Domenica 10 marzo saremo presenti nella costa romagnola assieme ad alcuni nostri produttori di Arkè per far conoscere e sensibilizzare il pubblico con i nostri ” vini splendidamente selvaggi”. Vino in ogni caso, il primo importantissimo ( ma non scontato) focus: perchè di quello stiamo parlando! che poi si tratti di vino biologico, naturale o biodinamico quello è valore aggiunto.

Le aziende partecipanti di Arkè saranno:

ed inoltre avremmo un banco esclusivo dove potrete assaggiare i vini con lo staff Arkè i produttori che non potranno essere presenti di persona con :

 

La degustazione, vendita e workshop è organizzata presso il mercato coperto di Cesena, spazio antico dove le persone si sono sempre riunite per trovare gusti autentici e riscoprire antiche tradizione, cosa che ci riguarda direttamente.

 

Una bellissima opportunità che ci vede ancora una volta uniti, e pronti armati di calici, cavatappi e chiacchere, domenica 10 marzo dalle ore 11.00 alle 19.00.

Durante l’evento si svolgerà alle ore 15 un workshop (su prenotazione ) curato da Francesco Falcone dal titolo “Il ruolo del vino naturale”:

“I vini naturali hanno il sapore delle uve da cui sono fatti e del luogo dove sono cresciute. Il successo e l’evoluzione del vino naturale, in Italia e ovunque nel mondo, ci insegna che è possibile tornare un po’ indietro, quando la biodiversità era un valore importante. Negli ultimi dieci anni il miraggio di pochi è diventato un’oasi sempre più tangibile, che tanti appassionati amano frequentare. Il vino naturale, quando ben concepito, è bello, buono, vero, prezioso e ci dice tanto del futuro. Ci dice che se si potranno valorizzare i terroir e le denominazioni d’origine, allora si potranno custodire, in equilibri sempre nuovi, le risorse umane e ambientali dei luoghi d’origine. Il vino naturale, quello buono, è un inno alla creatività, all’energia e al sapore”.

Le nostre tematiche sono condivise e raccontate ancora una volta.

Finita la fiera, alla sera vi vogliamo segnalare un’altro incontro speciale all’insegna del buon vino e del buon cibo, presso Casa Artusi Ristorante , con una cena assieme a La Biancara VS Valli Unite per raccontare il loro modo, l’impegno in vigna ed in cantina, degustando assieme ad un menù dedicato molte specialità tipiche abbinati ai loro vini.

Fatti da uve a bacca bianca di fascino e intensità senza eguali: la Garganega e il Timorasso: sanno creare vini caparbi e opulenti, che difficilmente scivolano via senza traccia in bocca, ma che amano farsi ricordare e che parlano a voce alta del loro territorio di provenienza. Io amo definirli vini bianchi con il cappotto dei vini rossi, e siamo certi che ne conseguirà una bella sfida!

Ecco a voi la locandina della serata:

A cena con i Produttori Valli Unite & La Biancara

Vi attendiamo numerosi, sú dai che la Primavera e’ alle porte!!

Per altre informazioni potete consultare la pagina Facebook dedicata oppure scrivere una mail a d.venturi@dolce-vite.com.

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ” Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini, il vino buono (fatto come si deve) si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

 

Oggi siamo a Venezia. La bellissima e magica Venezia, lui è Andrea Lorenzon, giovane ed intraprendente e pure “figlio d’arte” ( il papà è il mitologico Oste Mauro Lorenzon dell’Enoiteca La Mascareta). Amante del vino naturale all’ennesima potenza, sa cogliere ed esaltare quello che c’è di speciale nel vino e ne diviene veicolo comunicativo per tutte le persone che lo vanno a trovare a CoVino.

 

Ecco il piatto ed il vino che ha scelto di raccontare tramite Arké.

 

 

Il piatto scelto da Andrea da bere assieme al Vespaio’

 

“Abbiamo scelto di bere il Vespaiò dell’azienda agricola Il Moralizzatore per l’amicizia e l’amore che ci legano a Chicco ed Andrea. Giochiamo con un vino veneto da vitigno autoctono vicentino: la Vespaiola. Ci è sembrato interessante l’abbinamento con un nostro piatto tradizionale ma non banale: il saor che viene dedicato alle verdure di stagione e al pesce del mercato di Rialto. un piatto che mantiene sempre la stessa preparazione, marinatura con cipolla in agrodolce, uvetta sultanina e pinoli, servito con polenta biancoperla. Cambiando la stagionalità cambiano anche gli ingredientiche decidiamo di marinare. L’abbinamento gioca sulla regione Veneto, ma anche la bollicina “birichina” andrà a sgrassare la sensazione agrodolce del piatto. Io sono Andrea, condivido con voi la passione peril vino, mi ha trasmette gioia di proporre vini naturali che si legano alla forza dei produttori, ai territorie alla digeribilità! In cucina Michele Conforti dalla scuola Alma, da valorizzare lo spirito del TEAM: Anna (braccio destro) Giuseppe (braccio sinistro) Andrew in sala e vini; i quali danno amore e passione ogni giorno.

IL VINO: Vespaiò 2017  de Il Moralizzatore.

 

 

Vino bianco naturalmente rifermentato in bottiglia. Prodotto da uve 60% Vespaiola, 40% Tai bianco, raccolto e diraspato a mano con l’aiuto di piccole reti metalliche, rimane a contatto con la buccia per 6 ore e poi pressato e fatto affinare in botti di acciaio. Rifermentazione con il proprio mosto vitale. Vino beverino e interessante, ottimo sia da aperitivo che da tutto pasto.”

 

 

 

Francesco ed Andrea che mostrano la “madre” del recioto 2004 de La Biancara. Andrebbe dedicato un’intero articolo sul metodo di servizio che usa Andrea. Un Maestro!

 

 

VINNATUR ROMA 2019

8 Febbraio 2019

 

 

Prontissimi con gli anticipi della (finalmente!) ormai prossima primavera, iniziano gli incontri con i nostri cari vignaioli!

Vinnatur Roma il 23 e 24 febbraio 2019 ospiterà 90 produttori di vino naturale tra Italia, Francia e Slovenia.

 

Per noi una fiera importante, che darà la possibilità di avere in degustazione ben i vini di ben 18 vignaioli:

Quattro aziende francesi, saranno presenti Isabelle e Jean di Rouges Queues, le altre aziende le presenteremo personalmente:

14 vignaioli italiani:

 

 

Appuntamento a Officine Farneto, dove VinNatur ha organizzato durante i due giorni anche due importanti convegni.

La sostenibilità ambientale alla base della viticoltura del futuro. Sabato 23 febbraio alle ore 16.00

Si parlerà di sostenibilità ambientale, che è sempre più oggetto di discussione nel mondo del vino, di come ridurre l’impatto sull’ambiente e sull’uomo per ricordare a tutti che produrre vino naturale non è solo un fatto di moda ma è una scelta di vita e di etica personale!

 

Tutto diviene importante quando si parla di rispetto per la natura e per la nostra salute come ad esempio il numero di passaggi con trattori e ridurre o eliminare lo zolfo ed il rame dalla viticoltura, durante il convegno parleranno

  • Ruggero Mazzilli, agronomo piemontese, specializzato in viticoltura, che fin dagli anni ottanta si è impegnato per diffondere la cultura del biologico, fondatore nel 2007 della Stazione Sperimentale per la Viticoltura Sostenibile.

 

 

 

  • dottoressa Patrizia Gentilini, oncologo ed ematologo, membro di Isde Italia – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – impegnata da oltre quindici anni a promuovere la riduzione dell’esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene.

 

  • Angiolino Maule, presidente associazione VinNatur e produttore di vino veneto.

 

 

 

 

 

Sandro Sangiorgi. I vini inconsueti. Domenica 24 febbraio, ore 14.00.

Il carismatico giornalista e scrittore romano condurrà una degustazione di “vini inconsueti.” Riservata ad un massimo di 40 persone, il prezzo è 30€ e include l’ingresso all’evento.

 

 

 

Sarà certamente un tasting interessante ed interattivo e Angiolino Maule ci ha commentato così :

“Gli ultimi anni sono stati molto importanti per noi, di grande crescita, sia in termini di presa di coscienza del ruolo dell’associazione che in numero di associati, a partire dalla grande svolta dell’approvazione del nostro disciplinare di produzione che mettiamo meticolosamentre in atto con la continua sperimentazione in vigneto – continua Maule – che ci permette di fare sempre più chiarezza sul mondo dei vini naturali e di dare nuove garanzie al consumatore. Dopo una prima esperienza positiva due anni fa abbiamo pensato che era arrivato il momento di tornare nella Capitale per far scoprire direttamente ai nostri estimatori a che punto siamo arrivati con i vini naturali”.

 

Il vino naturale ha molto da insegnare e da raccontare, come un maestro di vita.

 

 

 

 

Vi attendiamo numerosi!

 

Per altre informazioni consultate il sito di Vinnatur e prenotate la vostra visita!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel nostro nuovo Catalogo 2019, come vi abbiamo raccontato, abbiamo deciso di dare una svolta punk rock al modo di raccontare e parlare di vino, perchè alla fine di quello si parla.
Vino da bere, vino da vivere, vino da condividere e vino che ha già fatto la sua parte di storia e ne farà certamente ancora, sia di strada che di storia.
Eccovi allora il testo scritto dal nostro caro Gianpaolo Giacobbo, lui che di vino ne ha vissuto, dagli esordi del movimento ad oggi e continua orgogliosamente e passionalmente a farne parte…

Team Arkè

Parlare di storia del vino naturale significa raccontare la genesi del vino fin dalla sua prima  apparizione sulla terra, probabilmente ai tempi di Noè. Per secoli il viticoltore utilizzava strumenti di produzione e affinamento rudimentali, spesso in condizioni sanitarie non facili. La produzione del vino era strettamente legata ai ritmi scanditi dalla natura secondo il muoversi delle stagioni.

Con l’avvento e lo sviluppo dell’enologia nei  primi del Novecento il vino diventa più stabile, aumentando sensibilmente la sua franchezza e longevità. L’enologia soprattutto ha garantito al vino la possibilità di uscire dai confini territoriali per potersi affrancare anche sui mercati più lontani.

Sicuramente, in quei tempi, le attenzioni degli enologi erano indirizzate a realtà con capacità produttiva ampia come consorzi e cantine sociali. Il piccolo vignaiolo rimaneva ancorato ad un’idea di vino più antico, prodotto come si era sempre fatto e destinato al consumo interno o alle osterie locali.

 

Con il passare degli anni però, anche il vignaiolo inizia a pensare ad una sua identità trasformandosi sia in termini di prodotto che di obiettivi, aggiungendo alla sua azienda agricola l’idea di uno sviluppo commerciale.

Inizia così l’approccio più enologico anche da parte delle realtà più piccole per vedere i propri vini più puliti e stabili, e capaci di muoversi tranquillamente fuori dai confini locali. Qualcosa però scappa di mano e verso la metà degli anni Ottanta ci si accorge che questa idea di spogliare il vino del suo aspetto più rustico ha sorpassato il confine dell’identità.

È proprio in questo momento che in Italia qualche produttore inizia a pensare che le proprie vigne e i propri vini avessero cambiato fisionomia a tal punto di diventare irriconoscibili. Tra i primi senza dubbio Josko Gravner il quale capisce,dopo un viaggio negli Stati Uniti, cosa non doveva più fare e dopo qualche anno un viaggio in Georgia, dove invece il mondo del vino era rimasto ai tempi più antichi, capisce quel che deve fare.

In questo viaggio tra presente e futuro nasce l’idea  di ritornare ad un mondo del vino più credibile ed autentico tenendo fede però a quanto di buono la conoscenza aveva portato fino a quel momento. Una sfida enorme. A quel punto avrebbe avuto inizio un cambio di rotta epocale per il vino. A seguire Josko Gravner su quella linea di confine tra Italia e Slovenia, furono Stanko Radikon, Nico Bensa, successivamente Dario Princic e Walter Mlecnick e, dalle colline di Gambellara, un giovane Angiolino Maule.

Certamente a macchia di leopardo l’Italia ha avuto, prima di loro, figure illuminate che combattevano contro i mulini a vento. Persone che nel loro territorio facevano molto ma non riuscivano ad emergere e a far un gruppo critico solido. Giusto per citarne alcuni: Lino Maga,famoso per le sue lotte per rivendicare l’unicità della collina del Barbacarlo, oppure il Cav. Lorenzo Accomasso a La Morra, il Jazzista Pino Ratto ed il suo Dolcetto di Ovada, fino ad approdare al biodinamico Stefano Bellotti.

Pino Ratto

 

In realtà “i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo” erano coinvolti in un’impresa quasi utopistica che aveva come obiettivo rendere il vignaiolo un’interprete autentico e riconoscibile del mondo del vino. Inizia così una sorta di gara “a togliere”. Il gruppo rivoluzionario si ritrova periodicamente portando i frutti delle proprie sperimentazioni. Campioni ottenuti da vini con fermentazioni spontanee, rinunciando quindi ai lieviti selezionati e ai suoi attivanti, senza filtrazioni quindi tornando ai travasi, senza stabilizzanti di vario tipo fino ad approdare all’ambizioso obiettivo di rinunciare totalmente all’anidride solforosa che sembrava un obiettivo impossibile da raggiungere.

Questo percorso porta sul mercato, in prima battuta, vini estremi, spesso con sentori di riduzione piuttosto evidenti, ossidati, insomma per nulla convincenti se visti in superficie, ma rappresentavano una sorte di richiamo, un urlo disperato, una necessità di cambiamento.

C’era, in quella apparente follia, qualcosa di interessante, in qualche modo si intravedeva nel maremagnum di questi vini “strani” una luce di speranza.

Quei vini in realtà, evidenziavano qualcosa di intrigante, riappariva un’idea di vino più completo e tutto da indagare. Anche la stampa se ne accorge,in particolare la rivista indipendente Porthos con Sandro Sangiorgi al timone e la sua Ciurma.

Un gruppo di militanti di una comunicazione indipendente del vino, armati fino ai denti di taccuini e macchine fotografiche, si sparpagliano per le vigne d’Italia per documentare questo momento importante di trasformazione.

Al piccolo nucleo iniziale di produttori reazionari si uniscono ben presto altri vignaioli sparsi qui e lì lungo lo stivale. Un nutrito gruppo arriva dalla parte friulana, una nuova generazione di produttori convinti, folli ed “incazzati” convinti che questa poteva essere la strada giusta da percorrere.

Arriva poi il fronte veneto, quello emiliano con i rifermentati, i piemontesi aderiscono convinti e poi i toscani, gli umbri, fino ai siciliani. Dopo i tristi eventi del metanolo inizia in Italia un secondo rinascimento del vino, una nuova era, dopo il Punk la New Wave.

 

Nasce così la prima associazione di produttori di vini naturali che si chiamò in maniera un po’ arrogante “Vini Veri” per prendere provocatoriamente le distanze da chi rimaneva legato ad un’enologia classica.

In questo modo ci si prendeva il rischio di proporre vini che potessero anche non piacere, ma che rispondevano al proprio territorio di appartenenza, ai propri vitigni e alla filosofia di chi lo produceva. Non si trattava di essere migliori o peggiori ma era necessario specificare che i vini di questi produttori volevano arrivare alla terra e alla vera identità dei propri luoghi evitando le scorciatoie fino a quel momento proposte sia in agricoltura che in enologia. Prendono coscienza del reale valore del suolo e che si rende necessario un approccio più rispettoso.

Inizia un colloquio e rispetto tra produttore e la madre terra. L’uomo non è un animale sociale, si sa. Dopo qualche anno, l’associazione “Vini Veri” si scinde in Vini Veri da una parte capitanati da Teobaldo Cappellano, che troppo presto ci lascia ma che viene sostituito da Paolo Bea, e “VinNatur” con Angiolino Maule al comando.

Da questo momento in poi si creano altre associazioni di varia natura tutte alla ricerca di un orgoglio contadino.

 

Lou Reed, Mick Jagger e David Bowie; storia del rock e calici di vino

 

Oggi anche le grandi aziende parlano di biologico o di sostenibile, i vini naturali sono a pieno titolo nelle carte vini dei migliori ristoranti d’Italia e anche nel mondo la parola “organic” aggiunta a “wine” ha un valore unico e rassicurante.

C’è ancora molto da lavorare, soprattutto sulle patologie in campagna, ma diciamo che il sogno degli amici del bar è diventata una realtà solida.

Da quel gruppo di rivoluzionari sognatori oggi nasce e si sviluppa, un movimento che coinvolge ogni angolo del pianeta. Forse in quel momento nessuno se ne rendeva conto ma stava accadendo quello che la scena musicale newyorkese aveva vissuto vent’anni prima con Lou Reed e i Velvet Underground.

Loro non lo sapevano ma erano i Velvet… “

 

testo by Gianpaolo Giacobbo

 

 

Il Natural Wine Challenge 2019 è stato una bella giornata, dove il protagonista indiscusso rimane sempre lui, il vino naturale.

L’appuntamento è stato lo scorso lunedí 21 gennaio 2019 a Fidenza assiema a circa un centinaio di persone, tutti proveniente dal settore enogastronomico tra enoteche, wine-bar, ristoranti; la mattina abbiamo organizzato un convegno guidato da Federico Giotto, enologo abile e preparato, specializzato nel mondo del vino naturale, Gianpaolo Giacobbo il nostro consulente per Arkè, esperto per lavoro e passione.

Gli argomenti che son stati trattati hanno spaziato a tutto campo sul mondo enologico: dalla metologia in cantina, per ottenere vini il più possibile buoni ma naturali,  ai trattamenti in vigna, per annullare completamente non solo l’uso di pesticidi ed erbicidi, ormai ABC del mondo del vino naturale, ma per abbassare anche l’uso di prodotti di copertura come rame e zolfo.

Giotto ci ha parlato ampiamento di come ottenere il meglio da un terroir e di come fare vini di qualità, dove il  concetto di naturalità è un elemento imprescindibile. Dobbiamo capire però le cose di cui abbiamo bisogno per riuscire ad arrivare alla naturalità senza intaccare l’identità del vino.

Il difetto enologico non è identità. ( le famose “puzzette” )

Il produttore e l’enologo del futuro dovranno avere la sensibilità e la capacità di arrivare ad un vino naturale che si integro e lontano dai difetti più comuni capace di esprimere fino in fondo il territorio di appartenenza senza cadere nell’oblio del gusto omologato. Dovranno sapere esprimere identità del territorio e talento della vigna; per questo bisogna saper capire come alcuni processi produttivi possono essere attuati solo in alcuni posti. Il terroir è quell’elemento che fa esprimere un talento. Quel talento va liquefatto e riscoperto.

Giampaolo ha accompagnato il dibattito riportando grazie alla propria grande esperienza e sensibilità le proprie sensazioni e di come raccontare e far innamorare i clienti di questo fantastico mondo.

Durante il convegno sono stati degustati 4 vini peculiari per coprenderne assieme e discuterne le differenze, grazie al prezioso aiuto di Giotto, un veneto Incrocio Mazoni, un vino ligure 100% vermentino, un rosso del Beaujolais gamay 100% e una piccola chicca per coccolare il piccolo imprevisto riguardante la non presenza di Pierre Jancou, Recioto 1999 de La Biancara. wow.

 

Ed infine ecco la lista dei nostri 40 “soldatini” che sono stati degustati alla cieca, una gamma ampia e valida con colpi di scena e molto cuore, vini eccelsi! 15 vini dalla selezione Arkè e 15 dalla selezione Vite:

 

BOLLE:
Naturalmente Frizzante 2017 – Casa Belfi (Veneto, San Polo di Piave – Prosecco – rifermentato in bottiglia)
• Petite Nature 2017 – Martin Texier (Vallée du Rhone – Ardeche – Chasselas blanc e rose, Muscat d’Ambourg – Ancestrale)
So What 2014 – Nathalie Gaubicher (Loire – Terret – Ancestrale)
• Saint Vincent 2017 – Bergianti (Emilia Romagna – Modena – Lambrusco di Sorbara – Ancestrale)
Particella 128 2017, Cinque Campi (Emilia Romagna – Reggio Emilia – Metodo Classico)
Cuvée de Réserve Brut 2014 – Christophe Lefevre (Champagne – Vallée de la Marne – 80% Pinot Meunier, 20% Pinot noir)
• Le Talus de Saint Prix extra brut – Champagne Jeaunaux Robin (Champagne – Vallée du Petit Morin – 60% P. Meunier, 30% Chardonnay, 10% P.Noir)
BIANCHI:
• Vermentino Colli di Luni Selezione 2017 – Il Torchio (Liguria – Colli di Luni – Vermentino)
Orange 2017 – Domaine de Courbissac ( Languedoc – Minervois – Marsanne 50%, Muscat 20%, Grenache gris 30%. Macerazione 12 gg.)
• Chardonnay 2017 – GRAWU (Alto Adige – Chardonnay)
• Jurassique 2016 – D. de la Renardière (Jura – Arbois Pupillin – Chardonnay)
• Pouilly – Fuissé La Croix 2016 – Robert Denogent (Bourgogne – Macon – Chardonnay)
Derthona 2017 – Valli Unite (Piemonte – Colli Tortonesi – Timorasso)
Brespa 2015-2016 – Il Moralizzatore (Veneto – Alto vicentino – Vespaiola)
• Les Plans 2016 – D. du Trapadis (Vallée du Rhone – Rasteau – Grenache blanc)
Oran-G 2017 – Il Cavallino (Veneto – Gambellara – Garganega macerazione 6 mesi)
Pierrot 2016/2017 – reyter (Alto Adige – Muscaris)
ROSSI:
Haute Cotes de Beaune 2017 – Domaine des Rouges Queues (Borgogna – Cote d’Or – Pinot noir)
Nerocapitano 2017 – Lamoresca (Sicilia – Catania – Frappato)
• Rosso di Valtellina 2017 – BARBACAN (Lombardia – Valtellina Valgella – Nebbiolo Chiavennasca vari biotipi)
• Barbera d’Asti Superiore Primevì 2016 – Cascina San Michele (Piemonte – Asti – Barbera)
• Sangiovese Superiore di Romagna Biagio Antico 2016 – ANCARANI (Emilia Romagna – Oriolo – Sangiovese)
Pacina 2013 – Pacina (Toscana – Colli Senesi – Sangiovese 95%, Canaiolo e Ciliegiolo 5%)
• Versante Nord Rosso 2016 – Eduardo Torres Acosta (Sicilia – Etna – Nerello Mescalese ed altre varietà)
Don Pippinu 2016 – Vini Scirto (Sicilia – Etna – Nerello Mescalese e Cappuccio)
• Erba Salata 2017 – Colle Florido (Abruzzo – Colli di Pescara – Montepulciano)
Rosso Secondo 2016 – Pacina (Toscana- Castenuovoberandenga- Sangiovese)
OSSIDATIVI:
• Cuvée d’Automne s.a. – D. de la Pinte (Jura – Arbois – Chardonnay ouillé, Savagnin ouillé, Savagnin de voile)
Savagnin Type 2012 – Overnoy (Jura – Orbagna – Savagnin de voile)
• Verdelho Reserva Velha 10 YO – BARBEITO ( Madeira – Verdelho)

 

 

Vi aspettiamo il prossimo evento per degustare e poter parlare ancora di vino!

CATALOGO 2019

18 Gennaio 2019

Ecco a voi il nostro Catalogo 2019

 

WINE THE WORLD

 

Dopo l’anticipazione dove vi abbiamo raccontato chi siamo e sulle nostre intenzioni, eccovi il nuovo Catalogo!

 

Da quest’anno daremo ad ogni nuova uscita un tema stilistico e di contenuti legato ad un genere musicale, quello scelto per primo è il PUNK!

Perchè è la musica con cui siamo cresciuti e che ancora ci piace ascoltare, perchè è uno stile diretto, senza fronzoli ed inutili orpelli, come i vini naturali!

Un po’ perchè ci sentiamo anche noi una gang di punkrockers, uniti da uno stesso spirito unitario.

Spesso, infatti, i vignaioli più bravi, i loro distributori o agenti, gli osti e ristoratori che più tengono alla “causa”, si riconoscono, fanno gruppo, si sostengono, fanno festa assieme e lottano per far parlare (e bere) il più possibile questi vini vivi, vibranti e imprevedibili.

Un genere di rottura e di rinascita, come lo è stata la storia del movimento dei vini naturali, come ci racconta nella parte introduttiva Gianpaolo Giacobbo, ricordando i Velvet Underground del padre predecessore del punk, Lou Reed.

 

Un Catalogo ricco di contributi, tra cui la traduzione di un articolo di un oste francese a cui siamo affezionati da anni, Pierre Jancou, che è nostro ospite al Natural Wine Challenge di quest’anno e che è stato tra i primi, a Parigi, ad aprire e creare la moda dei neo-bistrot e a servire solo piccoli produttori naturali.

 

I contributi di cui andiamo più fieri sono nella parte finale del Catalogo, e sono stati scritti per noi da amici e clienti Chef, che hanno abbinato un loro piatto famoso o a cui sono legati, ad un vino naturale, e sono:

Lorenzo Cogo de El Coq di Vicenza, Maurizio Raselli del 3 Rane di Lecce, Romana Cipriani de Il Doppio di Roma, Pierluigi Di Diego di Manifattura Alimentare di Ferrara, Guendalina Cataldi del BellaBu di Genova, Andrea Lorenzon del Covino di Venezia.

 

E quindi…buona lettura a tutti e W i vini naturali!

 

LINK PER IL PDF DEL CATALOGO 2019: www.vininaturali.it/catalogo/catalogo.pdf

 

Ringraziamo per il lavoro svolto, per la loro professionalità e passione per questi vini: Ey Studio per le grafiche e l’impaginazione, Lorenzo Rui per le foto, Tipolitografia Pavan per la stampa. Tre piccole eccellenze vicentine.

 

Erica, Francesco e Gianpaolo

 

 

 

A breve uscirà il Catalogo 2019 di Arké.

Iniziamo a presentarvelo partendo da noi, raccontandovi chi siamo. La squadra si è allargata, da quest’anno, in pianta stabile con noi c’è l’amico Gianpaolo Giacobbo, da una vita grande appassionato di vino.

Il tema stilistico che abbiamo scelto per le grafiche, fatte da Ey Studio, e le foto, di Lorenzo Rui, è il punk: così com’era il nostro animo da adolescenti e come a volte vorremmo tornasse, così come son spesso visti, da fuori, i vini naturali e chi li fa…o semplicemente perchè piace a noi!

 

Eccovi, quindi, la nostra presentazione:

 

Arké nasce da una passione e come tutte le passioni insegue un sogno.

La natura è la parte più significativa e fondamentale, è principio di unicità e mutevolezza che coinvolge gli umani, la terra, le piante, in un’armonica danza irripetibile.

La nostra vita è da sempre impregnata e intrecciata con il mondo del vino naturale, che segue i ritmi della terra, e tutto ciò ha spontaneamente generato e alimentato Arké.

In questo percorso meraviglioso abbiamo conosciuto e frequentato vignaioli, uomini della terra, siamo entrati nelle loro case, nelle loro cantine bevendo il loro vino ed ascoltando le loro storie, cercando di capire fino in fondo il rapporto che avevano con la propria terra e con le vigne, da questi viaggi nel 2004 nasce Arké.

Lo scopo principale era la volontà di rendere facilmente fruibile agli appassionati di vino quei produttori che rimanevano nella penombra, incapaci di comunicarsi ma meritevoli di essere conosciuti perché sapevano e sanno donare emozioni e sensazioni speciali.
La nostra è una selezione rigorosa e in constante crescita, così come la ricerca che quotidianamente facciamo per garantire ai nostri clienti vini autentici e rispettosi del territorio, rappresentativi come i vignaioli e le mani che li accompagnano, dalla prima foglia nata al tappo che sigilla le bottiglie.

I principi cardine che regolano le nostre scelte si basano su vini di qualità ottenuti senza interventi correttivi in cantina, cerchiamo di condurre questa indagine per i consumatori finali, appoggiandoci ad associazioni che da tempo si impegnano per garantire vini che non presentino traccia di chimica di sintesi, come VinNatur.

Riteniamo però che la garanzia migliore sia data dalla conoscenza diretta dei nostri vignaioli, e ciò rappresenta per noi un tassello fondamentale.
I produttori da noi scelti devono essere belle persone e per noi sono amici, prima di essere semplici fornitori.

Arké è sogno, sogno magico che crede che i vini naturali possano, anche se in parte, fare la grande differenza.

Ad occuparsi di Arké c’è Francesco Maule, figlio di Angiolino Maule de La Biancara, che con sua moglie Erica Portinari hanno messo le basi ed allargato la squadra di vignaioli, viaggiando in lungo e in largo l’Italia e la Francia.

Da oggi si unisce alla banda in pianta stabile anche l’amico Gianpaolo Giacobbo, da sempre legato al movimento dei vini naturali e inguaribile rocker, pronto ed abile “insegnante” capace di trasmettere il delicato approccio nel proporre il vino naturale ad agenti, ristoratori e sommelier.

 

 

 

 

NOT – Rassegna dei vini franchi

Palermo, il 12, 13 e 14 Gennaio, presso i Cantieri culturali alla Zisa.

 

Con grande piacere torniamo in Sicilia, per la prima edizione di una fiera dedicata ai vini naturali e di territorio che da subito ci ha affascinato per il calibro degli ospiti invitati che parleranno ai numerosi convegni e seminari che sono stati organizzati: tra gli altri Nicolas Joly, Sandro Sangiorgi, Giampaolo Gravina, Fabio Rizzari, Gae Saccoccio e Davide Longoni.

Per noi sarà la prima fiera del 2019 e vedrà la partecipazione di queste nostre aziende:

Il motto della fiera è  “Do Not Modify, Do Not Interfere”  e racconta come il vino possa rappresentare il modo più etico e preciso per stare al mondo, si parlerà di biodinamica e naturalità  e saranno coivolti sia enoteche che ristoranti per una grande festa in tutta la città e la provincia con gli appuntamenti NOT OFF: cene, aperitivi, degustazioni presso ristoranti, pizzerie ed enoteche sul tema vino naturale con i vignaioli, al fine di avvicinare i consumatori ad una tipologia di vino che appassiona sempre più.

Per consultare il programma completo cliccate qui.

 

Ci vediamo nell’isola piû bella che c’è pronti a degustare e parlare con tutti voi!

 

 

 

 

 

 

Il primo relatore che interverrà al The Natural Wine Challenge 2019 sarà Federico Giotto, enologo trevigiano virtuoso e all’avanguardia, sempre molto attivo nel suo laboratorio Giotto Consulting a livello di ricerca e sperimentazione. Amante del design, delle innovazioni tecnologiche e della barca a vela nel tempo libero.

Nato a Conegliano (TV) il 03 ottobre 1977, vive a Follina (TV) nel cuore delle colline trevigiane. Il suo percorso formativo inizia presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia Cerletti di Conegliano Veneto ottenendo il diploma di enotecnico, proseguendo poi con la laurea in enologia conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Padova.

Ancora studente prende il via la sua carriera di enologo come libero professionista collaborando con alcune importanti realtà italiane, fino al 2006 quando fonda la “GiottoConsulting srl” a Follina (TV), centro di consulenza, ricerca e formazione in ambito enologico e viticolo. Oggi l’azienda è composta da un team di dieci professionisti e collabora con una trentina di aziende in tutta Italia e all’estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

Di cosa ci parlerà?

Di come ottenere il meglio da un terroir e di come fare vini di qualità, rispettando il più possibile l’ambiente e intervenendo il meno possibile in cantina.

La naturalità è un elemento imprescindibile. Dobbiamo capire però le cose di cui abbiamo bisogno per riuscire ad arrivare alla naturalità senza intaccare l’identità del vino.

Il difetto enologico non è identità.

Il produttore e l’enologo del futuro dovranno avere la sensibilità e la capacità di arrivare ad un vino naturale che si integro e lontano dai difetti più comuni capace di esprimere fino in fondo il territorio di appartenenza senza cadere nell’oblio del gusto omologato. Dovranno sapere esprimere identità del territorio e talento della vigna; per questo bisogna saper capire come alcuni processi produttivi possono essere attuati solo in alcuni posti. Il terroir è quell’elemento che fa esprimere un talento. Quel talento va liquefatto e riscoperto.

Se riusciamo a raggiungere questo obiettivo allora il vino italiano sarà davvero unico e irrinunciabile.

 

 

Di seguito l’intervista che ci ha concesso:

 

D. Federico, quando e perché hai deciso di diventare un enologo?

Come spesso accade le nostre scelte sono anche frutto del caso: quando avevo quattro anni, dopo la morte di mio padre, mia madre decise di comprare una piccola campagna nelle colline di Valdobbiadene con lo scopo di dare a me e mia sorella una qualche forma di sostentamento. Crescendo in quel luogo magico, dove ora è la sede la GiottoConsulting, non fu difficile innamorarmi della vigna e del vino e intraprendere gli studi di enologia fu una conseguenza del tutto naturale.

 

D. Quale può essere il ruolo di un enologo moderno?

Elogiato e idolatrato prima, mistificato poi, il ruolo dell’enologo assume oggi, nella sua forma più vera, un valore di rilevante importanza. Un enologo è prima di tutto un grande agronomo, un’attento ascoltatore in grado di cogliere le sfumature di un territorio, i talenti di un uva e di tradurle e racchiuderle in qual cosa di veramente unico, vero e genuino. L’enologo moderno è colui che riesce ad applicare a tale la propria conoscenza, senza rimanere vittima del proprio sapere.

 

D. Ci dai la tua definizione di terroir?

Un grande amico una volta mi disse che noi siamo tutto quello che ci siamo accorti di non aver avuto perché, solo in questa condizione, l’uomo è stimolato a coltivare e ad esaltare i suoi talenti. Ebbene penso che questa affermazione, entro certi limiti, si possa applicare anche all’uva e al vigneto in generale: una pianta che vive in un terreno ricco, fertile, irriguo e con un clima accogliente non darà mai una grande uva e quindi un grande vino. Il terroir è un luogo che permetta al vitigno di esprimere il suo talento e permettendogli di diventare esso stesso interprete e sintesi di quel luogo.

 

D. Esiste il vino naturale? Sai darmi una definizione?

Si esiste, ma non solo nell’accezione in cui oggi viene rappresentato. Spesso si parla di vinificazioni o sistemi di coltivazioni “naturali” e queste due condizioni dovrebbero quasi bastare a definire un vino naturale. La mia attenzione invece è più rivolta alla natura quale forza generatrice di talenti e di identità e di mettere in pratica una conoscenza sensibile in grado di liquefare questo messaggio. La coltivazione e la tecnica di vinificazione saranno quindi una scelta responsabile per l’attuazione di un percorso e quindi un progetto territoriale.

 

D. Che idea ti sei fatto del mondo del vino oggi e come lo immagini nel futuro o come lo vorresti?

E’ un mondo meraviglioso, positivo e stimolante. Mai come in questi ultimi anni il vino ha attratto così tanto interesse. Talvolta però, in tutto questo fermento si finisce col parlare tanto di vino ma poco del vino. La differenza è prospettica, sottile ma sostanziale.

 

D. Esiste un linguaggio alternativo del vino rispetto a quello adottato oggi? Cosa bisogna cambiare secondo il tuo punto di vista?

L’evoluzione del concetto di qualità del vino rende necessaria l’introduzione di un linguaggio nuovo, forse più simile a quello utilizzato per la recensione di una musica o di un film, rispetto alle descrizioni usate fino ad oggi con l’unico scopo di darne uno sterile giudizio. Un linguaggio che sia in grado di rappresentare le sfumature del carattere del vino e non quelle del colore, un linguaggio che riesca a raccontare l’identità e l’essenza della sua natura e non unicamente l’intensità aromatica o gustativa.

 

D. Qual è stato il momento in cui ti sei emozionato di più esercitando la tua professione?

Il mio lavoro è fonte di emozioni continue, tanto che il mio lavoro, oltre alla vela, è anche il mio hobby preferito. E’ difficile dare una scala di valori alle emozioni ma una delle più recenti è stato riassaggiare qualche giorno fa uno dei “miei”  primi vini, un Valpolicella Mithas del ’99 e ritrovarlo ancora vivo, verticale, dinamico.

 

D. Cos’è che ami del tuo lavoro?

Amo molto il confronto, in primo luogo con la natura e in secondo luogo con le persone: non esistono molte professioni che ti consentono di arricchirti con entrambe le cose.

 

D. Quanto è importante l’apporto del mondo scientifico al mondo enologico?

Domanda più che mai attuale in un contesto storico in cui la scienza viene spesso presa di mira per paura che essa sia una limitazione alla naturale espressione della natura. Io al contrario sono convinto che la ricerca sia indispensabile non solo come fonte di arricchimento del nostro sapere, ma anche come stimolo alla sensibilità e all’intuito dell’uomo. Con questi sani principi devo dire che temo molto più l’ignoranza che la conoscenza.

 

D. Cosa manca ancora di importante al mondo del vino?

Il mondo del vino, specialmente quello dei cosi detti vini naturali, ha bisogno più che mai di una ricerca seria e che realmente riguardi i temi sensibili che interessano tutti i viticoltori. Purtroppo ad oggi la maggior parte delle ricerche vengono fatte da aziende o enti che non hanno un legame diretto con la terra ma che spesso vendono servizi o prodotti. Quello che mi piacerebbe è che le piccole aziende, unite, si confrontassero realmente e si facessero promotrici di ricerche strutturate in grado di trovare soluzioni naturali sulla base delle loro reali necessità.

 

Per acquistare i biglietti per l’evento:  www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

 

 

 

 

 

 

Torniamo in Piemonte per incontrare i nostri produttori, per assaggiare le vasche delle nuove produzioni e per respirare il loro sapere da trasmettere in giro per lo stivale. Usciti dall’autostrada i cartelli stradali che indicano i paesi i vari villaggi fanno emergere un’emozione che si rinnova ogni volta che arriviamo nelle zone vocate del vino.  Giungiamo nella denominazione del Barbaresco, da sud entriamo nel Cru delle Roncagliette tra le Roncaglie e il vigneto Roccalini, un’area passata alla storia grazie ad Angelo Gaja che qui possiede le vigne di Sorì Tildin e Costa Russi, le vigne che hanno permesso al Barbaresco di diventare tra i vini più conosciuti al mondo.

 

In questo contesto  si trova la cantina “La Berchialla” di Olek Bondonio e famiglia. Da qui si gode una   vista a trecentosessanta gradi sulla denominazione che definiremo didattica. A Nord il paese di Barbaresco con i cru, tra gli altri, di Asili, Moccagatta, Rabaja mentre verso sud Treiso, Neive dove Olek possiede il vigneto di Starderi e sullo sfondo il crinale di Barolo da cui spicca La Morra a cui arriveremo più tardi. Il vigneto le Roncagliette fa emergere la natura del suolo che Olek ci spiega essere di orgini antiche e per questo così vocato. Nato per sollevamento del mare, è molto ricco di argilla, calcare e microelementi che donano struttura e finezza al suo nebbiolo. Entriamo nella cantina dapprima tra le vasche in acciaio per assaggiare la Barbera, il Dolcetto e la Pelaverga, il vitigno autoctono a rischio di estinzione ma tenuto con tenacia alla Berchialla, ma in particolare dalla signora Lisetta Burlotto, suocera di Olek. I vini in acciaio sono già molto godibili e aperti anche in questa fase iniziale, un’annata calda e generosa che dona vini di facile lettura.

Nella stanza accanto entriamo dove giacciono le botti in legno, per degustare i Cru di Nebbiolo, quelli sotto la casa la Roncaglietta e poi lo Starderi a Neive. Olek è molto attento in vinificazione, e sente molto la responsabilità che una denominazione come quella di Barbaresco gli impone nell’interpretazione di questo vino. E’ consapevole della grande nobiltà che questi terreni possono apportare al prodotto finito, ma è altresì consapevole del fatto che il delicato passaggio della vinificazione debba essere fatto con rispetto anche di chi il vino poi lo beve. Un nebbiolo su queste terre gli consente di operare con sicurezza, Olek ha le idee molto chiare e sa bene cosa vuole e come ottenerlo. La vinificazione è spontanea e senza solfiti aggiunti, non ci sono filtrazioni o aggiunte di qualsiasi natura, ma solo tanta attenzione e pazienza. L’affinamento avviene in botti tra gli 11 e i 16 ettolitri di produzione austriaca.

 

Dopo qualche assaggio la fame si fa sentire e ci dirigiamo verso il ristorante del Real Castello di Verduno, di proprietà della moglie Alessandra Buglioni. La porta di legno d’ingresso è lavorata, importante, con un po’ di fantasia si può immaginare un volto che scruta il nostro ingresso immersi in un clima ovattato quasi sussurrato, sicuramente fiabesco. In cucina la signora  si fornelli ci  dona una sensazione di sicurezza, quasi materna. Le grandi stanze fanno ben intendere l’idea di imponenza che un castello come questo voleva comunicare nei tempi addietro sebbene l’arredamento caldo e i colori delle pareti, restituiscano un clima famigliare e accogliente. Alle pareti l’arte la fa da padrona. Prendiamo posto nel tavolo rotondo apparecchiato solo per noi, davanti ad una grande e luminosa finestra.  Un pranzo che difficilmente dimenticheremo, con sapori autentici sapientemente preparati. La prima pietanza è una incredibile testina di manzo bollita e servita con una cremosa salsa di peperoni, poi le trippe in umido e olive, quindi un bel pezzo di formaggio affinato nelle vinacce del nebbiolo e per finire le pere al forno gustosissime.

In anteprima degustiamo la nuova entrata il rosso Carolina, 80% barbera 20% dolcetto senza solfiti aggiunti, un vino molto piacevole e delicato, la barbera da queste parti è più gentile, emerge la parte salina conferita dal terreno che dona bevibilità.

Il Barbaresco Roncagliette 2016 (in uscita la prossima primavera) dal colore  rosso mattone al naso è molto elegante dal tratteggio fine da cui emergono sentori floreali e ciliegia selvatica, mirtillo e tratti balsamici freschi, al palato è elegante, dotato di una tessitura fine con i tannini ben composti e bella persistenza gustativa. Un grande Nebbiolo.