ARKè ON TOUR: ALSAZIA

23 Ottobre 2018

 

L’ultima tappa del nostro viaggio estivo in Francia si è stata la visita alla nostra cantina Geschickt, dove abbiamo trovato Aurèlie ed Arnaud ad accoglierci.

L’azienda, come sappiamo, è gestita da Frédéric, lo zio di Arnaud, ed Aurelie, compagna di quest’ultimo: loro sono l’ultima di nove generazioni di vignaioli, ed ora la loro volontà di produrre vino si compone unicamente di principi di naturalità e del rispetto della terra, senza l’aggiunta di solfiti nè filtrazioni dal 2014.

 

L’Alsazia alla vista è una terra fertile e resa morbida dalle colline circostanti, cosparse di vigneti, i quali si perdono a vista d’occhio e i colori che ho visto raggiungono tutte le tonalità del verde, dal verde chiaro al verde smeraldo.

Il centro abitato di Ammerschwir è piccolino, ma carino ed ordinato, con colori dai toni del pastello, ha un’architettura medievale e moderna miscelata assieme e con quel stile tipicamente francese, l’impressione che mi ha dato è stato qualcosa di sospeso nel tempo, con ritmi più calmi e pacati.

 

la fontana di fronte alla Domaine Geschickt

 

La loro cantina è una “vera cantina” con tunnel e passaggi, profumi e  temperatura, nulla di moderno, ma funzionale ed affascinante. Assieme abbiamo assaggiato le nuove annate di Riesling, Gewurtztraminer, Pinot Blanc, Pinot Noir… e pure un curioso esperimento di lunga macerazione sulle bucce, ma non vogliamo svelarvi molto… vedremo che cosa il futuro ci riserverà!

 

 

 

 

La visita è poi proseguita con un giro tra i vigneti dei due Grand Cru: Kaefferkopf è una delle zone più famose per i Cru e tradotto significa “testa di scarafaggio” in relazione alla forma della cima della collina; le altezze per i terreni qui sono tra i 250 e i 350 mt s.l.m. e le caratteristiche si dividono in due, in alto terre brune ricche di calcio, magnesio e con presenza di granito ed in basso troviamo terra arenaria con elevata presenza di calcare.

Il secondo vigneto è sullo spettacolare Grand Cru Wineck-Shlossberg: si trova tra i comuni di Katzenthal ed Ammerschwir, a 8 km da Colmar e prende il nome dal castello di Wineck che domina la collina e da cui prende il nome questo Cru: “Schloss”significa “castello” mentre “Berg” significa “collina”, qui il terreno principale è la terra bruna con all’interno la presenza di due tipi differenti di granito con varianti più o meno argillose, arenose o di loess.

Il loro approccio come sappiamo e vediamo è assolutamente non-interventista e i fiori e le erbe regnano sovrane, e abbiamo avuto la fortuna di poterne ammirare il paesaggio direttamente con un aperitivo non-convenzionale, dall’alta collina di questo Cru dalle pendenze vertiginose:

 

 

In arrivo da Ammerschwir un nuovo vino: Edelzwicker, un vino bianco semplice con un blend di tutti i vitigni a bacca bianca, succo della seconda pressatura dei grappoli, ed Aurèlie ci spiega che qui in questa zona sembra quasi un’obbligo la sua produzione, perchè di consumo quotidiano per gli alsaziani,  che son soliti miscelarlo al sciroppo di Cassis per ottenere un ottimo aperitivo. Fresco e basso di alcool, un ottimo compagno per i frutti di mare! Divertente pure il formato da 1 litro di bottiglia renana ed il prezzo, davvero basso!

 

 

 

 

 

 

 

 



 


 

 

Siamo stati un po’ latitanti ma adesso siamo pronti per nuovi viaggi e nuovi produttori! E quindi iniziamo certamente, portandovi con noi in Francia, nella regione dello Jura, ed in particolare nei terreni dell’azienda Overnoy, ad Orbagna, un piccolo paesino tra le dolci colline della regione.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso e tipico, formaggio a pasta filata (io personalmente ne vado veramente pazza!).

L’azienda è a conduzione familiare composta principalmete da padre e figlio, Jean-Luis e Guillame, 25 anni, che ha dato una sferzata decisa e convinta verso la naturalità negli ultimi quattro anni.

Cercavamo da tempo un’azienda di questa regione, ma nessuna che fosse “inedita” in Italia aveva le caratteristiche che cercavamo: noi amiamo lo Jura perchè ci affascinano da sempre i loro bianchi ossidativi, prodotti con la voilè a protezione delle barriques lasciate scolme, difficili da produrre e assai rari quelli ben fatti, sono vini austeri e particolari, con delle spiccate acidità, profumi ricchissimi che cambiano di continuo nel bicchiere, salinità e lunghezza incredibile in bocca.

Per i veri amanti dei bianchi, delle perle rare, che culminano nel mitico Vin Jeaune, il vino giallo, a cui dedicheremo un articolo specifico a breve.

 

Li abbiamo conosciuti grazie ad un nostro amico vigneron dello Jura, Julien Labet, che ce ne ha parlato durante l’ultima Villa Favorita, e gliene siamo grati!

 

Jean-Louis Overnoy ha assunto le redini della fattoria di famiglia a policoltura agricola nel 1982 e si è specializzato nella coltivazione della vigna. Inizialmente ha piantato poche vigne per poi avventurarsi sempre più nella loro coltivazione, che adesso conta 5,5 ettari di proprietà. Nel 2013 arriva il figlio, Guillame, fresco di scuola e di idee, convertendo l’intera azienda al biologico e alla lavorazione non-interventista.

I vitigni sono quelli tipici di zona: Chardonnay, Savagnin, Pinot noir, Poulsard e Trosseau, disposti tra il comune di Orbagna e Cesancey.

 

Guillame ci spiega il lavoro in vigna

 

Siamo molto felici di questa nuova acquisizione in”famiglia” per un’azienda che ha molto da dire ora ed in futuro, vista la giovane età di Guillame, ma che indubbiamente ha già alle proprie spalle una buona fetta di storia, dettata sia dalla zona che dalla loro famiglia.

 

Non ci resta, come sempre, che stappare… 🙂

 

Pinot Noir

 

 

Spremuta di more, sangue di viole. Un rosso scorrevole ma non privo di carattere, che parte prima morbido poi si fa più astringente, leggermente tannico. La valida alternativa al cabernet veneto sequenziale.
Ci ricorda quello di un altro grande: il Rosso Casa Belfi vinificato in anfora: più speziato quello, più floreale questo, ma entrambi vivi, freschi e sinceri. Sinceri nell’esprimere la loro personalità, la loro vera natura che a noi piace, oh se ci piace!
Se da una parte pensi di aver trovato un valido alleato, un partner compiacente, un amico docile, quando meno te l’aspetti il Cabernere esteriora il suo carattere più vibrante e ribelle. Chi l’ha detto che il rosso vuole sempre e solo l’inverno?! Questo è un nettare vivo che sa di primavera.
Un figlio dei fiori sfuggito all’omologazione stereotipata del suo stesso movimento da una parte e dall’industrializzazione del gusto dall’altra! Insomma la morale alla fine è: non serve spremersi poi tanto le meningi – come indica l’etichetta – per capire che un altro vino è possibile, non serve farlo per trovare una soluzione più sostenibile e salutare alla viticultura convenzionale.

 

Cabernere Il Moralizzatore

 

Per questo rosso proviamo un abbinamento “classico” ed uno più insolito. Pollo alla cacciatora, carne bianca condita con carota, sedano e cipolla stufate, uno spolvero di sugo di pomodoro e una sfumata di vino bianco a metà cottura. La tannicità del vino va a pulire l’untuosità del piatto condito, i suoi aromi ben supportano e impreziosiscono quelli del piatto ma la beva vivace e selvaggia sovrasta la delicatezza della carne.

L’altro abbinamento è con il cassoulet, specialità regionale del Languedoc, a base di fagioli bianchi e di un misto di carne d’oca o maiale o agnello, generoso, invitante, ancora più godevole se ben unto. Tuttavia il meglio di sé lo da dopo dieci minuti di gratinata in forno. Il piatto deve il suo nome alla casseruola in terracotta smaltata, caratteristica per la preparazione dello stesso. Scusate per la rapida gita fuori porta, ma tutti questi vitigni francofoni ce lo chiedevano.

L’azienda – Il Moralizzatore – coltiva i suoi vigneti su terreni di impasto misto, in prevalenza vulcanico-basaltici, alcuni dei quali presso i dolci declivi che precedono la parte montuosa della provincia vicentina. La tecnica adottata per la cura delle viti e dell’uva e quella naturale-biodinamica: in prevalenza inerbimento perenne e sovesci, preparati 500 e 501, rispetto per l’entomofauna.
In cantina il discorso è il medesimo e segue la filosofia secondo la quale l’uomo dovrebbe intervenire il meno possibile, a patto che le uve siano sane ed energiche, cosa che riesce ad ottenere con una selezione meticolosa delle uve.
La base è Cabernet Sauvignon al 70%. Concorre poi una parte di Merlot al 20% e un 10% di Pinot Nero. Solo acciaio per un anno, dopodiché via in bottiglia, senza solfiti aggiunti e senza chiarifiche.

 

Disponibile su tannico.it !

 

Voci Mani Terra: Geschickt

2 Settembre 2016

Nuova azienda francese per Arkè: questa volta abbiamo aggiunto una tipologia di vini a cui tenevamo molto, ma come sempre prima di riuscire a trovare la giusta azienda che rispetti l’uva come noi desideriamo, non è sempre una ricerca facile e ci vuole pazienza; ma per fortuna le oppurtunità si presentano quando meno te lo aspetti.

Geschickt è un’azienda a conduzione familiare in Alsazia, ad Ammerschwihr, dove vengono coltivati 12 ettari di vite tra cui Gewurztraminer, Riesling, Pinot Blanc, Pinot Noir, Pinot Gris, Muscat e Chardonnay in regime biodinamico, in pieno rispetto della terra. In cantina assoluto rigore naturale, senza aggiunte di solforosa, filtrazioni o uso di chimica.

Noi li abbiamo conosciuti a Barcellona, durante la fiera Vella Terra, in una giornata insolitamente piovosa in terra spagnola! La pioggia non cessava e tirava pure un venticello per nulla piacevole, e così nella calma della mattinata, abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare con calma i vini degli altri produttori che presenziavano con noi. Al banchetto abbiamo conosciuto Aureliè, che assieme a suo cugino Arnaud hanno iniziato ad aiutare la produzione di vini che coinvolge la loro azienda fino dagli inizia del 900, assieme al loro zio Frederic. I nonni Jerome e Bernadette nel 1955 furono i primi a smettere di vendere le uve ad una cooperativa sociale per prediligere la creazione di bottiglie della Domaine.

Passati al lavoro in biologico dal 1998, sono in continua evoluzione per la valorizzazione delle loro uve senza interventi chimici, e dall’annata 2014 non usano solforosa in nessuno dei loro vini. Ci sono piaciuti subito per la loro schiettezza, molto puliti e minerali, senza residui zuccherini: parla il territorio, non la moda, come spesso accade per questa zona, dove il gewurztraminer è spesso famoso per essere un vino per le donne (!), mentre qui accade il contrario.

Vini di territorio, vini dove si sentono emozioni e uva di qualità.

Perfetti per iniziare l’autunno che ormai è alle porte. Salute!!

 

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Il tipico granito del Grand Cru Kaefferkopf:

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QUOTE ROSA

15 Luglio 2016

Il rosa, si sà, è una parte importante nella vita di tutti noi, immancabile non solo dal punto di vista umano (W le donne!), ma non dovrebbe mancare soprattutto se è estate, soprattutto se si parla di vini naturali e dalla beva incredibile!

Ci siamo resi conto che la nostra gamma di vini Rosa è ampia e divertente, vini bellissimi sia in bicchiere che nelle loro colorate etichette, spesso prodotti da grandi Donne produttrici di vino che (a volte) percorrono la via della produzione del vino da sole.

Partiamo dall’ultimo arrivato in cantina Arkè, ovvero la Rosetta di Cascina Tavijn!

Etichetta coloratissima e tenera a rappresentare una fantasiosa bimbetta con cappuccio fucsia, scarpine rosse alla Mago di Oz, circondata da mille bolle colorate: che cosa aspettarsi se non un rosè naturale, semplice e fresco? Freisa 2015 vinificato in acciaio, senza solforosa aggiunta, 100% handmade by woman ( Nadia Verrua).

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Altra etichetta che a noi piace un mondo è dell’azienda Il Moralizzatore e sto parlando del Cabaret Rosè, dove in etichetta si scorge seduta a terra una ragazza con jeans e ai piedi le All Stars rosa appunto: idea nata da una serata dove i nostri amici produttori stavano assaggiando in anteprima la loro creazione con alcuni amici ed una di loro era esattamente in quella posizione mentre le sue scarpe sembravano avere esattamente lo stesso colore del vino che stava degustando. Giocoso ricordo per questo Cabernet Sauvignon 2014 vinificato in rosa e spumantizzato con mosto, senza lieviti né zuccheri. 12 mesi sui lieviti. Pas dosè.

 

 

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Passiamo al sud con Lamoresca Rosa 2015, Nero d’Avola 50%, Frappato 45%, Moscato 5%, vinificato in acciaio, racconta come sempre il calore e la festosità della sua terra, senza dimenticarsi la freschezza.

Non possiamo non citare la nostra “bolla di famiglia”, la Malvasia Rosa di Camillo Donati, la quale è un sempre presente nelle nostre feste, e la cui colorazione rosa è stata donata da un lieve bacio del lambrusco…magia!

Zigzagando eccoci con il Quinto Quarto Pinot Grigio 2015 di Franco Terpin, lieve macerazione per un vino 100% naturale senza filtrazione; quindi dalla Sardegna il Meigamma rosato 2015 Cannonau (90%), Cabernet Sauvignon (10%), breve macerazione anche per questo vino fatto senza solfiti aggiunti, profumato ed intenso, ma con delicatezza.

Rimanendo su terreni caldi parliamo del Rosato 2015 di Marino e Luisa Colleoni, 100% Sangiovese, raccolto un pochino anticipato per acquisire miglior freschezza, poi vinificato in  acciaio ; e La Rosa di Pacina anche lei Sangiovese, terreni diversi e mani diverse, due signorine dalla Toscana.

Anche Feudo D’Ugni ha creato il suo vino rosa fatto da una donna, Cristiana, ed il suo Usignolo 2014, un Cerasuolo vinificato in cemento ed acciaio.

 

Per ultime, ma non per importanza le bolle: dalla Loira il Bubbly! 2015 : ancora una volta mani di donna, Nathalie, Cinsault 100% in rosa. Rifermentato in bottiglia e sboccato per aver una maggiore pulizia e senza solforosa aggiunta.

Il nostro super Champagne Rosè de Saignée 2008 Pinot noir da una parcella unica, vigne vecchie, affinato in vecchie barriques usate, non dosato con poca solforosa aggiunta. Grandi sentori per uno Champagne che non si fa scordare e che è capace di presenziare per tutto il pasto, ottimo come aperitivo, perfetto per chiudere una buona cena. Intensità ed eleganza.

Cà del Vent invece ci regala la loro bolla Brut Rosè 2011 fatta da Pinot nero 100% affinato in Barrique rimanendo poi 36 mesi sui lieviti. Bolle stuzzicanti e soddisfacente nel suo sapore rotondo.

 

Abbiamo deciso anche di inserire il Raboso di Casa Belfi perché, anche se non è esattamente un vino rosato nella colorazione, ne conserva le caratteristiche: un vero glou-glou wine! Da bere “a canna” noi diciamo! Freschezza ma anche corpo, può dare il top di sé anche accompagnato ad un piatto di affettati, ci piace molto soprattutto in queste sere d’estate!

 

Altro intruso è una birra,  la Gueuze alle Fragoline di bosco, chiamate beitje, macerate con birra lambic per un paio di mesi ed affinamento poi per 2 anni in botte e Framboos con Lamponi macerati sempre in birra lambic: acidità ed acetiche estreme, per dissetare le gole più arse!

 

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Tanto rosa per la nostra estate! Il nostro consiglio è quello di non farsi scappare l’occasione!

Partiamo con il nuovo anno con un po’ di Borgogna.
Vi presentiamo il bellissimo video fatto dall’azienda Rouges Queues, dove in modo semplice ci mostrano il loro lavoro in vigna nel periodo primaverile, in particolare ci fanno toccare con mano le pratiche biodinamiche, che adottano ormai da dieci anni nella loro azienda.

 

Il video è in francese ma è abbastanza facilmente compresibile: inizia con una panoramica molto bella sul villaggio di Maranges e sulle colline che lo circondano, a sud della Cotes d’Or; Jean ci spiega poi che cosa sia la biodinamica, vista come un approccio omeopatico che aiuta la vigna ad essere più armonica ed equilibrata, utilizzando elementi vegetali, animali e minerali dinamizzati e spruzzati nel vigneto in determinati momenti della giornata.

Non c’è né stregoneria né cieco fideismo, ma il lavoro contadino onesto e duro: il primo esempio è un decotto di ortiche fresche che viene dinamizzato e spruzzato a mano, quindi viene mostrato la lavorazione del terreno su tre parcelle per contenere l’inerbimento nei filari fatto con il cavallo, le pratiche di contenimento dei tralci e la potatura verde fatta a mano e quindi un ultimo trattamento con il silice.

È giusto e stimolante vedere davvero come un vigneron lavora e questo loro video, fatto davvero bene e con qualche scena anche simpatica, ci avvicina molto di più alla terra e ai loro vini.

Buona visione!

Bollicine e mille bolle blu… è arrivato l’inverno finalmente! E sentivamo il bisogno di qualcosa di scrocchiante…ma cercavamo anche eleganza ed onestà…quindi ci siamo messi alla ricerca di un nuovo Champagne per Arkè.

Mont Bonneil è un borgo che domina la valle della Marna, tra le città di Château-Thierry e Charly sur Marne, qui si trova lo Champagne Christophe Lefèvre  e le sue vigne, dove il Pinot Meunier la fa da padrone, seguito dal Pinot Noir, mentre di Chardonnay possiede solo un piccolo appezzamento.

Christophe eravamo stati a trovarlo con l’amico Andrea Ugolotti quattro anni fa, all’epoca la nostra scelta era poi ricaduta su un altro produttore; poche settimane fa è tornato Angiolino a trovarlo, assieme ad altri amici appassionati e l’impressione che ha lasciato durante la visita è stata molto positiva.

Un vignaiolo appassionato, che ha fatto la scelta del biologico a metà anni Novanta, quando nessuna moda del naturale influiva le scelte delle aziende, una piccola aggiunta di solforosa solo sull’uva al momento della pigiatura e poi fermentazioni spontanee del vino, svolge la naturale fermentazione malolaticca, soste di almeno 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Il feeling è scattato subito, dopo l’assaggio dei campioni ancora di più, soprattutto nelle versioni Brut Nature, i non dosati: la vinosità data dal Meunier in primo piano, per un’ottima beva, accompagnata da una buona mineralità ed eleganza.

Questa degustazione ci ha poi impressionato perché, durante la cena che ne è seguita, ci siamo trovati a pasteggiare e finire in breve tempo i campioni, con questo incredibile Champagne ricco di carattere, che sa tenere testa in modo impeccabile anche a tutto pasto. Pensavamo fosse una cosa del caso, non ci abbiamo dato molto peso, anche perchè stavamo assaggiando altri vini, quella sera, ed invece, a sorpresa, era il vino in tavola con maggiore piacevolezza.

Allora eccolo qui. Benvenuto Champagne!

 

 

 

 

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