Nuova collaborazione in vista!

Finalmente ritorna nella selezione Arkè, il nostro amato Abruzzo, piccola gemma d’Italia, in una zona pressoché incontaminata, da dove nascono vini incredibili.

Podere San Biagio si trova a Controguerra, un piccolo borgo collinare al confine con le Marche: qui l’influenza del mare si scontra con la rigidità delle correnti dei Monti Gemelli e del Gran Sasso bilanciandosi e generando la condizione ideale per una lenta maturazione dei profumi e un equilibrio perfetto tra zuccheri e acidità. Il suolo argilloso – calcareo completa il quandro e rende frutta ottima per vini di alta qualità, dove la spiccata componente minerale genera magie in connubio tra profumi primordiali selvatici e naturali.

L’azienda, tutta a conduzione familiare, inizia nel 1980 e abbraccia fin da subito il concetto di produzione biologica: inizialmente si producono cereali da varietà antiche (solina, farro,saragolla) ma poi si passa alla sperimentazione di altri mondi: olio e vino e anche agriturismo, grazie alla ristrutturazione di un vecchio casolare di fine ‘800. 
Negli ultimi anni, la famiglia Fiore si è dedicata intensamente alla ricerca di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, attraverso il metodo di coltivazione biologico e con l’integrazione di alcune pratiche biodinamiche al fine di costruire un habitat ideale e sinergico all’agricoltura, che altro non è che interazione tra uomo e ambiente.

Jacopo Fiore è il figlio trentenne che dopo alcuni viaggi in giro per il mondo, torna in azienda nel 2014 e dà un’energica spinta al rinnovamento, in tutte le direttive aziendali: in vigna, durante le vendemmie e le vinificazioni, per un approccio sempre più rispettoso dell’uva e del terreno di provenienza. Il vino diventa mano a mano sempre piú una sua creazione, cambiano anche le etichette ( frutto della collaborazione con la sua compagna che di mestiere fa la tatuatrice) e cosa molto interessante, anche i nomi dei vini; vi riportiamo che cosa ci ha raccontato Jacopo:

” Il CAFONE è Montepulciano d’Abruzzo, vino rosso famoso ed imponente reso piú fresco e bevibile grazie al mio intervento con meno macerazione e solo uso dell’acciaio; cafone non vuol dire maleducato come molti pensano, ma prende origine dal napulitano (lingua parlata nel regno delle 2 sicilie prima dell’unità d’italia) e etimologicamente deriva da CA’ FUNE ( e cioè con la fune, con la corda): quando ci fu l’abbandono delle campagne per le città, i contadini, i quali avevano molti figli, spaventati dall’immensità di quei vialoni e di quelle piazze, usavano legare i figli con la corda a mò di guinzaglio per evitare che si perdessero. I borghesi-cittadini che li vedevano legati a quel modo, li disprezzavano e deridevano ed erano soliti commentare: “sono arrivati quelli CA’ FUNE ( con la fune)”.Da qui il nome CAFONE.

Bellissima la prefazione di Ignazio Silone nel romanzo FONTAMARA: “Io so bene che il nome di cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, sia della campagna che della città, è ora termine di offesa e di dileggio; ma io l’adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore.

MIGRANTE Pecorino in purezza dai colli aprutini, un vino dalla grandissima beva. Il pecorino non è un vitigno originario delle nostre zone, ma piuttosto è un vitigno originario di Arquata del Tronto, paese purtroppo completamente distrutto dal terremoto di Amatrice e, si trova sui monti sibillini al confine tra Marche e Abruzzo. Ma come è arrivato sino a noi? semplice! con i pastori, da cui nasce anche il nome: i pastori che spostavano le greggi dalla montagna al mare con l’arrivo dell’autunno. Queste piccole “migrazioni” chiamate transumanze, hanno permesso la nascita di piccoli centri abitati, attività commerciali, oltre alla diffusione stessa del pecorino. L’Abruzzo è una regione fondata sulla transumanza e questo vino ne è l’esempio più significativo.


BRISCOLA E TRESSETTE
ovvero Cerasuolo d’Abruzzo fatto da uve di Montepulciano, lasciate poche ore in contatto con la buccia, vino con una grandissima beva ma per nulla banale e scontato. Un rosato da sempre bevuto in Abruzzo, emblema delle osterie dove si passavano le giornate a giocare a carte, a briscola e a tressette per l’appunto. Io adoro giocare ancora a carte,e da bambino,mio nonno mi portava spesso con lui al bar o al circoletto e io,seppur piccino guardavo e imparavo. Questo vino è dedicato a lui.

SGARZELLA una bolla fatta da uve Passerina fatta rifermentare in bottiglia con il mosto della propria annata, senza filtrazione o aggiunte. Il nome deriva da una sottozona della contrada dove vivo, esattamente ci sono le vigne di passerina. Anni fá quella zona era famosa per una fonte d’acqua fresca, la fonte di Sgarzella, dove ci si fermava per far abbeverare gli animali ma non solo, ma ad oggi purtroppo, perduta. Mi piace pensare di aver ridato vita a questa magica fonte almeno con i ricordi creando un vino fresco e dissetante, e al contempo amaliante come una sirena”

Dalla loro produzione ci sono anche altri vini: un bianco fatto fermentare in anfora, da uve Trebbiano e Malvasia, Lucignolo, e un vino rosso più importante, Idillio un Montepulciano DOCG da vigne vecchie.

Azienda a stampo giovanile, fresca e intrigante, e molto rock’n’roll come piace a noi!

Benvenuta Azienda Agricola Podere San Biagio!!

Terrano è Farmacia

27 Marzo 2019

 

Il Terrano è Farmacia. Certamente sì!

Il Terrano è una religione, liquido corposo frutto della terra di origine, naturalmente ricco di proprietà organolettiche, tipiche dei vini con sapori molto marcati e densi. L’etimologia del nome probabilmente viene dal tedesco “ter” che significa “catrame” nome acquisito dal dominio austro-ungarico presente in epoche passate nella zona del Carso . In passato inoltre, veniva venduto in farmacia come cura per gli anemici e le puerpere: ricchissimo in ferro, polifenoli e antociani.

 

La terra rossa del Teran

 

È un vitigno speciale a bacca rossa  autoctono friulano, il Terano (come viene chiamato qui) ed è parte della frastagliata famiglia dei vari Refosco o Refosk. È un vitigno molto antico, la cui coltivazione era conosciuta già dai Greci che lo chiamavano Pictaton che ne apprezzavano le qualità nel vino e lo consideravano proveniente dall’Adriatico meridionale. Ma questa presunta origine non trova nessun riscontro e probabilmente si deve attribuire riferita più alle prime colonizzazioni elleniche in Italia ma non alla diffusione di questo vitigno. Infatti il vitigno si diffuse poi in Romagna con il nome di Cagnina. Un vino che spesso rimane in ombra rispetto ai suoi fratelli Malvasia Istriana e Vitovska, belli rotondi ed aromatici e di assoluta bellezza ma, a mio avviso è lui il vero protagonista. Difficile trovarne di cosí ben fatti come lo produce Tavčar: la sua interpretazione attuale, quella migliore, coniuga i tratti originali del varietale con un affinamento che ne smussi le eccessive durezze, arrotondi i tannini, senza usare troppo il legno, cosa che renderebbe il vino piuttosto caricaturale, eccolo che si dimostra energico, ben definito, in cui l’acidità nervosa del vitigno si fonde con note di cioccolato e prugna.

 

A Gorjansko, la Gorjanka

 

Pianta centenaria di Malvasia

 

Amo questa terra, mi ha sempre ispirato fascino e maestosità.

Sto parlando sempre del Carso, in Slovenia, il quale determina la discontinuità tra la pianura veneto-friulana ed i Balcani. Qui, l’agricoltura e con essa la viticoltura sono sempre state vissute ed interpretate nel segno della sussistenza: riuscire a trarre ortaggi, verdure e vino da un terreno difficile, che soggiace a degli agenti atmosferici così estremi quali la Bora (il vento gelido di provenienza russa) e le torride estati, è veramente ragguardevole.

 

Un po’ di eroismo, quindi, i viticoltori carsici lo hanno e lo fanno trapelare nei loro stessi vini: in essi risiedono le capacità di essere diretti, privi di orpelli, franchi con se stessi per esserlo poi con gli altri.

In questo solco tracciato nella terra rossa carsica, troviamo Marko Tavcâr, Vini Pietra. Prima di tutto un amico, convinto che la monocultura (anche in ambito vinicolo) impoverisca il territorio. Il vino non è rilevante se non contestualizzato nell’ambiente in cui l’uomo vive, rispettando la biodiversità di cui la terra rimane il solo ambasciatore. E questo ambiente si chiama Kras, il Carso, che è più argilloso rispetto a quello italiano.

 

Marko dispone di un grande cuore onesto, di occhi svegli per seguire l’eleganza della natura e non spreca mai una parola. E tutto questo lo ritroviamo nei suoi vini: Vitovska, Malvazijia e Teran. Che siano rossi o bianchi, riserve o meno, tutti trasmettono verticalità, sapidità (con note iodate incredibili), eleganza e corpo. La sua attività vinicola è paragonabile al kyudo (disciplina giapponese del tiro con l’arco): lui passa il tempo a cercare la perfetta traducibilità della sua terra nei suoi vini e lo fa senza concedersi tregua o inventandosi scuse. Se non gli piace, non presenta il vino!

Dimora a Kreplje (il cui etimo, in sloveno, rimanda alla pietra), vicino a Dutovilje – Slovenia – con boschi di latifoglie e conifere che interrompono doline e piccole piane pietrose. Dispone di due ettari propri, ubicati tra Kreplje, Dutovlje e Gorjiansko, e di circa un altro ettaro in affitto.

Krepljie è vocata per i bianchi: 60 cm di terra e subito affiora la roccia calcarea – la “pokarbonata”- in cui si incuneano le radici di Vitovska e Malvasia. Il Terrano, invece, che abbisogna di molta terra e di argille, prolifica a due km circa di distanza.

Non c’è spazio per la tecnologia nella sua “enosophia” bensì solo una modesta quantità di solforosa, solo al bisogno.

 

Ecco a voi la nostra nuova azienda, appena arrivata in famiglia Arkè! Marko Tavčar Vini Pietra.

 

 

Marko nella sua cantina

La vigna in inverno durante la nostra visita

La Cantina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I

 

 

In questa calda estate abbiamo appena concluso un bellissimo viaggio in Francia per visitare alcuni dei produttori che importiamo, percorrendo circa 2800 km in auto, assaggiando moltissimi vini nei pranzi e cene, siamo passati anche per ( ovviamente) Parigi, oltre alle tante degustazioni direttamente in cantina con i nostri vignaioli.

Ho deciso perciò di raccontarvi qualche piccolo aneddotto interessante, assieme a qualche foto…

La prima tappa di cui vi voglio parlare è la Borgogna, Domaine Rouges Queues: l’azienda è situata nella piccola cittadina di Sampigny Les Maranges, e fa parte di una delle più giovani appellazioni della Borgogna, secondo il decreto del 1989; qui Jean Yves e Isabelle Vantey, assieme ai loro due figli coltivano 5 ettari di vigna secondo il regime biodinamico.

I nostri vignaioli Isabelle e Jean-Yves Vantey

Fossile di conchiglia nella vigna del Premiere Cru

In cantina abbiamo avuto modo di assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, dove i vini vengono messi a riposare prima della messa in bottiglia. Utilizzano un piccolo trucco per poter preservare meglio i vini senza dover ricorrere alla solfitazione, ovvero aggiungendo CO2 direttamente nelle botti, percepibile poi solamente alla degustazione prelevata dal tino, ma poi inesistente quando il vino viene imbottigliato: freschezza e frutta senza eguali, eleganza certa , seppur ancora nella fase acerba e giovanile: in un’unico concetto esperienza sensoriale indimenticabile.

Degustando i Premiere Cru in Cantina

Botti di affinamento

 

Per l’annata 2017 vedremo delle nuove “vesti” per le etichette: colore e ironia come solo i francesi sanno fare: il piccolo uccellino chiamato il “codirosso” da cui prende il nome l’azienda e si ispirano per le loro etichette, muta colore e spesso anche la forma della propria coda.

  

Superba la visita nella vigna da dove vengono raccolti i Premier Cru del Pinot Noir e dove abbiamo potuto notare come, anche per loro, la stagione sembra davvero ben avviata e leggermente in anticipo.

Vigna di Domaine Rouges Queues

Pinot Noir

 

Bellissima l’abitudine di raccogliere tutti gli anni un grappolo di uva il 1 luglio e successivamente conservarlo nei vasi in alcool puro, e poter confrontare mano a mano come il clima influenzi davvero le stagioni e di conseguenza poi l’invaiatura: ogni annata è diversa.

Seconda tappa nella piccola e bellissima Jura, da Jean-Louis Overnoy.

Lo Jura è una piccola porzione di terra, situata tra la Svizzera e la Borgogna, zona molto importante a livello vinicolo, la maggior parte dei contadini qui vivono non solo di vino ma lavorano la terra per frutta e verdura e l’allevamento del bestiame, in particolare delle mucche da latte, grazie alle quali viene prodotto il Comtè, famoso formaggio, di cui abbiamo scoperto, il consumo medio per abitante si aggira verso il kilo a settimana! :).

Guillame ci parla delle sue vigne

L’azienda di Jean-Louis ha profonde radici di conduzione familiare ed oramai è praticamente gestita da Guillame, il figlio di Jean-Louis, che a soli 24 anni si sta dedicando anima e corpo nonostante la giovane età, sia nella coltivazione della vigna, sia in cantina, portando avanti la volontà di fare vini sempre più naturali, togliendo negli ultimi anni le filtrazioni, aggiungendo sempre meno solfiti, sempre mantenendo un’ottima pulizia e precisione.

L’azienda possiede 5,5 ettari di vigna, maggiormente situati nel comune di Orbagna, comune non molto vitato, dove tutto intorno si può notare la natura ed il verde in abbondanza.

Vigna ad Orbagna, Jura

Invaiatura di Poulsard

Vielle Vigne

Abbiamo assaggiato dalle botti tutti i vini che saranno disponibili prossimamente: Chardonnay e Savagnin in metodo ossidativo, Poulsard, Trousseau e Pinot Noir e siamo finalmente riusciti a vedere le mitiche botti con la “voile” usate per fare il “vin Jaune“: l’affinamento per questa tipologia di vino non viene fatto in cantina, ma nel granaio della casa, dove la temperatura è più calda d’estate e più fredda d’inverno, caratteristica necessaria per la corretta formazione del velo.

Ho potuto notare anche come non tutte “le voile” siano uguali e tutte sviluppino peculiarità di densità, forma e spessore, in base a come agiscono lieviti e batteri, e di conseguenza poi profumi e sapori nel vino.

Cantina di affinamento: Vin de Paille

 

Esempio di Voile per la creazione del Vin Jaune

Altro Esempio di Voile

 

 

Guillame si occupa anche di produrre ottima birra artigianale con un micro-birrificio di sua proprietà: l’idea è nata sia dalla passione per la birra, ma anche come reazione alla tremenda gelata dell’aprile 2017, dove persero l’80% della produzione: la sua stessa etichetta, Brise Glace ne fa un chiaro richiamo.

E’ una birra bianca da bassa fermentazione, fatta fermentare senza lieviti selezionati, partita grazie ai lieviti del Savagnin, prelevati dalle fecce fini delle loro barriques; l’orzo utilizzato è biologico e coltivato in Jura.

Arriverà presto anche in Italia, è una birra fresca, semplice e sincera, leggermente luppolata, senza troppi orpelli o amarezze, è fermentata spontaneamente ma non è acida.

La birra di Overnoy: Brise Glace

Il laboratorio di produzione della Birra

 

Siamo rimasti molto colpiti e felici dall’operosità e dalla bravura di queste persone, sia dalla famiglia Vantey che dalla famiglia Overnoy e non possiamo che esserne ancora una volta onorati e riconoscenti, per le grandi opportunità che il mondo del vino naturale ci permettere di vivere e scoprire!

 

 

 

 

 

 

VINNATUR 2017

14 Marzo 2017

170 produttori di vino naturale. 9 paesi.

Manca davvero poco anche quest’anno, con la Primavera arriva anche il nostro appuntamento con la Fiera  (con la F maiuscola! ) del vino naturale per eccellenza: Vinnatur 2017, dall’8 al 10 aprile 2017.

Questo bellissimo week-end all’insegna del “bere naturale” si svolge in una delle Ville Palladiane, detta “La Favorita” a Sarego, e conta la sua quattordicesima edizione, in un connubio di cultura e passione, per la vigna, per il vino e per la natura.

villa al tramonto

Vinnatur al tramonto, Edizione 2016. Thanks To Rui Lorenzo Photographer

Produrre vino in modo naturale, in modo onesto e rispettoso, ma sopratutto buono senza scindere mai emozione e gusto, significa riportare solo il vero di ciò che accade in natura e dal territorio di provenienza.

Angiolino Maule, presidente dell’associazione è sempre in continua evoluzione ci racconta:

“Stiamo crescendo grazie alla ricerca – dice Angiolino Maule – sia nella qualità dei vini che nella consapevolezza in vigna e in cantina. Il nuovo disciplinare e la sperimentazione che stiamo conducendo in vigneto ci permetteranno di fare ancora maggior chiarezza nel mondo dei vini naturali e dare nuove garanzie al consumatore”.

Siamo come ogni anno entusiasti e non vediamo l’ora di ri-vivere questo bellissimo incontro con tutti voi, amanti del vino naturale.

Programma dell’evento

  • sabato 8 aprile, apertura dalle 10.00 alle 18.00
  • domenica 9 aprile dalle 10.00 alle 18.00
  • lunedì 10 aprile dalle 10.00 alle 18.00

Sede Villa da Porto detta “La Favorita”, via Della Favorita a Monticello di Fara, Sarego (Vicenza)

Costo

Costo biglietto di entrata 25 € al giorno (acquistabile solamente all’ingresso dell’evento), comprensivi di guida della manifestazione e calice da degustazione.

e poi?

Al tramonto poi che si fa? Beh se vi vien la voglia di continuare la serata in compagnia del vino naturale e magari, pure mangiare anche qualcosa di buono, abbiamo stillato per voi un elenco di immancabili location del buon bere nei dintorni della fiera.

Ecco allora l’elenco per: Dove bere Naturale fuori da Villa Favorita?

 

 

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Per ulteriori informazioni qui. 

 

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L’estate richiama ancora di più la voglia di viaggiare e noi siamo pronti a un nuovo viaggio per raccontarvi e degustare assieme i nostri vini naturali: pronti per (di nuovo!) Genova città che si affaccia sul mare, porto attivo e perspicace del mondo dei vini naturali, grande passione e voglia di sperimentare, per noi è sempre soddisfazione collaborare con questa città.

Abbiamo organizzato il Barbarossa Natural Wine Festival, giovedì 16 giugno dalle ore 17.00, con questi vignaioli presenti:

  • La Biancara di Angiolino Maule
  • Casa Belfi di Maurizio Donadi
  • Cinque Campi di Vanni Nizzoli
  • La Berchialla di Olek Bondonio
  • Cascina Tavjin di Nadia Verrua
  • Pacina di Maria, Stefano e Giovanna Tiezzi Borsa

 

Una nuova occasione da condividere, dove con una card di degustazione  al costo di 15 euro ognuno potrà accedere alla serata, con la possibilità di assaggiare due vini per ogni produttore.

Vi lasciamo i dettagli qui nel nostro splendido volantino a tema “pirata Barbarossa”!

 

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Stay Tuned!

Eccoci ormai alle porte del consueto appuntamento nella bella città affacciata sul mare, anche quest’anno 70 produttori di vino naturale saranno presenti alla degustazione organizzata da VinNatur il 7 e 8 febbraio.

A fare da cornice sono state ideate anche altre due succose possibilità, ovvero l’opportunità di partecipare a degli aperitivi e cene “tête-à-tête” con il produttore nei locali della città.

Nella serata che precede l’evento, Sabato 6 febbraio, ed in quelle di Domenica e Lunedì. Nel dettaglio Arkè ci sarà con i suoi vignaioli:

  • Franco Terpin (assieme all’amico Aurelio di Casa Caterina), farà assaggiare i suoi vini più pregiati il Sabato sera: per un aperitivo dalle 18.30 al Kowalski ristopub, seguirà poi una cena a partire dalle ore 20.30 presso Ai Troeggi, solo su prenotazione.
  • La Biancara con Angiolino Maule, sarà presente a partire dalle ore 20.30 di Sabato presso Antica Ostaja Ristorante, anche qui meglio prenotare, il locale è molto piccolo.
  • Il Cavallino, Casa Belfi, La Biancara dalle 19.30 di Domenica saranno insieme per un aperitivo e cena informale, a base di jazz, presso il Ristorante Tiflis.
  • Nathalie Gaubicher e La Biancara il Lunedi’ sera cena con degustazione alle ore 20.00 presso Enoteca Sola, solo su prenotazione. Qui sotto vi presentiamo  il volantino di questa serata:

 

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Per maggiori informazioni sugli eventi organizzati nel dopo Fiera di VinNatur cliccate qui per gli apertivi con il produttore e qui per le cene.

Saranno momenti davvero unici per un week-end davvero ricco e immancabile.

Vi aspettiamo numerosi!

Tutte le altre info utili su VinNatur Genova 2016

A presto!

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