Catalogo 2017

13 Febbraio 2017

Nuovo anno, nuove idee e nuovi propositi.

Il nostro Catalogo 2017 pronto! ( finalmente! ) Nato dalla collaborazione con la nostra amica e grafica Federica Mattietto, prende cosi un’impronta di brio e femminilità

Nuovi contenuti aggiornati  nelle descrizioni dei vini e nuove anche le collaborazioni per la rubrica degli Amici di Arkè: quest’anno hanno collaborato con noi un agronomo, Ruggero Mazzilli, un mastro-birraio, Bruno Carilli, un  medico nutrizionista vincitore di Master Chef, Federico Francesco Ferrero, ed infine, ma non ultimo per importanza, Sandro Sangiorgi, giornalista, scrittore ed enogastronomo.

Il nostro catalogo non vuole solo essere semplice strumento di lavoro ma anche un mezzo di conoscenza, sempre alla portata di mano nel vostro quotidiano accompagnare  i nostri appassionati degustatori, per un’esperienza più consapevole, ma anche più comoda e dinamica.

I nuovi produttori nel catalogo 2017 sono le aziende Terre di Pietra, produttori in Valpolicella di vini rossi, ed un’azienda francese, Geschickt, produttori in Alsazia di vini naturali e di territorio: una bolla, parecchi vini bianchi ed un rosso.

 

Ecco a voi la nostra nuova creazione! Cliccate qui per visionarlo e scaricarlo!

 

 

 

Parigi.

Caffè Stern. Colazione.

Siamo qui per un viaggio di lavoro, il salone di Vini di Vignaioli, Paris edition. Dopo due intensi giorni di degustazioni e incontri andiamo a concederci una delle migliori colazioni all’italiana di tutta Parigi, il Caffè Stern, gestito dalla famiglia Alajmo.

Un luogo magnifico al 47 di Passage des Panoramas, era uno storico atelier d’incisione, dal 2014 è stato trasformato in un prezioso caffè all’italiana: idea realizzata partendo da un confronto avvenuto tra i fratelli Alajmo e Gianni Frasi, torrefattore del Giamaica Caffè di Verona, per molti (anche per noi) il migliore caffè che si possa desiderare, ed arredato da Philippe Starck, celeberrimo architetto e designer francese.

 

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Lì, oltre a tutto questo, abbiamo avuto il piacere di scambiare una chiaccherata con una squisita persona, Federico Francesco Ferrero, classe 1974, medico chirurgo e nutrizionista di origini piemontesi e vincitore della terza edizione di Masterchef Italia.

Appassionato e cultore anche del buon vino naturale, anche grazie all’amico pericoloso che abbiamo in comune e che ci ha presentati qualche anno fa, il mitico Oste Mauro Lorenzon.

Dal 2014 è titolare della rubrica Doctorchef, un editoriale gastronomico pubblicato ogni giovedì su La Stampa del quale ci ha dedicato un pezzo che riportiamo per voi:

 

Un contagio inarrestabile è in corso da Torino a Venezia, da Bologna a New York. I nuovi locali che hanno visto la luce in queste città, negli ultimi ventiquattro mesi, sono gestiti da giovani sotto i quarant’anni e servono solo vini naturali. Ma ancora in tempi molto recenti chi ordinava un “vino naturale” veniva deriso. La storia dell’arte ci insegna però che qualsiasi avanguardia ha stimolato una vigorosa resistenza prima di diventare di moda, e prima di scendere quindi a patti con la propria dirompente originalità. E’ successo anche per gli artisti del cosiddetto “vino naturale”.

Non è facile definire cosa sia un “vino naturale”. Il mercato del “bio”, a cui oggi guardano tutte le grandi aziende, vale globalmente quasi dieci miliardi di dollari, ma la legislazione specifica è molto debole e, se non garantisce completamente la salute, certo non certifica il sapore. Anche leggere in etichetta, coltivato in maniera “biodinamica”, non basta. Perché è il lavoro in cantina a determinare il destino del succo d’uva, oltre che la cura in vigna.

Qualcuno potrebbe forse definire questi prodotti i vini del “senza”: senza chimica, senza lieviti aggiunti, senza additivi, senza filtrazioni, senza conservanti. Ma sono in realtà i vini del “con”: con un bouquet aromatico molto articolato, con una personalità spiccata, con una bassissima tossicità e, a volte, con qualche intemperanza al naso o al palato, che un po’ d’aria fresca fa sparire nella maggior parte dei casi.

Preferisco chiamare questi vini “fisiologici”: perché il capolavoro nasce quando la natura “fusis” viene guidata con rispetto dalla sapienza dell’uomo “logos”. E amo berli pensando che le persone che li scelgono condividono l’ideale artigiano di un’agricoltura sostenibile e di un sapore sano e di sorprendente soddisfazione.

 

 

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da La Stampa del 9 aprile 2016.