Filosofia

Arkè è un termine greco che significa principio. Vogliamo spiegarvi perchè abbiamo deciso di utililizzare questo termine pensando al vino e alle persone che lo fanno.
Fu introdotto dai primi filosofi greci che tentarono di distaccarsi dai poeti e dai profeti che fino a quel momento avevano spiegato il mondo e le esigenze umane con il mito. La loro ricerca si è concentrata subito sul mondo, in maniera oggettiva, vedendo l’uomo semplicemente come un elemento della natura, non più il centro di un problema specifico.

Ricercavano l’unicità che fa della natura un mondo, al di là delle sue molteplici apparenze e mutamenti: l’unica sostanza primordiale che costituisce il suo essere, l’unica legge che ne spiega il divenire. Essa è principio (arkè) di tutte le cose non solo perchè ne può spiegare l’origine (l’inizio), ma anche e soprattutto perchè può spiegare e ricondurre all’unità quella molteplicità e mutevolezza che appare ad una prima osservazione del mondo.

La natura non è immobile, ma attiva e dinamica: è principio di azione e al contempo materiale di tutto ciò che esiste, nasce e muore.
Queste teorie si possono riconoscere come un fondamento della filosofia di Rudolf Steiner e del concetto di agricoltura biodinamica, a poi in Fukoka, fondatore dell’agricoltura naturale o del non-fare, che ribadiva l’importanza del valore dell’osservazione per decidere quando, come e se agire.
Principi e conoscenze che l’agricoltore antico possedeva e praticava quotidianamente, ma che sono state sostituite da un approccio industriale all’agricoltura a partire dagli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.

Steiner negli anni Trenta e Fukoka qualche anno dopo, partendo da concetti base delle scienze agronomiche, già vedevano gli squilibri e i danni che un’agricoltura interventista poteva dare e ricercarono metodi alternativi che escludessero fertilizzanti, diserbi, arature, insetticidi o fungicidi.

Concetti non nuovi insomma, ma per i quali ancora molta strada c’è da percorrere, l’unica percorribile in questo pianeta da salvaguardare; la conversione è possibile ma non bisogna stancarsi di rinnovarla e ricercare metodi sostenibili, perché è un processo che non smette mai, così come i cicli della Natura.