“Terre di Pietra

Mani di piuma

cuore di speranza

voci di silenzio e parole di sogno…

Terre di Pietra continueremo a sentire sotto i nostri piedi…

Laura cammina ancora con noi. “

Anna

Immersione nel mondo di Terre di Pietra, abbiamo organizzato una giornata per vivere  e conoscere da vicino, la nostra azienda veronese passeggiando tra le loro vigne, attraverso il Percorso del Cuore, una facile e bellissima passeggiata in mezzo alla natura e poi una piccola Mosca Cieca  di Arkè.

Terre di Pietra è a Marcellise, Verona e sono Cristiano, Anna, Alice e ovviamente Laura, sempre presente nel cuore.

Terre di Pietra nasce dalla volontà di Laura che nel 2005, a 25 anni, produce il suo primo vino, supportata dal marito Cristiano, e dal suocero, che le lascia un garage per le prime vinificazioni, a Torbe di Negrar.

Cristiano e Laura

Nel 2010 inizia la costruzione della cantina a Marcellise: ” c’è chi fa il mutuo per la casa, noi lo abbiamo fatto per la cantina e per inseguire il nostro sogno.” ci racconta Cristiano.
L’approccio ad una viticoltura il più possibile naturale viene per tradizione e cultura propria, per cui fin dall’inizio non vengono usati prodotti di sintesi, e  il primo vino a fermentazione spontanea esce nel 2011.

“Produrre vino naturale non è più facile, si devono mettere in conto molte cose, e non è vero che fare vino naturale significa non intervenire, anzi bisogna accompagnare la vigna, mano a mano, momento a momento” continua Cristiano.

I loro vigneti si trovano in due diverse zone: a Marcellise, nella zona nuova della Valpolicella, ad est di Verona, in una collina sui 250 metri s.l.m., dove ha sede anche la cantina. E a Torbe di Negrar, nella zona classica della Valpolicella, a nord di Verona, in collina alta, tra i 450 ed i 600 metri s.l.m..

Alice e Cristiano

I vitigni piantati sono chiaramente Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara con qualche filare di Croatina, un po’ di Garganega e Marselan: esperimento curioso ed insolito, vitigno francese frutto di un incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon.

L’incontro è fissato per il prossimo 27 agosto 2018, in via Arcandola, 4 a San Martino B.A. ( Vr), sede dell’azienda Terre di Pietra e il programma sarà il seguente:

Ritrovo ore 9,30

– Ore 10 – 11 / Camminata in Vigna del Peste e percorso del cuore

– Ore 11,30 – 12,30 / Giro in cantina e degustazione di 4 nuove annate di Terre di Pietra:

  • Ellezero 2017
  • Cizero 2017
  • Piccola Peste 2017
  • Amarone Rosson 2013

– Ore 12,30 – 13,30 / Break con pranzo semplice abbinato al Peste 2015

– Ore 13,30 – 15,30 / Lezioncina di Gianpaolo Giacobbo su come “domare” il vino naturale, degustazione alla Mosca Cieca di 18 vini della selezione Arkè.

Grande opportunità, grandi personalità e grande cuore.

Non vediamo l’ora di vedervi.

Segui il cuore

 

La degustazione è riservata ad operatori del settore.
 QUI potete scaricare la locandina del nostro evento Mosca_Cieca_Terre (1)
Per altre info arke@vininaturali.it

 

 

 

 

Nuova azienda per Arkè, italiana finalmente, e stiamo parlando di una super azienda, nel senso che coinvolge talmente tante persone e realtà da permettersi tale nomea. Siamo in Piemonte in provincia di Alessandria, tra i colli Tortonesi e precisamente a Costa Vescovato.

Valli Unite nasce negli anni ’70 da un’utopica volontà di 3 ragazzi Enrico, Ottavio e Cesare che vogliono creare una STORIA, un ecosistema armonico e in relazione viva con la natura e mettono in  piedi una loro realtà di autosostentamento, dove potessero vivere e mangiare cibi veri e onesti, oltre che tornare alle propria terra di origine.

     

 

Valli Unite dopo un’iniziale rodaggio, venne convertita al regime biologico nel 1981, e questo perchè ben presto, capirono che fosse una base di partenza per una ricerca verso la decrescita intelligente e la riduzione dell’impatto sulla natura, oltre che di qualità e gusto. Ad oggi di quei 100 ettari di terra, suddivisi tra vigne, (20 ettari), campi di cereali e leguminose (60 ettari) e pascoli (20 ettari) in un territorio abbandonato dai più, se ne prendono cura otto nuclei familiari, una trentina di persone in tutto: le attività sono aumentate, le metodologie lavorative si sono affinate, ma la filosofia è sempre la stessa: la scelta ecologica è ancora alla base di tutto il lavoro svolto dalla cooperativa, che oggi comprende anche l’agriturismo, le fattorie didattiche, la mensa quotidiana (che diviene anche luogo di confronto) e le tante manifestazioni organizzate durante l’anno.

Sono un’esempio incredibilmente ben funzionante e staccato dai classici schemi cui siamo abituati a vedere, e siamo andati a conoscerli da vicino la scorsa estate, anche se la nostra amicizia e il rispetto che gli portiamo è nato ben molto tempo prima, grazie agli assaggi durante le varie fiere di vini naturali.

La nostra collaborazione vedra’ coinvolti i vini naturali prodotti dalle loro vigne di Barbera, Craotina, Dolcetto, Timorasso, Cortese, Malvasia e Chardonnay pieni di gusto e aromaticita’ tipiche.

Vi lasciamo qualche scatto della nostra visita che ben racconta la loro terra:

 

la porta della cantina

 

 

 

Alessandro, il cantiniere

 

 

Vecchia Vigna

 

Passeggiando tra le vigne

 

Colli Tortonesi

 

Arkè nasce per passione e i vini spesso accompagnano momenti di convivialità; negli abbiamo avuto la fortuna di conoscere molte persone che con noi condividono l’amore per il vino naturale.
Abbiamo chiesto loro di comporci un articolo e questa rubrica li presenterà nei prossimi mesi ed anni.

Iniziamo col botto, con forse il più famoso dei nostri amici, Andrea Scanzi, giornalista e scrittore (oltre che presentatore, attore e teatrante), che abbiamo conosciuto qualche anno fa, durante la stesura de Il Vino degli Altri, un’ottima e brillante lettura per amanti del vino, più o meno esperti.

Questa è la dedica che ci ha fatto, per Arkè e il mondo dei vini naturali, e la condividiamo con voi:

 

Ho scoperto i “vini naturali” nel 2007, durante la stesura di Elogio dell’invecchiamento, probabilmente il primo libro italiano – destinato a un vasto pubblico – che parlava di una realtà così di nicchia. Al tempo li bevevo ogni tanto, a volte con piacere e altre no; oggi bevo solo quelli, o quasi. Ho sempre pensato che il vino sia come la musica: all’inizio puoi farti bastare anche un Ligabue o i Queen (oddio, i Queen magari no). Poi, quando scopri o riscopri i Led Zeppelin, la musica che ascoltavi un tempo – e che ti pareva addirittura bella – la abbandoni per sempre. Non dico accada per tutti, c’è chi si ferma a Jovanotti e gli basta così, ma se ti imbatti in Live in Koln di Keith Jarrett cambia tutto. Anno dopo anno, cantina dopo cantina e cena dopo cena, ho compreso che quello che cercavo da un vino erano due caratteristiche: personalità e bevibilità. Non ne posso più di vini tutti uguali e perfettini, non ce la faccio più a bere vini che mi stancano già al primo sorso. Un vino deve raccontarmi qualcosa e non deve apparirmi ingombrante: la vita, come diceva qualcuno di assai noto, è troppo breve per bere vini mediocri. Il mondo dei vini naturali, o veri, o chiamateli come volete, è senz’altro contraddittorio, frastagliato e talebano. Non tutto è indimenticabile e non tutto è naturale. Diffidate poi di chi vi dice che quel difetto riscontrato costituisce “prova ulteriore di naturalità” del vino: col cavolo. Un errore è un errore, e se sbaglio un congiuntivo non sono naturale: sono ignorante. E’ però in questo piccolo mondo, spesso popolato da artigiani ispirati e rivoluzionari stralunati, che trovo personalità e naturalità. Trovo un’idea precisa di vita, di presente, di futuro. Trovo coraggio. Trovo rispetto per la nostra storia, la nostra salute, la nostra terra. Trovo vini meravigliosamente glou glou, spesso non cari e in grado di emozionarmi con discrezione. Come certi blues semplici semplici, fatti da due accordi e in apparenza elementari. Ma in realtà così complessi, e definitivi, da non lasciarti più.