sia foglie che fiori e camomilla! abbiamo visto distese immense di camomilla profumatissima! e ancora elicrisio, timo selvatico, rucola selvatica, mentuccia, finocchietto selvatico e un pochino anche di risimo (senape selvatica) per un tocco leggermente piccante e per ultimi, ma non per importanza, i fiori che la primavera porta con sè:  fiori di ginestra, fiori di cardo, e i pistilli di zafferano, che aggiungono un tocco di preziosità ed eleganza

La vigna di Meigamma e la camomilla

Le erbe usate vengono dapprima essicate, per facilitare il loro utilizzo, mentre i fiori vengono aggiunti freschi.

Ne esce il Vermout Bianco, potente e delicato allo stesso tempo ( come le belle donne!) inutile negare di quanto ne sia innamorata!

Barbara

Il Vermout Rosso è Carignano leggermente fortificato (1-2 gradi alcoolici), dove vengono messe a macerare le bucce di arancio e mandarino, buccia di melograno, radice di genziana, radice di liquirizia, artemisia, rosmarino (anche di questo ne ho visti cespugli molto grandi, che crescono fino alle dune della spiagge), lavanda, eucalipto, bacche di mirto, more selvatiche, bacche di rosa canina, il rosolaccio del papavero, lentisco, fiori di malva selvatica e fiori d’arancio.

Intensità, morbidezza e profumi per questo Vermut Rosso, e dopo la descrizione dettagliata delle componenti, si comprendono e si definiscono nella calice in modo coordinato e magico, come un’orchestra musicale.

I fiori all’interno della botte con il vino

Ho chiesto a Barbara di questa passione per le erbe: ” Le erbe fanno parte della mia vita da sempre. Mia nonna assieme a mio nonno, conducevano prima un lavoro diplomatico importante, molto serio e abitavano in città, a Mosca. Più tardi al momento della pensione, hanno finalmente realizzato un loro grande sogno, prendendo una casa in campagna, dove io da bambina trascorrevo molto tempo, soprattutto durante l’estate e il tempo libero; e li vidi mia nonna trasformarsi, basta tailleur e viso contratto, la vedevo vestita con le prime cose prese dall’armadio, felice a raccogliere frutta ed erbe selvatiche ed occuparsi dei propri animali. Io stessa tramando a mia figlia questa conoscenza, risolvendo i piccoli disagi quotidiani in modo naturale, aloe vera, propoli, tea tree… son cose che in casa mia non mancano mai.”

La sua passione trova terre fertile in Sardegna, le erbe son molte e spontanee e trascina anche Giuseppe nella creazione di questa avventura.

Barbara e Giuseppe

” Una delle mie prossime volontà è la costruzione di un essicatoio, per essicare le erbe che raccolgo” mi dice indicando una picccola rimessa a lato della cantina.

Siamo rimasti rapiti e innamorati da questa bellissima storia e realtà e, siamo felici di condividerla con voi, per sorsate di intesa Sardegna!

Giuseppe Pusceddu

Camomilla

Ginestra

fiori di cardo

La famiglia al lavoro

Foto del nostro fotografo Lorenzo Rui.