Piemonte mon amour

27 Gennaio 2013

A noi il Piemonte piace per le sue Barbere, per il Grignolino di Nadia e del maestro, Francesco di Migliavacca, per le piccole grandi Freisa, per il Dolcetto di Pino che non c’è più e quello di Emilio, che nonostante tutto continua a potare, e per il Ruchè, sempre di Nadia. E per la nobiltà che ha fatto l’Italia, quella dei Savoia e dei Cavour, e per lui, il Nebbiolo, rè incontrastato per carattere ed eleganza, di questa vasta regione italiana, ricco di grandi interpreti tra Barolo e Barbaresco.

E per questo, ogni anno, una capatina si fa. Sul finire delle feste natalizie, questo è stato il nostro tour:

Giorno 1: partenza ed arrivo in quel delle Rocche di Castiglione Falletto dove il gagliardo Luca Roagna con il padre produce il Barolo: giro nei vigneti che circondano la Pira, storica cascina che è diventata la nuova modernissima e sfarzosa cantina della famiglia, e poi a pranzo a La Morra, Osteria More e Macine. Segue pranzo imbevuto da Champagne, Barbaresco (Roagna), Chianti, un buon Borgogna, ancora Champagne e verso le 17 si chiude con un goccio di Gin Tonic… le consuetudini bisogna rispettarle!

Ore 17.30 Eravamo un po’ brilli ma il luogo e il personaggio della visita ci fanno tornare meravigliosamente lucidi: Roberto Conterno ci ospita per una breve ma intensa visita nella cantina della sua azienda famigliare, famosa e rinomata in tutto il mondo per il nome del nonno, Giacomo Conterno. Parole ragionate e pacate, pulizia, modi a noi familiari e contadini: si capisce che ogni giorno va in vigna e, seppure venda il Monfortino a cifre astronomiche, è un uomo con i piedi per terra e le mani che potano, tagliano grappoli, attaccanno tubi e spostano cartoni. Le barbere dalla botte ancora aspre e un po` verdi sono di una finezza mai sentita; il Barolo e il Monfortino non li sappiamo descrivere, tanta l’eleganza e la stoffa, saremmo comunque inadatti a dare dei pareri. Perle di rara e inspiegabile bellezza.

La sera siamo in famiglia, da Carussin, con Luigi, Bruna e i giovani Luca e Matteo: cena piemontese, trionfo di Barbera e tante belle chiacchere tra viaggi e sogni condivisi: l’ospitalità e la comunione di intenti e ragioni, così… senza fronzoli né imbrogli, con semplicità!

E Bruna che con la sua brutta maledettissima malattia esprime la vita e ha ancora carattere da vendere, sorrisi e tenacia: madre, musa, vignaiola,  imprenditrice, amica.

Giorno 2: con Luca, senza la sua Clandestino, andiamo a far visita a un grande Lorenzo Corino, nella Cascina di famiglia a Costigliole d’Asti. Da poco in pensione come agronomo impegnato con il Ministero e con il Centro nazionale di ricerca di viticoltura ed enologia, ci dice che finalmente riuscirà a dedicarsi a tempo pieno alle sue vigne; in realtà da sempre, sia lui che i suoi avi, coltivano vigneti storici di Barbera e Nebbiolo e vinificano nella cantina di casa, seguendo la tradizione, e, aiutati dalla cultura, producono vini di qualità eccellente, eleganti e che durano nel tempo. Senza trattori, senza chimica, senza solfiti; vigne vecchie o molto vecchie, una ricerca infinita sulla potatura, falcetto o zappa per l’erba, lunghe macerazioni, vini potenti ed alcolici negli ultimi 10 anni, perché il clima è cambiato.

Mezza giornata vola via come niente, servirebbero settimane per afferrare tutte le conoscenze e la cultura di Lorenzo… ma avremo tempo e anche il giovane figlio Guido, architetto, non sembra da meno… c’è tempo!

Verso sera siamo da Nadia, a Cascina Tavijn, ad assaggiare tutte le botti con l’annata 2012, senza farci mancare la Barbera 2011, ancora da imbottigliare; siamo qui per un saluto e per vedere lei, il prodigio della Natura che si chiama Bianca, nata prematuramente, dopo pochi giorni dalla nostra ultima visita, due estati fa: anche qui il coraggio, la tenacia e il cuore di tre generazioni in una splendida immagine di una nonna, una madre ed una figlioletta dalla forza disarmante!

La sera siamo a cena al vicino Ristorante Bandini,  a Portacomaro, egregiamente gestito da Antonello, cugino dei celeberrimi Bera (Alessandra e Gianluigi) , guru assoluti del Moscato d’Asti (di Canelli) naturale. E l’influenza si vede e si sente: una bella Harley Davidson in sala, servizio curato e a modo, cucina tipica della zona con lo stile da ristorante di qualità, carta dei vini divisa in vini pop (quelli un po’ più fighetti e costruiti) e vini rock (tutti belli naturali e ruspanti, come piace a noi).

Giorno 3: Torino, al mattino ci troviamo con Luigi Fracchia, che inizierà a rappresentare i nostri vini ai locali torinesi, anche lui architetto super appassionato di vini, che gestisce con altri due matti uno dei blog più passionali (appunto) che parli di vino e non solo: gli amici del bar.

Pomeriggio di relax per le vie del centro e poi alla avveneristica e un po’ stomachevole, ma di gran successo, mostra “The human body”: corpi veri donati alla scienza che si mostrano in un macello vero e proprio di ossa, muscoli, nervi, cervella, polmoni, cancri e feti nella loro nudità e morte.

Quindi a cena nel ristorante di Torino più conosciuto ed amato dagli intenditori, ovvero quello degli amici Pitro ed Andrea del Ristorante Consorzio, dove si mangia di qualità e classe in un clima informale ma rispettoso, professionale ma strabiliante per noi, amanti dei vini naturali. Una carta dei vini da urlo e non c’è nient’altro da dire, se non che è da urlo anche il rapporto qualità/prezzo… ovvio che non riescono a star dietro alle prenotazioni!

Giorno 4: si rientra, ma prima facciamo tappa dal buon uomo di Emilio, nei pressi di Ovada, a Cascina Borgatta, vecchia conoscenza di arkè, che riprendiamo in listino molto volentieri. Avevamo conosciuto Emilio e Luisa qualche anno prima portati dal mitico Pino Ratto, in questa zona ormai dimenticata, vittima dell’industria del vino in damigiana o in fusto, in realtà vocata per dolcetti dal grande carattere e longevi, come ci insegna la storia, ormai appartenente al passato, del grande Pino e dei suoi Le Olive e Gli Scarsi.

Ci accolgono come figli, ci trattano da rè, ci accompagnano nelle vigne circostanti la cascina, quattro ettari vitati a Dolcetto e Barbera in una conca a 400 meri di altitudine, una piccola cantina ordinata e ben organizzata, una concezione semplice e puramente contadina del lavorare la terra e fare il vino.

Davvero finiamo con una bella immagine e un buon stare, con calma ce ne torniamo a casa, carichi di vino e di nuove esperienze, idee e stimoli, ma con la voglia di tornare che già si fa sentire!