Anteprima assoluta per il nostro Catalogo 2020, e partiamo con il testo scritto per noi dal nostro vignaiolo del cuore, Marino Colleoni produttore a Montalcino, Toscana.

Parla di vigna, di vino, di amore e di futuro. Esattamente quello che vogliamo comunicarvi con il nostro futuro catalogo: What Comes After sarà il nuovo motto, lo sguardo nuovo rivolto al futuro, un futuro che deve essere pieno di conoscenza e coscienza, perchè il Vino quello con la V maiuscola, si fa solo in questa modalità. Non con i discorsi, o con le parole, ma con i fatti.

Il nostro nuovo catalogo nasce con un interrogativo, che suona però anche come un “fare”.

Ci riteniamo portavoce di un movimento
che agisce con convinzione da decenni e che porta con se l’idea di
pensare ad un futuro. Non quindi vini del passato, ma ispirati al
passato e vini che possano rappresentare il futuro.

Nel catalogo 2020 troveremo le storie,
i volti e i vini di ciascuno, che per noi rappresentano il futuro
come lo sogniamo.

Buona Lettura!

Grazie Marino <3

Come
i cuccioli amorevolmente allevati e naturalmente disconosciuti, così
la vite.

Questo breve scritto non
ha nessun intento critico o accusatorio per niente e per nessuno. E’
un semplice auspicio.

Avviene, da 20 anni. Il
mosto fermenta, gli zuccheri si trasformano in alcol e, sorpresa, i
batteri malici, di conserva ai lieviti, lavorano e trasformano in
lattico l’acido malico. In contemporanea.

“Improbabile” la
prima reazione. “Pericoloso” la seconda. Ma è “innaturale”
……..………..

La soluzione: “la
prossima fermentazione si inocula solforosa, si stabilizza il mosto
ecc. ecc. e vedrai che tutto torna alla normalità.”

Quale normalità? La
nostra, quella stabilita dalle nostre esperienze, o quella del vino?

E’ un breve colloquio
tra un produttore di vino e un tecnico. Il produttore chiede
semplicemente perché ciò avvenga. Non desidera altro. La risposta è
la soluzione. La soluzione di un problema che non esiste. Il
produttore apprezza il vino così. La domanda è semplice “perché
avviene?”.

La pianta produce, oltre
che frutti, rami e foglie. Ne fa un determinato quantitativo. Alla
pianta serve quel quantitativo.

Eppure la potiamo, la
defogliamo e di più. Per i nostri fini.

Ma con quale conoscenza
procediamo. Con la conoscenza delle nostre esperienze. Procediamo con
il fine di produrre il meglio senza conoscere la pianta e le sue
capacità.

E ci chiediamo: alla
pianta farà piacere? A quella pianta, l’unica in grado di fare
quel frutto. E, essendo l’unica in grado di fare quel frutto, non
lo farà al massimo delle sue capacità?

Un’agricoltura più
sensibile al mondo delle piante (molto più antiche della nostra
razionalità) potrebbe dar vita ad un nuovo percorso, anche per noi.

Sarà solo un sogno,
potrebbe essere, ma è anche una spinta ad avvicinarsi, a leggere,
interagire con questo mondo vegetale. Sognare un tempo in cui noi e
quel mondo arboreo potremo parlarci, spiegarci, senza secondi fini.

Il
“perché” fine a sé stesso non è più contemplato. C’è un
obiettivo, colturale, economico o altro che strumentalizza e
finalizza ogni attività, anche la ricerca. Possiamo avere una
scienza pura fine a sé stessa?

L’
innocenza della scienza.

In questo catalogo si
parla di vino. Che c’entra tutto questo?

Il mondo del vino (non
aggiungo aggettivi per non creare irritazioni) si pone queste
domande. Tenta vie nuove. Non è il mondo del vino imperfetto e
cialtrone spesso raccontato e davvero banalizzante. E’ il mondo di
una ripresa di coscienza, di conoscenza nuova e non limitata al
nostro essere e ai nostri fini.

Non conosciamo a fondo il
mondo dei lieviti e dei batteri. Lasciamoli lavorare in pace. E’ il
meglio che possiamo ottenere e aspettiamo di conoscerli.

Abbiamo la modestia di dirci che non sappiamo fare un grappolo d’uva. Non sapendolo fare, possiamo “insegnare” come fare? Al momento non è così. Allora lasciamo il più possibile in libertà quella pianta. Chissà quali sorprese ci darà. Di sicuro ci darà il massimo.

WHAT COMES AFTER?

3 Dicembre 2019

La presentazione ufficiale del nostro CATALOGO 2020!

QUANDO: Lunedì 10 Febbraio

DOVE: Roma, presso la sede di Sviluppo Horeca Factory, via A. Pacinotti 63

COME:

Ore 10 – 10,30 Accoglienza e registrazione

Dalle ore 10,30 fino alle 13. Convegno con: 

  • Gianpaolo Giacobbo  (wine writer, docente, consulente) che assumerà il ruolo di moderatore.

… COSA VIENE DOPO?

Ecco che cosa ci siamo chiesti:

“Non di solo vino vive l’uomo. Pensiamo che il vino sia la conseguenza di un modo di essere e di vivere. Sentiamo l’esigenza di comunicare il pensiero, i sogni e a volte le incertezze di donne e uomini che ogni giorno si impegnano per dare valore alla propria terra. Persone che combattono per dare dignità al lavoro del vignaiolo che è parte dell’essere umano. 

Il nostro nuovo Catalogo nasce con un interrogativo su ciò che siamo stati e su ciò che saremo, che vuole però anche rappresentare un “fare”.

Ci riteniamo portavoce di un movimento che agisce con convinzione da decenni e che porta con sé anche l’idea di pensare ad un futuro. Non quindi vini del passato, ma ispirati ad esso, vini che possano raccontare il futuro. 

Nel Catalogo 2020 troverete le i volti e i vini dei vignaioli, i pensieri dei racconta storie, degli osti e di noi commerciali che rappresentano il futuro come lo sogniamo.”

  • Dalle ore 14 degustazione guidata di 30 vini, suddivisi su tre banchi d’assaggio.

SOLO PER OPERATORI DEL SETTORE E SOLO SU INVITO (da parte dei nostri agenti).

MASSIMO UNA PERSONA PER LOCALE. 

80 POSTI DISPONIBILI.

CONFERMARE LA PRESENZA CON I NOMINATIVI DEI PARTECIPANTI VIA MAIL A: arke@vininaturali.it

In questa calda estate abbiamo appena concluso un bellissimo viaggio in Francia per visitare alcuni dei produttori che importiamo, percorrendo circa 2800 km in auto, assaggiando moltissimi vini nei pranzi e cene, siamo passati anche per ( ovviamente) Parigi, oltre alle tante degustazioni direttamente in cantina con i nostri vignaioli.

Ho deciso perciò di raccontarvi qualche piccolo aneddotto interessante, assieme a qualche foto…

La prima tappa di cui vi voglio parlare è la Borgogna, Domaine Rouges Queues: l’azienda è situata nella piccola cittadina di Sampigny Les Maranges, e fa parte di una delle più giovani appellazioni della Borgogna, secondo il decreto del 1989; qui Jean Yves e Isabelle Vantey, assieme ai loro due figli coltivano 5 ettari di vigna secondo il regime biodinamico.

I nostri vignaioli Isabelle e Jean-Yves Vantey

Fossile di conchiglia nella vigna del Premiere Cru

In cantina abbiamo avuto modo di assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, dove i vini vengono messi a riposare prima della messa in bottiglia. Utilizzano un piccolo trucco per poter preservare meglio i vini senza dover ricorrere alla solfitazione, ovvero aggiungendo CO2 direttamente nelle botti, percepibile poi solamente alla degustazione prelevata dal tino, ma poi inesistente quando il vino viene imbottigliato: freschezza e frutta senza eguali, eleganza certa , seppur ancora nella fase acerba e giovanile: in un’unico concetto esperienza sensoriale indimenticabile.

Degustando i Premiere Cru in Cantina

Botti di affinamento

 

Per l’annata 2017 vedremo delle nuove “vesti” per le etichette: colore e ironia come solo i francesi sanno fare: il piccolo uccellino chiamato il “codirosso” da cui prende il nome l’azienda e si ispirano per le loro etichette, muta colore e spesso anche la forma della propria coda.

  

Superba la visita nella vigna da dove vengono raccolti i Premier Cru del Pinot Noir e dove abbiamo potuto notare come, anche per loro, la stagione sembra davvero ben avviata e leggermente in anticipo.

Vigna di Domaine Rouges Queues

Pinot Noir

 

Bellissima l’abitudine di raccogliere tutti gli anni un grappolo di uva il 1 luglio e successivamente conservarlo nei vasi in alcool puro, e poter confrontare mano a mano come il clima influenzi davvero le stagioni e di conseguenza poi l’invaiatura: ogni annata è diversa.

Seconda tappa nella piccola e bellissima Jura, da Jean-Louis Overnoy.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso formaggio, di cui abbiamo scoperto, il consumo medio per abitante si aggira verso il kilo a settimana! :).

Guillame ci parla delle sue vigne

L’azienda di Jean-Louis ha profonde radici di conduzione familiare ed oramai è praticamente gestita da Guillame, il figlio di Jean-Louis, che a soli 24 anni si sta dedicando anima e corpo nonostante la giovane età, sia nella coltivazione della vigna, sia in cantina, portando avanti la volontà di fare vini sempre più naturali, togliendo negli ultimi anni le filtrazioni, aggiungendo sempre meno solfiti, sempre mantenendo un’ottima pulizia e precisione.

L’azienda possiede 5,5 ettari di vigna, maggiormente situati nel comune di Orbagna, comune non molto vitato, dove tutto intorno si può notare la natura ed il verde in abbondanza.

Vigna ad Orbagna, Jura

Invaiatura di Poulsard

Vielle Vigne

Abbiamo assaggiato dalle botti tutti i vini che saranno disponibili prossimamente: Chardonnay e Savagnin in metodo ossidativo, Poulsard, Trousseau e Pinot Noir e siamo finalmente riusciti a vedere le mitiche botti con la “voile” usate per fare il “vin Jaune“: l’affinamento per questa tipologia di vino non viene fatto in cantina, ma nel granaio della casa, dove la temperatura è più calda d’estate e più fredda d’inverno, caratteristica necessaria per la corretta formazione del velo.

Ho potuto notare anche come non tutte “le voile” siano uguali e tutte sviluppino peculiarità di densità, forma e spessore, in base a come agiscono lieviti e batteri, e di conseguenza poi profumi e sapori nel vino.

Cantina di affinamento: Vin de Paille

 

Esempio di Voile per la creazione del Vin Jaune

Altro Esempio di Voile

 

 

Guillame si occupa anche di produrre ottima birra artigianale con un micro-birrificio di sua proprietà: l’idea è nata sia dalla passione per la birra, ma anche come reazione alla tremenda gelata dell’aprile 2017, dove persero l’80% della produzione: la sua stessa etichetta, Brise Glace ne fa un chiaro richiamo.

E’ una birra bianca da bassa fermentazione, fatta fermentare senza lieviti selezionati, partita grazie ai lieviti del Savagnin, prelevati dalle fecce fini delle loro barriques; l’orzo utilizzato è biologico e coltivato in Jura.

Arriverà presto anche in Italia, è una birra fresca, semplice e sincera, leggermente luppolata, senza troppi orpelli o amarezze, è fermentata spontaneamente ma non è acida.

La birra di Overnoy: Brise Glace

Il laboratorio di produzione della Birra

 

Siamo rimasti molto colpiti e felici dall’operosità e dalla bravura di queste persone, sia dalla famiglia Vantey che dalla famiglia Overnoy e non possiamo che esserne ancora una volta onorati e riconoscenti, per le grandi opportunità che il mondo del vino naturale ci permettere di vivere e scoprire!