Bruno Carilli, umbro di origine, è un Mastro Birraio con le maiuscole d’obbligo, padre padrone di Toccalmatto! Amante delle birre fin dall’inizio della propria carriera, quando lavorava con birrifici di distribuzione nazionale come Carlsberg, per poi concentrarsi interamente alla propria “creatura”, il suo birrificio aperto nel 2008.

Nell’assaggio della tipologia di birre prodotte da Bruno occorre evidenziare una caratteristica primaria: l’assoluta padronanza del mondo dei luppoli, l’utilizzo di  tecniche innovative fra cui il back hop o il più consolidato dry hopping, con l’obiettivo di preservare il più possibile le sue caratteristiche aromatiche.

Amante e consumatore di vini naturali, esiste un rapporto di amicizia, stima e confronto tra noi, oltre anche ad una collaborazione nella creazione di una birra a fermentazione spontanea con l’ausilio del mosto (una “spontaneous” IGA), ed una con uva passita macerata in botte … di cui vi parleremo prossimamente su queste pagine!

 

Ha composto per noi una breve riflessione sulle contaminazioni tra birra artigianale e vino naturale:

 

Si ha spesso l’impressione che vino e birra siano due squadre separate, con le rispettive tifoserie arroccate nelle proprie posizioni. Inutile nascondere ci sia un fondo di verità in tutto questo. Se agli albori delle fermentazioni, quando l’azione dei lieviti era più che altro magia e superstizione e uno zucchero fermentescibile valeva l’altro (uva, miele, rudimentali“zuppe” di cereali), la geografia, la storia e il progresso hanno poi inesorabilmente separato le due fazioni, una a nord della “beer belt” e l’altra a sud della “grape line”: prima che lo chiediate, sono la stessa cosa, non ci si riesce a mettere d’accordo nemmeno sul nome di un confine immaginario.

E’ quindi particolarmente emozionante vedere abbattute queste barriere plurisecolari grazie allo sforzo congiunto dei due mondi, e ai movimenti che li hanno rivoluzionati, quello della Birra Artigianale e del Vino Naturale. E’ stata una reciproca scoperta di punti di contatto, sia dal punto di vista produttivo che gustativo. “L’anello mancante tra la birra e il vino” è da sempre il lambic, certamente per la fermentazione senza lieviti selezionati né inoculati, ma –soprattutto per il consumatore- per aver aperto palati e menti all’acidità e agli off-flavour, le cosiddette “puzzette”. In una nazione fondata sul vino come l’Italia, da questa iniziale contaminazione non poteva che nascere un processo di ibridazione, fino a fare delle “Italian Grape Ale” lo stile birrario che ci rappresenta nel mondo.

Per noi di Toccalmatto questa è un’idea nata col birrificio. A partire dalla Jadis, birra di frumento rosé ispirata dalla Fortana del Taro, fino alle sperimentazioni con i passaggi in botte, che hanno dato vita a birre complesse e riconosciute a livello internazionale. La nostra Russian Imperial Stout passata in botte di Sagrantino di Montefalco è uno degli esempi più estremi: ha passato anni in compagnia dello spauracchio per eccellenza del mondo vinicolo: il Brettanomyces, intoccabile per gli enologi, è stato addomesticato dai birrai… permettetemi, almeno stavolta, di fare il tifo per la mia squadra.

 

 

carilli