Cascina Borgatta

Cantina

La terra di Cascina Borgatta si trova nel Comune di Tagliolo Monferrato, borgo di origine medioevale arroccato su di un colle, vanta dolci colline attorno a se` e fertili terreni di origine limo-sabbiosa che ben si prestano alla produzione dell’autoctono Dolcetto in una delle sue declinazioni più strutturate e adatte all’invecchiamento, il Dolcetto di Ovada. Un terzo dei 4 ettari di proprietà sono piantati a Barbera, e pochi filari per il consumo personale uve a bacca bianca, il Cortese che da vita ad un semplice bianco fermo e un po’ di Moscato.

Le viti vengono lavorate con caparbietà e orgoglio dagli ormai settantenni Emilio e sua moglie Maria Luisa Barizzone, i quali ereditarono il podere dal padre di lei , Italo, che si stabilì qui con la propria famiglia continuando l’antico lavoro che a sua volta aveva appreso dal padre.

L’azienda è a regime biologico, nessun trattamento con pesticidi o concimi chimici, unici fertilizzanti ammessi secondo l’ideologia acquisita dal suocero sono i sovesci invernali con concimazione misto-organica, utilizzata comunque poco visto che l’ultima applicazione risale al 2008; la terra viene lavorata superficialmente ogni anno dopo la vendemmia.

Raccolta delle uve manuale e diraspatura con fermentazione spontanea con buccia in botti di acciaio-inox o cemento in contatto per un periodo che va dai 10 ai 15 giorni. Per l’affinamento si passa poi alla botte di cemento oppure per piccoli quantitativi all’utilizzo delle barrique ma non di primo passaggio per 6 o 12 mesi. Nessuna chiarifica o controllo temperatura. Poca la solforosa aggiunta e solo all’imbottigliamento.

Molte delle tecniche apprese e buona parte della filosofia produttiva è stata infusa al calmo e diligente Emilio da un grande genio pazzoide della viticoltura italiana quale Pino Ratto, suo vicino e grande interprete del Dolcetto di Ovada: conosciuto in Italia e non solo fin dagli anni Sessanta prima per la maestria con il clarinetto e poi per la bontà del suo vino; acclamato da Veronelli ha saputo, da solo, mantenere alto il nome di un vitigno e di una zona rovinata da vinelli da pronta beva e da supermercato, capace invece di donare dolcetti strutturati e di carattere, ma comunque eleganti.

Da qualche anno quello di Pino non c’è più, perché la vecchiaia e la sfortuna hanno preso il sopravvento, ma Emilio e Maria Luisa ce lo fanno ricordare…