Breve intervista per la serata a Modena

Il 27 Ottobre a Modena, a La Compagnia del Taglio, Andrea Scanzi farà una presentazione del suo nuovo romanzo (che parla dei suoi due Labrador, Tavira e Zara), accompagnato da un aperitivo a base di vini naturali: si degusteranno vini con le bolle, bianchi ed anche un rosso.

La serata proseguirà poi con una cena che vedrà come protagonista Angiolino Maule ed i suoi vini, in particolare una mini-verticale con tre annate di Pico, a cominciare con l’ultimo uscito, il 2009, seguito dalle annate 2007 e 2004.

“I cani lo sanno, elogio dello sguardo rasoterra”. Un libro divertente, condivisibile da ognuno abbia o abbia avuto un amico a quattro zampe, mostra tutti i pregi dei cani e i difetti di chi li accompagna durante la loro breve esistenza. Siamo lontani mille miglia da ogni tentativo di umanizzare il proprio cane e, ancor di più, il rapporto con il proprio cane.
È una questione di sguardi (lo recitava anche una canzone): il nostro è proiettato in avanti, spesso miope, quasi sempre selettivo. Quello dei cani è ancorato al suolo, quadrangolare, spalancato su un mondo dove dove niente è mai di troppo; ed è il loro punto di vista “basso”, umile, mai servile, stoicamente onnipresente che ci ri-insegna ad essere umani.
Andrea Scanzi ci racconta delle sue “donne”, di cui è follemente innamorato, delle loro gesta, i loro comportamenti, in un quadro a colori dove si puo’ trovare spazio per ridacchiare, condividere e pure far scivolare una lacrimuccia di commozione.
Mai banale nè scontato, di una genialità frizzante e scorrevole, è un libro da leggere e rileggere, da regalare, per tutti e con tutti.
Come per “Elogio dell’invecchiamento” e ancor di più per “Il vino degli altri”, sento un’affinità ed una condivisione con le tesi dell’autore, a volte mi sembra che a parlare sia la mia stessa persona. Sono testi veri, diretti, che vanno al nocciolo del concetto, che incuriosiscono.
Banalmente forse, ma una cosa, per me, li accomuna: metre li leggo e per giorni poi, finita la lettura, avevo voglia di bere i vini raccontati o di andare alla caccia di alcuni produttori che non conoscevo (Flavio Roddolo ad esempio, grazie Andrea!); oppure, in questo caso, di accarezzare e guardare di più i miei cani o pensare alla mia prima cagnolina che ormai da anni non c’è più.

Credo che questo possa essere uno dei frutti per uno scrittore di cui andar fiero, lasciare un ricordo vivo, ed emozionare. Come fa Scanzi ad entrare con questa semplicità, ma con profondità, nella testa degli altri?

“Mi dici una cosa molto bella. Ti ringrazio. In effetti capita spesso che i lettori si innamorino delle passioni di cui scrivo. Come se si creasse un innamoramento per osmosi. In tanti hanno visitato Flavio Roddolo dopo aver letto “Elogio dell’invecchiamento”, in tanti si (ri)avvicinano a Gaber dopo il mio spettacolo teatrale “Gaber se fosse Gaber”. E probabilmente chi legge “I cani lo sanno” ha – alla fine – una gran voglia di coccolarsi Tavira o Zara. E magari avverte il desiderio di farsi accompagnare da un cane, anche se fino a quel momento non l’ha mai avuto. Non so se questo significhi “entrare nella testa degli altri”. Di sicuro provo a mettere in ciò che scrivo la più assoluta passione e onestà. Se poi capita che la passione – o l’idiosincrasia – si trasmettono, be’, è un bell’effetto”.

Mi è particolarmente piaciuto l’accostamento degli addestratori di cani con i biodinamici. Quanto può nuocere la pedanteria?

“E figurati se non lo notavi 🙂 Guarda, a me i pedanti annoiano. Non posso girarci intorno. E’ proprio una cosa che mi ammazza. Quelli che vivono con troppi dogmi, troppe regole. I bacchettoni, i seriosi, i soloni, gli asettici. Gli “astemi dell’emotività”. Che palle. E’ una categoria che detesto, insieme ai pavidi. Ed è anche quello che (non) mi prefiggo quando scrivo un articolo o un libro: essere noiosi e senza coraggio. Se devo annoiarti o non raccontarti nulla, tanto vale non scrivere. Ti ho dato fastidio? Bene. Ti ho stupito? Meglio. Ma non è tollerabile essere noiosi, prevedibili, sciatti. Non è perdonabile. Che volgarità. I biodinamici non sono di per sé noiosi, per carità, ma lo diventano quando pretendono di farmi credere che basta qualche abracadabra e una lettura random di Rudolf Steiner per scoprire e svelare il Nirvana. Ci sono dei produttori, biodinamici e no, che in cantina farebbero dormire anche un esercito di insonni. Gli addestratori possono avere lo stesso approccio: regole, dogmi, regole, dogmi. Una preparazione di base è fondamentale, ma se non ci metti fantasia e genio sei solo un manovale pragmatico. E palloso”

So che è improponibile, ma che c’azzeccano i cani con i vini (naturali)? Come ti ha convinto Marina a fare questa serata?

“Marina della “Compagnia del Taglio” potrebbe convincermi a fare qualsiasi cosa, e anzi spero che me lo chieda. La sua enoteca modenese è uno dei pochi luoghi magici d’Italia, e credimi, io viaggio molto: lo dico con cognizione di causa. Per la serata del 27 ottobre ha fatto tutto lei. Come sempre mi sono consegnato mani e piedi al suo volere. Una cosa, peraltro, che di solito con le donne mi piace molto (e poi è più comodo: ci si stanca di meno). A giugno 2010 presentò “Il vino degli altri” con un affetto – e una genialità – che mi hanno rapito. Non l’avevo mai vista prima: come facevo a non tornarci? Cani e vini non hanno molto in comune. E’ vero, esistono “vini da cani”, ma è una battuta così banale che la lascio ad altri. Preferisco dire che, come i cani, i migliori vini parlano al cuore. Anche se, sia chiaro, mai con l’intensità e la schiettezza di cui è capace un cane”.


Breve intervista per la serata a Modena

Il 27 Ottobre a Modena, a La Compagnia del Taglio, Andrea Scanzi farà una presentazione del suo nuovo romanzo (che parla dei suoi due Labrador, Tavira e Zara), accompagnato da un aperitivo a base di vini naturali: si degusteranno vini con le bolle, bianchi ed anche un rosso.

La serata proseguirà poi con una cena che vedrà come protagonista Angiolino Maule ed i suoi vini, in particolare una mini-verticale con tre annate di Pico, a cominciare con l’ultimo uscito, il 2009, seguito dalle annate 2007 e 2004.

“I cani lo sanno, elogio dello sguardo rasoterra”. Un libro divertente, condivisibile da ognuno abbia o abbia avuto un amico a quattro zampe, mostra tutti i pregi dei cani e i difetti di chi li accompagna durante la loro breve esistenza. Siamo lontani mille miglia da ogni tentativo di umanizzare il proprio cane e, ancor di più, il rapporto con il proprio cane.
È una questione di sguardi (lo recitava anche una canzone): il nostro è proiettato in avanti, spesso miope, quasi sempre selettivo. Quello dei cani è ancorato al suolo, quadrangolare, spalancato su un mondo dove dove niente è mai di troppo; ed è il loro punto di vista “basso”, umile, mai servile, stoicamente onnipresente che ci ri-insegna ad essere umani.
Andrea Scanzi ci racconta delle sue “donne”, di cui è follemente innamorato, delle loro gesta, i loro comportamenti, in un quadro a colori dove si puo’ trovare spazio per ridacchiare, condividere e pure far scivolare una lacrimuccia di commozione.
Mai banale nè scontato, di una genialità frizzante e scorrevole, è un libro da leggere e rileggere, da regalare, per tutti e con tutti.
Come per “Elogio dell’invecchiamento” e ancor di più per “Il vino degli altri”, sento un’affinità ed una condivisione con le tesi dell’autore, a volte mi sembra che a parlare sia la mia stessa persona. Sono testi veri, diretti, che vanno al nocciolo del concetto, che incuriosiscono.
Banalmente forse, ma una cosa, per me, li accomuna: metre li leggo e per giorni poi, finita la lettura, avevo voglia di bere i vini raccontati o di andare alla caccia di alcuni produttori che non conoscevo (Flavio Roddolo ad esempio, grazie Andrea!); oppure, in questo caso, di accarezzare e guardare di più i miei cani o pensare alla mia prima cagnolina che ormai da anni non c’è più.

Credo che questo possa essere uno dei frutti per uno scrittore di cui andar fiero, lasciare un ricordo vivo, ed emozionare. Come fa Scanzi ad entrare con questa semplicità, ma con profondità, nella testa degli altri?

“Mi dici una cosa molto bella. Ti ringrazio. In effetti capita spesso che i lettori si innamorino delle passioni di cui scrivo. Come se si creasse un innamoramento per osmosi. In tanti hanno visitato Flavio Roddolo dopo aver letto “Elogio dell’invecchiamento”, in tanti si (ri)avvicinano a Gaber dopo il mio spettacolo teatrale “Gaber se fosse Gaber”. E probabilmente chi legge “I cani lo sanno” ha – alla fine – una gran voglia di coccolarsi Tavira o Zara. E magari avverte il desiderio di farsi accompagnare da un cane, anche se fino a quel momento non l’ha mai avuto. Non so se questo significhi “entrare nella testa degli altri”. Di sicuro provo a mettere in ciò che scrivo la più assoluta passione e onestà. Se poi capita che la passione – o l’idiosincrasia – si trasmettono, be’, è un bell’effetto”.

Mi è particolarmente piaciuto l’accostamento degli addestratori di cani con i biodinamici. Quanto può nuocere la pedanteria?

“E figurati se non lo notavi 🙂 Guarda, a me i pedanti annoiano. Non posso girarci intorno. E’ proprio una cosa che mi ammazza. Quelli che vivono con troppi dogmi, troppe regole. I bacchettoni, i seriosi, i soloni, gli asettici. Gli “astemi dell’emotività”. Che palle. E’ una categoria che detesto, insieme ai pavidi. Ed è anche quello che (non) mi prefiggo quando scrivo un articolo o un libro: essere noiosi e senza coraggio. Se devo annoiarti o non raccontarti nulla, tanto vale non scrivere. Ti ho dato fastidio? Bene. Ti ho stupito? Meglio. Ma non è tollerabile essere noiosi, prevedibili, sciatti. Non è perdonabile. Che volgarità. I biodinamici non sono di per sé noiosi, per carità, ma lo diventano quando pretendono di farmi credere che basta qualche abracadabra e una lettura random di Rudolf Steiner per scoprire e svelare il Nirvana. Ci sono dei produttori, biodinamici e no, che in cantina farebbero dormire anche un esercito di insonni. Gli addestratori possono avere lo stesso approccio: regole, dogmi, regole, dogmi. Una preparazione di base è fondamentale, ma se non ci metti fantasia e genio sei solo un manovale pragmatico. E palloso”

So che è improponibile, ma che c’azzeccano i cani con i vini (naturali)? Come ti ha convinto Marina a fare questa serata?

“Marina della “Compagnia del Taglio” potrebbe convincermi a fare qualsiasi cosa, e anzi spero che me lo chieda. La sua enoteca modenese è uno dei pochi luoghi magici d’Italia, e credimi, io viaggio molto: lo dico con cognizione di causa. Per la serata del 27 ottobre ha fatto tutto lei. Come sempre mi sono consegnato mani e piedi al suo volere. Una cosa, peraltro, che di solito con le donne mi piace molto (e poi è più comodo: ci si stanca di meno). A giugno 2010 presentò “Il vino degli altri” con un affetto – e una genialità – che mi hanno rapito. Non l’avevo mai vista prima: come facevo a non tornarci? Cani e vini non hanno molto in comune. E’ vero, esistono “vini da cani”, ma è una battuta così banale che la lascio ad altri. Preferisco dire che, come i cani, i migliori vini parlano al cuore. Anche se, sia chiaro, mai con l’intensità e la schiettezza di cui è capace un cane”.