A breve uscirà il Catalogo 2019 di Arké.

Iniziamo a presentarvelo partendo da noi, raccontandovi chi siamo. La squadra si è allargata, da quest’anno, in pianta stabile con noi c’è l’amico Gianpaolo Giacobbo, da una vita grande appassionato di vino.

Il tema stilistico che abbiamo scelto per le grafiche, fatte da Ey Studio, e le foto, di Lorenzo Rui, è il punk: così com’era il nostro animo da adolescenti e come a volte vorremmo tornasse, così come son spesso visti, da fuori, i vini naturali e chi li fa…o semplicemente perchè piace a noi!

 

Eccovi, quindi, la nostra presentazione:

 

Arké nasce da una passione e come tutte le passioni insegue un sogno.

La natura è la parte più significativa e fondamentale, è principio di unicità e mutevolezza che coinvolge gli umani, la terra, le piante, in un’armonica danza irripetibile.

La nostra vita è da sempre impregnata e intrecciata con il mondo del vino naturale, che segue i ritmi della terra, e tutto ciò ha spontaneamente generato e alimentato Arké.

In questo percorso meraviglioso abbiamo conosciuto e frequentato vignaioli, uomini della terra, siamo entrati nelle loro case, nelle loro cantine bevendo il loro vino ed ascoltando le loro storie, cercando di capire fino in fondo il rapporto che avevano con la propria terra e con le vigne, da questi viaggi nel 2004 nasce Arké.

Lo scopo principale era la volontà di rendere facilmente fruibile agli appassionati di vino quei produttori che rimanevano nella penombra, incapaci di comunicarsi ma meritevoli di essere conosciuti perché sapevano e sanno donare emozioni e sensazioni speciali.
La nostra è una selezione rigorosa e in constante crescita, così come la ricerca che quotidianamente facciamo per garantire ai nostri clienti vini autentici e rispettosi del territorio, rappresentativi come i vignaioli e le mani che li accompagnano, dalla prima foglia nata al tappo che sigilla le bottiglie.

I principi cardine che regolano le nostre scelte si basano su vini di qualità ottenuti senza interventi correttivi in cantina, cerchiamo di condurre questa indagine per i consumatori finali, appoggiandoci ad associazioni che da tempo si impegnano per garantire vini che non presentino traccia di chimica di sintesi, come VinNatur.

Riteniamo però che la garanzia migliore sia data dalla conoscenza diretta dei nostri vignaioli, e ciò rappresenta per noi un tassello fondamentale.
I produttori da noi scelti devono essere belle persone e per noi sono amici, prima di essere semplici fornitori.

Arké è sogno, sogno magico che crede che i vini naturali possano, anche se in parte, fare la grande differenza.

Ad occuparsi di Arké c’è Francesco Maule, figlio di Angiolino Maule de La Biancara, che con sua moglie Erica Portinari hanno messo le basi ed allargato la squadra di vignaioli, viaggiando in lungo e in largo l’Italia e la Francia.

Da oggi si unisce alla banda in pianta stabile anche l’amico Gianpaolo Giacobbo, da sempre legato al movimento dei vini naturali e inguaribile rocker, pronto ed abile “insegnante” capace di trasmettere il delicato approccio nel proporre il vino naturale ad agenti, ristoratori e sommelier.

 

 

 

 

ETNA ETNA ETNA ETNA

14 Novembre 2018

 

Etna: un mondo a parte, catapulta emozionale di uve che cavalcano le onde sensoriali nel mondo del vino.

Siamo scesi in Sicilia, a casa di Giuseppe e Valeria Scirto ( gli Scirti ) che, oltre ad essere una coppia affiatata e novelli sposi, sono anche produttori di vini naturali fantastici, che coltivano le loro vigne ai piedi dell’Etna, terra meravigliosa e molto “energica”, dove tutto parla del vulcano: dal colore dei vini, ai colori del suolo oltre all’intensità di profumi e sensazioni.

Tutto inizia con il nonno di Giuseppe, detto “Don Pippinu”, produttore di vino ed olio che venivano venduti sfusi a Passopisciaro, e grazie al quale Giuseppe fin da piccino si è innamorato della vite, passando i pomeriggi d’estate ad aiutare il nonno nei lavori di campagna.

Al nonno e alla sua storia tutta siciliana sono dedicate le loro etichette:

  • Don Pippinu Bianco, così come venivano chiamato il nonno, prodotto da uve carricante, catarratto, minnella e grecanico
  • Don Pippinu Rosso fatto con uve raccolte da vigne vecchie di circa 80/100 anni di Nerello Mascalese
  • A’ Culonna, in onore del monumento in centro del paese di Randazzo dove si era soliti riunirsi per la vendita di vino ed olio in tempi passati, fatto con uve di Nerello Mascalese e Nerello Capuccio
  • E per ultimo ma non per importanza, il loro nuovo vino che come recita in etichetta omaggia sempre le proprie antiche origini: All’Antica un rosato con intensi riflessi rubino fatto da Nerello Mascalese e Nerello Capuccio rimasto in macerazione per 16 ore.

 

 

Giuseppe e Valeria sull’Etna

 

Assieme abbiamo visitato le loro vigne che si estendono per circa 4 ettari, coltivate nei comuni limitrofi e avendo modo di renderci conto personalmente di quanto possa essere una sfida fortunata coltivare in questa zona, dove le vigne son belle e vigorose e portano con sè talento e peculiarità per vini davvero autentici ed indimenticabili.

Siamo stati in escursione sull’Etna, A’ Muntagna per i siciliani, arrivando fino alla quota più alta visitabile a 2.950 metri di altitudine: esperienza pazzesca che vi consigliamo vivamente! Stupefacente la bellezza vulcanica che abbiamo avuto il piacere di condividere con i nostri due ragazzi.

L’Etna evoca emozioni e si presenta come grande potenza quieta dove sui suoi fianchi larghi crescono e possono essere create meraviglie irripetibili, come i vini di Giuseppe e Valeria.

 

 


 

 

  • Giuseppe in una propria vigna e alla sue spalle l’Etna

Dopo queste immagini, credo che non ci sia bisogno di raccontare quanto la natura qui regni sovrana e trovi spazio per esprimersi in bicchiere in modo energico e puro.

 

  • grappolo di Nerello Cappuccio

  • un grappolo di Carricante

  • La Minnella

  • Valeria in vigna

 

La loro avventura partita nel 2009 è in continua crescita, nata da un sogno con profonde radici affettive e che ha portato la realizzazione di ottimi vini, in totale rispetto dell’uomo, della natura e della zona di origine.

In cantina abbiamo degustato le nuove annate, ritrovando gusti autentici ed equilibrati, e non vediamo l’ora di poter farvele assaggiare.

Bellissime persone di grande cuore assieme alla quali abbiamo avuto modo di vivere l’Etna da vicino: una Sicilia davvero diversa.

 

Grazie Valeria e Grazie Giuseppe!

 

Il Vermut di Barbara

20 Giugno 2018

le mani di Barbara

Prima di raccontarvi quale sia il Vermut di Barbara, voglio un pochino scendere nel profondo di questa bevanda, che ha davvero attraversato i millenni e porta con sè molta storia.

Si sente parlare di vino aromatizzato da quando si iniziò a produrre vino, primo fra tutti Ippocrate, il famoso medico greco del V secolo a.C. che faceva macerare nel vino corposo e ricco di zuccheri i fiori di artemisia absinthum e trasformandolo così in una bevanda tonificante e dal potere digestivo.

Ne troviamo tracce anche nell’Antica Roma , la quale importò la ricetta dalla Grecia, arricchindola con erbe tipiche mediterranee come ad esempio timo, rosmarino e foglie di mirto; durante il Medioevo, eccolo ancora presente, usato come vero e proprio rimedio farmacologico e fortificato (grazie alle nuove tecniche di distillazione) con alcool dove erano stati lasciati riposare cortecce e radici. Con la proliferazione dei traffici commerciali, ecco le spezie, importate dai Veneziani, principi indiscussi di tali beni, e fu così che si iniziò ad aggiungere cannella, chiodi di garofano,rabarbaro, china e cardamomo.

Questi vini detti anche “ippocratici” restano gli antenati del nostro caro Vermout, perchè per chiamarlo così dobbiamo attendere fino alla seconda metà del 1700 e spostarci in Piemonte, a Torino per vedere nascere il primo Vermout, per mano del leggendario Carpano, un giovane studioso di erboristeria.

Ed ora? ora pensate alla Sardegna. Al mare e al suo clima, alla sua terra così particolare e ricca di piante, erbe e fiori selvatici, cresciuti con tanto buon sole e accarezzati dalla salsedine.

Meigamma si trova a Villasimius, ci siamo stati in visita per una settimana, coccolati dai padroni di casa, Giuseppe e Barbara.

Lei, 4 anni fa mette in atto quello che da molto tempo sognava, tra le sue passeggiate in campagna tra vigne e la riva del mare, raccoglie le erbe e i fiori spontanei, così intesamente profumate e riesce ad utilizzarle, mettendole a macerare assieme al suo vino, corposo e alcoolico per natura propria.

Sceglie le uve nasco per il suo Vermut Bianco e il carignano per il Vermut Rosso.

Voglio sottolineare che prima di diventare Vermut, si deve fare un buon vino naturale, come Meigamma sa fare; vendemmia tardiva di 100% Nasco dove nel periodo che va da dicembre a maggio vengono messe a riposare erbe, radici e fiori sardi.

Barbara ci racconta che usa solo una piccola fortificazione per rendere il Vermut degno di tale nome, e sfrutta questa piccolissima percentuale di alcool per la macerazione delle bucce degli agrumi, i quali risultano più complessi da intrappolare come essenze: buccia di arancio e mandarino per il Vermut Rosso e buccia di limone per il Vermut Bianco

Si parte a dicembre: prima con le radici, per ovvie ragioni stagionali e si procede man mano ad aggiungere componenti, come radice di genziana, di tarassaco, di cicoria poi piano piano le foglie di mirto e quelle di assenzio, che costituisce una delle componenti più caratteristiche insieme all’artemisia, che qui cresce in quantità (la tipologia è l’artemisia arborescens), poi maggiorana sia foglie che fiori e camomilla! abbiamo visto distese immense di camomilla profumatissima! e ancora elicrisio, timo selvatico, rucola selvatica, mentuccia, finocchietto selvatico e un pochino anche di risimo (senape selvatica) per un tocco leggermente piccante e per ultimi, ma non per importanza, i fiori che la primavera porta con sè:  fiori di ginestra, fiori di cardo, e i pistilli di zafferano, che aggiungono un tocco di preziosità ed eleganza

La vigna di Meigamma e la camomilla

Le erbe usate vengono dapprima essicate, per facilitare il loro utilizzo, mentre i fiori vengono aggiunti freschi.

Ne esce il Vermout Bianco, potente e delicato allo stesso tempo ( come le belle donne!) inutile negare di quanto ne sia innamorata!

Barbara

Il Vermout Rosso è Carignano leggermente fortificato (1-2 gradi alcoolici), dove vengono messe a macerare le bucce di arancio e mandarino, buccia di melograno, radice di genziana, radice di liquirizia, artemisia, rosmarino (anche di questo ne ho visti cespugli molto grandi, che crescono fino alle dune della spiagge), lavanda, eucalipto, bacche di mirto, more selvatiche, bacche di rosa canina, il rosolaccio del papavero, lentisco, fiori di malva selvatica e fiori d’arancio.

Intensità, morbidezza e profumi per questo Vermut Rosso, e dopo la descrizione dettagliata delle componenti, si comprendono e si definiscono nella calice in modo coordinato e magico, come un’orchestra musicale.

I fiori all’interno della botte con il vino

Ho chiesto a Barbara di questa passione per le erbe: ” Le erbe fanno parte della mia vita da sempre. Mia nonna assieme a mio nonno, conducevano prima un lavoro diplomatico importante, molto serio e abitavano in città, a Mosca. Più tardi al momento della pensione, hanno finalmente realizzato un loro grande sogno, prendendo una casa in campagna, dove io da bambina trascorrevo molto tempo, soprattutto durante l’estate e il tempo libero; e li vidi mia nonna trasformarsi, basta tailleur e viso contratto, la vedevo vestita con le prime cose prese dall’armadio, felice a raccogliere frutta ed erbe selvatiche ed occuparsi dei propri animali. Io stessa tramando a mia figlia questa conoscenza, risolvendo i piccoli disagi quotidiani in modo naturale, aloe vera, propoli, tea tree… son cose che in casa mia non mancano mai.”

La sua passione trova terre fertile in Sardegna, le erbe son molte e spontanee e trascina anche Giuseppe nella creazione di questa avventura.

Barbara e Giuseppe

” Una delle mie prossime volontà è la costruzione di un essicatoio, per essicare le erbe che raccolgo” mi dice indicando una picccola rimessa a lato della cantina.

Siamo rimasti rapiti e innamorati da questa bellissima storia e realtà e, siamo felici di condividerla con voi, per sorsate di intesa Sardegna!

Giuseppe Pusceddu

Camomilla

Ginestra

fiori di cardo

La famiglia al lavoro

Foto del nostro fotografo Lorenzo Rui.

 

 

Siamo stati un po’ latitanti ma adesso siamo pronti per nuovi viaggi e nuovi produttori! E quindi iniziamo certamente, portandovi con noi in Francia, nella regione dello Jura, ed in particolare nei terreni dell’azienda Overnoy, ad Orbagna, un piccolo paesino tra le dolci colline della regione.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso e tipico, formaggio a pasta filata (io personalmente ne vado veramente pazza!).

L’azienda è a conduzione familiare composta principalmete da padre e figlio, Jean-Luis e Guillame, 25 anni, che ha dato una sferzata decisa e convinta verso la naturalità negli ultimi quattro anni.

Cercavamo da tempo un’azienda di questa regione, ma nessuna che fosse “inedita” in Italia aveva le caratteristiche che cercavamo: noi amiamo lo Jura perchè ci affascinano da sempre i loro bianchi ossidativi, prodotti con la voilè a protezione delle barriques lasciate scolme, difficili da produrre e assai rari quelli ben fatti, sono vini austeri e particolari, con delle spiccate acidità, profumi ricchissimi che cambiano di continuo nel bicchiere, salinità e lunghezza incredibile in bocca.

Per i veri amanti dei bianchi, delle perle rare, che culminano nel mitico Vin Jeaune, il vino giallo, a cui dedicheremo un articolo specifico a breve.

 

Li abbiamo conosciuti grazie ad un nostro amico vigneron dello Jura, Julien Labet, che ce ne ha parlato durante l’ultima Villa Favorita, e gliene siamo grati!

 

Jean-Louis Overnoy ha assunto le redini della fattoria di famiglia a policoltura agricola nel 1982 e si è specializzato nella coltivazione della vigna. Inizialmente ha piantato poche vigne per poi avventurarsi sempre più nella loro coltivazione, che adesso conta 5,5 ettari di proprietà. Nel 2013 arriva il figlio, Guillame, fresco di scuola e di idee, convertendo l’intera azienda al biologico e alla lavorazione non-interventista.

I vitigni sono quelli tipici di zona: Chardonnay, Savagnin, Pinot noir, Poulsard e Trosseau, disposti tra il comune di Orbagna e Cesancey.

 

Guillame ci spiega il lavoro in vigna

 

Siamo molto felici di questa nuova acquisizione in”famiglia” per un’azienda che ha molto da dire ora ed in futuro, vista la giovane età di Guillame, ma che indubbiamente ha già alle proprie spalle una buona fetta di storia, dettata sia dalla zona che dalla loro famiglia.

 

Non ci resta, come sempre, che stappare… 🙂

 

Pinot Noir

 

 

Vittorio Capovilla

 

Oggi volevamo raccontarvi una storia, una storia che parla di filosofia, natura e rispetto. E tanta buona frutta.

Capovilla distillati.

Vittorio ‘Gianni’ Capovilla, classe 1947, nasce a Crespano del Grappa,  lavora per molti anni come meccanico per le macchine da Rally, un’ abilità che poi risulterà molto utile per il suo futuro approccio con i macchinari enologici.

Siamo andati a trovarlo, pochi giorni fa nella sua azienda a conduzione praticamente familiare, dove tutto viene fatto a mano: la raccolta, le lavorazioni, l’imbottigliamento,e anche per il  tappo, tanta pazienza e arte, le sue bottiglie prevedono tutte la legatura con lo spago ( video ) e il sigillo in ceralacca.

Macchinario da diluizione inventato e messo a punto da Il Capo

“Il Capo”,così come lo chiamano tutti, era indaffarato a far partire un container con destinazione Marie Galante, Guadalupe, dove produce il suo fantastico Rhum ( dalla reale fermentazione della canna da zucchero, non dalla melassa per intenderci) perchè , ci ha rivelato, alla fine di agosto ci sara’ il nuovo imbottigliamento e nulla può mancare.

La passione per il mondo della distillazione nasce nel 1974, anno in cui Il Capo ha iniziato ad occuparsi di macchinari per enologia, e durante i suoi numerosi viaggi tra Germania, Austria e Svizzera, si creò  l’opportunità di conoscere da vicino un modo di produrre grappe e distillati in modo nettamente diverso rispetto all’Italia. «Quello che assaggiavo era assolutamente diverso da quello a cui ero abituato qui in Italia, anni luce di distanza. Basti pensare che in Italia oggi ci sono poco più di cento distillerie, mentre in Germania sono 30mila: numeri che fanno capire la netta differenza di esperienze e competenze. Mi sono detto. “Ma davvero non si può fare di meglio anche qua da noi?”. E così mi sono messo all’opera”». La prima diffciltà fu quello di procurarsi il materiale con cui lavorare, Capovilla acquista un alambicco in Austria, e smontandolo, riesce a portarlo clandestinamente in Italia un pezzo alla volta. Dove lo rimonta in una vecchia stanza e avvia le sperimentazioni. Una decina di anni di prove, prima con la vinaccia e poi con la frutta. Le competenze tecniche lo aiutano: modifica gli strumenti a suo piacimento, convince Muller, un famoso costruttore di alambicchi tedesco, a seguire i suoi consigli, e arriva anche a brevettare un sistema di refrigerazione subito adottato dai colleghi in tutta Europa. Distillazione a bagnomaria, per superare appena i cento gradi e mantenere quindi una temperatura relativamente bassa per l’ebollizione e così non disperdere parti nobili dell’alcol, e un doppio passaggio nella macchina: questa è la procedura perfetta a cui arriva l’intraprendente trevigiano dopo le migliaia di ore passate davanti all’alambicco.

Macchinario da distillazione Muller in rame

Vittorio ci dice:

“Il primo vero e grande lavoro è quello di produrmi
o andare alla ricerca delle materie prime migliori.
La materia prima davanti a tutto, poi viene il resto.”

La cosa più importante e’ avere non buona, ma ottima frutta. Pulita, senza trattamenti chimici, che cresce nel proprio ambiente autoctono e senza forzature.

Il solo e magico ingrediente: la qualità.

Ogni frutto necessita di conoscenza, perche’ ognuno ha il proprio momento ideale per essere colto e lavorato. Pertanto lo si deve lasciare in pianta sino al punto giusto; questo può variare da frutto a frutto, perché alcuni danno il meglio di sé surmaturi, mentre altri vanno colti in anticipo.

Adesso ad esempio e’  il momento delle Pere Moscatelle, un tipo di pera che si matura in estate, piccole dimensioni ma grandissimi profumi, vengono lasciate cadere naturalmente dall’albero di proprietà di Vittorio e poi raccolte mediante reti stese sotto di esso.

Prima della loro resa in polpa per la prima fermentazione vengono lasciate in cantina, e vi possiamo assicurare che il loro profumo era inebriante e dolce. Lo abbiamo ritrovato fedele e onesto poi in bottiglia.

Altro punto di incontro con il nostro mondo ( dei vini) è la fermentazione che avviene spontaneamente senza uso di lieviti aggiunti o zuccheri. E’ davvero la base: il rispetto e ovviamente suo grande pregio, l’attenzione del frutto usato e di come tirarne fuori il meglio, mantenendo così fedele e integro l’autentico sapore, ” intrappolato”per sempre nel distillato.

Noi di famiglia abbiamo avuto la bellissima opportunità di potere collaborare con Vittorio, con le nostre vinacce di Recioto per la creazione de La Garganica.

Un grande maestro, un grande Capo. Ineguagliabile esperienza e arte, che ricorda ancora una volta che cosa sia importante davvero: la frutta. Buona e senza chimica.

Che si tratti di uva o di qualsiasi altro frutto.

La vecchia Amica del Capo, che sorveglia le latte dei distillati in affinamento.

Presentiamo la nostra ultima “scoperta” con il racconto dell’amico Gianpaolo Giacobbo, che è rimasto davvero folgorato da questo vignaiolo!

 

Il Franciacorta, una delle bollicine più famose d’Italia, da un punto di vista sensoriale mi ha messo sempre un po’ in difficoltà. Ho provato a più riprese ad entrarci e a capire questi vini così sotto i riflettori ma spesso mi accadeva di percepire una sorta di freddezza comunicativa tra me e il bicchiere che mi trovavo davanti. Ho bisogno di essere onesto con me stesso quando degusto e sentivo di non riuscirci fino in fondo.

Quando per la prima volta ho assaggiato i vini di Gigi Balestra al banco di degustazione di un VinNatur di qualche anno fa, qualcosa era cambiato stranamente mi sentivo proteso verso questo vino dal nome ribelle, Il Contestatore, che la diceva già lunga sullo stile di questa meravigliosa persona dagli occhi azzurri che era Gigi. Questa sensazione l’ho provata ancora ma mai così forte. Frequento poco quelle zone quindi non posso fare molta ricerca.

Accade però che un giorno, proprio nella sede di Arkè a Gambellara con Francesco Maule, Erica e un po’ di amici, mi sia trovato davanti a Gianluigi Ravarini (Gigi), un omone dallo sguardo sincero, dalle mani possenti e il viso segnato dal sole e dal lavoro nei campi.

Un uomo introverso, che fatica ad raccontarsi ma che sa esprimersi molto bene nel bicchiere.

Bastano pochi sorsi per capire che ci troviamo davanti ad un’interpretazione autentica di Monticelli Brusati, a pochi passi da quel Pendio di Gigi Balestra che per Ravarini fu fonte di ispirazione.

 

Ufficialmente l’Azienda agricola nasce nel 1971 grazie al padre, Bortolo detto Piero (Infermiere), come mezzadro di 1,5 ettari piantati a vite. Allora si produceva vino sfuso e qualche centinaia di bottiglie in maniera naturale, unico modo conosciuto di fare il vino.

Nel 2002, dopo varie esperienze in altre cantine ed anni da conferitore di uve, Gigi Ravarini prende le redini dell’azienda ed inizia così il suo percorso di Vignaiolo Artigiano in collina, riappropriandosi dell’espressione che vuol trasmettere il suo territorio, il Vino di Monticelli. Ad oggi Gigi segue personalmente 6 ettari in maniera naturale (dal 2015 anche certificato bio) tra cui 4 a vite e 2 tra oliveto e bosco, dove ricava i pali per i sui vigneti.

È davvero emozionante trovarsi davanti ad un agricoltore così controccorrente e così coerente, con questi vini che sono figli delle argille, del calcare e del vento che costante soffia sui suoi vigneti.

Gigi ha scelto un’agricoltura naturale perchè l’ha sempre vissuta così e perchè, mi racconta, questa terra ha tutto, non chiede nulla, basta solo ascoltarla.

In cantina utilizza solo acciaio e cemento e dichiara in retroetichetta tutti i prodotti utilizzati in nome della trasparenza che lo caratterizza. Del suo Franciacorta, solo un vino che produce in un quantitativo di meno di 3.000 bottiglie all’anno, è fermentato spontaneamente, senza dosaggi ed integralmente figlio di un annata.

Riposa minimo 30/40 mesi sui lieviti e poi lo ripropone in quantità limitate per altri due anni, prolungando l’affinamento ed evidenziando il carattere in evoluzione di ogni annata. Ha piantato nel 2002 probabilmente il primo vigneto di Pinot Meunier, dove oggi cerca la sua miglior espressione con microvinificazioni tra rosati, metodo classico Blanc de Noir, Rosè.

La tradizione di famiglia lo fa continuare ad imbottigliare vini fermi, dal Chardonnay al Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero e Pinot Meunier con risultati esaltanti.

 

Una soddisfazione, per noi, trovare finalmente una realtà Franciacortina Artigiana che, senza paura e senza seguire regole di mercato, sperimenta liberamente territorio e vitigno sperando di trasmettere passione e cultura agricola vissuta.

 

 

 

QUOTE ROSA

15 Luglio 2016

Il rosa, si sà, è una parte importante nella vita di tutti noi, immancabile non solo dal punto di vista umano (W le donne!), ma non dovrebbe mancare soprattutto se è estate, soprattutto se si parla di vini naturali e dalla beva incredibile!

Ci siamo resi conto che la nostra gamma di vini Rosa è ampia e divertente, vini bellissimi sia in bicchiere che nelle loro colorate etichette, spesso prodotti da grandi Donne produttrici di vino che (a volte) percorrono la via della produzione del vino da sole.

Partiamo dall’ultimo arrivato in cantina Arkè, ovvero la Rosetta di Cascina Tavijn!

Etichetta coloratissima e tenera a rappresentare una fantasiosa bimbetta con cappuccio fucsia, scarpine rosse alla Mago di Oz, circondata da mille bolle colorate: che cosa aspettarsi se non un rosè naturale, semplice e fresco? Freisa 2015 vinificato in acciaio, senza solforosa aggiunta, 100% handmade by woman ( Nadia Verrua).

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Altra etichetta che a noi piace un mondo è dell’azienda Il Moralizzatore e sto parlando del Cabaret Rosè, dove in etichetta si scorge seduta a terra una ragazza con jeans e ai piedi le All Stars rosa appunto: idea nata da una serata dove i nostri amici produttori stavano assaggiando in anteprima la loro creazione con alcuni amici ed una di loro era esattamente in quella posizione mentre le sue scarpe sembravano avere esattamente lo stesso colore del vino che stava degustando. Giocoso ricordo per questo Cabernet Sauvignon 2014 vinificato in rosa e spumantizzato con mosto, senza lieviti né zuccheri. 12 mesi sui lieviti. Pas dosè.

 

 

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Passiamo al sud con Lamoresca Rosa 2015, Nero d’Avola 50%, Frappato 45%, Moscato 5%, vinificato in acciaio, racconta come sempre il calore e la festosità della sua terra, senza dimenticarsi la freschezza.

Non possiamo non citare la nostra “bolla di famiglia”, la Malvasia Rosa di Camillo Donati, la quale è un sempre presente nelle nostre feste, e la cui colorazione rosa è stata donata da un lieve bacio del lambrusco…magia!

Zigzagando eccoci con il Quinto Quarto Pinot Grigio 2015 di Franco Terpin, lieve macerazione per un vino 100% naturale senza filtrazione; quindi dalla Sardegna il Meigamma rosato 2015 Cannonau (90%), Cabernet Sauvignon (10%), breve macerazione anche per questo vino fatto senza solfiti aggiunti, profumato ed intenso, ma con delicatezza.

Rimanendo su terreni caldi parliamo del Rosato 2015 di Marino e Luisa Colleoni, 100% Sangiovese, raccolto un pochino anticipato per acquisire miglior freschezza, poi vinificato in  acciaio ; e La Rosa di Pacina anche lei Sangiovese, terreni diversi e mani diverse, due signorine dalla Toscana.

Anche Feudo D’Ugni ha creato il suo vino rosa fatto da una donna, Cristiana, ed il suo Usignolo 2014, un Cerasuolo vinificato in cemento ed acciaio.

 

Per ultime, ma non per importanza le bolle: dalla Loira il Bubbly! 2015 : ancora una volta mani di donna, Nathalie, Cinsault 100% in rosa. Rifermentato in bottiglia e sboccato per aver una maggiore pulizia e senza solforosa aggiunta.

Il nostro super Champagne Rosè de Saignée 2008 Pinot noir da una parcella unica, vigne vecchie, affinato in vecchie barriques usate, non dosato con poca solforosa aggiunta. Grandi sentori per uno Champagne che non si fa scordare e che è capace di presenziare per tutto il pasto, ottimo come aperitivo, perfetto per chiudere una buona cena. Intensità ed eleganza.

Cà del Vent invece ci regala la loro bolla Brut Rosè 2011 fatta da Pinot nero 100% affinato in Barrique rimanendo poi 36 mesi sui lieviti. Bolle stuzzicanti e soddisfacente nel suo sapore rotondo.

 

Abbiamo deciso anche di inserire il Raboso di Casa Belfi perché, anche se non è esattamente un vino rosato nella colorazione, ne conserva le caratteristiche: un vero glou-glou wine! Da bere “a canna” noi diciamo! Freschezza ma anche corpo, può dare il top di sé anche accompagnato ad un piatto di affettati, ci piace molto soprattutto in queste sere d’estate!

 

Altro intruso è una birra,  la Gueuze alle Fragoline di bosco, chiamate beitje, macerate con birra lambic per un paio di mesi ed affinamento poi per 2 anni in botte e Framboos con Lamponi macerati sempre in birra lambic: acidità ed acetiche estreme, per dissetare le gole più arse!

 

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Tanto rosa per la nostra estate! Il nostro consiglio è quello di non farsi scappare l’occasione!

Sassaia: una serata

23 Giugno 2016

 

Luogo: Ristorante Il Pesciolino

La cena con degustazione alla cieca di 8 vini de La Biancara

Antipasto il nostro cappon magro composto da stoccafisso mantecato alla vicentina, muscoli, vongole, gambero al vapore, verdure e salsa verde.

Il Primo: Tagliolini fatti in casa con seppia zucchine e il loro fiore.

Il Secondo: Ombrina al forno con verdure e pesto di olive taggiasche.

 

Ospiti: l’oste Ernesto del Bar la Pausa, Pier del Caffe’ Il Barbarossa, Romeo sommelier del Pesciolino, Marco della rosticceria Sartore e altri amici fans di Maule e di Arkè, in totale 8 persone.

Qui di seguito le colorite impressioni di un nostro collaboratore genovese, Christian:

 

la cosa che ha impressionato tutti è stata non aver trovato un solo campione “vecchio”, ma ancora tanta tensione e vitalità soprattutto in qualche annata.

Il filo conduttore siamo arrivati alla conclusione essere la ormai famosa mineralità, ma mi sa che qua c’è davvero.

Partenza…

2002 tutti l’abbiamo azzeccato, naso con tanta frutta, anche tropicale, bocca piena magari non lunghissimo ma incredibile comunque, che poi uno mica può pretedendere tutto!

2006 io l’ho azzeccato subito, l’avevo bevuto pochi giorni prima e vi dico solo “stile lambic”, fantastico, eterno.

2007 nota iniziale con una breve CO2 briosa ed intrigante, che sballo! Poi si ricompone, tanta polpa ma anche tanta freschezza. Bevibilità elevata.

2009 forse il più minerale, ed infatti accompagnava benissimo i piatti di pesce che contornavano la serata.

2010 più tranquillo e pacato, ci aspettavamo qualche difetto dovuto all’annata, ma non siamo riusciti ad individuarlo. Bello anche lui.

2011 forse il naso meno complesso, equilibrato in bocca.

Avevamo anche una bottiglia di Pico 99, tappo inzuppato, quindi un po’ la bottiglia sfortunata…peccato ma ci sta.

Meno male che il Sosan 13 con un filetto di ombrina ci ha rimesso apposto, 15 gradi … e non sentirli, che grinta!!

Per terminare dopo un meraviglioso sorbetto, brindisi con una lacrima di recioto 02, mamma mia c’era di tutto! TUTTI IMPAZZITI!

 

Gran bell’onore per noi, e bella serata per loro!

Qui qualche foto:

 

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Bollicine e mille bolle blu… è arrivato l’inverno finalmente! E sentivamo il bisogno di qualcosa di scrocchiante…ma cercavamo anche eleganza ed onestà…quindi ci siamo messi alla ricerca di un nuovo Champagne per Arkè.

Mont Bonneil è un borgo che domina la valle della Marna, tra le città di Château-Thierry e Charly sur Marne, qui si trova lo Champagne Christophe Lefèvre  e le sue vigne, dove il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, mentre di Chardonnay possiede solo un piccolo appezzamento.

Christophe eravamo stati a trovarlo con l’amico Andrea Ugolotti quattro anni fa, all’epoca la nostra scelta era poi ricaduta su un altro produttore; poche settimane fa è tornato Angiolino a trovarlo, assieme ad altri amici appassionati e l’impressione che ha lasciato durante la visita è stata molto positiva.

Un vignaiolo appassionato, che ha fatto la scelta del biologico a metà anni Novanta, quando nessuna moda del naturale influiva le scelte delle aziende, una piccola aggiunta di solforosa solo sull’uva al momento della pigiatura e poi fermentazioni spontanee del vino, svolge la naturale fermentazione malolaticca, soste di almeno 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Il feeling è scattato subito, dopo l’assaggio dei campioni ancora di più, soprattutto nelle versioni Brut Nature, i non dosati: la vinosità data dal Meunier in primo piano, per un’ottima beva, accompagnata da una buona mineralità ed eleganza.

Questa degustazione ci ha poi impressionato perché, durante la cena che ne è seguita, ci siamo trovati a pasteggiare e finire in breve tempo i campioni, con questo incredibile Champagne ricco di carattere, che sa tenere testa in modo impeccabile anche a tutto pasto. Pensavamo fosse una cosa del caso, non ci abbiamo dato molto peso, anche perchè stavamo assaggiando altri vini, quella sera, ed invece, a sorpresa, era il vino in tavola con maggiore piacevolezza.

Allora eccolo qui. Benvenuto Champagne!

 

 

 

 

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Arkè allarga la “famiglia” delle zone d’Italia con una nuova regione, la Campania, con Masseria Starnali.

Eravamo alla ricerca di un buon Aglianico, con carattere e spregiudicatezza, naturale e sano, ovviamente; lo abbiamo trovato grazie ad un’amicizia tra Angiolino e Maria Teresa, che da qualche anno viene a Villa Favorita.

Siamo a Galluccio, a circa 450 mt s.l.m., alle pendici del vulcano spento di Roccamonfina. Qui la signora Maria Teresa e suo figlio Luigi si dedicano alla coltivazione di ulivi, viti e castagne della loro azienda, che si estende per circa 40 ettari comprensivi di bosco, che gode del belvedere sul Golfo di Gaeta.

Siamo proprio al confine tra Lazio e Campania, qui dove la terra è vocata per la produzione dell’Aglianico e loro, a partire dal 2009, hanno deciso di aggiungere una marcia in più coltivandola in regime biologico.

L’azienda non si occupa solo di vigna e ulivi, ma anche di frutta ed ortaggi, che poi vengono usati per l’Agriturismo che può ospitare fino a 50 persone e, ricavato da un vecchio fienile ristrutturato, ci sono anche 4 camere per poter dormire e godere appieno del fantastico luogo.

Noi siamo rimasti affascinati in particolar modo dal loro signor rosso, il Conte di Galluccio: Aglianico duro, incondizionato e puro, come un cavallo selvaggio, i tannini sono taglienti e ha il vero carattere di questo vitigno, ma sa offrire anche frutta nel bicchiere, piena e rotonda, succosa, per nulla pesante.

Con il Santo Sano l’Aglianico viene ingentilito dal Piedirosso, che gli dona gran beva e pulizia; chiude la gamma la loro Falanghina, la Maresa, diretta e senza fronzoli, che dona in modo diretto la mineralità sulfurea del loro terreno vulcanico.

Noi siamo molto entusiasti della loro “entrata” in gamma e non vediamo l’ora di condividere con voi questi vini, perchè alla fine il vero godimento del vino è esattamento questo: il piacere dello stare assieme e degustare vini onesti e che sanno sempre regalare emozioni!

 

 

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