Sandro Sangiorgi è un personaggio di rilievo nel mondo del vino naturale, nonchè nostro amico, è  un giornalista, scrittore ed enogastronomo romano, che assieme ad un gruppo di appassionati ha contribuito alla nascita di Slow Food (inizialmente il nome era Arci Gola) nel 1986.

Sommelier dal 1981, ha una capacità descrittiva e sensibilità nella degustazione come pochi e non possimo non raccontare della sua ultima creazione: Porthos, un progetto editoriale e didattico che si occupa di vino e cibo attraverso una profonda disciplina culturale. Tutta l’attività porthosiana poggia sul valore dell’indipendenza dai poteri forti, sull’educazione alla propria sensorialità e alla soggettività della scelta, al di là di impostazioni e percorsi prestabiliti.

Avremo occasione di averlo ospite a Vinnatur Roma 2016 in un dibattito con Angiolino Maule, dove parleranno del nuovo disciplinare VinNatur per i vini naturali.

Ha composto un pezzo per noi e ve lo lasciamo qui di seguito, sicuri che lo apprezzerete almeno quanto noi:

 

La scoperta e l’affermazione della naturalità nella viticoltura e nell’enologia hanno modificato l’approccio al vino. La degustazione e la conseguente descrizione dell’esperienza sensoriale hanno ritrovato il filo dell’unità pescando nel passato, quando la valutazione del liquido odoroso non si perdeva in tecnicismi e riusciva a consegnare la
preziosa fusione tra emotività e ragione. Monelli e Soldati hanno ispirato generazioni di enofili e ricercatori grazie alla loro differente capacità narrativa. Ironica e spiazzante quella dell’autore del Ghiottone Errante, evocativa e letteraria quella dell’autore di Vino al Vino. Poi è arrivato Veronelli, il vero fuoriclasse. A lui il merito di aver fondato la convenzione dialettica professionale, alla quale tutti, dalla metà del Novecento in poi, si sono affidati per raccontare il vino ai clienti di enoteche e ristoranti o ai lettori di libri, guide e riviste. Non a caso l’Associazione Italiana Sommelier, prima di limitarsi alla freddezza descrittiva propria del linguaggio degli enotecnici, considerava Veronelli il vero punto di riferimento. La cultura anglosassone, cui si sono adeguate anche le principali guide francesi, ha portato la descrizione a dipendere da un punteggio o da un premio; contemporaneamente, era inevitabile che accadesse, il patrimonio emotivo è stato messo da parte a favore di una scomposizione meccanica dei vari aspetti sensoriali. A un certo punto, visione, olfatto, sapore – la parte tattile era già stata dimenticata – e sensazioni finali sono stati slegati e valutati separatamente per emettere una somma algebrica. Tale metro di valutazione non solo non concorda con la natura del vino, che si dona a noi tutto intero, ma limita profondamente le nostre possibilità di comprensione. Un approccio schematico potrebbe far pensare che il degustatore sia uno strumento analitico “oggettivo”, quando è la sua abilità nel coltivare il proprio punto di vista soggettivo a
renderlo credibile e autorevole. Lo schematismo poteva funzionare con i vini convenzionali, mal digeriti ancora prima di essere mal prodotti: il vino naturale ne smaschera l’inadeguatezza e ci offre l’opportunità d’indagare e scoprire qualcosa di più su noi stessi. Questo brano dedicato ad Alceo, poeta greco vissuto tra il VII e VI secolo a.C.,
ci aiuta a capire meglio come.

«Ottobre mese del vino. Il vino come “spia” e come “sonda” dell’animo umano. Nel vino ci si abbandona alla sincerità e all’immediatezza. È difficilissimo tradurre la parola greca dìoptron che Alceo adopera per questa azione. La traduzione corrente, “specchio”, pur non essendo sbagliata non rende appieno l’idea: il vino ci permette appunto di “guardare” dentro l’animo umano, come attraverso uno “spioncino”».


luna

Luna, la sua inseparabile amica