Lunedì 20 Maggio 2019 al Golden View, Firenze

 

A volte ritornano! Giochi e passioni che si intrecciano e ci vedono spettatori-protagonisti in questo mondo del vino, sempre pronto a regalare emozioni diverse e inaspettate.

Quindi eccoci qui di nuovo, nuova grafica ma stessi contenuti e stessi scopi.

 

Mosca cieca: chi non ci ha mai giocato?

La mosca cieca è un tradizionale gioco diffuso in molti paesi del mondo. Lo si gioca all’aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato (e diventa quindi la “mosca cieca”) e deve riuscire a scovare gli altri, che possono muoversi liberamente all’intorno.

Noi abbiamo pensato di riproporvi il mood del classico gioco, ma con nuove regole e un solo uno scopo finale:

mettersi alla prova,

abbandonando gli schemi che possono interporsi a livello mentale e sensoriale quando si assaggiano i vini e imparare ad usare il proprio “cassetto della memoria”.

Che cosa intendiamo?

Qualsiasi cosa mangiamo e beviamo finisce nel nostro cassetto della memoria, una libreria piena di sapori, profumi e ricordi che son ben catalogati nella nostra mente e che dobbiamo solamente esercitare ed imparare come utilizzarla, e il miglior metodo è esercitarsi con le degustazioni alla cieca.

Mosca Cieca però non sarà solamente “gioco degustativo” ma un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, fornite da diverse figure del mondo del vino naturale vi insegneremo come meglio raccontare i nostri vini.

Vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori…ognuno con il proprio bagagli di esperienze assieme in un’unico convegno dedicato al vino naturale.

 

Siamo pronti per “giocare” con voi!

 

Lunedì 20 Maggio 2019 al Golden View, Via de Bardi 58r, Firenze

 

Dalle ore 15 alle 18. Presentazione del Catalogo e degustazione.

Solo su invito e solo per operatori del settore. A numero chiuso.

 

Il programma della giornata:

Ore 14.30 accoglienza ed accredito degli invitati

Ore 15.00 inizio del convegno a cura di:

  • Gianpaolo Giacobbo, collaboratore diretto di Arké: introduzione ai vini naturali e loro filosofia produttiva, presentazione del Catalogo 2019.
  • Filippo Petrolini, agente su Firenze: i vini naturali ed il loro mercato; la presentazione ed il servizio nei ristoranti e wine bar.

 

Proseguirà la degustazione guidata di 20 vini della selezione Arké, tutti serviti “alla cieca”.

 

Ore 18,30 – 20,30 Aperitivo punk al bancone del Golden View. Aperta al pubblico.

Selezione musicale abbinata ai vini in mescita a cura di Giampaolo Giacobbo.

 

 

 

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ” Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini, il vino buono (fatto come si deve) si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

 

Oggi siamo a Venezia. La bellissima e magica Venezia, lui è Andrea Lorenzon, giovane ed intraprendente e pure “figlio d’arte” ( il papà è il mitologico Oste Mauro Lorenzon dell’Enoiteca La Mascareta). Amante del vino naturale all’ennesima potenza, sa cogliere ed esaltare quello che c’è di speciale nel vino e ne diviene veicolo comunicativo per tutte le persone che lo vanno a trovare a CoVino.

 

Ecco il piatto ed il vino che ha scelto di raccontare tramite Arké.

 

 

Il piatto scelto da Andrea da bere assieme al Vespaio’

 

“Abbiamo scelto di bere il Vespaiò dell’azienda agricola Il Moralizzatore per l’amicizia e l’amore che ci legano a Chicco ed Andrea. Giochiamo con un vino veneto da vitigno autoctono vicentino: la Vespaiola. Ci è sembrato interessante l’abbinamento con un nostro piatto tradizionale ma non banale: il saor che viene dedicato alle verdure di stagione e al pesce del mercato di Rialto. un piatto che mantiene sempre la stessa preparazione, marinatura con cipolla in agrodolce, uvetta sultanina e pinoli, servito con polenta biancoperla. Cambiando la stagionalità cambiano anche gli ingredientiche decidiamo di marinare. L’abbinamento gioca sulla regione Veneto, ma anche la bollicina “birichina” andrà a sgrassare la sensazione agrodolce del piatto. Io sono Andrea, condivido con voi la passione peril vino, mi ha trasmette gioia di proporre vini naturali che si legano alla forza dei produttori, ai territorie alla digeribilità! In cucina Michele Conforti dalla scuola Alma, da valorizzare lo spirito del TEAM: Anna (braccio destro) Giuseppe (braccio sinistro) Andrew in sala e vini; i quali danno amore e passione ogni giorno.

IL VINO: Vespaiò 2017  de Il Moralizzatore.

 

 

Vino bianco naturalmente rifermentato in bottiglia. Prodotto da uve 60% Vespaiola, 40% Tai bianco, raccolto e diraspato a mano con l’aiuto di piccole reti metalliche, rimane a contatto con la buccia per 6 ore e poi pressato e fatto affinare in botti di acciaio. Rifermentazione con il proprio mosto vitale. Vino beverino e interessante, ottimo sia da aperitivo che da tutto pasto.”

 

 

 

Francesco ed Andrea che mostrano la “madre” del recioto 2004 de La Biancara. Andrebbe dedicato un’intero articolo sul metodo di servizio che usa Andrea. Un Maestro!

 

 

Nel nostro nuovo Catalogo 2019, come vi abbiamo raccontato, abbiamo deciso di dare una svolta punk rock al modo di raccontare e parlare di vino, perchè alla fine di quello si parla.
Vino da bere, vino da vivere, vino da condividere e vino che ha già fatto la sua parte di storia e ne farà certamente ancora, sia di strada che di storia.
Eccovi allora il testo scritto dal nostro caro Gianpaolo Giacobbo, lui che di vino ne ha vissuto, dagli esordi del movimento ad oggi e continua orgogliosamente e passionalmente a farne parte…

Team Arkè

Parlare di storia del vino naturale significa raccontare la genesi del vino fin dalla sua prima  apparizione sulla terra, probabilmente ai tempi di Noè. Per secoli il viticoltore utilizzava strumenti di produzione e affinamento rudimentali, spesso in condizioni sanitarie non facili. La produzione del vino era strettamente legata ai ritmi scanditi dalla natura secondo il muoversi delle stagioni.

Con l’avvento e lo sviluppo dell’enologia nei  primi del Novecento il vino diventa più stabile, aumentando sensibilmente la sua franchezza e longevità. L’enologia soprattutto ha garantito al vino la possibilità di uscire dai confini territoriali per potersi affrancare anche sui mercati più lontani.

Sicuramente, in quei tempi, le attenzioni degli enologi erano indirizzate a realtà con capacità produttiva ampia come consorzi e cantine sociali. Il piccolo vignaiolo rimaneva ancorato ad un’idea di vino più antico, prodotto come si era sempre fatto e destinato al consumo interno o alle osterie locali.

 

Con il passare degli anni però, anche il vignaiolo inizia a pensare ad una sua identità trasformandosi sia in termini di prodotto che di obiettivi, aggiungendo alla sua azienda agricola l’idea di uno sviluppo commerciale.

Inizia così l’approccio più enologico anche da parte delle realtà più piccole per vedere i propri vini più puliti e stabili, e capaci di muoversi tranquillamente fuori dai confini locali. Qualcosa però scappa di mano e verso la metà degli anni Ottanta ci si accorge che questa idea di spogliare il vino del suo aspetto più rustico ha sorpassato il confine dell’identità.

È proprio in questo momento che in Italia qualche produttore inizia a pensare che le proprie vigne e i propri vini avessero cambiato fisionomia a tal punto di diventare irriconoscibili. Tra i primi senza dubbio Josko Gravner il quale capisce,dopo un viaggio negli Stati Uniti, cosa non doveva più fare e dopo qualche anno un viaggio in Georgia, dove invece il mondo del vino era rimasto ai tempi più antichi, capisce quel che deve fare.

In questo viaggio tra presente e futuro nasce l’idea  di ritornare ad un mondo del vino più credibile ed autentico tenendo fede però a quanto di buono la conoscenza aveva portato fino a quel momento. Una sfida enorme. A quel punto avrebbe avuto inizio un cambio di rotta epocale per il vino. A seguire Josko Gravner su quella linea di confine tra Italia e Slovenia, furono Stanko Radikon, Nico Bensa, successivamente Dario Princic e Walter Mlecnick e, dalle colline di Gambellara, un giovane Angiolino Maule.

Certamente a macchia di leopardo l’Italia ha avuto, prima di loro, figure illuminate che combattevano contro i mulini a vento. Persone che nel loro territorio facevano molto ma non riuscivano ad emergere e a far un gruppo critico solido. Giusto per citarne alcuni: Lino Maga,famoso per le sue lotte per rivendicare l’unicità della collina del Barbacarlo, oppure il Cav. Lorenzo Accomasso a La Morra, il Jazzista Pino Ratto ed il suo Dolcetto di Ovada, fino ad approdare al biodinamico Stefano Bellotti.

Pino Ratto

 

In realtà “i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo” erano coinvolti in un’impresa quasi utopistica che aveva come obiettivo rendere il vignaiolo un’interprete autentico e riconoscibile del mondo del vino. Inizia così una sorta di gara “a togliere”. Il gruppo rivoluzionario si ritrova periodicamente portando i frutti delle proprie sperimentazioni. Campioni ottenuti da vini con fermentazioni spontanee, rinunciando quindi ai lieviti selezionati e ai suoi attivanti, senza filtrazioni quindi tornando ai travasi, senza stabilizzanti di vario tipo fino ad approdare all’ambizioso obiettivo di rinunciare totalmente all’anidride solforosa che sembrava un obiettivo impossibile da raggiungere.

Questo percorso porta sul mercato, in prima battuta, vini estremi, spesso con sentori di riduzione piuttosto evidenti, ossidati, insomma per nulla convincenti se visti in superficie, ma rappresentavano una sorte di richiamo, un urlo disperato, una necessità di cambiamento.

C’era, in quella apparente follia, qualcosa di interessante, in qualche modo si intravedeva nel maremagnum di questi vini “strani” una luce di speranza.

Quei vini in realtà, evidenziavano qualcosa di intrigante, riappariva un’idea di vino più completo e tutto da indagare. Anche la stampa se ne accorge,in particolare la rivista indipendente Porthos con Sandro Sangiorgi al timone e la sua Ciurma.

Un gruppo di militanti di una comunicazione indipendente del vino, armati fino ai denti di taccuini e macchine fotografiche, si sparpagliano per le vigne d’Italia per documentare questo momento importante di trasformazione.

Al piccolo nucleo iniziale di produttori reazionari si uniscono ben presto altri vignaioli sparsi qui e lì lungo lo stivale. Un nutrito gruppo arriva dalla parte friulana, una nuova generazione di produttori convinti, folli ed “incazzati” convinti che questa poteva essere la strada giusta da percorrere.

Arriva poi il fronte veneto, quello emiliano con i rifermentati, i piemontesi aderiscono convinti e poi i toscani, gli umbri, fino ai siciliani. Dopo i tristi eventi del metanolo inizia in Italia un secondo rinascimento del vino, una nuova era, dopo il Punk la New Wave.

 

Nasce così la prima associazione di produttori di vini naturali che si chiamò in maniera un po’ arrogante “Vini Veri” per prendere provocatoriamente le distanze da chi rimaneva legato ad un’enologia classica.

In questo modo ci si prendeva il rischio di proporre vini che potessero anche non piacere, ma che rispondevano al proprio territorio di appartenenza, ai propri vitigni e alla filosofia di chi lo produceva. Non si trattava di essere migliori o peggiori ma era necessario specificare che i vini di questi produttori volevano arrivare alla terra e alla vera identità dei propri luoghi evitando le scorciatoie fino a quel momento proposte sia in agricoltura che in enologia. Prendono coscienza del reale valore del suolo e che si rende necessario un approccio più rispettoso.

Inizia un colloquio e rispetto tra produttore e la madre terra. L’uomo non è un animale sociale, si sa. Dopo qualche anno, l’associazione “Vini Veri” si scinde in Vini Veri da una parte capitanati da Teobaldo Cappellano, che troppo presto ci lascia ma che viene sostituito da Paolo Bea, e “VinNatur” con Angiolino Maule al comando.

Da questo momento in poi si creano altre associazioni di varia natura tutte alla ricerca di un orgoglio contadino.

 

Lou Reed, Mick Jagger e David Bowie; storia del rock e calici di vino

 

Oggi anche le grandi aziende parlano di biologico o di sostenibile, i vini naturali sono a pieno titolo nelle carte vini dei migliori ristoranti d’Italia e anche nel mondo la parola “organic” aggiunta a “wine” ha un valore unico e rassicurante.

C’è ancora molto da lavorare, soprattutto sulle patologie in campagna, ma diciamo che il sogno degli amici del bar è diventata una realtà solida.

Da quel gruppo di rivoluzionari sognatori oggi nasce e si sviluppa, un movimento che coinvolge ogni angolo del pianeta. Forse in quel momento nessuno se ne rendeva conto ma stava accadendo quello che la scena musicale newyorkese aveva vissuto vent’anni prima con Lou Reed e i Velvet Underground.

Loro non lo sapevano ma erano i Velvet… “

 

testo by Gianpaolo Giacobbo

CATALOGO 2019

18 Gennaio 2019

Ecco a voi il nostro Catalogo 2019

 

WINE THE WORLD

 

Dopo l’anticipazione dove vi abbiamo raccontato chi siamo e sulle nostre intenzioni, eccovi il nuovo Catalogo!

 

Da quest’anno daremo ad ogni nuova uscita un tema stilistico e di contenuti legato ad un genere musicale, quello scelto per primo è il PUNK!

Perchè è la musica con cui siamo cresciuti e che ancora ci piace ascoltare, perchè è uno stile diretto, senza fronzoli ed inutili orpelli, come i vini naturali!

Un po’ perchè ci sentiamo anche noi una gang di punkrockers, uniti da uno stesso spirito unitario.

Spesso, infatti, i vignaioli più bravi, i loro distributori o agenti, gli osti e ristoratori che più tengono alla “causa”, si riconoscono, fanno gruppo, si sostengono, fanno festa assieme e lottano per far parlare (e bere) il più possibile questi vini vivi, vibranti e imprevedibili.

Un genere di rottura e di rinascita, come lo è stata la storia del movimento dei vini naturali, come ci racconta nella parte introduttiva Gianpaolo Giacobbo, ricordando i Velvet Underground del padre predecessore del punk, Lou Reed.

 

Un Catalogo ricco di contributi, tra cui la traduzione di un articolo di un oste francese a cui siamo affezionati da anni, Pierre Jancou, che è nostro ospite al Natural Wine Challenge di quest’anno e che è stato tra i primi, a Parigi, ad aprire e creare la moda dei neo-bistrot e a servire solo piccoli produttori naturali.

 

I contributi di cui andiamo più fieri sono nella parte finale del Catalogo, e sono stati scritti per noi da amici e clienti Chef, che hanno abbinato un loro piatto famoso o a cui sono legati, ad un vino naturale, e sono:

Lorenzo Cogo de El Coq di Vicenza, Maurizio Raselli del 3 Rane di Lecce, Romana Cipriani de Il Doppio di Roma, Pierluigi Di Diego di Manifattura Alimentare di Ferrara, Guendalina Cataldi del BellaBu di Genova, Andrea Lorenzon del Covino di Venezia.

 

E quindi…buona lettura a tutti e W i vini naturali!

 

LINK PER IL PDF DEL CATALOGO 2019: www.vininaturali.it/catalogo/catalogo.pdf

 

Ringraziamo per il lavoro svolto, per la loro professionalità e passione per questi vini: Ey Studio per le grafiche e l’impaginazione, Lorenzo Rui per le foto, Tipolitografia Pavan per la stampa. Tre piccole eccellenze vicentine.

 

Erica, Francesco e Gianpaolo

 

 

 

A breve uscirà il Catalogo 2019 di Arké.

Iniziamo a presentarvelo partendo da noi, raccontandovi chi siamo. La squadra si è allargata, da quest’anno, in pianta stabile con noi c’è l’amico Gianpaolo Giacobbo, da una vita grande appassionato di vino.

Il tema stilistico che abbiamo scelto per le grafiche, fatte da Ey Studio, e le foto, di Lorenzo Rui, è il punk: così com’era il nostro animo da adolescenti e come a volte vorremmo tornasse, così come son spesso visti, da fuori, i vini naturali e chi li fa…o semplicemente perchè piace a noi!

 

Eccovi, quindi, la nostra presentazione:

 

Arké nasce da una passione e come tutte le passioni insegue un sogno.

La natura è la parte più significativa e fondamentale, è principio di unicità e mutevolezza che coinvolge gli umani, la terra, le piante, in un’armonica danza irripetibile.

La nostra vita è da sempre impregnata e intrecciata con il mondo del vino naturale, che segue i ritmi della terra, e tutto ciò ha spontaneamente generato e alimentato Arké.

In questo percorso meraviglioso abbiamo conosciuto e frequentato vignaioli, uomini della terra, siamo entrati nelle loro case, nelle loro cantine bevendo il loro vino ed ascoltando le loro storie, cercando di capire fino in fondo il rapporto che avevano con la propria terra e con le vigne, da questi viaggi nel 2004 nasce Arké.

Lo scopo principale era la volontà di rendere facilmente fruibile agli appassionati di vino quei produttori che rimanevano nella penombra, incapaci di comunicarsi ma meritevoli di essere conosciuti perché sapevano e sanno donare emozioni e sensazioni speciali.
La nostra è una selezione rigorosa e in constante crescita, così come la ricerca che quotidianamente facciamo per garantire ai nostri clienti vini autentici e rispettosi del territorio, rappresentativi come i vignaioli e le mani che li accompagnano, dalla prima foglia nata al tappo che sigilla le bottiglie.

I principi cardine che regolano le nostre scelte si basano su vini di qualità ottenuti senza interventi correttivi in cantina, cerchiamo di condurre questa indagine per i consumatori finali, appoggiandoci ad associazioni che da tempo si impegnano per garantire vini che non presentino traccia di chimica di sintesi, come VinNatur.

Riteniamo però che la garanzia migliore sia data dalla conoscenza diretta dei nostri vignaioli, e ciò rappresenta per noi un tassello fondamentale.
I produttori da noi scelti devono essere belle persone e per noi sono amici, prima di essere semplici fornitori.

Arké è sogno, sogno magico che crede che i vini naturali possano, anche se in parte, fare la grande differenza.

Ad occuparsi di Arké c’è Francesco Maule, figlio di Angiolino Maule de La Biancara, che con sua moglie Erica Portinari hanno messo le basi ed allargato la squadra di vignaioli, viaggiando in lungo e in largo l’Italia e la Francia.

Da oggi si unisce alla banda in pianta stabile anche l’amico Gianpaolo Giacobbo, da sempre legato al movimento dei vini naturali e inguaribile rocker, pronto ed abile “insegnante” capace di trasmettere il delicato approccio nel proporre il vino naturale ad agenti, ristoratori e sommelier.

 

 

 

 

Sarà per noi un onore avere come ospite per il Natural Wine Challenge l’affascinante personaggio che è Pierre Jancou.

Oste e ristoratore intraprendente e sempre alla ricerca di nuove avventure, da sempre sostiene con fierezza e convinzione i vignaioli naturali ed i loro vini.

I locali che ha aperto nel corso degli anni sono diventate vere e proprie icone per gli amanti dei vini naturali, noi siamo stati qualche volta suoi ospiti e, grazie forse anche al rispetto ed alla stima reciproca, siamo sempre stati divinamente!

Vediamo assieme chi è Pierre Jancou, di seguito una breve biografia ed un’intervista fatta per noi:

 

Svizzero, nato a Zurigo e cresciuto da bambino con una famiglia italiana originaria di Modena.

Nel 1988, a 18 anni, arriva a Parigi iniziando a fare tantissimi lavori nella ristorazione, tutto quello che si poteva. Nell’ 89 e fino al 91 lavora come barman al “Bain Douches” una discoteca mitica di quell’epoca.

Nel 92 apre il suo primo ristorante “La Bocca” trattoria italiana.

Nel 99 decide di intraprendere la strada della cucina, soprattutto perché nella sua testa ha sempre pensato che per gestire un ristorante sia fondamentale saper cucinare.

Si iscrive ad un corso di cucina italiana in Emilia. Qui lavora a fianco di Igles Corelli e Massimo Bottura, era il 2000. Durante il suo passaggio in Italia ha modo di scoprire autentiche chicche gastronomiche che a quel tempo non erano presenti a Parigi.

Nel 2001 torna a Parigi e apre in seguito: “La Crémerie”, “Racines”, “Vivant”, “Vivant cave”, “Heimat” e “Achille”.

In questo periodo crea il movimento “MorethanOrganic” http://morethanorganic.org/

 

Pierre è il primo a portare il concetto di neo-bistrot a Parigi. Pochi piatti, materie prime eccelse, informalità nel servizio e nella mise en place, ma soprattutto carte vino solo di vini naturali.

Oggi ha lasciato Parigi e ha aperto un ristorante, il “Café des Alpes” dove propone cucina rurale, senza o quasi ausilio di elettricità e tecnologia.

 

D – Visto le tue molteplici iniziative a livello imprenditoriale nel mondo della ristorazione, come riassumeresti i passaggi per creare un’impresa ristorativa di successo basata sul servizio dei vini naturali?

 

Come potrei risponderti.. la mia ricerca a Parigi e stata come un “brocanteur”, uno che cerca  delle chicche, dei posti con una storia, dimenticati o gestiti male e di ridare a questi posti

uno splendore e un anima.

“La Bocca” era una vecchia boulangerie splendida, la cremerie una latteria del 1880, “Racines” un vecchio “imprimeur” dentro un passaggio storico citato da Zola, il passage des panoramas,

Vivant e Vivant Cave dentro un’uccelleria del 1903 coperta di piastrelle uniche e bellissime, Heimat era dietro il Palais Royal, proprio lì dove è morto Molières, Achille in fine era un vecchio café che ho voluto far rimanere con il carattere dei café dei primi del 900.

Per me il luogo è importante, la storia del luogo è importante.

Ho sempre cercato di portare un nuovo stile di ristorazione. La mia idea era quella di portare l’alta cucina di ricerca in un ambiente bistrot.

Il menù scritto in lavagna, l’assenza di tovagliato, però le posate erano sempre di artigianato così come i bicchieri.

La lista vini esclusivamente naturale.

 

Dovete pensare che quando ho iniziato, nessuno dava importanza a queste cose. Sono stato il primo a portare la Berkel a Parigi, dove tagliavo il culatello e il lardo di Fausto, il guanciale di Berardi, i salumi Fracassi…

Poi c’erano il Parmigiano di Bonati e i pecorini di Gregorio. Per me la ricerca è una cosa fondamentale.

Non ho mai avuto soci o investitori, eccetto che per  Heimat, sempre da solo, uno dopo l’altro.

 

L’idea era quella di cercare luoghi bellissimi a basso prezzo, portando la mia filosofia di ristorazione e rilanciando il locale.

Quando il posto era partito e lanciato, allora cercavo altro per creare. La creazione per me è fondamentale, se non riesco a creare qualcosa di nuovo mi annoio.

Per diventare ristoratore, ci vuole tanto lavoro, ci vogliono idee originali, bisogna raccontare una storia, essere presenti, rispettare i clienti facendoli sentire come a casa e non per ultimo, scovare talenti sia in cucina che in sala.

 

D – Quali sono i compiti di un “oste” al giorno d’oggi?

 

R – Ti voglio rispondere in due parole; onesto e vero.

 

D – Uno dei problemi che spesso hanno i ristoratori in genere è quello di non avere uno staff altamente preparato. Secondo la tua esperienza come è possibile creare una squadra di sala che sia formata e preparata?

 

R – Lo staff di lavoro ti deve rispettare, e ti rispetta se sei un gran lavoratore prima di tutto. Poi bisogna saper creare passione in un ambiente familiare ma pur sempre di lavoro. Ho sempre cercato di spingere i miei collaboratori ad essere persone migliori e ricche di interesse, ma è fondamentale dare l’esempio.

 

D – Ritieni sia importante pensare ad un nuovo linguaggio nel mondo del vino? Potresti indicarci alcuni aggettivi che hai utilizzato durante la tua carriera professionale?

 

R – Mi piace più il termine vin vivant che vin naturel per esempio.

Mi sembra più chiaro. Nel vino naturale, così come nel vino convenzionale  c’è di tutto, buono e cattivo.

Io mi ritengo allievo della scuola Chauvet e Neauport, dunque un linguaggio diverso da quello classico, più libero, dove il linguaggio e gli aggettivi li crei tu cercando dentro di te, usando la tua sensibilità e la tua esperienza.

 

D – Vorremo che ci raccontassi come avviene il tuo approccio verso un cliente che è interessato a bere un bicchiere o ad acquistare una bottiglia?

 

R – Prima di tutto bisogna capire i gusti del cliente; che vini beve, cosa gli piace, cosa vorrebbe? Poi in base a questo proporgli qualcosa  che piace a lui e non solo a, questo è molto importante. Se vuoi far cambiare i gusti ai tuoi clienti bisogna farlo piano piano, con rispetto e cercando di creare un percorso che possa far aprire le persone.

 

D – Indicaci un tuo abbinamento che ha riscontro un enorme successo e uno che invece hai sempre pensato ma che non sei mai riuscito a proporre

 

R – Amo gli abbinamenti originali, non classici. Spaghetti ai ricci di mare con un Serraghia di Bini oppure degli gnocchi fatti in casa con all’amatriciana (guanciale Berardi) e pecorino abbinati ad un vecchio Gamay d’Auvergne di Patrick Bouju.

 

D – Ultima domanda, cosa e come si dovrebbe comunicare quando si consiglia un vino?

 

R – Bisogna fare passare  un messaggio, racconntare la storia del vino, della donna o del uomo che lo fa, come è vinificato, il suo terroir, la sua terra, è tutto una questione d’amore!

Le persone vogliono sognare e il vino li aiuta a viaggiare.

Quello che cerco in un vino è proprio questo, voglio sentire la sua energia.

 

Vorrei aggiungerti alcune mie considerazioni finali.

Per diventare ristoratore bisogna amare gli altri, bisogna amare dare, perché  ritengo che non si può ricevere nella vita senza dare.

Un gesto, una parola giusta, un bicchiere di vino.. ci sono tanti modi.

 

Per chi vuole lavorare nei vini naturali chiaramente è importante conoscere bene i distributori e assaggiare il più possibile ma è ancora più importante andare a conoscere i vigneron nelle loro terre e nelle loro cantine.

Bisogna lavorare con esperienza e assaggiare tanti vini per potere poi passare un messaggio, raccontare una storia e semplicemente far bene il proprio lavoro.

Il nostro dovere e di far cambiare le cose piano piano ognuno al suo livello.

Il cambiamento c’è, la coscienza per un mondo più giusto, più libero dalla chimica e anche la voglia di mangiare e bere con una tracciabilità. Ma la strada è ancora lunga e avremo ancora tanti anni per cambiare veramente le cose e combattere pacificamente per un mondo più sano.

 

Racines

 

 

Pierre è persona schietta e sincera. Le sue idee di ristorazione sono state lungimiranti e hanno apportato un cambiamento totale nella nuova generazione di ristoratori, all’inizio in Francia e poi in tutto il mondo.

Pierre Jancou rappresenta uno dei padri della generazione dei neo-bistrot.

Abbiamo voluto darvi l’occasione di conoscere, ascoltare e apprendere tutti gli ingranaggi che stanno dietro ad un idea di ristorazione.

 

Per farlo dovrete partecipare al prossimo Natural Wine Challenge 2019!

 

Come?

 

Prenotando il tuo biglietto qui:  www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

 

I dettagli della giornata sul nostro precedente articolo: www.vininaturali.it/the-natural-wine-challenge-2019

 

 

Ci vediamo a Fidenza il 21 Gennaio!

 

 

 

 

 

 

Torna l’evento formativo organizzato con i colleghi di Vite!

The Natural Wine Challenge 2019

Lunedì 21 Gennaio dalle ore 10. Location:  Km90 a Fidenza

Relatori: Federico Giotto (enologo) e Pierre Jancou (ristoratore).

 

Si tratta di una giornata interamente dedicata ai professionisti del mondo del vino, pensata e creata per fornire uno strumento di studio approfondito su degustazioni,  abbinamenti, scoperte e servizio.

NWC 2019 è un progetto unico nel suo genere. E’ una sfida contro se stessi per valutare la propria capacità di scelta dei vini, del loro abbinamento ma soprattutto la bravura nell’individuare talenti.

Per fare questo abbiamo deciso di stravolgere il programma della precedente edizione. Quest’anno infatti, la prima parte sarà interamente dedicata alla conferenza e solo dopo si procederà alla degustazione dei vini.

L’aspetto che contraddistingue NWC è la partecipazione di professionisti del settore. Quest’anno gli ospiti saranno due: un enologo ed un ristoratore.

 

Enologo: Federico Giotto. www.giottoconsulting.it

Enologo e ricercatore scientifico di professione. Amante del design, delle innovazioni tecnologiche e della barca a vela nel tempo libero.

Nato a Conegliano (TV) il 03 ottobre 1977, vive a Follina (TV) nel cuore delle colline trevigiane. Il suo percorso formativo inizia presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia Cerletti di Conegliano Veneto ottenendo il diploma di enotecnico, proseguendo poi con la laurea in enologia conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Padova.

Ancora studente prende il via la sua carriera di enologo come libero professionista collaborando con alcune importanti realtà italiane, fino al 2006 quando fonda la “GiottoConsulting srl” a Follina (TV), centro di consulenza, ricerca e formazione in ambito enologico e viticolo, puntando sulla centralità del cliente, la qualità del servizio, la valorizzazione delle risorse umane e l’innovazione. Oggi l’azienda è composta da un team di dieci professionisti e collabora con una trentina di aziende in tutta Italia e all’estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

 

La nostra intervista per l’occasione con i temi che andremo a trattare nel convegno: www.vininaturali.it/federico-giotto-the-natural-wine-challenge-2019

 

 

Ristoratore: Pierre Jancou. www.morethanorganic.com

Svizzero, nato a Zurigo e cresciuto da bambino con una famiglia italiana originaria di Modena.

Nel 1988, a 18 anni, arriva a Parigi iniziando a fare  tantissimi lavori nella ristorazione, tutto quello che si poteva. Nell’ 89 e fino al 91 lavora come barman al “Bain Douches” una discoteca mitica di quell’epoca.

Nel 1992 apre il suo primo ristorante “La Bocca” trattoria italiana.

Nel 1999 decide di intraprendere la strada della cucina, soprattutto perché nella sua testa ha sempre pensato che per gestire un ristorante sia fondamentale saper cucinare.

Si iscrive ad un corso di cucina italiana in Emilia. Qui lavora a fianco di Igles Corelli e Massimo Bottura, era il 2000. Durante il suo passaggio in Italia ha modo di scoprire autentiche chicche gastronomiche che a quel tempo non erano presenti a Parigi.

Nel 2001 torna a Parigi e apre in seguito posti che sono poi diventati mitici: “La Crémerie”, “Racines”, “Vivant”, “Vivant cave”, “Heimat” e “Achille”.

In questo periodo crea il movimento ed il sito “MorethanOrganic”.

Pierre è il primo a portare il concetto di neo-bistrot a Parigi. Pochi piatti, materie prime eccelse, informalità nel servizio e nella mise en place, ma soprattutto carte vino solo di vini naturali.

 

Oggi ha lasciato Parigi e ha aperto un ristorante, il “Café des Alpes” dove propone cucina rurale, senza o quasi ausilio di elettricità e tecnologia. Si tratta sicuramente di due personaggi molto diversi e lontani tra loro, ma è proprio questo quello che volevamo portare.

 

La nostra intervista per l’occasione con i temi che andremo a trattare nel convegno: www.vininaturali.it/pierre-jancou-the-natural-wine-challenge-2019

 

 

 

La degustazione dei vini sarà completamente alla cieca.

I selezionatori Andrea Gaggero di VITE e Francesco Maule di Arké hanno realizzato una linea di assaggi di 30 vini tutti da scoprire.

 

Per prenotare il tuo posto al prossimo Natural Wine Challenge: www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

Il costo del biglietto è di 40€ . Il prezzo comprende il buffet del pranzo ed un libretto che verrà lasciato ad ogni partecipante con il resoconto della giornata e l’elenco dei vini degustati.

 

Il flyer di invito in pdf: Flyer

 

 

 

 

 

 

Novembre, mese di fiere!

26 Ottobre 2018

 

 

Dopo la vendemmia, puntuali come sempre eccovi i saloni autunnali di degustazione che ospiteranno molti dei nostri vignaioli, così da poter assaggiare le novità e poterci parlare da vicino.

 

 

Vini di Vignaioli a Fornovo di Taro, oramai diventata un’istituzione famosa nel mondo delle fiere di vino naturale italiano e francese, e che quest’anno festeggia la XVII edizione.

Appuntamento il 3, 4, 5 novembre 2018 per questo salone onesto ed altamente frequentato, che vedranno ospiti molti dei produttori di Arké:

 

Scendendo poi verso il centro Italia (finalmente dirà qualcuno), eccoci a Pescara al salone di Viva la Vite!Artigiani del vino: un’opportunità di degustare vini tutta improntata sul mondo del naturale; situata in una bellissima location, nel salone di ex-Aurum, una villa di antiche origini, ci sarà questa fiera-mercato, grazie alla quale saranno permessi sia la degustazione e la conoscenza dei produttori, sia la possibilità di portare  a casa qualche bottiglia di cui ci si è innamorati.

La fiera è domenica 11 e lunedì 12 novembre, per maggiori informazioni qui potete vedere il programma.

Eccovi l’elenco dei produttori di Arké che potrete trovare in degustazione:

 

 

Ed infine altro appuntamento con i nostri produttori sarà il Back To Wine a Faenza il 18 e 19 novembre, dove troverete come protagonisti sempre loro, i produttori di vino! Una bella fiera intensa e ben organizzata dove Arké sarà ben rappresentata dai nostri cari colleghi veneti Casa Belfi e Terre di Pietra.

 

Vi lasciamo questo video che vi racconta lo spiriti di questa degustazione :

 

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

Mosca Cieca Genova

15 Ottobre 2018

Torniamo sempre molto volentieri a Genova, città dove trovare locali colmi di vini naturali è ormai semplice!

Torniamo ora ancora più volentieri per tastare il polso e gli umori dei nostri amici, due mesi dopo il disastro del ponte Morandi.

 

Torniamo per una nuova Mosca Cieca, degustazione riservata agli operatori del settore, condotta da Giampaolo Giacobbo, rigorosamente alla cieca.

Si discuterà di vigneti, paesaggi, tipicità, vinificazioni, storie di vita che stanno dietro alle bottiglie; assaggeremo le tre nuove aziende inserite quest’anno, Courbissac, Svara e reyter e qualche altra perla che andrà nel Catalogo 2019, oltre alle nuove annate di quelli che per noi ormai sono i nostri classici!

Ad ospitarci lo spazioso, elegante e centralissimo Bella Bu Bistrot, in Vico inferiore del Ferro 9-11.

Lunedì 29 Ottobre, dalle 14.30 alle 17.30.

 

Per info e prenotazioni potete scriverci su  arke@vininaturali.it o chiamarci al 320 1906740.

 

 

Grazie, a presto!

 

 

Settembre è il mese dei nuovi inizi e noi siamo pronti e molto felici di presentarvi questa nuova azienda: Domainde de la Courbissac.

Siamo nella regione del Languedoc, nell’appellazione Minervois, a sud-ovest della Francia verso la Spagna, con vigneti che vanno da 250 a 450 metri sul livello del mare, Domaine de la Courbissac beneficia della sua posizione vicino a La Montagne Noire, con il bordo meridionale accanto al Massiccio Centrale e il confine delle Cévennes. Il confine occidentale della Linguadoca, il Minervois ha un clima decisamente mediterraneo: mentre la stagione estiva si presenta calda e secca (come attestano i letti dei fiumi locali larghi, rocciosi e aridi) gli inverni in genere portano abbondanti precipitazioni per ricaricare i terreni di acqua e sostenere le viti durante la stagione di crescita. Le temperature diurne in estate sono moderate dall’influenza delle montagne, con il costante soffiare dei venti che consentendo alle uve di raggiungere la maturazione in sincronia con la loro maturità fisiologica. Ciò consente non solo la freschezza e l’equilibrio, ma rende possibili fermentazioni a grappolo intero. Il terreno principale della regione è il calcare argilloso con fasce di ghiaia e terra arenaria. I terreni argillosi più pesanti sono perfetti per la crescita di varietà come Grenache, Mourvedre e Carignan, mentre i terreni rocciosi più chiari e arenosi sono perfetti per produrre Syrah dai toni alti e vivaci: un luogo magico dove si intrecciano storie di vigna, vino e di uomini. E donne. Anzi una donna.

 

Siamo a Genova, al salone dei vini naturali Vinnatur, che si svolge ogni due anni, e mi avvicino ai vari banchetti per cercare nuovi assaggi: noto questa ragazza alta e bruna con gli occhiali rotondi e particolari, i folti capelli corvini legati in una treccia morbida portata su una spalla e in camicia di jeans, che serve e parla ovviamente di vino; mi avvicino e assaggio il suo bianco e le emozioni sono molto travolgenti:  intensità e colore per un’assaggio veramente emozionale, non si tratta dei soliti “orange wines”, ma qualcosa di più. La freschezza fa da padrone e dove ci si aspetterebbe calore e tannino (vista la zona di provenienza e la tipologia di vino) troviamo invece morbidezza, frutto e profumi. Lei, Brunnhilde Claux, si accorge dei miei commenti con Francesco e finisce per rivolgersi a noi in un perfetto italiano con quell’accento un po’ francese che risulta davvero simpatico, e ci racconta della sua avventura a Courbissac e di come ha deciso di tramutare in realtà un sogno.

“Come mai parli italiano?” le chiedo come da manuale, ci risponde che ha studiato all’università di Pisa e che ha provato a fare mille lavoretti in Italia, prima di trovare la propria strada nel mondo del vino. E’ attiva, dinamica, sa quello che vuole e fa dei bellissimi vini. Una gran donna!

Reinhard e Brunnhilde

La storia dell’azienda inizia nel 2002 quando Reinhard Brundig, infaticabile ambasciatore della settima arte, si innamora di questa terra per tre principali motivi: vitigni consolidati e ben curati, complessità dei terreni e il perfetto posizionamento geografico con la vicinanza a La Montagne Noire.

Courbissac però oltre alle grandi aspettative si rivela come un bellissimo cavallo di razza, maestoso ma difficilmente addomesticabile e, dopo aver compreso di aver bisogno di una buona dose di gentilezza e personalità, Reinhard incontra Brunnhilde, classe 1984, con un curriculum da paura: ha lavorato e collaborato per quasi 8 anni presso Domaine Gauby, un’altro grande personaggio del mondo del vino naturale, e poi ha continuato in Spagna nel Priorat presso Terroir al Limit, fino all’incontro con il regista; innamorata di questa terra ha deciso di innalzarne il valore e accettare la sfida per sovvertire i luoghi comuni che ne derivano: vini del sud della Francia quindi calore e alcolicità, come donne dai fianchi morbidi. No. Altra storia qui con Courbissac, freschezze, uva e territorio.In una semplice parola: da stappare!

  

 

Con Brunnhilde l’intesa è stata immediata e la volontà di collaborare assieme è stata una scelta avvenuta in modo spontaneo, davvero ammirevole la sua forza di volontà e la capacità di trasformare tramite la macerazione a grappolo intero tutta questa soavità, senza che siano presenti forzature di tannini verdi o sgarbati o troppa alcolicità.

I vini che producono sono due vini base più semplici Les Traverses Rouge con Grenache, Sirah e Mourvedre e Les Traverses Blanc con Terret Gris e Lìstan, il loro magico L’Orange con uve Marsanne, Muscat e Grenache Gris, poi una selezione monovarietale di Cinsault che porta il nome di Farradjales (che significa ” terre ricche” in arabo), ed un Cru da un vigneto con viti vecchie di 40 anni Roc Du Piere.

  

Non potete capire la soddisfazione e l’orgoglio che abbiamo per questa nuovo magico inizio di collaborazione!

Brava Brunnhilde continua cosi’!!

 

Vi lasciamo un video di presentazione dell’azienda: