Sarà per noi un onore avere come ospite per il Natural Wine Challenge l’affascinante personaggio che è Pierre Jancou.

Oste e ristoratore intraprendente e sempre alla ricerca di nuove avventure, da sempre sostiene con fierezza e convinzione i vignaioli naturali ed i loro vini.

I locali che ha aperto nel corso degli anni sono diventate vere e proprie icone per gli amanti dei vini naturali, noi siamo stati qualche volta suoi ospiti e, grazie forse anche al rispetto ed alla stima reciproca, siamo sempre stati divinamente!

Vediamo assieme chi è Pierre Jancou, di seguito una breve biografia ed un’intervista fatta per noi:

 

Svizzero, nato a Zurigo e cresciuto da bambino con una famiglia italiana originaria di Modena.

Nel 1988, a 18 anni, arriva a Parigi iniziando a fare tantissimi lavori nella ristorazione, tutto quello che si poteva. Nell’ 89 e fino al 91 lavora come barman al “Bain Douches” una discoteca mitica di quell’epoca.

Nel 92 apre il suo primo ristorante “La Bocca” trattoria italiana.

Nel 99 decide di intraprendere la strada della cucina, soprattutto perché nella sua testa ha sempre pensato che per gestire un ristorante sia fondamentale saper cucinare.

Si iscrive ad un corso di cucina italiana in Emilia. Qui lavora a fianco di Igles Corelli e Massimo Bottura, era il 2000. Durante il suo passaggio in Italia ha modo di scoprire autentiche chicche gastronomiche che a quel tempo non erano presenti a Parigi.

Nel 2001 torna a Parigi e apre in seguito: “La Crémerie”, “Racines”, “Vivant”, “Vivant cave”, “Heimat” e “Achille”.

In questo periodo crea il movimento “MorethanOrganic” http://morethanorganic.org/

 

Pierre è il primo a portare il concetto di neo-bistrot a Parigi. Pochi piatti, materie prime eccelse, informalità nel servizio e nella mise en place, ma soprattutto carte vino solo di vini naturali.

Oggi ha lasciato Parigi e ha aperto un ristorante, il “Café des Alpes” dove propone cucina rurale, senza o quasi ausilio di elettricità e tecnologia.

 

D – Visto le tue molteplici iniziative a livello imprenditoriale nel mondo della ristorazione, come riassumeresti i passaggi per creare un’impresa ristorativa di successo basata sul servizio dei vini naturali?

 

Come potrei risponderti.. la mia ricerca a Parigi e stata come un “brocanteur”, uno che cerca  delle chicche, dei posti con una storia, dimenticati o gestiti male e di ridare a questi posti

uno splendore e un anima.

“La Bocca” era una vecchia boulangerie splendida, la cremerie una latteria del 1880, “Racines” un vecchio “imprimeur” dentro un passaggio storico citato da Zola, il passage des panoramas,

Vivant e Vivant Cave dentro un’uccelleria del 1903 coperta di piastrelle uniche e bellissime, Heimat era dietro il Palais Royal, proprio lì dove è morto Molières, Achille in fine era un vecchio café che ho voluto far rimanere con il carattere dei café dei primi del 900.

Per me il luogo è importante, la storia del luogo è importante.

Ho sempre cercato di portare un nuovo stile di ristorazione. La mia idea era quella di portare l’alta cucina di ricerca in un ambiente bistrot.

Il menù scritto in lavagna, l’assenza di tovagliato, però le posate erano sempre di artigianato così come i bicchieri.

La lista vini esclusivamente naturale.

 

Dovete pensare che quando ho iniziato, nessuno dava importanza a queste cose. Sono stato il primo a portare la Berkel a Parigi, dove tagliavo il culatello e il lardo di Fausto, il guanciale di Berardi, i salumi Fracassi…

Poi c’erano il Parmigiano di Bonati e i pecorini di Gregorio. Per me la ricerca è una cosa fondamentale.

Non ho mai avuto soci o investitori, eccetto che per  Heimat, sempre da solo, uno dopo l’altro.

 

L’idea era quella di cercare luoghi bellissimi a basso prezzo, portando la mia filosofia di ristorazione e rilanciando il locale.

Quando il posto era partito e lanciato, allora cercavo altro per creare. La creazione per me è fondamentale, se non riesco a creare qualcosa di nuovo mi annoio.

Per diventare ristoratore, ci vuole tanto lavoro, ci vogliono idee originali, bisogna raccontare una storia, essere presenti, rispettare i clienti facendoli sentire come a casa e non per ultimo, scovare talenti sia in cucina che in sala.

 

D – Quali sono i compiti di un “oste” al giorno d’oggi?

 

R – Ti voglio rispondere in due parole; onesto e vero.

 

D – Uno dei problemi che spesso hanno i ristoratori in genere è quello di non avere uno staff altamente preparato. Secondo la tua esperienza come è possibile creare una squadra di sala che sia formata e preparata?

 

R – Lo staff di lavoro ti deve rispettare, e ti rispetta se sei un gran lavoratore prima di tutto. Poi bisogna saper creare passione in un ambiente familiare ma pur sempre di lavoro. Ho sempre cercato di spingere i miei collaboratori ad essere persone migliori e ricche di interesse, ma è fondamentale dare l’esempio.

 

D – Ritieni sia importante pensare ad un nuovo linguaggio nel mondo del vino? Potresti indicarci alcuni aggettivi che hai utilizzato durante la tua carriera professionale?

 

R – Mi piace più il termine vin vivant che vin naturel per esempio.

Mi sembra più chiaro. Nel vino naturale, così come nel vino convenzionale  c’è di tutto, buono e cattivo.

Io mi ritengo allievo della scuola Chauvet e Neauport, dunque un linguaggio diverso da quello classico, più libero, dove il linguaggio e gli aggettivi li crei tu cercando dentro di te, usando la tua sensibilità e la tua esperienza.

 

D – Vorremo che ci raccontassi come avviene il tuo approccio verso un cliente che è interessato a bere un bicchiere o ad acquistare una bottiglia?

 

R – Prima di tutto bisogna capire i gusti del cliente; che vini beve, cosa gli piace, cosa vorrebbe? Poi in base a questo proporgli qualcosa  che piace a lui e non solo a, questo è molto importante. Se vuoi far cambiare i gusti ai tuoi clienti bisogna farlo piano piano, con rispetto e cercando di creare un percorso che possa far aprire le persone.

 

D – Indicaci un tuo abbinamento che ha riscontro un enorme successo e uno che invece hai sempre pensato ma che non sei mai riuscito a proporre

 

R – Amo gli abbinamenti originali, non classici. Spaghetti ai ricci di mare con un Serraghia di Bini oppure degli gnocchi fatti in casa con all’amatriciana (guanciale Berardi) e pecorino abbinati ad un vecchio Gamay d’Auvergne di Patrick Bouju.

 

D – Ultima domanda, cosa e come si dovrebbe comunicare quando si consiglia un vino?

 

R – Bisogna fare passare  un messaggio, racconntare la storia del vino, della donna o del uomo che lo fa, come è vinificato, il suo terroir, la sua terra, è tutto una questione d’amore!

Le persone vogliono sognare e il vino li aiuta a viaggiare.

Quello che cerco in un vino è proprio questo, voglio sentire la sua energia.

 

Vorrei aggiungerti alcune mie considerazioni finali.

Per diventare ristoratore bisogna amare gli altri, bisogna amare dare, perché  ritengo che non si può ricevere nella vita senza dare.

Un gesto, una parola giusta, un bicchiere di vino.. ci sono tanti modi.

 

Per chi vuole lavorare nei vini naturali chiaramente è importante conoscere bene i distributori e assaggiare il più possibile ma è ancora più importante andare a conoscere i vigneron nelle loro terre e nelle loro cantine.

Bisogna lavorare con esperienza e assaggiare tanti vini per potere poi passare un messaggio, raccontare una storia e semplicemente far bene il proprio lavoro.

Il nostro dovere e di far cambiare le cose piano piano ognuno al suo livello.

Il cambiamento c’è, la coscienza per un mondo più giusto, più libero dalla chimica e anche la voglia di mangiare e bere con una tracciabilità. Ma la strada è ancora lunga e avremo ancora tanti anni per cambiare veramente le cose e combattere pacificamente per un mondo più sano.

 

Racines

 

 

Pierre è persona schietta e sincera. Le sue idee di ristorazione sono state lungimiranti e hanno apportato un cambiamento totale nella nuova generazione di ristoratori, all’inizio in Francia e poi in tutto il mondo.

Pierre Jancou rappresenta uno dei padri della generazione dei neo-bistrot.

Abbiamo voluto darvi l’occasione di conoscere, ascoltare e apprendere tutti gli ingranaggi che stanno dietro ad un idea di ristorazione.

 

Per farlo dovrete partecipare al prossimo Natural Wine Challenge 2019!

 

Come?

 

Prenotando il tuo biglietto qui:  www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

 

I dettagli della giornata sul nostro precedente articolo: www.vininaturali.it/the-natural-wine-challenge-2019

 

 

Ci vediamo a Fidenza il 21 Gennaio!

 

 

 

 

 

 

Torna l’evento formativo organizzato con i colleghi di Vite!

The Natural Wine Challenge 2019

Lunedì 21 Gennaio dalle ore 10. Location:  Km90 a Fidenza

Relatori: Federico Giotto (enologo) e Pierre Jancou (ristoratore).

 

Si tratta di una giornata interamente dedicata ai professionisti del mondo del vino, pensata e creata per fornire uno strumento di studio approfondito su degustazioni,  abbinamenti, scoperte e servizio.

NWC 2019 è un progetto unico nel suo genere. E’ una sfida contro se stessi per valutare la propria capacità di scelta dei vini, del loro abbinamento ma soprattutto la bravura nell’individuare talenti.

Per fare questo abbiamo deciso di stravolgere il programma della precedente edizione. Quest’anno infatti, la prima parte sarà interamente dedicata alla conferenza e solo dopo si procederà alla degustazione dei vini.

L’aspetto che contraddistingue NWC è la partecipazione di professionisti del settore. Quest’anno gli ospiti saranno due: un enologo ed un ristoratore.

 

Enologo: Federico Giotto. www.giottoconsulting.it

Enologo e ricercatore scientifico di professione. Amante del design, delle innovazioni tecnologiche e della barca a vela nel tempo libero.

Nato a Conegliano (TV) il 03 ottobre 1977, vive a Follina (TV) nel cuore delle colline trevigiane. Il suo percorso formativo inizia presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia Cerletti di Conegliano Veneto ottenendo il diploma di enotecnico, proseguendo poi con la laurea in enologia conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Padova.

Ancora studente prende il via la sua carriera di enologo come libero professionista collaborando con alcune importanti realtà italiane, fino al 2006 quando fonda la “GiottoConsulting srl” a Follina (TV), centro di consulenza, ricerca e formazione in ambito enologico e viticolo, puntando sulla centralità del cliente, la qualità del servizio, la valorizzazione delle risorse umane e l’innovazione. Oggi l’azienda è composta da un team di dieci professionisti e collabora con una trentina di aziende in tutta Italia e all’estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

 

La nostra intervista per l’occasione con i temi che andremo a trattare nel convegno: www.vininaturali.it/federico-giotto-the-natural-wine-challenge-2019

 

 

Ristoratore: Pierre Jancou. www.morethanorganic.com

Svizzero, nato a Zurigo e cresciuto da bambino con una famiglia italiana originaria di Modena.

Nel 1988, a 18 anni, arriva a Parigi iniziando a fare  tantissimi lavori nella ristorazione, tutto quello che si poteva. Nell’ 89 e fino al 91 lavora come barman al “Bain Douches” una discoteca mitica di quell’epoca.

Nel 1992 apre il suo primo ristorante “La Bocca” trattoria italiana.

Nel 1999 decide di intraprendere la strada della cucina, soprattutto perché nella sua testa ha sempre pensato che per gestire un ristorante sia fondamentale saper cucinare.

Si iscrive ad un corso di cucina italiana in Emilia. Qui lavora a fianco di Igles Corelli e Massimo Bottura, era il 2000. Durante il suo passaggio in Italia ha modo di scoprire autentiche chicche gastronomiche che a quel tempo non erano presenti a Parigi.

Nel 2001 torna a Parigi e apre in seguito posti che sono poi diventati mitici: “La Crémerie”, “Racines”, “Vivant”, “Vivant cave”, “Heimat” e “Achille”.

In questo periodo crea il movimento ed il sito “MorethanOrganic”.

Pierre è il primo a portare il concetto di neo-bistrot a Parigi. Pochi piatti, materie prime eccelse, informalità nel servizio e nella mise en place, ma soprattutto carte vino solo di vini naturali.

 

Oggi ha lasciato Parigi e ha aperto un ristorante, il “Café des Alpes” dove propone cucina rurale, senza o quasi ausilio di elettricità e tecnologia. Si tratta sicuramente di due personaggi molto diversi e lontani tra loro, ma è proprio questo quello che volevamo portare.

 

La nostra intervista per l’occasione con i temi che andremo a trattare nel convegno: www.vininaturali.it/pierre-jancou-the-natural-wine-challenge-2019

 

 

 

La degustazione dei vini sarà completamente alla cieca.

I selezionatori Andrea Gaggero di VITE e Francesco Maule di Arké hanno realizzato una linea di assaggi di 30 vini tutti da scoprire.

 

Per prenotare il tuo posto al prossimo Natural Wine Challenge: www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

Il costo del biglietto è di 40€ . Il prezzo comprende il buffet del pranzo ed un libretto che verrà lasciato ad ogni partecipante con il resoconto della giornata e l’elenco dei vini degustati.

 

Il flyer di invito in pdf: Flyer

 

 

 

 

 

 

ETNA ETNA ETNA ETNA

14 Novembre 2018

 

Etna: un mondo a parte, catapulta emozionale di uve che cavalcano le onde sensoriali nel mondo del vino.

Siamo scesi in Sicilia, a casa di Giuseppe e Valeria Scirto ( gli Scirti ) che, oltre ad essere una coppia affiatata e novelli sposi, sono anche produttori di vini naturali fantastici, che coltivano le loro vigne ai piedi dell’Etna, terra meravigliosa e molto “energica”, dove tutto parla del vulcano: dal colore dei vini, ai colori del suolo oltre all’intensità di profumi e sensazioni.

Tutto inizia con il nonno di Giuseppe, detto “Don Pippinu”, produttore di vino ed olio che venivano venduti sfusi a Passopisciaro, e grazie al quale Giuseppe fin da piccino si è innamorato della vite, passando i pomeriggi d’estate ad aiutare il nonno nei lavori di campagna.

Al nonno e alla sua storia tutta siciliana sono dedicate le loro etichette:

  • Don Pippinu Bianco, così come venivano chiamato il nonno, prodotto da uve carricante, catarratto, minnella e grecanico
  • Don Pippinu Rosso fatto con uve raccolte da vigne vecchie di circa 80/100 anni di Nerello Mascalese
  • A’ Culonna, in onore del monumento in centro del paese di Randazzo dove si era soliti riunirsi per la vendita di vino ed olio in tempi passati, fatto con uve di Nerello Mascalese e Nerello Capuccio
  • E per ultimo ma non per importanza, il loro nuovo vino che come recita in etichetta omaggia sempre le proprie antiche origini: All’Antica un rosato con intensi riflessi rubino fatto da Nerello Mascalese e Nerello Capuccio rimasto in macerazione per 16 ore.

 

 

Giuseppe e Valeria sull’Etna

 

Assieme abbiamo visitato le loro vigne che si estendono per circa 4 ettari, coltivate nei comuni limitrofi e avendo modo di renderci conto personalmente di quanto possa essere una sfida fortunata coltivare in questa zona, dove le vigne son belle e vigorose e portano con sè talento e peculiarità per vini davvero autentici ed indimenticabili.

Siamo stati in escursione sull’Etna, A’ Muntagna per i siciliani, arrivando fino alla quota più alta visitabile a 2.950 metri di altitudine: esperienza pazzesca che vi consigliamo vivamente! Stupefacente la bellezza vulcanica che abbiamo avuto il piacere di condividere con i nostri due ragazzi.

L’Etna evoca emozioni e si presenta come grande potenza quieta dove sui suoi fianchi larghi crescono e possono essere create meraviglie irripetibili, come i vini di Giuseppe e Valeria.

 

 


 

 

  • Giuseppe in una propria vigna e alla sue spalle l’Etna

Dopo queste immagini, credo che non ci sia bisogno di raccontare quanto la natura qui regni sovrana e trovi spazio per esprimersi in bicchiere in modo energico e puro.

 

  • grappolo di Nerello Cappuccio

  • un grappolo di Carricante

  • La Minnella

  • Valeria in vigna

 

La loro avventura partita nel 2009 è in continua crescita, nata da un sogno con profonde radici affettive e che ha portato la realizzazione di ottimi vini, in totale rispetto dell’uomo, della natura e della zona di origine.

In cantina abbiamo degustato le nuove annate, ritrovando gusti autentici ed equilibrati, e non vediamo l’ora di poter farvele assaggiare.

Bellissime persone di grande cuore assieme alla quali abbiamo avuto modo di vivere l’Etna da vicino: una Sicilia davvero diversa.

 

Grazie Valeria e Grazie Giuseppe!

 

Novembre, mese di fiere!

26 Ottobre 2018

 

 

Dopo la vendemmia, puntuali come sempre eccovi i saloni autunnali di degustazione che ospiteranno molti dei nostri vignaioli, così da poter assaggiare le novità e poterci parlare da vicino.

 

 

Vini di Vignaioli a Fornovo di Taro, oramai diventata un’istituzione famosa nel mondo delle fiere di vino naturale italiano e francese, e che quest’anno festeggia la XVII edizione.

Appuntamento il 3, 4, 5 novembre 2018 per questo salone onesto ed altamente frequentato, che vedranno ospiti molti dei produttori di Arké:

 

Scendendo poi verso il centro Italia (finalmente dirà qualcuno), eccoci a Pescara al salone di Viva la Vite!Artigiani del vino: un’opportunità di degustare vini tutta improntata sul mondo del naturale; situata in una bellissima location, nel salone di ex-Aurum, una villa di antiche origini, ci sarà questa fiera-mercato, grazie alla quale saranno permessi sia la degustazione e la conoscenza dei produttori, sia la possibilità di portare  a casa qualche bottiglia di cui ci si è innamorati.

La fiera è domenica 11 e lunedì 12 novembre, per maggiori informazioni qui potete vedere il programma.

Eccovi l’elenco dei produttori di Arké che potrete trovare in degustazione:

 

 

Ed infine altro appuntamento con i nostri produttori sarà il Back To Wine a Faenza il 18 e 19 novembre, dove troverete come protagonisti sempre loro, i produttori di vino! Una bella fiera intensa e ben organizzata dove Arké sarà ben rappresentata dai nostri cari colleghi veneti Casa Belfi e Terre di Pietra.

 

Vi lasciamo questo video che vi racconta lo spiriti di questa degustazione :

 

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

ARKè ON TOUR: ALSAZIA

23 Ottobre 2018

 

L’ultima tappa del nostro viaggio estivo in Francia si è stata la visita alla nostra cantina Geschickt, dove abbiamo trovato Aurèlie ed Arnaud ad accoglierci.

L’azienda, come sappiamo, è gestita da Frédéric, lo zio di Arnaud, ed Aurelie, compagna di quest’ultimo: loro sono l’ultima di nove generazioni di vignaioli, ed ora la loro volontà di produrre vino si compone unicamente di principi di naturalità e del rispetto della terra, senza l’aggiunta di solfiti nè filtrazioni dal 2014.

 

L’Alsazia alla vista è una terra fertile e resa morbida dalle colline circostanti, cosparse di vigneti, i quali si perdono a vista d’occhio e i colori che ho visto raggiungono tutte le tonalità del verde, dal verde chiaro al verde smeraldo.

Il centro abitato di Ammerschwir è piccolino, ma carino ed ordinato, con colori dai toni del pastello, ha un’architettura medievale e moderna miscelata assieme e con quel stile tipicamente francese, l’impressione che mi ha dato è stato qualcosa di sospeso nel tempo, con ritmi più calmi e pacati.

 

la fontana di fronte alla Domaine Geschickt

 

La loro cantina è una “vera cantina” con tunnel e passaggi, profumi e  temperatura, nulla di moderno, ma funzionale ed affascinante. Assieme abbiamo assaggiato le nuove annate di Riesling, Gewurtztraminer, Pinot Blanc, Pinot Noir… e pure un curioso esperimento di lunga macerazione sulle bucce, ma non vogliamo svelarvi molto… vedremo che cosa il futuro ci riserverà!

 

 

 

 

La visita è poi proseguita con un giro tra i vigneti dei due Grand Cru: Kaefferkopf è una delle zone più famose per i Cru e tradotto significa “testa di scarafaggio” in relazione alla forma della cima della collina; le altezze per i terreni qui sono tra i 250 e i 350 mt s.l.m. e le caratteristiche si dividono in due, in alto terre brune ricche di calcio, magnesio e con presenza di granito ed in basso troviamo terra arenaria con elevata presenza di calcare.

Il secondo vigneto è sullo spettacolare Grand Cru Wineck-Shlossberg: si trova tra i comuni di Katzenthal ed Ammerschwir, a 8 km da Colmar e prende il nome dal castello di Wineck che domina la collina e da cui prende il nome questo Cru: “Schloss”significa “castello” mentre “Berg” significa “collina”, qui il terreno principale è la terra bruna con all’interno la presenza di due tipi differenti di granito con varianti più o meno argillose, arenose o di loess.

Il loro approccio come sappiamo e vediamo è assolutamente non-interventista e i fiori e le erbe regnano sovrane, e abbiamo avuto la fortuna di poterne ammirare il paesaggio direttamente con un aperitivo non-convenzionale, dall’alta collina di questo Cru dalle pendenze vertiginose:

 

 

In arrivo da Ammerschwir un nuovo vino: Edelzwicker, un vino bianco semplice con un blend di tutti i vitigni a bacca bianca, succo della seconda pressatura dei grappoli, ed Aurèlie ci spiega che qui in questa zona sembra quasi un’obbligo la sua produzione, perchè di consumo quotidiano per gli alsaziani,  che son soliti miscelarlo al sciroppo di Cassis per ottenere un ottimo aperitivo. Fresco e basso di alcool, un ottimo compagno per i frutti di mare! Divertente pure il formato da 1 litro di bottiglia renana ed il prezzo, davvero basso!

 

 

 

 

 

 

 

 



 


Mosca Cieca Genova

15 Ottobre 2018

Torniamo sempre molto volentieri a Genova, città dove trovare locali colmi di vini naturali è ormai semplice!

Torniamo ora ancora più volentieri per tastare il polso e gli umori dei nostri amici, due mesi dopo il disastro del ponte Morandi.

 

Torniamo per una nuova Mosca Cieca, degustazione riservata agli operatori del settore, condotta da Giampaolo Giacobbo, rigorosamente alla cieca.

Si discuterà di vigneti, paesaggi, tipicità, vinificazioni, storie di vita che stanno dietro alle bottiglie; assaggeremo le tre nuove aziende inserite quest’anno, Courbissac, Svara e reyter e qualche altra perla che andrà nel Catalogo 2019, oltre alle nuove annate di quelli che per noi ormai sono i nostri classici!

Ad ospitarci lo spazioso, elegante e centralissimo Bella Bu Bistrot, in Vico inferiore del Ferro 9-11.

Lunedì 29 Ottobre, dalle 14.30 alle 17.30.

 

Per info e prenotazioni potete scriverci su  arke@vininaturali.it o chiamarci al 320 1906740.

 

 

Grazie, a presto!

 

 

Settembre è il mese dei nuovi inizi e noi siamo pronti e molto felici di presentarvi questa nuova azienda: Domainde de la Courbissac.

Siamo nella regione del Languedoc, nell’appellazione Minervois, a sud-ovest della Francia verso la Spagna, con vigneti che vanno da 250 a 450 metri sul livello del mare, Domaine de la Courbissac beneficia della sua posizione vicino a La Montagne Noire, con il bordo meridionale accanto al Massiccio Centrale e il confine delle Cévennes. Il confine occidentale della Linguadoca, il Minervois ha un clima decisamente mediterraneo: mentre la stagione estiva si presenta calda e secca (come attestano i letti dei fiumi locali larghi, rocciosi e aridi) gli inverni in genere portano abbondanti precipitazioni per ricaricare i terreni di acqua e sostenere le viti durante la stagione di crescita. Le temperature diurne in estate sono moderate dall’influenza delle montagne, con il costante soffiare dei venti che consentendo alle uve di raggiungere la maturazione in sincronia con la loro maturità fisiologica. Ciò consente non solo la freschezza e l’equilibrio, ma rende possibili fermentazioni a grappolo intero. Il terreno principale della regione è il calcare argilloso con fasce di ghiaia e terra arenaria. I terreni argillosi più pesanti sono perfetti per la crescita di varietà come Grenache, Mourvedre e Carignan, mentre i terreni rocciosi più chiari e arenosi sono perfetti per produrre Syrah dai toni alti e vivaci: un luogo magico dove si intrecciano storie di vigna, vino e di uomini. E donne. Anzi una donna.

 

Siamo a Genova, al salone dei vini naturali Vinnatur, che si svolge ogni due anni, e mi avvicino ai vari banchetti per cercare nuovi assaggi: noto questa ragazza alta e bruna con gli occhiali rotondi e particolari, i folti capelli corvini legati in una treccia morbida portata su una spalla e in camicia di jeans, che serve e parla ovviamente di vino; mi avvicino e assaggio il suo bianco e le emozioni sono molto travolgenti:  intensità e colore per un’assaggio veramente emozionale, non si tratta dei soliti “orange wines”, ma qualcosa di più. La freschezza fa da padrone e dove ci si aspetterebbe calore e tannino (vista la zona di provenienza e la tipologia di vino) troviamo invece morbidezza, frutto e profumi. Lei, Brunnhilde Claux, si accorge dei miei commenti con Francesco e finisce per rivolgersi a noi in un perfetto italiano con quell’accento un po’ francese che risulta davvero simpatico, e ci racconta della sua avventura a Courbissac e di come ha deciso di tramutare in realtà un sogno.

“Come mai parli italiano?” le chiedo come da manuale, ci risponde che ha studiato all’università di Pisa e che ha provato a fare mille lavoretti in Italia, prima di trovare la propria strada nel mondo del vino. E’ attiva, dinamica, sa quello che vuole e fa dei bellissimi vini. Una gran donna!

Reinhard e Brunnhilde

La storia dell’azienda inizia nel 2002 quando Reinhard Brundig, infaticabile ambasciatore della settima arte, si innamora di questa terra per tre principali motivi: vitigni consolidati e ben curati, complessità dei terreni e il perfetto posizionamento geografico con la vicinanza a La Montagne Noire.

Courbissac però oltre alle grandi aspettative si rivela come un bellissimo cavallo di razza, maestoso ma difficilmente addomesticabile e, dopo aver compreso di aver bisogno di una buona dose di gentilezza e personalità, Reinhard incontra Brunnhilde, classe 1984, con un curriculum da paura: ha lavorato e collaborato per quasi 8 anni presso Domaine Gauby, un’altro grande personaggio del mondo del vino naturale, e poi ha continuato in Spagna nel Priorat presso Terroir al Limit, fino all’incontro con il regista; innamorata di questa terra ha deciso di innalzarne il valore e accettare la sfida per sovvertire i luoghi comuni che ne derivano: vini del sud della Francia quindi calore e alcolicità, come donne dai fianchi morbidi. No. Altra storia qui con Courbissac, freschezze, uva e territorio.In una semplice parola: da stappare!

  

 

Con Brunnhilde l’intesa è stata immediata e la volontà di collaborare assieme è stata una scelta avvenuta in modo spontaneo, davvero ammirevole la sua forza di volontà e la capacità di trasformare tramite la macerazione a grappolo intero tutta questa soavità, senza che siano presenti forzature di tannini verdi o sgarbati o troppa alcolicità.

I vini che producono sono due vini base più semplici Les Traverses Rouge con Grenache, Sirah e Mourvedre e Les Traverses Blanc con Terret Gris e Lìstan, il loro magico L’Orange con uve Marsanne, Muscat e Grenache Gris, poi una selezione monovarietale di Cinsault che porta il nome di Farradjales (che significa ” terre ricche” in arabo), ed un Cru da un vigneto con viti vecchie di 40 anni Roc Du Piere.

  

Non potete capire la soddisfazione e l’orgoglio che abbiamo per questa nuovo magico inizio di collaborazione!

Brava Brunnhilde continua cosi’!!

 

Vi lasciamo un video di presentazione dell’azienda:

 

 

 

 

parcella biologica di riconoscimento da Christophe Lefevre

 

Vi avevamo raccontato della Borgogna e dello Jura nello scorso articolo e poi, dopo aver passato dei momenti indimenticabili a Parigi, abbiamo proseguito il nostro viaggio per lo Champagne;

Incredibile come sia veloce il cambio di paesaggio, da un centro abitato e trafficato, seppur certamente incantevole e magico, come il centro di Parigi alla vicina Valle della Marna, in aperta campagna: i paesaggi si fanno mano a mano più verdi e gli spazi si allargano, ma non abbiamo percorso molta strada, circa un’oretta e siamo arrivati tra i comuni francesi di Château-Thierry e Charly sur Marne dove si trova il borgo di Mont Bonneil, per arrivare dal nostro produttore: Christophe Lefevre

 

 

la pressa verticale in cantina Lefevre

Christophe Lefevre

 

 

giro-pallet

vendemmia 2015, bottiglie a riposo

Christophe Lefèvre, vignaiolo appassionato che, sin dagli anni ’90, ha scelto di condurre la propria azienda secondo le norme dell’agricoltura biologica, arrivando a produrre Champagne di assoluto livello; in cantina e in vigna ora lo segue il figlio, appena ventenne, ma si notano già le qualità del gran lavoratore. 

Tra le vigne il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, e da ultimo lo Chardonnay. In cantina, le fermentazioni sono spontanee, senza uso di solforosa e con le malolattiche che non vengono mai controllate e quindi vengono sempre svolte, per vini più completi.

Una fragrante finezza e una beva particolarmente equilibrata, vinosa come piace a noi, dove non c’è solo la qualità per una bolla elegante e di classe, ma anche uno spumante che parla di uva, mani e territorio.

Abbiamo visitato le vigne assieme a Christophe e la moglie, dove abbiamo potuto vedere di persona a che cosa deve il proprio nome il Pinot Meunier, ovvero dal fatto che la parte inferiore della foglia si colora di un bianco farinoso, per cui si potrebbe dire che è il Pinot del mugnaio: cosa nota ma che per la prima volta abbiamo visto!

Pinot Meunier, impianto degli anni 90 di Christophe Lefevre

il tipico “cotone” nella foglia di vigna del Pinot Meunier

Christophe ci ha fatto conoscere di persona la sua cantina e la sua terra ed abbiamo assaggiato i nuovi champagne che prossimamente arriveranno nella nostra selezione di Arke’ : un brut leggermente dosato ( 7 g/l) annata 2013 e la nuova annata del Pas Dosè, la 2014, con un nuovo “abito”:  porteranno infatti una nuova etichetta, prendendo spunto dalle vecchie utilizzate dall’azienda, decisa assieme a Christophe e ai nostri grafici, per rinnovare un pochino, senza alterare nulla nel contenuto: saranno sempre gli Champagne che conosciamo ed apprezziamo!

 

Dopo il pranzo fatto nel centro di Bonneil, in un piccolo ristorante ma ben curato (dove abbiamo assaggiato il miglior Fois-Gras di tutta la mia vita) abbiamo stappato la Cuvée Alexandrine annata 2008, 100% Chardonnay, una cuvée proveniente da vecchie vigne di 60 anni di età. La parte femminile della Domaine: eleganza, finezza con aromaticita’ intense: un connubio non scontato orientato tra la freschezza e  la vivacità;

Con questa bellissima bolla ci siamo congedati da Christophe e ci siamo diretti verso Reims.

Gueux

A pochi chilometri ad Ovest di Reims, ai piedi della Petite Montagne, si trova Gueux, un piccolo villaggio tra il verde che è stato quasi completamente distrutto dalle armate del Kaiser durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui abbiamo visitato la nuova sede de la Maison di Jérôme Prévost in una bella casa non proprio tipicamente francese, ma ben strutturata ed affacciata sui vigneti di Pinot Meunier.

 

Jerome nel 1987, all’età di 21 anni, eredita i 2,2 ettari di vigna dalla sua famiglia ed inizia ad impiantare il meno famoso dei tre vitigni tipici dello Champagne: il Pinot Meunier. Per circa una decina di anni Jerome vende la propria uva ai négociants, ma intanto inizia a vinificare e a produrre un piccolissimo numero di bottiglie di Champagne per uso famigliare.

Per un caso del destino Anselme Selosse, nome altisonante dello Champagne, ad Avize, degusta una di queste bottiglie ed intravede subito l’alta potenzialità di questi 2 ettari di vigna e l’entusiasmo di Jérôme Prévost, il quale grazie ai suoi preziosi consigli inizia a vinificare da solo, spingendo la produzione ad un altissimo livello qualitativo orientata alla valorizzazione del territorio e dell’uva; siamo nel 1998 e da allora le 15mila bottiglie che Jérôme produce annualmente sono divenute dei come dei Santi Graal delle bottiglie, molto ambite dai più esigenti amanti dello Champagne. Non se ne trovano mai abbastanza.

Produce e vinifica con una filosofia tutta “Bourguignonne”, che segue solamente 3 fondamentali principi: 1-un vitigno, il meno nobile e rustico ma capace di emozionare come nessuno, il Pinot Meunier; 2- un terreno sabbioso calcareo ( lo potete vedere qui sotto nel mini-video hand-made)  e 3- un invecchiamento con solo legno (100% barriques vecchie).

Abbiamo degustato varie annate tra cui una sboccata alla vole’ anno 2009. Che spettacolo! Sono vini che migliorano invecchiando e conveniamo anche con lui che il meglio lo danno tra i 6 e i 10 anni dopo la sboccatura.

Jérôme Prévost è un uomo dalla grande personalità, vivace e conviviale. Essere stati in sua compagnia per noi è stato un onore, compresa la bellissima degustazione che abbiamo potuto fare, ce ne son troppo pochi al mondo come lui: un vero Fuoriclasse.

dettagli di cantina Jérôme Prévost

Jérôme Prévost ci versa l’annata 2009

barriques di invecchiamento in cantina di Jérôme Prévost

 

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una ” vecchia” signora

la sabbia affiora dal terreno in mezzo alla vigna

 

La Francia non finirà mai di stupirci!

 

Era da tempo che volevamo inserire un produttore altoatesino, ci abbiamo provato più volte ma non abbiamo mai trovato lo slancio, qualcosa che ci convincesse fino in fondo a scegliere qualcuno per il listino Arkè.

 

Poi abbiamo conosciuto Christoph e Rosy Unterhofer ed abbiamo deciso di andare a trovarli per conoscerli meglio: ci siamo dati appuntamento a Termeno in un loro vigneto che ci ha lasciati a bocca aperta. Una sorta di museo della viticoltura con piante in età compresa tra i 75 e i 110 anni, con un impianto a pergola tradizionale altoatesina. Piante dal diametro di un albero, con intrecci nodosi che portavano con sé la storia di quasi un secolo.

 

 

Tra quelle vigne ci siamo conosciuti meglio, sebbene il loro carattere li portasse a concedersi lentamente, abbiamo capito che nel nostro Catalogo ci sarebbero stati davvero bene. Ci spostiamo verso casa loro a Gries, proprio nella città di Bolzano, dove troviamo il resto della coltivazione, soprattutto quella il Lagrein.

 

Visitiamo la vigna, la tempesta ha colpito qui e li e qualche chicco è compromesso dalle ferite: “abbiamo un lavoro in più” ci dicono, “durante il giorno passiamo a togliere i chicchi feriti, uno per uno”.

 

A questo punto, ogni dubbio è sciolto. I vini dei reyter sono certificati biologico con Bioland, ma al di là della certificazione capiamo che il loro rapporto con la natura è molto stretto tanto che non avrebbero mai potuto fare diversamente da come fanno. Non trattano chimicamente perché quella vigna è il loro giardino, la loro casa e non avrebbero mai potuto fare diversamente.

 

Ci sediamo al tavolino in terrazza i toni sono sommessi, quasi sussurrati, e degustiamo i vini. Tutto torna, la loro interpretazione è autentica e definitiva loro saranno l’Alto Adige che vogliamo con noi.

 

Pierrot 2016-2017

Vinificato in acciaio poi legno grande fermentazione spontanea

Varietà Muscaris (moscato giallo per solaris) vitigno resistente

Bella aromaticità del moscato

Sulla prima parte del palato si manifesta sapido, e fruttato

 

 

Lagrein Lakrez 2016

Lagrein Rosè con un giorno di macerazione con un po’ di raspo e una parte di salasso e successivamente affinato in acciaio per un anno. Ottenuto con fermentazione spontanea e con malolattica completamente svolta

Naso vinoso semplice, con note balsamiche, attacco di bocca fresco gustoso succulento e piacevole bella presenza e corpo.

 

Schiava 2015

Una settimana di fermentazione con raspo fermentazione spontanea, il vino non è filtrato, subisce due travasi dopo la fermentazione alcolica.

Al naso è ben aperto e definito con note fruttata di lampone e mirtilli ciliegia selvatica petalo di rosa.  Dotato di bella sapidità e gusto ciliegia selvatica leggermente amarotica, ribes maturo

 

Rahm 2013

Lagrein 100% affinato in botte grande

Colore molto intenso, al naso note di mirtillo e spezie, pepe e chiodi di garofano

Gusto intenso bella sapidità e profondità note di liquirizia

Soffice ma elegante bel vino di corpo e suadente

 

 

 

 

Testo e prime tre foto di Giampaolo Giacobbo.

In questa calda estate abbiamo appena concluso un bellissimo viaggio in Francia per visitare alcuni dei produttori che importiamo, percorrendo circa 2800 km in auto, assaggiando moltissimi vini nei pranzi e cene, siamo passati anche per ( ovviamente) Parigi, oltre alle tante degustazioni direttamente in cantina con i nostri vignaioli.

Ho deciso perciò di raccontarvi qualche piccolo aneddotto interessante, assieme a qualche foto…

La prima tappa di cui vi voglio parlare è la Borgogna, Domaine Rouges Queues: l’azienda è situata nella piccola cittadina di Sampigny Les Maranges, e fa parte di una delle più giovani appellazioni della Borgogna, secondo il decreto del 1989; qui Jean Yves e Isabelle Vantey, assieme ai loro due figli coltivano 5 ettari di vigna secondo il regime biodinamico.

I nostri vignaioli Isabelle e Jean-Yves Vantey

Fossile di conchiglia nella vigna del Premiere Cru

In cantina abbiamo avuto modo di assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, dove i vini vengono messi a riposare prima della messa in bottiglia. Utilizzano un piccolo trucco per poter preservare meglio i vini senza dover ricorrere alla solfitazione, ovvero aggiungendo CO2 direttamente nelle botti, percepibile poi solamente alla degustazione prelevata dal tino, ma poi inesistente quando il vino viene imbottigliato: freschezza e frutta senza eguali, eleganza certa , seppur ancora nella fase acerba e giovanile: in un’unico concetto esperienza sensoriale indimenticabile.

Degustando i Premiere Cru in Cantina

Botti di affinamento

 

Per l’annata 2017 vedremo delle nuove “vesti” per le etichette: colore e ironia come solo i francesi sanno fare: il piccolo uccellino chiamato il “codirosso” da cui prende il nome l’azienda e si ispirano per le loro etichette, muta colore e spesso anche la forma della propria coda.

  

Superba la visita nella vigna da dove vengono raccolti i Premier Cru del Pinot Noir e dove abbiamo potuto notare come, anche per loro, la stagione sembra davvero ben avviata e leggermente in anticipo.

Vigna di Domaine Rouges Queues

Pinot Noir

 

Bellissima l’abitudine di raccogliere tutti gli anni un grappolo di uva il 1 luglio e successivamente conservarlo nei vasi in alcool puro, e poter confrontare mano a mano come il clima influenzi davvero le stagioni e di conseguenza poi l’invaiatura: ogni annata è diversa.

Seconda tappa nella piccola e bellissima Jura, da Jean-Louis Overnoy.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso formaggio, di cui abbiamo scoperto, il consumo medio per abitante si aggira verso il kilo a settimana! :).

Guillame ci parla delle sue vigne

L’azienda di Jean-Louis ha profonde radici di conduzione familiare ed oramai è praticamente gestita da Guillame, il figlio di Jean-Louis, che a soli 24 anni si sta dedicando anima e corpo nonostante la giovane età, sia nella coltivazione della vigna, sia in cantina, portando avanti la volontà di fare vini sempre più naturali, togliendo negli ultimi anni le filtrazioni, aggiungendo sempre meno solfiti, sempre mantenendo un’ottima pulizia e precisione.

L’azienda possiede 5,5 ettari di vigna, maggiormente situati nel comune di Orbagna, comune non molto vitato, dove tutto intorno si può notare la natura ed il verde in abbondanza.

Vigna ad Orbagna, Jura

Invaiatura di Poulsard

Vielle Vigne

Abbiamo assaggiato dalle botti tutti i vini che saranno disponibili prossimamente: Chardonnay e Savagnin in metodo ossidativo, Poulsard, Trousseau e Pinot Noir e siamo finalmente riusciti a vedere le mitiche botti con la “voile” usate per fare il “vin Jaune“: l’affinamento per questa tipologia di vino non viene fatto in cantina, ma nel granaio della casa, dove la temperatura è più calda d’estate e più fredda d’inverno, caratteristica necessaria per la corretta formazione del velo.

Ho potuto notare anche come non tutte “le voile” siano uguali e tutte sviluppino peculiarità di densità, forma e spessore, in base a come agiscono lieviti e batteri, e di conseguenza poi profumi e sapori nel vino.

Cantina di affinamento: Vin de Paille

 

Esempio di Voile per la creazione del Vin Jaune

Altro Esempio di Voile

 

 

Guillame si occupa anche di produrre ottima birra artigianale con un micro-birrificio di sua proprietà: l’idea è nata sia dalla passione per la birra, ma anche come reazione alla tremenda gelata dell’aprile 2017, dove persero l’80% della produzione: la sua stessa etichetta, Brise Glace ne fa un chiaro richiamo.

E’ una birra bianca da bassa fermentazione, fatta fermentare senza lieviti selezionati, partita grazie ai lieviti del Savagnin, prelevati dalle fecce fini delle loro barriques; l’orzo utilizzato è biologico e coltivato in Jura.

Arriverà presto anche in Italia, è una birra fresca, semplice e sincera, leggermente luppolata, senza troppi orpelli o amarezze, è fermentata spontaneamente ma non è acida.

La birra di Overnoy: Brise Glace

Il laboratorio di produzione della Birra

 

Siamo rimasti molto colpiti e felici dall’operosità e dalla bravura di queste persone, sia dalla famiglia Vantey che dalla famiglia Overnoy e non possiamo che esserne ancora una volta onorati e riconoscenti, per le grandi opportunità che il mondo del vino naturale ci permettere di vivere e scoprire!