Presentiamo la nostra ultima “scoperta” con il racconto dell’amico Gianpaolo Giacobbo, che è rimasto davvero folgorato da questo vignaiolo!

 

Il Franciacorta, una delle bollicine più famose d’Italia, da un punto di vista sensoriale mi ha messo sempre un po’ in difficoltà. Ho provato a più riprese ad entrarci e a capire questi vini così sotto i riflettori ma spesso mi accadeva di percepire una sorta di freddezza comunicativa tra me e il bicchiere che mi trovavo davanti. Ho bisogno di essere onesto con me stesso quando degusto e sentivo di non riuscirci fino in fondo.

Quando per la prima volta ho assaggiato i vini di Gigi Balestra al banco di degustazione di un VinNatur di qualche anno fa, qualcosa era cambiato stranamente mi sentivo proteso verso questo vino dal nome ribelle, Il Contestatore, che la diceva già lunga sullo stile di questa meravigliosa persona dagli occhi azzurri che era Gigi. Questa sensazione l’ho provata ancora ma mai così forte. Frequento poco quelle zone quindi non posso fare molta ricerca.

Accade però che un giorno, proprio nella sede di Arkè a Gambellara con Francesco Maule, Erica e un po’ di amici, mi sia trovato davanti a Gianluigi Ravarini (Gigi), un omone dallo sguardo sincero, dalle mani possenti e il viso segnato dal sole e dal lavoro nei campi.

Un uomo introverso, che fatica ad raccontarsi ma che sa esprimersi molto bene nel bicchiere.

Bastano pochi sorsi per capire che ci troviamo davanti ad un’interpretazione autentica di Monticelli Brusati, a pochi passi da quel Pendio di Gigi Balestra che per Ravarini fu fonte di ispirazione.

 

Ufficialmente l’Azienda agricola nasce nel 1971 grazie al padre, Bortolo detto Piero (Infermiere), come mezzadro di 1,5 ettari piantati a vite. Allora si produceva vino sfuso e qualche centinaia di bottiglie in maniera naturale, unico modo conosciuto di fare il vino.

Nel 2002, dopo varie esperienze in altre cantine ed anni da conferitore di uve, Gigi Ravarini prende le redini dell’azienda ed inizia così il suo percorso di Vignaiolo Artigiano in collina, riappropriandosi dell’espressione che vuol trasmettere il suo territorio, il Vino di Monticelli. Ad oggi Gigi segue personalmente 6 ettari in maniera naturale (dal 2015 anche certificato bio) tra cui 4 a vite e 2 tra oliveto e bosco, dove ricava i pali per i sui vigneti.

È davvero emozionante trovarsi davanti ad un agricoltore così controccorrente e così coerente, con questi vini che sono figli delle argille, del calcare e del vento che costante soffia sui suoi vigneti.

Gigi ha scelto un’agricoltura naturale perchè l’ha sempre vissuta così e perchè, mi racconta, questa terra ha tutto, non chiede nulla, basta solo ascoltarla.

In cantina utilizza solo acciaio e cemento e dichiara in retroetichetta tutti i prodotti utilizzati in nome della trasparenza che lo caratterizza. Del suo Franciacorta, solo un vino che produce in un quantitativo di meno di 3.000 bottiglie all’anno, è fermentato spontaneamente, senza dosaggi ed integralmente figlio di un annata.

Riposa minimo 30/40 mesi sui lieviti e poi lo ripropone in quantità limitate per altri due anni, prolungando l’affinamento ed evidenziando il carattere in evoluzione di ogni annata. Ha piantato nel 2002 probabilmente il primo vigneto di Pinot Meunier, dove oggi cerca la sua miglior espressione con microvinificazioni tra rosati, metodo classico Blanc de Noir, Rosè.

La tradizione di famiglia lo fa continuare ad imbottigliare vini fermi, dal Chardonnay al Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero e Pinot Meunier con risultati esaltanti.

 

Una soddisfazione, per noi, trovare finalmente una realtà Franciacortina Artigiana che, senza paura e senza seguire regole di mercato, sperimenta liberamente territorio e vitigno sperando di trasmettere passione e cultura agricola vissuta.

 

 

 

Bollicine e mille bolle blu… è arrivato l’inverno finalmente! E sentivamo il bisogno di qualcosa di scrocchiante…ma cercavamo anche eleganza ed onestà…quindi ci siamo messi alla ricerca di un nuovo Champagne per Arkè.

Mont Bonneil è un borgo che domina la valle della Marna, tra le città di Château-Thierry e Charly sur Marne, qui si trova lo Champagne Christophe Lefèvre  e le sue vigne, dove il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, mentre di Chardonnay possiede solo un piccolo appezzamento.

Christophe eravamo stati a trovarlo con l’amico Andrea Ugolotti quattro anni fa, all’epoca la nostra scelta era poi ricaduta su un altro produttore; poche settimane fa è tornato Angiolino a trovarlo, assieme ad altri amici appassionati e l’impressione che ha lasciato durante la visita è stata molto positiva.

Un vignaiolo appassionato, che ha fatto la scelta del biologico a metà anni Novanta, quando nessuna moda del naturale influiva le scelte delle aziende, una piccola aggiunta di solforosa solo sull’uva al momento della pigiatura e poi fermentazioni spontanee del vino, svolge la naturale fermentazione malolaticca, soste di almeno 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Il feeling è scattato subito, dopo l’assaggio dei campioni ancora di più, soprattutto nelle versioni Brut Nature, i non dosati: la vinosità data dal Meunier in primo piano, per un’ottima beva, accompagnata da una buona mineralità ed eleganza.

Questa degustazione ci ha poi impressionato perché, durante la cena che ne è seguita, ci siamo trovati a pasteggiare e finire in breve tempo i campioni, con questo incredibile Champagne ricco di carattere, che sa tenere testa in modo impeccabile anche a tutto pasto. Pensavamo fosse una cosa del caso, non ci abbiamo dato molto peso, anche perchè stavamo assaggiando altri vini, quella sera, ed invece, a sorpresa, era il vino in tavola con maggiore piacevolezza.

Allora eccolo qui. Benvenuto Champagne!

 

 

 

 

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