Siamo nell’estremo nord della nostra grande penisola, precisamente a Gressan, alle porte di Aosta e siamo andati a trovare di persona questa piccola ma davvero speciale, azienda che produce vino da 3 generazioni: La Cantina di Cûneaz. Poche migliaia di bottiglie prodotte, da un’agricoltura al massimo rispettosa, senza pesticidi ed erbicidi, e pochi trattamenti di copertura con rame e zolfo, anche in cantina viene rispettato il lavoro fatto in vigna, con basso uso di solforosa, e massima esaltazione della frutta, in modo da preservare le caratteristiche varietali dell’uva.

Le tipologie coltivate sono quelle tipiche della zona e sono Petit rouge, Vien de nus, Fumin e Vuillermin gli autoctoni Pinot noir, Moscato, Pinot gris e Gewurztraminer gli internazionali: uve che regalano etichette originate da vitigni piantati anche oltre un secolo fa. Bottiglie frutto di amore e passione incondizionata per la propria terra e per le proprie origini.

Nadir ha un nome particolare ed è una uomo onesto e dal grande sorriso che inizialmente si presenta tranquillo e timido, per poi piano piano svelarsi, cosí come sanno fare i suoi vini, bottiglie frutto di impegno e costanza, Nadir ci racconta:

L’amore per la terra, la voglia di coltivarla per rispettare il fatto che ha dato da mangiare ai nostri nonni e che può ancora oggi dare soddisfazioni. Tutto questo mi fa apprezzare il cammino intrapreso o meglio continuato della mia famiglia in campagna. Perché il fare è meglio di tante parole… di quelle parole che preferirebbero una campagna abbandonata ad una campagna ancora viva grazie a qualche giovane…. ma forse è il problema di un paese che ha una visione talmente miope da non capire che non c’è nulla da difendere ma un mondo davanti da affrontare per non rimanere intrappolati negli arbusti che invadono piano piano la campagna coltivata…

Nel 2003 all’età di 20 anni decido di fare le mia prima vinificazione nella cantina dei miei nonni e dopo 6 anni di prove decido di ristrutturare la piccola cantina di famiglia per avviare una piccola commercializzazione del vino. Inizialmente produco 2 vini da tavola il Magdala (uvaggio di Petit Rouge, Neyret, Freisa, e Nebbiolo) ed il Grandgosier (Pinot Noir) per un totale di 1000 bottiglie. I risultati riscuotono un buon successo ma capisco che per fare il vino bisogna studiare, documentarsi, provare, e cercare sempre di perfezionare ogni singolo passaggio. E’ così che negli anni approfondisco il lavoro in vigna recuperando vecchi vigneti di famiglia, piantando nuove vigne, effettuando una coltivazione della vite nel massimo rispetto della natura, non utilizzando ne pesticidi ne diserbanti sia per un aspetto estetico dei vigneti (mi piacciono i vigneti inerbiti) sia per un risultato di equilibrio del vigneto e dell’uva. Così arriviamo ad oggi e dopo 7 vendemmie ufficiali le bottiglie prodotte sono 5000 divise in (4 doc) 2 bianchi:  il Pantagruel che è un Gewurztraminer e il Tramos che è un Traminer e Moscato. Produco 3 vini rossi e 1 vino rosato: il Magdala già precedentemente descritto, Il Vin Des Geants composto da Crovassa, Neyret e Petit Rouge in percentuali uguali, il 5 Jours è il mio rosato, un Pinot Noir; ed il Badebec, Rosso Valle d’Aosta, la punta di diamante della produzione, un vino che nasce dalle vecchie vigne di Gressan e Jovencan di Petit Rouge Vien de Nus e Fumin. I nomi dei miei vini sono ispirati ai racconti di Rabelais sul gigante Gargantua, in effetti si narra che sotto la morena che divide in 2 Gressan vi sia il mignolo del gigante perso durante una battaglia. Anche gli altri vini si ispirano alle storia della mia terra, un modo per onorarla e raccontarla ancora una volta.
Ad oggi la produzione è per lo più venduta in Valle ed una parte viene venduta negli USA, cosa che gratifica, soprattutto pensando che le viti che una volta facevano il vino del pasto quotidiano oggi fanno un vino apprezzato oltre oceano. Diciamo che il sogno che avevo qualche anno fa si sta realizzando ed il bello è che ad ogni vendemmia si rinnova con nuovi spunti e voglia di migliorarsi sempre. Per tutto quello che ho fatto sino ad ora devo ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre supportato ed aiutato, mia moglie che mi appoggia sempre ed i miei figli che seppur piccoli sembrano già amare la vigna, forse un amore innato e naturale come è il mio. Infine ringrazio i miei nonni che non ci sono più ma che tanto mi hanno trasmesso ed insegnato sin da piccolo.”

Benvenuto Nadir!! siamo felici ed onorati di poter collaborare con te!

 

” Siamo piccoli agricoltori, piccoli produttori di vino, ma grandi appassionati che giorno dopo giorno ci prendiamo cura dei vecchi vigneti di montagna restituendo al mondo la storia “Enoica” della Valle d’Aosta.”

ETNA ETNA ETNA ETNA

14 Novembre 2018

 

Etna: un mondo a parte, catapulta emozionale di uve che cavalcano le onde sensoriali nel mondo del vino.

Siamo scesi in Sicilia, a casa di Giuseppe e Valeria Scirto ( gli Scirti ) che, oltre ad essere una coppia affiatata e novelli sposi, sono anche produttori di vini naturali fantastici, che coltivano le loro vigne ai piedi dell’Etna, terra meravigliosa e molto “energica”, dove tutto parla del vulcano: dal colore dei vini, ai colori del suolo oltre all’intensità di profumi e sensazioni.

Tutto inizia con il nonno di Giuseppe, detto “Don Pippinu”, produttore di vino ed olio che venivano venduti sfusi a Passopisciaro, e grazie al quale Giuseppe fin da piccino si è innamorato della vite, passando i pomeriggi d’estate ad aiutare il nonno nei lavori di campagna.

Al nonno e alla sua storia tutta siciliana sono dedicate le loro etichette:

  • Don Pippinu Bianco, così come venivano chiamato il nonno, prodotto da uve carricante, catarratto, minnella e grecanico
  • Don Pippinu Rosso fatto con uve raccolte da vigne vecchie di circa 80/100 anni di Nerello Mascalese
  • A’ Culonna, in onore del monumento in centro del paese di Randazzo dove si era soliti riunirsi per la vendita di vino ed olio in tempi passati, fatto con uve di Nerello Mascalese e Nerello Capuccio
  • E per ultimo ma non per importanza, il loro nuovo vino che come recita in etichetta omaggia sempre le proprie antiche origini: All’Antica un rosato con intensi riflessi rubino fatto da Nerello Mascalese e Nerello Capuccio rimasto in macerazione per 16 ore.

 

 

Giuseppe e Valeria sull’Etna

 

Assieme abbiamo visitato le loro vigne che si estendono per circa 4 ettari, coltivate nei comuni limitrofi e avendo modo di renderci conto personalmente di quanto possa essere una sfida fortunata coltivare in questa zona, dove le vigne son belle e vigorose e portano con sè talento e peculiarità per vini davvero autentici ed indimenticabili.

Siamo stati in escursione sull’Etna, A’ Muntagna per i siciliani, arrivando fino alla quota più alta visitabile a 2.950 metri di altitudine: esperienza pazzesca che vi consigliamo vivamente! Stupefacente la bellezza vulcanica che abbiamo avuto il piacere di condividere con i nostri due ragazzi.

L’Etna evoca emozioni e si presenta come grande potenza quieta dove sui suoi fianchi larghi crescono e possono essere create meraviglie irripetibili, come i vini di Giuseppe e Valeria.

 

 


 

 

  • Giuseppe in una propria vigna e alla sue spalle l’Etna

Dopo queste immagini, credo che non ci sia bisogno di raccontare quanto la natura qui regni sovrana e trovi spazio per esprimersi in bicchiere in modo energico e puro.

 

  • grappolo di Nerello Cappuccio

  • un grappolo di Carricante

  • La Minnella

  • Valeria in vigna

 

La loro avventura partita nel 2009 è in continua crescita, nata da un sogno con profonde radici affettive e che ha portato la realizzazione di ottimi vini, in totale rispetto dell’uomo, della natura e della zona di origine.

In cantina abbiamo degustato le nuove annate, ritrovando gusti autentici ed equilibrati, e non vediamo l’ora di poter farvele assaggiare.

Bellissime persone di grande cuore assieme alla quali abbiamo avuto modo di vivere l’Etna da vicino: una Sicilia davvero diversa.

 

Grazie Valeria e Grazie Giuseppe!

 

Novembre, mese di fiere!

26 Ottobre 2018

 

 

Dopo la vendemmia, puntuali come sempre eccovi i saloni autunnali di degustazione che ospiteranno molti dei nostri vignaioli, così da poter assaggiare le novità e poterci parlare da vicino.

 

 

Vini di Vignaioli a Fornovo di Taro, oramai diventata un’istituzione famosa nel mondo delle fiere di vino naturale italiano e francese, e che quest’anno festeggia la XVII edizione.

Appuntamento il 3, 4, 5 novembre 2018 per questo salone onesto ed altamente frequentato, che vedranno ospiti molti dei produttori di Arké:

 

Scendendo poi verso il centro Italia (finalmente dirà qualcuno), eccoci a Pescara al salone di Viva la Vite!Artigiani del vino: un’opportunità di degustare vini tutta improntata sul mondo del naturale; situata in una bellissima location, nel salone di ex-Aurum, una villa di antiche origini, ci sarà questa fiera-mercato, grazie alla quale saranno permessi sia la degustazione e la conoscenza dei produttori, sia la possibilità di portare  a casa qualche bottiglia di cui ci si è innamorati.

La fiera è domenica 11 e lunedì 12 novembre, per maggiori informazioni qui potete vedere il programma.

Eccovi l’elenco dei produttori di Arké che potrete trovare in degustazione:

 

 

Ed infine altro appuntamento con i nostri produttori sarà il Back To Wine a Faenza il 18 e 19 novembre, dove troverete come protagonisti sempre loro, i produttori di vino! Una bella fiera intensa e ben organizzata dove Arké sarà ben rappresentata dai nostri cari colleghi veneti Casa Belfi e Terre di Pietra.

 

Vi lasciamo questo video che vi racconta lo spiriti di questa degustazione :

 

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

Il Vermut di Barbara

20 Giugno 2018

le mani di Barbara

Prima di raccontarvi quale sia il Vermut di Barbara, voglio un pochino scendere nel profondo di questa bevanda, che ha davvero attraversato i millenni e porta con sè molta storia.

Si sente parlare di vino aromatizzato da quando si iniziò a produrre vino, primo fra tutti Ippocrate, il famoso medico greco del V secolo a.C. che faceva macerare nel vino corposo e ricco di zuccheri i fiori di artemisia absinthum e trasformandolo così in una bevanda tonificante e dal potere digestivo.

Ne troviamo tracce anche nell’Antica Roma , la quale importò la ricetta dalla Grecia, arricchindola con erbe tipiche mediterranee come ad esempio timo, rosmarino e foglie di mirto; durante il Medioevo, eccolo ancora presente, usato come vero e proprio rimedio farmacologico e fortificato (grazie alle nuove tecniche di distillazione) con alcool dove erano stati lasciati riposare cortecce e radici. Con la proliferazione dei traffici commerciali, ecco le spezie, importate dai Veneziani, principi indiscussi di tali beni, e fu così che si iniziò ad aggiungere cannella, chiodi di garofano,rabarbaro, china e cardamomo.

Questi vini detti anche “ippocratici” restano gli antenati del nostro caro Vermout, perchè per chiamarlo così dobbiamo attendere fino alla seconda metà del 1700 e spostarci in Piemonte, a Torino per vedere nascere il primo Vermout, per mano del leggendario Carpano, un giovane studioso di erboristeria.

Ed ora? ora pensate alla Sardegna. Al mare e al suo clima, alla sua terra così particolare e ricca di piante, erbe e fiori selvatici, cresciuti con tanto buon sole e accarezzati dalla salsedine.

Meigamma si trova a Villasimius, ci siamo stati in visita per una settimana, coccolati dai padroni di casa, Giuseppe e Barbara.

Lei, 4 anni fa mette in atto quello che da molto tempo sognava, tra le sue passeggiate in campagna tra vigne e la riva del mare, raccoglie le erbe e i fiori spontanei, così intesamente profumate e riesce ad utilizzarle, mettendole a macerare assieme al suo vino, corposo e alcoolico per natura propria.

Sceglie le uve nasco per il suo Vermut Bianco e il carignano per il Vermut Rosso.

Voglio sottolineare che prima di diventare Vermut, si deve fare un buon vino naturale, come Meigamma sa fare; vendemmia tardiva di 100% Nasco dove nel periodo che va da dicembre a maggio vengono messe a riposare erbe, radici e fiori sardi.

Barbara ci racconta che usa solo una piccola fortificazione per rendere il Vermut degno di tale nome, e sfrutta questa piccolissima percentuale di alcool per la macerazione delle bucce degli agrumi, i quali risultano più complessi da intrappolare come essenze: buccia di arancio e mandarino per il Vermut Rosso e buccia di limone per il Vermut Bianco

Si parte a dicembre: prima con le radici, per ovvie ragioni stagionali e si procede man mano ad aggiungere componenti, come radice di genziana, di tarassaco, di cicoria poi piano piano le foglie di mirto e quelle di assenzio, che costituisce una delle componenti più caratteristiche insieme all’artemisia, che qui cresce in quantità (la tipologia è l’artemisia arborescens), poi maggiorana sia foglie che fiori e camomilla! abbiamo visto distese immense di camomilla profumatissima! e ancora elicrisio, timo selvatico, rucola selvatica, mentuccia, finocchietto selvatico e un pochino anche di risimo (senape selvatica) per un tocco leggermente piccante e per ultimi, ma non per importanza, i fiori che la primavera porta con sè:  fiori di ginestra, fiori di cardo, e i pistilli di zafferano, che aggiungono un tocco di preziosità ed eleganza

La vigna di Meigamma e la camomilla

Le erbe usate vengono dapprima essicate, per facilitare il loro utilizzo, mentre i fiori vengono aggiunti freschi.

Ne esce il Vermout Bianco, potente e delicato allo stesso tempo ( come le belle donne!) inutile negare di quanto ne sia innamorata!

Barbara

Il Vermout Rosso è Carignano leggermente fortificato (1-2 gradi alcoolici), dove vengono messe a macerare le bucce di arancio e mandarino, buccia di melograno, radice di genziana, radice di liquirizia, artemisia, rosmarino (anche di questo ne ho visti cespugli molto grandi, che crescono fino alle dune della spiagge), lavanda, eucalipto, bacche di mirto, more selvatiche, bacche di rosa canina, il rosolaccio del papavero, lentisco, fiori di malva selvatica e fiori d’arancio.

Intensità, morbidezza e profumi per questo Vermut Rosso, e dopo la descrizione dettagliata delle componenti, si comprendono e si definiscono nella calice in modo coordinato e magico, come un’orchestra musicale.

I fiori all’interno della botte con il vino

Ho chiesto a Barbara di questa passione per le erbe: ” Le erbe fanno parte della mia vita da sempre. Mia nonna assieme a mio nonno, conducevano prima un lavoro diplomatico importante, molto serio e abitavano in città, a Mosca. Più tardi al momento della pensione, hanno finalmente realizzato un loro grande sogno, prendendo una casa in campagna, dove io da bambina trascorrevo molto tempo, soprattutto durante l’estate e il tempo libero; e li vidi mia nonna trasformarsi, basta tailleur e viso contratto, la vedevo vestita con le prime cose prese dall’armadio, felice a raccogliere frutta ed erbe selvatiche ed occuparsi dei propri animali. Io stessa tramando a mia figlia questa conoscenza, risolvendo i piccoli disagi quotidiani in modo naturale, aloe vera, propoli, tea tree… son cose che in casa mia non mancano mai.”

La sua passione trova terre fertile in Sardegna, le erbe son molte e spontanee e trascina anche Giuseppe nella creazione di questa avventura.

Barbara e Giuseppe

” Una delle mie prossime volontà è la costruzione di un essicatoio, per essicare le erbe che raccolgo” mi dice indicando una picccola rimessa a lato della cantina.

Siamo rimasti rapiti e innamorati da questa bellissima storia e realtà e, siamo felici di condividerla con voi, per sorsate di intesa Sardegna!

Giuseppe Pusceddu

Camomilla

Ginestra

fiori di cardo

La famiglia al lavoro

Foto del nostro fotografo Lorenzo Rui.


L’estate richiama ancora di più la voglia di viaggiare e noi siamo pronti a un nuovo viaggio per raccontarvi e degustare assieme i nostri vini naturali: pronti per (di nuovo!) Genova città che si affaccia sul mare, porto attivo e perspicace del mondo dei vini naturali, grande passione e voglia di sperimentare, per noi è sempre soddisfazione collaborare con questa città.

Abbiamo organizzato il Barbarossa Natural Wine Festival, giovedì 16 giugno dalle ore 17.00, con questi vignaioli presenti:

  • La Biancara di Angiolino Maule
  • Casa Belfi di Maurizio Donadi
  • Cinque Campi di Vanni Nizzoli
  • La Berchialla di Olek Bondonio
  • Cascina Tavjin di Nadia Verrua
  • Pacina di Maria, Stefano e Giovanna Tiezzi Borsa

 

Una nuova occasione da condividere, dove con una card di degustazione  al costo di 15 euro ognuno potrà accedere alla serata, con la possibilità di assaggiare due vini per ogni produttore.

Vi lasciamo i dettagli qui nel nostro splendido volantino a tema “pirata Barbarossa”!

 

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Stay Tuned!

Partiamo con il nuovo anno con un po’ di Borgogna.
Vi presentiamo il bellissimo video fatto dall’azienda Rouges Queues, dove in modo semplice ci mostrano il loro lavoro in vigna nel periodo primaverile, in particolare ci fanno toccare con mano le pratiche biodinamiche, che adottano ormai da dieci anni nella loro azienda.

 

Il video è in francese ma è abbastanza facilmente compresibile: inizia con una panoramica molto bella sul villaggio di Maranges e sulle colline che lo circondano, a sud della Cotes d’Or; Jean ci spiega poi che cosa sia la biodinamica, vista come un approccio omeopatico che aiuta la vigna ad essere più armonica ed equilibrata, utilizzando elementi vegetali, animali e minerali dinamizzati e spruzzati nel vigneto in determinati momenti della giornata.

Non c’è né stregoneria né cieco fideismo, ma il lavoro contadino onesto e duro: il primo esempio è un decotto di ortiche fresche che viene dinamizzato e spruzzato a mano, quindi viene mostrato la lavorazione del terreno su tre parcelle per contenere l’inerbimento nei filari fatto con il cavallo, le pratiche di contenimento dei tralci e la potatura verde fatta a mano e quindi un ultimo trattamento con il silice.

È giusto e stimolante vedere davvero come un vigneron lavora e questo loro video, fatto davvero bene e con qualche scena anche simpatica, ci avvicina molto di più alla terra e ai loro vini.

Buona visione!