Franco Giacosa è stato un affermato e stimato enologo ora in pensione, in  Sicilia da Duca di Salaparuta prima e poi alla direzione della Casa Vinicola Zonin, uno tra i più grandi imbottigliatori italiani, di certo due aziende che poco hanno a che fare con il nostro piccolo mondo dei vini naturali.

Ma la sede della Zonin è qui a Gambellara e negli anni è nato un confronto ed amicizia con Angiolino Maule (e la nostra famiglia), che l’ha portato, una volta raggiunto il pensionamento, a sostenere e collaborare con Vinnatur.

Franco è un enologo molto capace e professionale, umile ma caparbio, aperto al confronto, con una sensibilità degustativa davvero eccezzionale. Ho chiesto a lui un articolo che riprendesse il discorso di Alessandro Morichetti nel precedente post, ci sembra giusto pubblicarlo subito sia qui che su Intravino.

 

Da enologo con alle spalle ben 49 vendemmie di cui 44 condotte in modo convenzionale e 5 con i metodi biologici, biodinamici e naturali estremi, ho avuto modo di seguire la storia del vino da quando in Italia era considerato una bevanda popolare di volume fino a diventare bevanda elitaria, per poi arrivare ai giorni nostri in cui si sta sviluppando molta sensibilità al riguardo degli aspetti salutistici, ecologici e ai legami con il territorio dove lo stesso viene prodotto.

 

Il vino naturale è una valida risposta a queste tendenze che passa attraverso la coltivazione del vigneto senza fare ricorso all’uso di fitofarmaci, di concimi di sintesi, di diserbanti o di altri prodotti della chimica per forzare i limiti fisiologici della vite ma bensì assecondando la natura per ottenere delle uve sane e ben mature. Espressione di una microzona, di un vitigno, del clima e dell’uomo che le produce.

 

Ma non basta. Non si possono abbandonare i mosti e i vini al loro destino. Vanno seguiti con cura in tutte le loro fasi per valorizzare il loro potenziale qualitativo ed evitare che difetti piccoli o grandi di vinificazione e di conservazione possano nascondere il loro carattere e la loro piacevolezza.

 

Vedo i Vini Naturali come una serie di produzioni che vanno oltre i traguardi del biologico e del biodinamico che sono già un bel passo in avanti per il rispetto di chi li beve e per l’ambiente.

Significa vinificare e conservare i vini con molta più attenzione ed esperienza di quanta ne occorre per i vini convenzionali e significa accettare anche qualche imperfezione visiva del colore o della trasparenza.  I vini convenzionali di massa, debbono necessariamente essere irreprensibili alla vista, avere una lunga tenuta sugli scaffali della grande distribuzione, avere una qualità costante e guai se compare qualche naturale deposito di tartrati sul fondo della bottiglia!

 

Ciò richiede parecchie operazioni di maquillage come la stabilizzazione tartarica, la stabilizzazione proteica, la stabilizzazione del colore, la stabilizzazione biologica che rendono relativamente stabile il vino e perfetto esteticamente ma che lo impoveriscono drammaticamente. Se poi pensiamo alle correzione del grado zuccherino, dell’acidità del corredo polifenolico, dei polisaccaridi (gomma arabica), la concentrazione, l’osmosi, i tagli, le chiarifiche e la microfiltrazione i vini vengono snaturati e standardizzati tanto da perdere la loro tipicità fino a diventare ripetitivi e noiosi.

 

Il vino naturale è una sfida per evitare l’interventismo partendo da uve equilibrate in vigna dunque senza necessità di alcuna correzione, rispettando i tempi della natura per la corretta maturazione e ottenere una naturale limpidezza e stabilità. Senza l’utilizzo dei mezzi chimici o tecnologici invasivi.

L’esperienza ci dice che si può al massimo ricorrendo a piccole quantità di solforosa a volte inevitabile per scongiurare deviazioni ossidative e batteriche nefaste.

Molti produttori hanno ormai raggiunto traguardi qualitativi impensabili e procedono speditamente nella ricerca della naturalità producendo vini non solo senza difetti, ma anche integri e di piacevole personalità.

 

Credo proprio che sia la giusta strada per il domani dell’enologia secondo quanto Louis Pasteur due secoli fa affermava: “il vino è la più sana e la più igienica delle bevande”.