Seconda puntata di questa rubrica con il trombettista Roy Paci !

Cantante, autore, strumentista, produttore che ha collaborato a livello internazionale con moltissimi artisti, è anche un grande appassionato di cucina, ambasciatore del peperoncino (suo grande amore), produttore di birra artigianale ed amante dei vini naturali!

Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo grazie a Lorenzo Cogo, giovane e talentuoso chef del ristorante stellato El Coq, nostro vicino di casa di cui siamo fieri, durante la festa per il primo compleanno del suo locale a Marano Vicentino, più di tre anni fa.

Roy ci ha regalato uno scritto sul vino naturale che parte dal suo animo, dalla sua vita, la musica. Eccovelo:

 

Vino naturale in musica

In musica esistono gli “armonici naturali” di un suono che vengono prodotti da qualsiasi corpo vibrante e che sono fondamentali per determinare il timbro di uno strumento musicale, sia esso appartenente alla famiglia degli ottoni o a quella degli archi. Gli armonici naturali non puoi controllarli o forzarli ad essere quello che non sono, non puoi aggiungere o togliere a piacimento toni e semitoni, non puoi tagliare, allungare o accorciare il loro tempo. Gli armonici naturali rimangono tali solo se sei in grado innanzitutto di percepirli, di comprenderne le caratteristiche, di accettarne i pregi e i difetti come gli intervalli calanti, e di “sfruttarli” piegando le tue esigenze alle loro.

Il vino naturale è la trasposizione biologica che più si avvicina a questo concetto. I vitigni vanno compresi, conosciuti nelle loro peculiarità più recondite, le mani dei vignaioli devono essere l’accompagnamento silenzioso che sostiene, senza imporsi, lo svolgimento naturale del percorso dal frutto al bicchiere. Niente mistificazioni “digitali”, nessun abbellimento ruffiano e ammiccante, assenza totale di forzature moderne al prodotto.

Solo rispetto, conoscenza e grande capacità di adattare le esigenze dell’uomo a quelle della vigna. La Biancara di Angiolino Maule e le cantine scelte e distribuite da Arkè, hanno capito e volontariamente deciso di intraprendere questo percorso. Una strada tutt’altro che facile, priva di logiche meramente pop e commerciali. Gli ‘artisti’ del vino naturale hanno personalità ricche di sfumature vintage dai tratti fortemente folk e insieme formano un’orchestra di cui, onestamente, non si puó più fare a meno.

Una jam session di vignaioli affiatati e in libertà che segue le evoluzioni, i respiri e lo scandire del tempo di un unico direttore d’orchestra: nostra signora madre terra.

Arkè nasce per passione e i vini spesso accompagnano momenti di convivialità; negli abbiamo avuto la fortuna di conoscere molte persone che con noi condividono l’amore per il vino naturale.
Abbiamo chiesto loro di comporci un articolo e questa rubrica li presenterà nei prossimi mesi ed anni.

Iniziamo col botto, con forse il più famoso dei nostri amici, Andrea Scanzi, giornalista e scrittore (oltre che presentatore, attore e teatrante), che abbiamo conosciuto qualche anno fa, durante la stesura de Il Vino degli Altri, un’ottima e brillante lettura per amanti del vino, più o meno esperti.

Questa è la dedica che ci ha fatto, per Arkè e il mondo dei vini naturali, e la condividiamo con voi:

 

Ho scoperto i “vini naturali” nel 2007, durante la stesura di Elogio dell’invecchiamento, probabilmente il primo libro italiano – destinato a un vasto pubblico – che parlava di una realtà così di nicchia. Al tempo li bevevo ogni tanto, a volte con piacere e altre no; oggi bevo solo quelli, o quasi. Ho sempre pensato che il vino sia come la musica: all’inizio puoi farti bastare anche un Ligabue o i Queen (oddio, i Queen magari no). Poi, quando scopri o riscopri i Led Zeppelin, la musica che ascoltavi un tempo – e che ti pareva addirittura bella – la abbandoni per sempre. Non dico accada per tutti, c’è chi si ferma a Jovanotti e gli basta così, ma se ti imbatti in Live in Koln di Keith Jarrett cambia tutto. Anno dopo anno, cantina dopo cantina e cena dopo cena, ho compreso che quello che cercavo da un vino erano due caratteristiche: personalità e bevibilità. Non ne posso più di vini tutti uguali e perfettini, non ce la faccio più a bere vini che mi stancano già al primo sorso. Un vino deve raccontarmi qualcosa e non deve apparirmi ingombrante: la vita, come diceva qualcuno di assai noto, è troppo breve per bere vini mediocri. Il mondo dei vini naturali, o veri, o chiamateli come volete, è senz’altro contraddittorio, frastagliato e talebano. Non tutto è indimenticabile e non tutto è naturale. Diffidate poi di chi vi dice che quel difetto riscontrato costituisce “prova ulteriore di naturalità” del vino: col cavolo. Un errore è un errore, e se sbaglio un congiuntivo non sono naturale: sono ignorante. E’ però in questo piccolo mondo, spesso popolato da artigiani ispirati e rivoluzionari stralunati, che trovo personalità e naturalità. Trovo un’idea precisa di vita, di presente, di futuro. Trovo coraggio. Trovo rispetto per la nostra storia, la nostra salute, la nostra terra. Trovo vini meravigliosamente glou glou, spesso non cari e in grado di emozionarmi con discrezione. Come certi blues semplici semplici, fatti da due accordi e in apparenza elementari. Ma in realtà così complessi, e definitivi, da non lasciarti più.