Maurizio Raselli

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ”Gli amici di arké ”
per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra
stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani
quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci
avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i
ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Maurizio nasce ad Alessandria, classe 1980, trapiantato poi a Lecce dove ha seguito il proprio cuore e poi aperto un ristorante tutto suo, 3 Rane. Il nome viene ” preso in prestito” dal famoso ristoro aperto da Leonardo da Vinci e Botticelli nel Medioevo: qui la clientela sceglieva il menù, sia leggendo le pietanze scritte da destra a sinistra dal mancino Leonardo, sia indicando le immagini disegnate dal Botticelli. Ricco l’elenco delle portate: dalla ribollita all’arista, dal baccalà ai ranocchi fritti.

il ristornate al suo interno

Ad oggi Maurizio gestisce la propria nicchia con pochi coperti, ma grande emozioni nei suoi piatti, che attingono alle sue memorie d’infanzia piemontesi, affinate poi grazie alle esperienze in giro per le cucine del mondo: Gran Bretagna, India, Maldive, Russia e Sud-Est asiatico le sue tappe più importanti.

Ha scritto per il nostro catalogo un piccolo racconto, parlando di una sua ricetta e abbinando un vino francese della nostra selezione, Cremant Double Zero di Domaine Geschickt.

IL PIATTO E IL VINO:

Il piatto nasce da una sintesi tra ricordo e sovrapposizione. La lingua con la salsa verde, detto “ il bagnetto” per noi piemontesi, era un antipasto dei giorni di festa a casa mia: ricordo i tavoli grandi, dove il vino tingeva di rosso le labbra e accendeva i sorrisi.Ricordo principalmente di quei pranzi, oltre ai profumidelle cucine, le meraviglie gastronomiche che utilizzava mia madre: ecco la mia ispirazione. La stupida umana velleità di poter controllare, e forseuccidere, il tempo che scorre. Faccio quello che sifaceva: e lo faccio ogni giorno per rendere le persone felice e far rivivere un’emozione.La mia vita assieme a mia moglie e mio figlio si è fermata in Salento. Io sono qui ed ora vivo, respiro, leggo e cucino il Salento. Al ricordo, aggiungo la sovrapposizione. alle cotture lunghe si affianca il fresco Il resto, è giocattolo. Ho scelto il Cremant di Geschickt per la sua fortissima identità. Il perlage fine e non aggressivo, il naso quasi burrosocon frutta acerba e penetrante, ma mi colpisce più la nota stilistica ossidata, vera firma di questo gioiello dell’Alsazia e che sa far incontrare perfettamente il piatto.La parte acida dell’aceto della salsa verde e lo spicchiodi arancio, così come la consistenza della lingua bollita nella demi glace trovano un complice e non un antagonista in questo bicchiere. L’ossidazione accompagna la forza del quinto quarto, la corteggia, non copre ma eleva, pulisce e invita a ricominciare. Il cipollotto bruciato con le note di fumo sposa il finale secco. sipario. I piatti delle 3 Rane sono piuttosto riconoscibili. L’ingrediente è sempre evidente, mainouvelle vague gastronomica del nascosto solo perstupire.Gli accostamenti spesso sono estremi, ma sempre studiati, e mai casuali. Si lavora per contrasto o per corteggiamento, si litiga e ci si riappacifica amandosi. Sono piatti vivi, dove la dimensione ludica è sempre presente.Credo nella libertà e ritrovo tutto questo, nel vino naturale che con la vitalità e la capacità di evolversi nel bicchiere, e nel singolo sorso. Il mistero buffo che contiene ogni goccia. Vedo la fatica, la trasparenza, il territorio, l’onestà. Il vino naturale è chi lo fa e chi lo beve lo diventa protagonista in un processo di gioia alchemica del divenire. E tutto diviene: In vino, veritas.Ricetta:Far bollire la lingua in un brodo ricco di cipolle, sedano, carote, un anice stellato, sale, grani di pepe efondo bruno.Per la salsa verde, frullare insieme prezzemolo, unuovo sodo, acciughe, capperi, aglio e pane raffermobagnato nell’aceto aiutandosi con olio extra vergine.pulire i cipolloti (detti spunzali ) tagliarli e arrostirli in padella antiaderente fino al fumo. Pulire a vivo le arance. Il piatto và così decorato: con un po’ di pane pugliese tritato e fritto nel piatto, due fette di lingua bollita nappata di fondo bruno di vitello, due cucchiaini di bagnetto verde, due spicchi di arancia a vivo, il cipollotto bruciato e un po’ di mandorle tritate.

CREMANT DOUBLE ZERO DI GESCHICKT

Spumante prodotto con Pinot blanc (33%), Chardonnay (33%) e Riesling (34%) prima fermentazione spontanea ed imbottigliamento la primavera successiva, rifermentato spontaneamente aggiungendo del mosto refrigerato. Rimane un anno sui lieviti, viene sboccato senza alcun dosaggio né utilizzo di liquer, ed è senza solforosa aggiunta. Un vino che ha Q’ e delicatezza, un vino delle feste che non ha nulla da invidiare ai cugini Champagne.

Aurelie di Geschickt nella sua cantina.

 

Quando arriviamo in Langa davvero siamo colti da un’emozione che si rinnova ogni volta. E’ una strana sensazione ma è bellissima. Pensiamo sia così per ogni appassionato di vino o comunque
per chi, come noi, vive questo mondo da dentro. Non bastano i paesaggi, le colline i colori della terra, ma sono anche i cartelli stradali che riportano, Barolo, La Morra, Verduno a restituirci qualcosa di magico.

Da Alba ci dirigiamo verso Barolo dove ci fermiamo per un caffè lasciandoci avvolgere dai silenzi, dall’atmosfera ovattata che regna da queste parti. Barolo è senza dubbio una delle parole più
pronunciate al mondo per chi ama il vino, eppure il paese rimane sempre così solitario e silenzioso tanto da destabilizzare. Poche persone in giro, e pochi rumori Barolo è un luogo che si concede
lentamente, a ben pensarci proprio come il vino che da cui proviene.

Da Barolo riprendiamo verso La Morra fino ad arrivare nel cortile della famiglia Oberto di Erbaluna dove ci attende Andrea. Ci consociamo da tempo e arrivare da loro è un po’ come ritrovare vecchi amici. Andrea coltiva 10 ettari tutti in biologico, ma al di la della certificazione dalle sue parole capiamo ben presto che non potrebbe fare diversamente.

 

 

 

 

 

 

Entriamo in cantina con la curiosità che ci prende ogni volta per capire cosa arriverà nelle prossime bottiglie. Andrea ci precede e ci troviamo tra le vecchie botti tutta la cantina ci racconta di una
storia antica che arriva fino alla metà del novecento. Intuiamo nei racconti di Andrea il grande senso di responsabilità che si porta addosso come produttore di Barolo e di come ogni sua decisione sia volta ad esprimere totalmente il ruolo del Nebbiolo ed il talento del suolo di origine.

Per questo ha deciso di uscire con due Cru distinti di Barolo, il Vigna Rocche ed il Castagni. I vini di Erbaluna sono sempre ben definiti e mantengono una bella eleganza e leggibilità non solo nel
Barolo ma anche nella Barbera, il Nebbiolo e il Dolcetto corrispondono molto a chi il vino lo fa.

La prova del nove l’abbiamo fatta alla sera in Osteria da More e Macine a La Morra un luogo semplice nella struttura ma pregno di passione a amore per il vino e il cibo. Un banco di formaggi
incredibile ci accoglie appena varcata la porta e basta guardarsi attorno e buttare l’occhio in cantina per capire che qui siamo sul posto giusto, un luogo magico e pieno di storia, che si rinnova bicchiere dopo bicchiere. Il Piemonte abita sicuramente nei nostri cuori.

 

– Testo by G.Giacobbo –

Torniamo in Piemonte per incontrare i nostri produttori, per assaggiare le vasche delle nuove produzioni e per respirare il loro sapere da trasmettere in giro per lo stivale. Usciti dall’autostrada i cartelli stradali che indicano i paesi i vari villaggi fanno emergere un’emozione che si rinnova ogni volta che arriviamo nelle zone vocate del vino.  Giungiamo nella denominazione del Barbaresco, da sud entriamo nel Cru delle Roncagliette tra le Roncaglie e il vigneto Roccalini, un’area passata alla storia grazie ad Angelo Gaja che qui possiede le vigne di Sorì Tildin e Costa Russi, le vigne che hanno permesso al Barbaresco di diventare tra i vini più conosciuti al mondo.

 

In questo contesto  si trova la cantina “La Berchialla” di Olek Bondonio e famiglia. Da qui si gode una   vista a trecentosessanta gradi sulla denominazione che definiremo didattica. A Nord il paese di Barbaresco con i cru, tra gli altri, di Asili, Moccagatta, Rabaja mentre verso sud Treiso, Neive dove Olek possiede il vigneto di Starderi e sullo sfondo il crinale di Barolo da cui spicca La Morra a cui arriveremo più tardi. Il vigneto le Roncagliette fa emergere la natura del suolo che Olek ci spiega essere di orgini antiche e per questo così vocato. Nato per sollevamento del mare, è molto ricco di argilla, calcare e microelementi che donano struttura e finezza al suo nebbiolo. Entriamo nella cantina dapprima tra le vasche in acciaio per assaggiare la Barbera, il Dolcetto e la Pelaverga, il vitigno autoctono a rischio di estinzione ma tenuto con tenacia alla Berchialla, ma in particolare dalla signora Lisetta Burlotto, suocera di Olek. I vini in acciaio sono già molto godibili e aperti anche in questa fase iniziale, un’annata calda e generosa che dona vini di facile lettura.

Nella stanza accanto entriamo dove giacciono le botti in legno, per degustare i Cru di Nebbiolo, quelli sotto la casa la Roncaglietta e poi lo Starderi a Neive. Olek è molto attento in vinificazione, e sente molto la responsabilità che una denominazione come quella di Barbaresco gli impone nell’interpretazione di questo vino. E’ consapevole della grande nobiltà che questi terreni possono apportare al prodotto finito, ma è altresì consapevole del fatto che il delicato passaggio della vinificazione debba essere fatto con rispetto anche di chi il vino poi lo beve. Un nebbiolo su queste terre gli consente di operare con sicurezza, Olek ha le idee molto chiare e sa bene cosa vuole e come ottenerlo. La vinificazione è spontanea e senza solfiti aggiunti, non ci sono filtrazioni o aggiunte di qualsiasi natura, ma solo tanta attenzione e pazienza. L’affinamento avviene in botti tra gli 11 e i 16 ettolitri di produzione austriaca.

 

Dopo qualche assaggio la fame si fa sentire e ci dirigiamo verso il ristorante del Real Castello di Verduno, di proprietà della moglie Alessandra Buglioni. La porta di legno d’ingresso è lavorata, importante, con un po’ di fantasia si può immaginare un volto che scruta il nostro ingresso immersi in un clima ovattato quasi sussurrato, sicuramente fiabesco. In cucina la signora  si fornelli ci  dona una sensazione di sicurezza, quasi materna. Le grandi stanze fanno ben intendere l’idea di imponenza che un castello come questo voleva comunicare nei tempi addietro sebbene l’arredamento caldo e i colori delle pareti, restituiscano un clima famigliare e accogliente. Alle pareti l’arte la fa da padrona. Prendiamo posto nel tavolo rotondo apparecchiato solo per noi, davanti ad una grande e luminosa finestra.  Un pranzo che difficilmente dimenticheremo, con sapori autentici sapientemente preparati. La prima pietanza è una incredibile testina di manzo bollita e servita con una cremosa salsa di peperoni, poi le trippe in umido e olive, quindi un bel pezzo di formaggio affinato nelle vinacce del nebbiolo e per finire le pere al forno gustosissime.

In anteprima degustiamo la nuova entrata il rosso Carolina, 80% barbera 20% dolcetto senza solfiti aggiunti, un vino molto piacevole e delicato, la barbera da queste parti è più gentile, emerge la parte salina conferita dal terreno che dona bevibilità.

Il Barbaresco Roncagliette 2016 (in uscita la prossima primavera) dal colore  rosso mattone al naso è molto elegante dal tratteggio fine da cui emergono sentori floreali e ciliegia selvatica, mirtillo e tratti balsamici freschi, al palato è elegante, dotato di una tessitura fine con i tannini ben composti e bella persistenza gustativa. Un grande Nebbiolo.

 

 

 

Datedomenica 21 e lunedì 22 gennaio 2018

Luogo: Palazzo della Borsa – Piazza De Ferrari – Genova

Orari: entrambi i giorni dalle ore 11 alle 19

Quota associativa di partecipazione: Euro 15,00 – catalogo e calice da degustazione inclusi.

 

 

Torna l’appuntamento biennale con VinNatur Genova, si tratta della terza edizione di questa fiera organizzata dall’associazione viticoltori naturali VinNatur.

In una città di mare così viva ed in fermento si daranno appuntamento 70 produttori provenienti in maggioranza dalle diverse regioni italiane, ma anche da Francia, Austria e Slovenia.

 

Della nostra distribuzione saranno presenti innanzi tutto i nuovi vignaioli inseriti da pochi mesi o pochi giorni, ovvero:

  • Riccardi Reale, azienda laziale in provincia di Roma che lavora con estrema eleganza e finezza il Cesanese. Azienda talmente nuova che noi la presenteremo la prossima settimana!
  • Ravarini, un Franciacorta fatto da un vero contadino che ci stupirà per la franchezza e la profondità delle sue bollicine, fa anche vini fermi di buona qualità. La sua prima fiera in assoluto!
  • Valli Unite, una vecchia conoscenza dentro a VinNatur, rossi semplici e diretti, ma anche versioni importanti e da invecchiamento. Ed il Timorasso, un vitigno bianco da valorizzare.

 

Inoltre ci saranno questi altri “nostri” produttori: Cinque Campi e Camillo Donati dall’Emilia, Franco Terpin dal Collio, Borgatta e Cascina Tavijn dal Piemonte, Santa Maria da Montalcino, Natalino Del Prete dalla Puglia e La Biancara, Il Cavallino di Sauro Maule e Casa Belfi dal Veneto.

 

Cari amici genovesi e non solo, vi aspettiamo ai nostri banchetti!!!

A presto!

 

 

 

 

 

 

Nuova azienda per Arkè, italiana finalmente, e stiamo parlando di una super azienda, nel senso che coinvolge talmente tante persone e realtà da permettersi tale nomea. Siamo in Piemonte in provincia di Alessandria, tra i colli Tortonesi e precisamente a Costa Vescovato.

Valli Unite nasce negli anni ’70 da un’utopica volontà di 3 ragazzi Enrico, Ottavio e Cesare che vogliono creare una STORIA, un ecosistema armonico e in relazione viva con la natura e mettono in  piedi una loro realtà di autosostentamento, dove potessero vivere e mangiare cibi veri e onesti, oltre che tornare alle propria terra di origine.

     

 

Valli Unite dopo un’iniziale rodaggio, venne convertita al regime biologico nel 1981, e questo perchè ben presto, capirono che fosse una base di partenza per una ricerca verso la decrescita intelligente e la riduzione dell’impatto sulla natura, oltre che di qualità e gusto. Ad oggi di quei 100 ettari di terra, suddivisi tra vigne, (20 ettari), campi di cereali e leguminose (60 ettari) e pascoli (20 ettari) in un territorio abbandonato dai più, se ne prendono cura otto nuclei familiari, una trentina di persone in tutto: le attività sono aumentate, le metodologie lavorative si sono affinate, ma la filosofia è sempre la stessa: la scelta ecologica è ancora alla base di tutto il lavoro svolto dalla cooperativa, che oggi comprende anche l’agriturismo, le fattorie didattiche, la mensa quotidiana (che diviene anche luogo di confronto) e le tante manifestazioni organizzate durante l’anno.

Sono un’esempio incredibilmente ben funzionante e staccato dai classici schemi cui siamo abituati a vedere, e siamo andati a conoscerli da vicino la scorsa estate, anche se la nostra amicizia e il rispetto che gli portiamo è nato ben molto tempo prima, grazie agli assaggi durante le varie fiere di vini naturali.

La nostra collaborazione vedra’ coinvolti i vini naturali prodotti dalle loro vigne di Barbera, Craotina, Dolcetto, Timorasso, Cortese, Malvasia e Chardonnay pieni di gusto e aromaticita’ tipiche.

Vi lasciamo qualche scatto della nostra visita che ben racconta la loro terra:

 

la porta della cantina

 

 

 

Alessandro, il cantiniere

 

 

Vecchia Vigna

 

Passeggiando tra le vigne

 

Colli Tortonesi

 

Emilio e MariaLuisa Barrizone coltivano il loro vigneto di famiglia Cascina Borgatta in provincia di Alessandria, a Tagliolo Monferrato, nella zona del famoso Dolcetto d’Ovada, e in questo video raccontano la loro storia con il vino, la loro passione e lavoro della famiglia che portano ancora orgogliosamente avanti, nonostante gli anni e la faticain modo biologico e naturale.

Erano molto amici del jazzista-vignaiolo Pino Ratto, loro vicino e confidente, scomparso lo scorso novembre 2014, ed e’ stato grazie a lui che abbiamo conosciuto questa “perla” del Piemonte;

Eravamo in viaggio con un nostro amico sommelier, alla ricerca di vecchie annate di Pino, per la degustazione a Villa Favorita 2010, dove abbiamo avuto la fortuna di assaggiare una verticale di annate de “Gli Scarsi”1970-1981-2001-2006, e “Le Olive” 1987 .

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Pino Ratto


Quando poi finita la visita in cantina dove abbiamo assaggiato vini dalle botti accompagnando il tutto con uno strepitoso parmigiano 36 mesi, Pino ci ha annunciato che saremo andati a trovare una coppia di loro amici vignaioli, molto bravi anche loro e che certamente avremmo apprezzato.

Ecco che in quella sera del 26 dicembre 2009 siamo capitati in cantina da Emilio e ne siamo rimasti molto colpiti.Collaboriamo con loro ormai da diversi anni, e il loro credo non e’ cambiato per nulla, semmai e’ diventato piu’ elegante e coinvolgente, e i loro vini sono ora conosciuti fino al Giappone.

Vi lasciamo al video dove si autoraccontano, in modo paziente e convinto, nel quadro della loro vigna e cantina.

 

Buona visione!

 

 

 

Questo sará il titolo della nostra nuova video-rubrica.
Pubblicheremo i nostri video per mostrarvi direttamente chi ci mette le mani in prima persona e vi faremo sentire la voce di chi anima l’azienda.
È un progetto che da alcuni anni portiamo avanti e l’abbiamo chiamato appunto VOCI-MANI-TERRA : abbiamo intervistato per voi tutti i nostri produttori, durante le nostre visite alle loro cantine; si tratta di video home-made, se li volete chiamare così, fatti con semplicità e spesso direttamente in vigna, ma che parlano da sé e raccontano che cosa possono fare le mani dell’uomo sulla terra senza interferenze chimiche.
Accanto a questo abbiamo creato anche una serie di mini-video dove rivolgiamo ai nostri produttori (ma inseriremo anche altri personaggi) una domanda a bruciapelo:

“Che cos’è per te il vino naturale?”

Sentiremo in questo modo risposte molto istintive e personali, a volte divertenti!
Li metteremo online uno alla volta e saranno inseriti in un sezione a loro dedicata.

I primi video sono ormai datati ed hanno già avuto parecchie visualizzazioni sul nostro canale. Ora li abbiamo ammodernati con nuove grafiche e ve li riproponiamo.

A voi quindi la bella Nadia Verrua di Cascina Tavijn e l’altrettanto fascinoso Maurizio Donadi di Casa Belfi.

Ancora una volta STAY TUNED! Nuova settimana, nuovi video e tante novitá!
A presto!