Se a qualcuno potessimo invocare «dacci oggi il nostro vino quotidiano», penso e mi auguro che questo vino non sia molto diverso dal Nanni di Daniele Portinari. Blasfemia? Modestia? Si poteva puntare più in alto? Io penso che alla fine della giornata è di vini come questo che le nostre tavole dovrebbero essere imbandite. Vediamo perché.

L’azienda Daniele Portinari coltiva i suoi vigneti sui Colli Berici sud-orientali
, su terreni calcarei-argillosi. Il colore del Nanni è porpora con ampi riflessi violacei, aroma di mora e mirtilli con lievi accenni pepati e un leggero spolvero vegetale. Qui il sauvignon invoglia con il suo frutto e il merlot rinfranca lo spirito con il suo erbaceo.

In bocca dimostra un bel equilibrio lineare rivelando tutta la sua natura da prima con un ingresso più morbido e nel finale con un taglio più acidulo e tannico. Poco sapido. Lo potremmo definire dallo stile veneto, se esistesse un vero e proprio stile veneto. Diciamo per capirci che ricorda molto la spontaneità di quei vini contadini lavorati dalla vigna alla cantina nel pieno rispetto del frutto e della terra. Ci piace.

Vino non molto ampio, più verticale, ma va benissimo così. Alla fine si ha tutto ciò che si potrebbe chiedere ad un vino quotidiano. È sincero ed onesto. Schietto. Uno di quelli a cui puoi parlare liberamente con franchezza e lui ti risponderà allo stesso modo, senza paroloni altisonanti, ma con un linguaggio umile e veritiero, che alla fine è quello che meglio ti arriva al cuore.

 

vino rosso daniele portinari

 

Potremmo star qui ore a dirci che non è un vinone, che non ha sufficiente struttura o che è troppo anonimo… balle! Un’identità ce l’ha eccome, ma per conoscerla devi deciderti a toglierti dalla testa che se non è barolo è merda. Ha un identità che si svela a chi siede a tavola in compagnia di vini che non portano la cravatta ma preferisce la compagnia di quei contadini di cui abbiam già detto sopra. E bravo Daniele Portinari, che con questo vino dedica al figlio il suo taglio bordolese. Infondo è di questi vini alla fine che si ha più bisogno.

Il Nanni nasce ogni anno secondo quanto la natura comanda e svolgendo fermentazione spontanea senza aggiunta di lieviti selezionati, una macerazione sulle bucce sino ad un massimo di 15 giorni e una sosta in botti di rovere di secondo e terzo passaggio da 225 litri sino all’imbottigliamento, la quale ha atto – che ve lo diciamo a fare – senza filtrazione. Solforosa quasi mai aggiunta se non nelle annate più difficili e in minima parte.

Può essere ottimo compagno di molte preparazioni venete a base di carne, ottimo amante di primi piatti conditi con sughi di cacciagione, interessante persino accompagnato da un morbido e succulento cotechino, aromatizzato quanto basta al pepe, quanto basta per non sfigurare dinnanzi all’aroma erbaceo e speziato del Nanni che gentilmente ripropone il pepato accarezzando il palato.

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Spremuta di more, sangue di viole. Un rosso scorrevole ma non privo di carattere, che parte prima morbido poi si fa più astringente, leggermente tannico. La valida alternativa al cabernet veneto sequenziale.
Ci ricorda quello di un altro grande: il Rosso Casa Belfi vinificato in anfora: più speziato quello, più floreale questo, ma entrambi vivi, freschi e sinceri. Sinceri nell’esprimere la loro personalità, la loro vera natura che a noi piace, oh se ci piace!
Se da una parte pensi di aver trovato un valido alleato, un partner compiacente, un amico docile, quando meno te l’aspetti il Cabernere esteriora il suo carattere più vibrante e ribelle. Chi l’ha detto che il rosso vuole sempre e solo l’inverno?! Questo è un nettare vivo che sa di primavera.
Un figlio dei fiori sfuggito all’omologazione stereotipata del suo stesso movimento da una parte e dall’industrializzazione del gusto dall’altra! Insomma la morale alla fine è: non serve spremersi poi tanto le meningi – come indica l’etichetta – per capire che un altro vino è possibile, non serve farlo per trovare una soluzione più sostenibile e salutare alla viticultura convenzionale.

 

Cabernere Il Moralizzatore

 

Per questo rosso proviamo un abbinamento “classico” ed uno più insolito. Pollo alla cacciatora, carne bianca condita con carota, sedano e cipolla stufate, uno spolvero di sugo di pomodoro e una sfumata di vino bianco a metà cottura. La tannicità del vino va a pulire l’untuosità del piatto condito, i suoi aromi ben supportano e impreziosiscono quelli del piatto ma la beva vivace e selvaggia sovrasta la delicatezza della carne.

L’altro abbinamento è con il cassoulet, specialità regionale del Languedoc, a base di fagioli bianchi e di un misto di carne d’oca o maiale o agnello, generoso, invitante, ancora più godevole se ben unto. Tuttavia il meglio di sé lo da dopo dieci minuti di gratinata in forno. Il piatto deve il suo nome alla casseruola in terracotta smaltata, caratteristica per la preparazione dello stesso. Scusate per la rapida gita fuori porta, ma tutti questi vitigni francofoni ce lo chiedevano.

L’azienda – Il Moralizzatore – coltiva i suoi vigneti su terreni di impasto misto, in prevalenza vulcanico-basaltici, alcuni dei quali presso i dolci declivi che precedono la parte montuosa della provincia vicentina. La tecnica adottata per la cura delle viti e dell’uva e quella naturale-biodinamica: in prevalenza inerbimento perenne e sovesci, preparati 500 e 501, rispetto per l’entomofauna.
In cantina il discorso è il medesimo e segue la filosofia secondo la quale l’uomo dovrebbe intervenire il meno possibile, a patto che le uve siano sane ed energiche, cosa che riesce ad ottenere con una selezione meticolosa delle uve.
La base è Cabernet Sauvignon al 70%. Concorre poi una parte di Merlot al 20% e un 10% di Pinot Nero. Solo acciaio per un anno, dopodiché via in bottiglia, senza solfiti aggiunti e senza chiarifiche.

 

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Pubblichiamo un nuovo video, stavolta tocca ad un vignaiolo vicentino, Daniele Portinari, che sui colli Berici coltiva Tai rosso, Merlot, Cabernet Sauvignon, Garganega, Pinot bianco e Tai bianco.

Allievo di Angiolino Maule, la sua prima annata è stata la 2006, ma da sempre la sua famiglia ha avuto vigneti e fatto vino, per il consumo casalingo. A noi piace la sua spontaneità e l’eleganza e la finezza che riesce ad estrarre dai suoi terreni calcarei: i suoi vini non sono mai banali ed il suo Tai rosso, vino di punta dell’azienda, ha sempre un bel frutto ed acidità, unito a pulizia, finezza e lunghezza in bocca, mai troppo carico in alcool o colore, possiamo dire sempre femminile.

 

Iniziamo a proporvi la sua esilerante risposta alla domanda “Che cos’è il vino naturale?”. Finora di sicuro la più divertente ed originale:

 

A seguire la descrizione della sua azienda, della sua storia e dei suoi vini: