Vittorio Capovilla

 

Oggi volevamo raccontarvi una storia, una storia che parla di filosofia, natura e rispetto. E tanta buona frutta.

Capovilla distillati.

Vittorio ‘Gianni’ Capovilla, classe 1947, nasce a Crespano del Grappa,  lavora per molti anni come meccanico per le macchine da Rally, un’ abilità che poi risulterà molto utile per il suo futuro approccio con i macchinari enologici.

Siamo andati a trovarlo, pochi giorni fa nella sua azienda a conduzione praticamente familiare, dove tutto viene fatto a mano: la raccolta, le lavorazioni, l’imbottigliamento,e anche per il  tappo, tanta pazienza e arte, le sue bottiglie prevedono tutte la legatura con lo spago ( video ) e il sigillo in ceralacca.

Macchinario da diluizione inventato e messo a punto da Il Capo

“Il Capo”,così come lo chiamano tutti, era indaffarato a far partire un container con destinazione Marie Galante, Guadalupe, dove produce il suo fantastico Rhum ( dalla reale fermentazione della canna da zucchero, non dalla melassa per intenderci) perchè , ci ha rivelato, alla fine di agosto ci sara’ il nuovo imbottigliamento e nulla può mancare.

La passione per il mondo della distillazione nasce nel 1974, anno in cui Il Capo ha iniziato ad occuparsi di macchinari per enologia, e durante i suoi numerosi viaggi tra Germania, Austria e Svizzera, si creò  l’opportunità di conoscere da vicino un modo di produrre grappe e distillati in modo nettamente diverso rispetto all’Italia. «Quello che assaggiavo era assolutamente diverso da quello a cui ero abituato qui in Italia, anni luce di distanza. Basti pensare che in Italia oggi ci sono poco più di cento distillerie, mentre in Germania sono 30mila: numeri che fanno capire la netta differenza di esperienze e competenze. Mi sono detto. “Ma davvero non si può fare di meglio anche qua da noi?”. E così mi sono messo all’opera”». La prima diffciltà fu quello di procurarsi il materiale con cui lavorare, Capovilla acquista un alambicco in Austria, e smontandolo, riesce a portarlo clandestinamente in Italia un pezzo alla volta. Dove lo rimonta in una vecchia stanza e avvia le sperimentazioni. Una decina di anni di prove, prima con la vinaccia e poi con la frutta. Le competenze tecniche lo aiutano: modifica gli strumenti a suo piacimento, convince Muller, un famoso costruttore di alambicchi tedesco, a seguire i suoi consigli, e arriva anche a brevettare un sistema di refrigerazione subito adottato dai colleghi in tutta Europa. Distillazione a bagnomaria, per superare appena i cento gradi e mantenere quindi una temperatura relativamente bassa per l’ebollizione e così non disperdere parti nobili dell’alcol, e un doppio passaggio nella macchina: questa è la procedura perfetta a cui arriva l’intraprendente trevigiano dopo le migliaia di ore passate davanti all’alambicco.

Macchinario da distillazione Muller in rame

Vittorio ci dice:

“Il primo vero e grande lavoro è quello di produrmi
o andare alla ricerca delle materie prime migliori.
La materia prima davanti a tutto, poi viene il resto.”

La cosa più importante e’ avere non buona, ma ottima frutta. Pulita, senza trattamenti chimici, che cresce nel proprio ambiente autoctono e senza forzature.

Il solo e magico ingrediente: la qualità.

Ogni frutto necessita di conoscenza, perche’ ognuno ha il proprio momento ideale per essere colto e lavorato. Pertanto lo si deve lasciare in pianta sino al punto giusto; questo può variare da frutto a frutto, perché alcuni danno il meglio di sé surmaturi, mentre altri vanno colti in anticipo.

Adesso ad esempio e’  il momento delle Pere Moscatelle, un tipo di pera che si matura in estate, piccole dimensioni ma grandissimi profumi, vengono lasciate cadere naturalmente dall’albero di proprietà di Vittorio e poi raccolte mediante reti stese sotto di esso.

Prima della loro resa in polpa per la prima fermentazione vengono lasciate in cantina, e vi possiamo assicurare che il loro profumo era inebriante e dolce. Lo abbiamo ritrovato fedele e onesto poi in bottiglia.

Altro punto di incontro con il nostro mondo ( dei vini) è la fermentazione che avviene spontaneamente senza uso di lieviti aggiunti o zuccheri. E’ davvero la base: il rispetto e ovviamente suo grande pregio, l’attenzione del frutto usato e di come tirarne fuori il meglio, mantenendo così fedele e integro l’autentico sapore, ” intrappolato”per sempre nel distillato.

Noi di famiglia abbiamo avuto la bellissima opportunità di potere collaborare con Vittorio, con le nostre vinacce di Recioto per la creazione de La Garganica.

Un grande maestro, un grande Capo. Ineguagliabile esperienza e arte, che ricorda ancora una volta che cosa sia importante davvero: la frutta. Buona e senza chimica.

Che si tratti di uva o di qualsiasi altro frutto.

La vecchia Amica del Capo, che sorveglia le latte dei distillati in affinamento.

QUOTE ROSA

15 Luglio 2016

Il rosa, si sà, è una parte importante nella vita di tutti noi, immancabile non solo dal punto di vista umano (W le donne!), ma non dovrebbe mancare soprattutto se è estate, soprattutto se si parla di vini naturali e dalla beva incredibile!

Ci siamo resi conto che la nostra gamma di vini Rosa è ampia e divertente, vini bellissimi sia in bicchiere che nelle loro colorate etichette, spesso prodotti da grandi Donne produttrici di vino che (a volte) percorrono la via della produzione del vino da sole.

Partiamo dall’ultimo arrivato in cantina Arkè, ovvero la Rosetta di Cascina Tavijn!

Etichetta coloratissima e tenera a rappresentare una fantasiosa bimbetta con cappuccio fucsia, scarpine rosse alla Mago di Oz, circondata da mille bolle colorate: che cosa aspettarsi se non un rosè naturale, semplice e fresco? Freisa 2015 vinificato in acciaio, senza solforosa aggiunta, 100% handmade by woman ( Nadia Verrua).

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Altra etichetta che a noi piace un mondo è dell’azienda Il Moralizzatore e sto parlando del Cabaret Rosè, dove in etichetta si scorge seduta a terra una ragazza con jeans e ai piedi le All Stars rosa appunto: idea nata da una serata dove i nostri amici produttori stavano assaggiando in anteprima la loro creazione con alcuni amici ed una di loro era esattamente in quella posizione mentre le sue scarpe sembravano avere esattamente lo stesso colore del vino che stava degustando. Giocoso ricordo per questo Cabernet Sauvignon 2014 vinificato in rosa e spumantizzato con mosto, senza lieviti né zuccheri. 12 mesi sui lieviti. Pas dosè.

 

 

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Passiamo al sud con Lamoresca Rosa 2015, Nero d’Avola 50%, Frappato 45%, Moscato 5%, vinificato in acciaio, racconta come sempre il calore e la festosità della sua terra, senza dimenticarsi la freschezza.

Non possiamo non citare la nostra “bolla di famiglia”, la Malvasia Rosa di Camillo Donati, la quale è un sempre presente nelle nostre feste, e la cui colorazione rosa è stata donata da un lieve bacio del lambrusco…magia!

Zigzagando eccoci con il Quinto Quarto Pinot Grigio 2015 di Franco Terpin, lieve macerazione per un vino 100% naturale senza filtrazione; quindi dalla Sardegna il Meigamma rosato 2015 Cannonau (90%), Cabernet Sauvignon (10%), breve macerazione anche per questo vino fatto senza solfiti aggiunti, profumato ed intenso, ma con delicatezza.

Rimanendo su terreni caldi parliamo del Rosato 2015 di Marino e Luisa Colleoni, 100% Sangiovese, raccolto un pochino anticipato per acquisire miglior freschezza, poi vinificato in  acciaio ; e La Rosa di Pacina anche lei Sangiovese, terreni diversi e mani diverse, due signorine dalla Toscana.

Anche Feudo D’Ugni ha creato il suo vino rosa fatto da una donna, Cristiana, ed il suo Usignolo 2014, un Cerasuolo vinificato in cemento ed acciaio.

 

Per ultime, ma non per importanza le bolle: dalla Loira il Bubbly! 2015 : ancora una volta mani di donna, Nathalie, Cinsault 100% in rosa. Rifermentato in bottiglia e sboccato per aver una maggiore pulizia e senza solforosa aggiunta.

Il nostro super Champagne Rosè de Saignée 2008 Pinot noir da una parcella unica, vigne vecchie, affinato in vecchie barriques usate, non dosato con poca solforosa aggiunta. Grandi sentori per uno Champagne che non si fa scordare e che è capace di presenziare per tutto il pasto, ottimo come aperitivo, perfetto per chiudere una buona cena. Intensità ed eleganza.

Cà del Vent invece ci regala la loro bolla Brut Rosè 2011 fatta da Pinot nero 100% affinato in Barrique rimanendo poi 36 mesi sui lieviti. Bolle stuzzicanti e soddisfacente nel suo sapore rotondo.

 

Abbiamo deciso anche di inserire il Raboso di Casa Belfi perché, anche se non è esattamente un vino rosato nella colorazione, ne conserva le caratteristiche: un vero glou-glou wine! Da bere “a canna” noi diciamo! Freschezza ma anche corpo, può dare il top di sé anche accompagnato ad un piatto di affettati, ci piace molto soprattutto in queste sere d’estate!

 

Altro intruso è una birra,  la Gueuze alle Fragoline di bosco, chiamate beitje, macerate con birra lambic per un paio di mesi ed affinamento poi per 2 anni in botte e Framboos con Lamponi macerati sempre in birra lambic: acidità ed acetiche estreme, per dissetare le gole più arse!

 

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Tanto rosa per la nostra estate! Il nostro consiglio è quello di non farsi scappare l’occasione!