Risponde l’enologo!

27 Marzo 2021

Nuova mini-serie di dirette Facebook che va a coinvolgere un nostro produttore, Maurizio Donadi di Casa Belfi e la sua figura di enologo.

Risponde l’enologo!

Ci spiegherà come viene fatto un vino in modo naturale, dalla raccolta delle uve fino all’imbottigliamento nella prima puntata, per poi andare nelle due puntante successive ad indagare quelli che sono ancora oggi dei difetti che a volte si possono riscontrare nei vini naturali: ossidazioni, volatili alte, riduzioni, brett, filante, ecc.

Come viene fatto e perché è più salubre, tipico e gustoso rispetto ad un vino più “enologico”.

Perché è più rischioso da produrre e come possono capitare questi difetti che rovinano le peculiarità di un vino.

Maurizio ha studiato e ha praticato la professione di enologo per diversi anni, anche se la sua grande passione è la vigna.

I suoi studi gli hanno permesso di uscire sempre con i vini di Casa Belfi in modo del tutto naturale, fin dalle prime annate infatti non ha mai o quasi mai utilizzato la solforosa in fase di vinificazione, tutte le fermentazioni e le rifermentazioni fatte in maniera spontanea e ovviamente senza nessuna filtrazione o chiarifica.

Parliamo del 2012, quando nessuno o quasi nella sua zona lo faceva; negli anni ha avuto anche lui qualcuno di questi problemini, ma in genere ha sempre fatto vini corretti ed eleganti, aderenti alle tipicità del suo territorio e dei suoi vitigni.

Le dirette, che poi resteranno consultabili e che metteremo nel nostro sito, avranno questo programma:

Prima puntata: come si fa un vino naturale? – Giovedì 1 Aprile ore 18

–         Raccolta delle uve

–         Pressatura

–         Fermentazione: il pied de cuve e parametri da tenere in considerazione (pulizia del mosto, temperatura e dati chimici)

–         Travasi e ossigenazione

–         Affinamento e uso di diversi contenitori (inox, legno, anfora, cemento)

–         Imbottigliamento e stabilità tartarica, proteica e microbiologica

–         Conservazione ed evoluzione negli anni

Seconda puntata: Quando non tutto va come vorresti che andasse (incidenti di percorso) – Giovedì 15 Aprile ore 18

–        Fermentazioni stentate

–         Uso della solforosa

–         Ossidazione / Riduzione

–         Acidità volatile

–         Residui zuccherini e rifermentazioni in bottiglia

–         Troppi fondi o filamenti

Terza puntanta: i difetti del vino e perché accadono – approfondimento – Giovedì 22 Aprile

–         Alterazioni microbiologiche

–         Brett

–         Sourie o mousiness

–         Acetaldeide

–         Filante/amaro/girato/oleoso

–         Ammine biogene

Vi aspettiamo numerosi ed ovviamente saranno ben accette le vostre domande, dubbi o approfondimenti!

Panorama in Rufina, Frascole

Siamo a Dicomano, provincia di Firenze nel cuore della Toscana, dove termina la valle del Mugello ed inizia la Valdisieve, alla confluenza tra il torrente Comano e la Sieve, in un luogo pieno di verde e calma, in collina a circa 400 mt dove si trova l’azienda agricola Frascole.

Frascole è a conduzione familiare dal 1992 dalla famiglia Lippi e Santoni, quali possiedono 15 ettari tra vigneto ed oliveti, interamente a regime biologico sia per i vini che per l’olio dal 1999, lavorati nella massima attenzione e preservazione naturale del luogo.

Un piccolo borgo medioevale, una gemma grezza che ospita la cantina e chi fa loro visita con bellezza e quiete, e si può anche trovare un agriturismo per potere godere a pieno della Toscana. La valle del Rufina si distingue per caratteristiche e freschezze dove i vigneti sono piantati in collina alta, con terreni che presentano substrati arenacei, calcarei e marnosi, con presenza di sabbia e ciottolami.

I loro vini in gamma sono:

Le uve coltivare son prettamente a bacca rossa con Sangiovese in primo posto, seguito poi da Cannaiolo e Colorino, poi gli internazionali di prestigio come Pinot Nero e Merlot.

Le uve a bacca bianca che in passato erano motivo di vanto, e di consumo personale con il Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca.

Ci abbiamo messo molto impegno nella selezione di questa azienda e siamo orgogliosi di questa nuova collaborazione, la Toscana è una zona davvero speciale che, da sempre, ci entusiasma molto!

È iniziato giovedi 12 marzo ( link della prima puntata!) alle ore 10.00, sul nostro profilo Facebook, il ciclo di incontri “Sorsi Letterari” con Lorella Reale e Gianpaolo Giacobbo.

Si tratta di una serie di dialoghi, è proprio il caso di dirlo, a libro aperto, che i due amici di Arkè avranno attorno al mondo del vino.
Di fatto il vino diventa quasi il mezzo per poter veicolare considerazioni e pensieri. Lorella abbinerà ad uno dei vini di cui si parlerà, un libro, le cui pagine abbiano un’assonanza con un vino o con una vignaiola o vignaiolo. In linea di massima gli incontri saranno quattro, con tematiche diverse.

– Il primo riguarderà i luoghi comuni del vino naturale
– Il secondo Assaggiare e degustare un vino naturale
– Il terzo  i vini naturali raccontano altro
– Il quarto Energia e Energie del vino naturale

Scopriremo come, al di la delle correnti di pensiero, quel liquido, attorno al quale discutiamo con tanta passione, è sempre e semplicemente vino.
Le trasmissioni rimarranno sul profilo Facebook di Arkè e saranno disponibili per sempre, basterà collegarsi ai nostri social, mettere like e seguirci per questo evento e per essere sempre informati per quello futuri.

Gianpaolo e Lorella, estate 2020

PEOPLE HAVE THE POWER

3 Novembre 2020

…cosí cantava Patti Smith, l’ho rivista oggi su Instagram, per strada a New York e mi ha fatto pensare e ispirato per iniziare questo articolo.

Siamo tanti, una moltitudine e insieme si può fare la differenza, anzi sottolineo, insieme si può sempre fare la differenza, per unione di forze, menti e comunicazione.

Stiamo parlando dell’ufficialità dell’unione di intenti dei gruppi italiani del movimento dei vini naturali Vi.te e e Vinnatur che da oggi in poi inizieranno questo cammino di crescita e rimpolpo di forze, per un obbiettivo che è comune: il vino naturale, il vino autentico senza artifici frutto della terra e non delle manipolazioni dell’uomo.

Eccovi il comunicato stampa per intero:

” Il 2020 verrà senza dubbio ricordato come un’annata molto particolare, una situazione in costante evoluzione, dove le possibilità di previsione sono ridotte al minimo. In uno scenario dove tutto è incerto, c’è spazio però anche per prospettive nuove e dal significato profondamente positivo. Stiamo parlando dell’avvicinamento, avvenuto questa estate, tra le due associazioni più importanti nell’aggregazione dei vignaioli naturali in Italia: VinNatur e Vi.Te – Vignaioli e Territori.

Ad inizio agosto infatti, si è svolto l’incontro tra Angiolino Maule e Gabriele Da Prato, presidenti delle due associazioni, con l’obiettivo di gettare le basi per un percorso condiviso.  Un incontro auspicato e cercato da tempo, da più parti, che finalmente ha potuto concretizzarsi.

Quando si può parlare di vini autentici? Quando un vignaiolo può dirsi veramente tale, al di là di mode e progetti commerciali? Per tutti è stato evidente il bisogno di fare chiarezza nel movimento e di unire le forze per riuscirci. È necessario collaborare per dare maggiore autorevolezza al mondo del vignaiolo naturale e al suo messaggio, e per questo si è già al lavoro per iniziare a trovare punti in comune sull’ammissibilità delle aziende. Valutazioni oggettive e confutabili, unite a monitoraggi delle aziende aderenti, sempre più attenti, al fine di garantire la credibilità di tutto il movimento.

La volontà di dare un primo segnale concreto e chiaro si è tradotta nell’idea di un evento congiunto, fuori dagli abituali e classici incontri vinicoli, che possa anche dare un messaggio di positività e speranza al settore. Noi vignaioli naturali siamo vivi. Abbiamo ancora voglia di raccontare e spiegare i nostri territori, le nostre vigne i nostri vini. In questo momento ci è impossibile collocare questa iniziativa nel calendario, a causa dell’emergenza sanitaria, ma le possibilità sono molteplici, e quando il contesto lo consentirà, non mancheranno le sorprese.

C’è chi lo definirà “ritorno”, chi “evoluzione”, e chi ancora “rivoluzione”. Di certo il movimento del “naturale” sta vivendo una fase di profondo rinnovamento, dove le diversità diventeranno un punto di forza nella condivisione e nella collaborazione. L’attenzione sarà volutamente rivolta ai vignaioli naturali, prima che al vino, perché è fondamentale concentrarsi sulla persona e sul suo lavoro, sulle idee e sulle scelte: gli unici elementi che possono rendere un prodotto realmente unico e irripetibile.

La decisione, da parte delle due associazioni, di percorrere una strada comune, mette in relazione oltre trecento vignaioli e le loro aziende, che con un’unica voce potranno finalmente affermare tutto questo con ancora più chiarezza e determinazione. La sentirete presto.”

Questa notizia rende ancor più forte anche il nostro lavoro.

La natura non si ferma, Arkè non si ferma.

LA NATURA NON SI FERMA

27 Ottobre 2020

Il Covid-19 fa parte della natura. Di una distorsione della natura, dovuta a noi umani. Non siamo scienziati né virologi, nemmeno negazionisti, ma non abbiamo paura.

Il duemilaventi, e questa situazione, ce la ricorderemo per anni.

Speriamo ci faccia sorridere un giorno, speriamo soprattutto che l’annata, oramai al sicuro nelle cantine dei nostri vignaioli, sia di grande qualità e che il vino di questo duemilaventi per molti anni possa farci godere delle sue sensazioni, soppiantando i cattivi ricordi.

ARKE’ NON SI FERMA

Stiamo continuando ad assaggiare nuovi vini e a fare la nostra attività di ricerca e selezione. Continuiamo a scrivere, disegnare, fotografare, sognare, per raccogliere le idee per il Catalogo 2021. Ci confrontiamo con i nostri agenti, ne cerchiamo di nuovi, interagiamo con i clienti per programmare gli anni che abbiamo davanti. Ci impegniamo quotidianamente per consolidare e migliorare i servizi, la logistica e l’efficienza, per essere sempre all’altezza delle esigenze dei nostri clienti e per garantire ai nostri collaboratori un ambiente di lavoro ideale.

I nostri clienti, osti, ristoratori, cuochi, sommelier, enotecari, baristi, pizzaioli non mollano mai, perchè è nella loro natura non arrendersi.

Reinventarsi e trovare nuove soluzioni per soddisfare la propria clientela con l’asporto, le consegne a domicilio, nuovi orari e nuove offerte culinarie, le vendite on-line.

Fa parte di questa categoria di donne e uomini che resistono e non mollano mai.

COLTIVIAMO IL NOSTRO FUTURO

Miglioriamoci con nuove idee e consapevolezza, pensiamo ai nostri figli e alle nostre figlie, ai nostri padri e alle nostre madri, ad un mondo eticamente più corretto e più sostenibile. 

Un mondo più sano ed onesto, facendo come i nostri vignaioli da anni si impegnano a fare. Partendo dalla terra.

La natura non si ferma!

La nuova programmazione dalla metà di Maggio alla fine di Giugno che abbiamo pensato per voi è qui!

Il Cavatappi viola di Arkè è una serie che ci sta appassionando davvero molto, ogni settimana organizziamo alcune chiaccherate Live con i nostri vignaioli ed osti in diretta su Facebook.

Successivamente registriamo un mini-video per IGTV di Instagram relativo alle bottiglie che abbiamo assaggiato in modo da creare contenuti interessanti e di “memoria”, dove parliamo di alcune etichette della nostra selezione di vini.

Le nostre sono sempre impressioni dinamiche e rock, senza diventare troppo impostati (e noiosi) come una degustazione “da sommelier classica”, ma piuttosto ricca di dettagli sensoriali e personali, dettati dalle nostre esperienze maturate direttamente durante le visite alle cantine dei nostri produttori, nei diversi terroir di provenienza.

Ascoltiamo e parliamo di musica nei live e ci divertiamo a creare collegamenti con un gruppo o un brano ad un vignaiolo…ne son uscite delle belle! Ormai lo sapete bene quanto sia importante e fondamentale per noi di Arké la musica!

Ma ora ecco il vero scopo di questo post, la programmazione delle dirette che vi ricordiamo sono nella piattaforma Facebook e saranno visibili anche successivamente per chi non potesse collegarsi in diretta con noi:

Vi aspettiamo !

Buona ripresa a tutti!

#walkonthewineside

#il cavatappivioladiarkè

Eccoci qua pronti per la seconda programmazione della nostra fresca e nuova rubrica di Arkè Il Cavatappi Viola!

Con ritmo incalzante teniamo le dirette con i nostri amici Vignaioli e Osti per parlare ovviamente di vino e bottiglie ma anche di vita ed esperienze! questa settimana abbiamo già fatto un paio di dirette ma, se ve le siete perse trovate un video connesso sul nostro canale IGTV.

Per il prossimo mese ecco qui come si procede con i nostri appuntamenti:

Nei nostri video apriamo sempre una bottiglia ” al volo” della nostra selezione e ne chiacchieriamo con voi, raccontando le aziende, i sapori e le sensazioni e magari arricchendo con piccoli dettagli vissuti durante le nostre visite (ah! quando ci mancano! ) vi daremo la nostra impressione personale e le note degustative principali: non sarà un’impostazione troppo classica, ma sempre rockeggiante e dinamica, esattamente come anima lo spirito di noi di Arkè ! Ascolteremo musica assieme a voi, e ad ogni etichetta abbineremo un brano o un gruppo musicale, come sapete è una componente fondamentale per noi, la musica!

Che dire?

  • 14 Aprile diretta alle ore 18.00 con Sauro Maule ( trovate il video su IGTV)
  • 16 Aprile diretta alle ore 16.00 con Simone Fanton, Oste a Vicenza, Presidente del gruppo SaperBere ( online la diretta )
  • 18 Aprile diretta alle ore 18.00 con Angiolino ed Alessandro Maule de La Biancara.
  • 21 Aprile diretta alle ore 18.00 con Brunnhilde Claux di Domaine de Courbissac, ( si in italiano, tranquilli 🙂 )
  • 24 Aprile diretta alle ore 18.00 con Rosy e Christoph Unterhofer di reyter
  • 28 Aprile diretta alle ore 18.00 con un nostro amico Oste di Venezia, Diego Carraro
  • 01 Maggio diretta alle ore 18.00 con Lorella Reale di Cantina Riccardi-Reale
  • 05 Maggio diretta alle ore 18.00 con Pacina
  • 08 Maggio diretta alle ore 18.00 con Saccomani
  • 12 Maggio diretta alle ore 18.00 con Enrico Murru, un amico Oste di Røst, a Milano, (si definisce anche Il cacciatore di vini )
  • 15 Maggio diretta alle ore 18.00 dal sud del nostro stivale con Daniela e Giampiero di Masseria Perugini

Walk On The Wine Side Always!

CHE COSA APRIRÀ IL CAVATAPPI VIOLA DI ARKÈ??

Ci sono Osti che nel mondo del vino naturale ci entrano per caso e se ne innamorano come un colpo di fulmine ed è quello che è successo al nostro amico Ernesto, nel suo Bar Latteria La Pausa, a Genova.

Per chi ha avuto il modo di visitarlo, è un Bar dove ci si sente subito a casa, coccolati, anche grazie alla bella selezione vini che si può trovare! e ovviamente anche grazie ai loro grandi sorrisi, quelli di Ernesto e della figlia Cristina che gestiscono il loro Bar.

Dovete sapere che è stata il primo locale ad avere una Arkèteca, una bacheca interamente dedicata a noi di Arkè: che onore!!! e questo fin dal 2014.

Arkèteca

Ed ora vi lasciamo l’intervista ad Ernesto, presente all’interno del nostro Catalogo 2020 dove abbiamo parlato con 6 osti di vino, del servizio e delle curiosità che si vivono da dietro al bancone quando si sceglie di proporre vini autentici, vivi, onesti, di territorio se preferite chiamarli cosí e il termine naturale non vi piace!

Quando hai bevuto la tua prima bottiglia di vino naturale (o artigianale o tradizionale come un Barbacarlo o un Valentini) e che effetto ti ha fatto?

Ricordo che circa 15 anni fa, insieme all’amico Fulle bevemmo una bottiglia di bianco dell’Az. La Castellada, capii che esisteva un mondo del vino diverso da quello che avevo conosciuto fino ad allo- ra. Iniziai il mio percorso, diventò una vera passione,cominciai a frequentare le fiere dei vini naturali, a conoscere vignaioli, a visitare aziende agricole: un mondo affascinante. Non solo, da convinto detrattore dei bianchi diventai un “bianchista”, niente più mal di testa e acidità gastrica. Questa passione condizionò in maniera positiva il mio lavoro. Ora alla Pausa si stappa quasi esclusivamente vino naturale.

Cosa non ti piace, o meglio, cosa cambieresti di questo movimento?

Forse l’incontro che ha mi dato la svolta definitiva è stato quello con Maule Angiolino per me rappresenta il vino naturale, ma noto che intorno a lui c’è chi cavalca la tigre cioè chi, a tutti i costi, vuole infilarsi nel mercato per fare business. Credo molto nell’Associazione Vinnatur, farne parte va ben oltre le varie certificazioni bio, infatti mi farebbe piacere poter vedere in etichetta il suo logo.

Raccontaci una reazione bizzarra e curiosa dopo che un cliente ha assaggiato per la prima volta un vino naturale.

La ricordo molto bene, mi chiese: ma questo è un vino naturale, biologico? Però è buono!
Io cerco di accompagnare i miei clienti in un percorso di conoscenza delle tecniche di produzione, dalla vigna alla cantina; di avvicinarli alla degustazione partendo da vini più tecnici e da annate più favorevoli, per poi arrivare a prodotti più difficili, più estremi e complessi che per i curiosi possono diventare delle vere e proprie esperienze sensoriali.

È interessante constatare che la maggior parte dei clienti inizia a tollerarne anche qualche piccolo difetto (riduzione, volatile alta…)il più delle volte dovuto a fattori climatici sfavorevoli e ad apprezzarne l’unicità che è il vero valore aggiunto di questi vini.

Sappiamo che i vini naturali non sono filtrati e hanno quindi spesso un fondo all’interno della bottiglia, sei favorevole all’utilizzo della caraffa o del decanter?

Direi di no, sono abituato ad agitare la bottiglia prima del servizio per rimettere in sospensione le particelle. Penso che il liquido odoroso, come lo chiama Sangiorgi, acquisti complessità, si completi, diventi semplicemente più buono. Solo a volte succede che di fronte ad un vino un po’ datato utilizzi una caraffa per ossigenarlo più in fretta, ma diventa quindi solo un uno strumento per accelerarne l’apertura.

Parlaci di un vino che ami del catalogo Arkè

Mi piace molto la vostra selezione, non è quindi semplice sceglierne uno, ma devo dire che c’è un’etichetta che amo particolarmente, si tratta del Quinto Quarto grigio, ora Sivi, di Franco Terpin. Un vino che in base all’annata e alla stagione in cui lo stappi cambia completamente le caratteristiche e riesce sempre ad emozionarti. Questo perché a produrlo c’è un uomo che sa quello che fa, una persona vera e schietta. I suoi vini sono lui e lui rappresenta i suoi vini. Quando il cliente mi dice “fai te, stappa una bottiglia che piace a te”, io non ho dubbi, il Quinto Quarto Grigio non delude mai.”

Grazie Ernesto, Grazie Cristina e al Bar La Pausa!

Francesco ed Ernesto raccontano i vini ai clienti del Bar
Team Bar La Pausa al completo!bat

IL CAVATAPPI VIOLA

3 Aprile 2020

Periodo di divani e calici tra le nostre 4 mura di casa per ognuno di noi, ma anche un momento in cui possiamo maggiormente concentrarci su noi stessi e aver maggior tempo per coccolarsi e la buona compagnia, seppur se virtuale.

Un’idea nuova si è creata per questi giorni di meditazione: una nuova rubrica Il Cavatappi viola di Arkè ( con ovvio riferimento al colore vibrante del nostro amico apri-bottiglie) in moda da tenervi compagnia con dirette e video su IGTV ( la tv del social Instagram ) faremo delle dirette assieme ai nostri vignaioli e voi potrete interagire con noi “dal vivo”.

Assieme a questa nuova idea, per chi non potesse essere presente alle diretta, pubblicheremo anche alcuni video dedicati, dove racconteremo la storia dei nostri produttori, arricchendo con piccoli dettagli vissuti durante le nostre visite alle aziende, e poi aprendo le bottiglie e degustando i vini in diretta video: vi daremo la nostra impressione personale e le note degustative principali, al volo! Non sarà un’impostazione troppo classica, ma sempre rockeggiante e dinamica, esattamente come anima lo spirito di noi di Arkè ! Ascolteremo musica assieme a voi, e ad ogni etichetta abbineremo un brano o un gruppo musicale, come sapete è una componente fondamentale per noi, la musica!

Per la prossima settimana abbiamo organizzato una vera e propria agenda di appuntamenti, le dirette saranno sempre sul social di Istagram ( Ig ) sulla pagina di Arkè:

  • Giovedî 02 Aprile diretta alle ore 18.00 con Jacopo di Podere San Biagio ( la trovate online sulla pagina Ig ancora per oggi)
  • Sabato 04 Aprile diretta alle ore 18.00 con Giuseppe e Valeria di Vini Scirto
  • Lunedí 06 Aprile diretta alle ore 18.00 con una delle nostre enoteche preferite a Genova, Bar La Pausa
  • mercoledí 08 Aprile diretta alle ore 18.00 con Cristiano di Terre di Pietra
  • venerdí 10 Aprile diretta alle ore 18.00 con Alessandro di Valli Unite
  • martedí 14 Aprile diretta alle ore 18.00 con Sauro Maule di Il Cavallino

Questa è solo la prima settimana programmazione, le settimane successive ci saranno molte altre dirette con gli altri vignaioli ( ma non solo, vi stiamo preparando delle bellissime sorprese!) di Arkè, vi aggiorneremo mano a mano, teneteci d’occhio.

Noi siamo super gasati di questo nuovo progetto, vediamo l’opportunità di tenere vicine le persone, di chiaccherare, di raccontarsi e parlare dei vini, cercando di rimediare alla lontananza, sopratutto in questo mese di Aprile dove eravamo soliti incontrarci con tutti voi, grazie alle fiere dedicate al mondo del vino ma che quest’anno devono ragionevolmente saltare.

Detto questo, vi aspettiamo online nei prossimi giorni!! Stay Tuned

Mai come adesso possiamo dire: What Comes After?

“Ho scritto una cosa per il nuovo catalogo di Arkè Distribuzione Vini Naturali. Qualche mese fa Francesco Maule mi ha chiesto di esplorare il mio punto di vista sul presente e sulle prospettive del movimento dei vini naturali. E mi sono ricordata di una conversazione, durante un aperitivo post vendemmia, in cui un canadese e un’australiana mi hanno spiegato cosa è un fucked up wine. Sono partita da lì.”

Cosí presenta Diletta nella pagina di uno dei suoi social, il pezzo scritto per noi di Arkè, per il nostro Catalogo 2020.

Diletta Sereni scrive di cibo e agricoltura per Vice e altre testate. Ha un dottorato in semiotica e ha insegnato semiotica a IED Milano e co-fondato la società di ricerche “Squadrati“. Ha collaborato alla scrittura di due libri: “Le Sette Virtù del cibo” (Fondazione Feltrinelli) e “L’Italia di vino in vino” (Altreconomia).

Una super donna dalle moltiplici risorse e per noi è degna di essere una Psychedelic Rock Woman, irriverente e capace di raccontare le cose in maniera diretta ma elegante, esattamente come l’era musicale di nostra ispirazione per il Catalogo 2020: riassume in sè un concentrato di energie nuove ma consapevoli, e che lasceranno il segno. Ormai lo sapete quanto amiamo la musica.

Ma torniamo a Diletta, ecco quello che ha composto per noi, le avevamo chiesto, come spunto iniziale, una sua personale visione dello stato dell’arte attuale (e futuribile) del movimento del vino naturale…

” Una sera di settembre, nella campagna senese, mi sono trovata a discutere di vino insieme a un canadese e un’australiana. Entrambi miei coetanei (trentaqualcosa), entrambi impiegati in ristoranti famosi per la cura delle materie prime e per le brillanti carte di vini naturali. Per una deformazione da semiotica che mi condanna a pensare il linguaggio come un modo per dare forma al mondo, prima ancora che descriverlo, ho chiesto loro: che parole usano i clienti che si affacciano al vostro bancone, per ordinare un vino, per farvi capire cosa vogliono bere? Ce ne sono tante, ovviamente, ma loro si ricordano soprattutto queste due: “crazy wine” mi dice l’australiana. “Fucked up wine” rincara il canadese. Mi spiegano che chi chiede un crazy o fucked up wine (che non è grave come sembra ma indica un vino che stupisce, spiazza), vuole bere qualcosa che li porti fuori dal conosciuto, dal consueto, ed è pronto a bere un vino irregolare (da noi si dice “funky”). Spesso mirano a vini freschi e leggeri, perché questo stile sta vivendo il suo momento di gloria, ma non solo e probabilmente non per sempre. Quello che mi interessa è che ci sia, dal Canada all’Australia, una schiera di bevitori, tendenzialmente giovani, che imposta le proprie scelte su un’emozione così poco praticata nel consumo di vino fino ad appena qualche anno fa: la sorpresa.

Se allarghiamo lo sguardo: l’attrazione verso la sorpresa, l’apertura alla diversità, sono tratti fondanti della cultura dei vini naturali, che è appunto nata in aperta opposizione all’omologazione, all’appiattimento generato da qualche decennio di viticoltura ed enologia industriale. Apertura alla diversità che riguarda anche la geografia, cioè l’aver portato l’attenzione su territori trascurati dalle traiettorie del vino eppure vocati alla sua produzione: il lago di Bolsena, le colline Lucchesi, la Val Camonica…

Infine, tendere alla sorpresa va a scardinare uno dei capisaldi della scuola di degustazione classica, impostata invece sul riconoscimento: la consacrazione delle etichette e dei terroir, il sofisticato modo di ricondurre il gusto di un vino a una griglia di caratteristiche già previste, già depositate. Il considerare questa prevedibilità un valore. Il dogma che debba piacere a tutti la stessa cosa. All’opposto: aprirsi all’imprevedibile è parte dell’esperienza dei vini naturali, come non del tutto prevedibile è il processo di fermentazione e affinamento, se non guidato da additivi e manipolazioni.

Circa un anno fa usciva su Omnivore un articolo in cui Alice Feiring – prima grande divulgatrice e sostenitrice del movimento dei naturali – metteva in guardia dall’involuzione “modaiola” del consumo di vini naturali. In quel pezzo, il ricordo nostalgico delle prime Dive Bouteille viene affiancato alla superficialità di oggi: la velocità con cui i vini entrano in commercio abbassando la qualità media, le star di Instagram e i consumatori giovani e inesperti che finiscono per riconoscere un vino come naturale solo quando risponde a un certo stile “non finito” che spesso comprende dei difetti. I giovani che ordinano un “fucked up wine” rappresentano per Feiring la fine dell’utopia dei vini naturali.

Guardo all’attuale scena del vino naturale con meno sospetto e catastrofismo di quanto faccia Feiring e mi chiedo se questo non dipenda da un fatto anagrafico (e di esperienza). Il mio punto di osservazione è quello di chi ha iniziato a bere vini naturali nel 2012, che se ne è innamorata al punto da trasformarli, negli anni, in materia di lavoro; è il punto di osservazione di chi scrive per una testata (Vice Munchies, la redazione italiana ha aperto nel 2017) che tratta il vino quasi esclusivamente come vino naturale e che viene letta in gran parte da ventenni e trentenni.

Dal mio punto di vista, il fucked up è interessante. Mi sembra una fase addirittura necessaria, se intendiamo il vino come un fatto culturale: ogni avanguardia passa attraverso dei momenti di rottura, di provocazione, di esclusione e stigmatizzazione da parte della cultura da cui nasce, per poi depositarsi per prove e tentativi nel “gusto” più generale. È segno che la cultura è viva. E se stiamo qui a discutere se funky/fucked up sia bene o male, oltre a renderci infrequentabili per chiunque sia al di fuori della bolla del vino, contribuisce a tenerla viva.

Aggiungo al mio punto di vista quello di due ristoratori. Gianluca Ladu (Vinoir, Milano) sottolinea i lati positivi: quando ha aperto il locale nel 2012, mi dice, il suo pubblico era fortemente basato sul nocciolo duro di esperti e appassionati. Era raro vedere entrare dei ventenni. Invece da due-tre anni (complice anche il successo delle università di scienze gastronomiche) molti ventenni frequentano il locale non solo con curiosità, ma anche con una prima infarinatura e stimoli colti. Molti di questi ventenni vivono la passione per il vino naturale o la gastronomia in generale come una priorità, qualcosa per cui spendere i primi soldi guadagnati; hanno insomma una coscienza gastronomica assai più sfaccettata di quella dei ventenni degli anni Novanta e dei primi Duemila. Come fai a non essere ottimista di fronte a questo, mi dice, anche se vanno in fissa temporanea per un solo tipo di vino (rifermentato, ossidativo, dissetante), anche se bevono vini naturali per moda, sono tutte persone che in altri tempi hanno bevuto birra, e della peggior specie.

Gaetano Saccoccio (Rimessa Roscioli, Roma) mi porta invece verso le vulnerabilità dei bevitori più giovani: il mercato del vino naturale, dice, è in questo momento un terreno scivoloso per chi non ha esperienza e strumenti solidi per leggerne le ambiguità. Da una parte c’è l’industria del vino che cavalca alcune parole magiche (“non filtrato”, “senza solfiti”, “in anfora”) svuotandole di storia e di etica di produzione: è un marketing opportunista che crea grande confusione, soprattutto in chi deve ancora formarsi uno spirito critico. Dall’altra, continua, la fissazione per il vino funky (o orange eccetera) va bene finché resta davvero un elemento di libertà, ma diventa pericolosa quando si irrigidisce su alcune caratteristiche e – il suo parere converge qui con quello di Alice Feiring – anziché creare complessità, finisce per ridurla.

Fare parte di un’avanguardia ci diverte ed emoziona e facciamo così tanto rumore che ce lo scordiamo: siamo un bruscolo nel mare. Non mi avventuro nei dati perché non ce ne sono di attendibili, ma dico due cose su cui a buon senso possiamo concordare: (1) il mercato dei naturali cresce ogni anno (2) in un settore però ancora largamente dominato dall’approccio convenzionale/industriale (al 95%? 90%?). Sulla scia di esperienze-faro, come quella del Noma, molta ristorazione stellata o parastellata si è convertita al naturale e i vini naturali si stanno ritagliano uno spazio (più o meno ghettizzato) nelle carte della ristorazione tradizionale e nelle pagine degli e-commerce generalisti.

Allo stesso tempo, il “naturale” resta un fenomeno largamente ancorato alle città. Se a Milano o Roma i tentativi di stigmatizzazione (un cartello “vino senza solfiti ma buono” o un ristoratore che definisce i vini naturali “quelli che puzzano”) brillano ormai per goffaggine; nelle città piccole, in provincia, in campagna, per proporre una carta di soli naturali ci vuole molto coraggio. Ordinare un vino naturale in un’osteria di Poggibonsi è qualcosa che potrei fare solo per allargare il mio repertorio comico. Eppure, scoprire i produttori del lago di Bolsena è un grande spreco se poi riescono a vendere solo a Roma e Tokyo, ma non, per dire, sullo stesso Lago di Bolsena. Ogni conquista ha i suoi tempi, credo

Se c’è una cosa che risveglia in me un vago senso di allarme è semmai questa: la gara di purezza a chi è più naturale. Una gara a tratti tribale, basata su un linguaggio assoluto e iperbolico, spesso condensato in slogan (“perché lo slogan è fascista di natura”, cantava un idolo della mia adolescenza). Un limpido esempio di questa deriva è il coro del NoSo2, il rivendicare l’assenza di solfiti aggiunti come se fosse l’unica cosa davvero importante – e lo dice una che preferisce bere vini senza solfiti aggiunti. Una simile retorica espone a due tipi di vulnerabilità. Da una parte distrae dall’importanza dell’approccio agricolo e dell’etica ambientale, che è ben più difficile da raccontare per slogan. Dall’altra, rende più facile per l’industria emulare il naturale e prendersi molti di quei ventenni curiosi, fabbricando un vino industriale “senza solfiti” oppure “non filtrato”. Le grandi aziende hanno i mezzi enologici per farlo (lo hanno già fatto) e un marketing smaliziato, capace di raccontarlo.

Per il resto, ci muoviamo sul crinale tra anarchia e bellezza, tra i vari assestamenti di un’avanguardia. Come procedere senza sbandare troppo, questa è la domanda. Ad esempio proteggendo le conquiste più preziose. Quella basilare, l’aspetto politico dell’agricoltura: ricordarci che chi coltiva la vigna proteggendo la qualità dell’aria e suolo sta facendo un servizio per tutti. E poi la diversità, la diversità ha sempre ragione, che la si tratti da principio biologico o filosofico. Proteggere la diversità nel vino naturale vuol dire pensare il vino come un’ampia gamma di sfumature tra l’irriverente e il classico; accettare la diversità di gusti senza prenderla come affronto o volgarizzazione; e soprattutto godersi l’idea che ogni territorio, ogni produttore e annata, ogni calice, sia fonte di sorpresa. La sorpresa va allenata – per sorprendersi davvero bisogna avere delle attese, cioè conoscere il contesto – ma in fin dei conti mantiene giovani. “

Grazie Diletta!