Il primo relatore che interverrà al The Natural Wine Challenge 2019 sarà Federico Giotto, enologo trevigiano virtuoso e all’avanguardia, sempre molto attivo nel suo laboratorio Giotto Consulting a livello di ricerca e sperimentazione. Amante del design, delle innovazioni tecnologiche e della barca a vela nel tempo libero.

Nato a Conegliano (TV) il 03 ottobre 1977, vive a Follina (TV) nel cuore delle colline trevigiane. Il suo percorso formativo inizia presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia Cerletti di Conegliano Veneto ottenendo il diploma di enotecnico, proseguendo poi con la laurea in enologia conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Padova.

Ancora studente prende il via la sua carriera di enologo come libero professionista collaborando con alcune importanti realtà italiane, fino al 2006 quando fonda la “GiottoConsulting srl” a Follina (TV), centro di consulenza, ricerca e formazione in ambito enologico e viticolo. Oggi l’azienda è composta da un team di dieci professionisti e collabora con una trentina di aziende in tutta Italia e all’estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

Di cosa ci parlerà?

Di come ottenere il meglio da un terroir e di come fare vini di qualità, rispettando il più possibile l’ambiente e intervenendo il meno possibile in cantina.

La naturalità è un elemento imprescindibile. Dobbiamo capire però le cose di cui abbiamo bisogno per riuscire ad arrivare alla naturalità senza intaccare l’identità del vino.

Il difetto enologico non è identità.

Il produttore e l’enologo del futuro dovranno avere la sensibilità e la capacità di arrivare ad un vino naturale che si integro e lontano dai difetti più comuni capace di esprimere fino in fondo il territorio di appartenenza senza cadere nell’oblio del gusto omologato. Dovranno sapere esprimere identità del territorio e talento della vigna; per questo bisogna saper capire come alcuni processi produttivi possono essere attuati solo in alcuni posti. Il terroir è quell’elemento che fa esprimere un talento. Quel talento va liquefatto e riscoperto.

Se riusciamo a raggiungere questo obiettivo allora il vino italiano sarà davvero unico e irrinunciabile.

 

 

Di seguito l’intervista che ci ha concesso:

 

D. Federico, quando e perché hai deciso di diventare un enologo?

Come spesso accade le nostre scelte sono anche frutto del caso: quando avevo quattro anni, dopo la morte di mio padre, mia madre decise di comprare una piccola campagna nelle colline di Valdobbiadene con lo scopo di dare a me e mia sorella una qualche forma di sostentamento. Crescendo in quel luogo magico, dove ora è la sede la GiottoConsulting, non fu difficile innamorarmi della vigna e del vino e intraprendere gli studi di enologia fu una conseguenza del tutto naturale.

 

D. Quale può essere il ruolo di un enologo moderno?

Elogiato e idolatrato prima, mistificato poi, il ruolo dell’enologo assume oggi, nella sua forma più vera, un valore di rilevante importanza. Un enologo è prima di tutto un grande agronomo, un’attento ascoltatore in grado di cogliere le sfumature di un territorio, i talenti di un uva e di tradurle e racchiuderle in qual cosa di veramente unico, vero e genuino. L’enologo moderno è colui che riesce ad applicare a tale la propria conoscenza, senza rimanere vittima del proprio sapere.

 

D. Ci dai la tua definizione di terroir?

Un grande amico una volta mi disse che noi siamo tutto quello che ci siamo accorti di non aver avuto perché, solo in questa condizione, l’uomo è stimolato a coltivare e ad esaltare i suoi talenti. Ebbene penso che questa affermazione, entro certi limiti, si possa applicare anche all’uva e al vigneto in generale: una pianta che vive in un terreno ricco, fertile, irriguo e con un clima accogliente non darà mai una grande uva e quindi un grande vino. Il terroir è un luogo che permetta al vitigno di esprimere il suo talento e permettendogli di diventare esso stesso interprete e sintesi di quel luogo.

 

D. Esiste il vino naturale? Sai darmi una definizione?

Si esiste, ma non solo nell’accezione in cui oggi viene rappresentato. Spesso si parla di vinificazioni o sistemi di coltivazioni “naturali” e queste due condizioni dovrebbero quasi bastare a definire un vino naturale. La mia attenzione invece è più rivolta alla natura quale forza generatrice di talenti e di identità e di mettere in pratica una conoscenza sensibile in grado di liquefare questo messaggio. La coltivazione e la tecnica di vinificazione saranno quindi una scelta responsabile per l’attuazione di un percorso e quindi un progetto territoriale.

 

D. Che idea ti sei fatto del mondo del vino oggi e come lo immagini nel futuro o come lo vorresti?

E’ un mondo meraviglioso, positivo e stimolante. Mai come in questi ultimi anni il vino ha attratto così tanto interesse. Talvolta però, in tutto questo fermento si finisce col parlare tanto di vino ma poco del vino. La differenza è prospettica, sottile ma sostanziale.

 

D. Esiste un linguaggio alternativo del vino rispetto a quello adottato oggi? Cosa bisogna cambiare secondo il tuo punto di vista?

L’evoluzione del concetto di qualità del vino rende necessaria l’introduzione di un linguaggio nuovo, forse più simile a quello utilizzato per la recensione di una musica o di un film, rispetto alle descrizioni usate fino ad oggi con l’unico scopo di darne uno sterile giudizio. Un linguaggio che sia in grado di rappresentare le sfumature del carattere del vino e non quelle del colore, un linguaggio che riesca a raccontare l’identità e l’essenza della sua natura e non unicamente l’intensità aromatica o gustativa.

 

D. Qual è stato il momento in cui ti sei emozionato di più esercitando la tua professione?

Il mio lavoro è fonte di emozioni continue, tanto che il mio lavoro, oltre alla vela, è anche il mio hobby preferito. E’ difficile dare una scala di valori alle emozioni ma una delle più recenti è stato riassaggiare qualche giorno fa uno dei “miei”  primi vini, un Valpolicella Mithas del ’99 e ritrovarlo ancora vivo, verticale, dinamico.

 

D. Cos’è che ami del tuo lavoro?

Amo molto il confronto, in primo luogo con la natura e in secondo luogo con le persone: non esistono molte professioni che ti consentono di arricchirti con entrambe le cose.

 

D. Quanto è importante l’apporto del mondo scientifico al mondo enologico?

Domanda più che mai attuale in un contesto storico in cui la scienza viene spesso presa di mira per paura che essa sia una limitazione alla naturale espressione della natura. Io al contrario sono convinto che la ricerca sia indispensabile non solo come fonte di arricchimento del nostro sapere, ma anche come stimolo alla sensibilità e all’intuito dell’uomo. Con questi sani principi devo dire che temo molto più l’ignoranza che la conoscenza.

 

D. Cosa manca ancora di importante al mondo del vino?

Il mondo del vino, specialmente quello dei cosi detti vini naturali, ha bisogno più che mai di una ricerca seria e che realmente riguardi i temi sensibili che interessano tutti i viticoltori. Purtroppo ad oggi la maggior parte delle ricerche vengono fatte da aziende o enti che non hanno un legame diretto con la terra ma che spesso vendono servizi o prodotti. Quello che mi piacerebbe è che le piccole aziende, unite, si confrontassero realmente e si facessero promotrici di ricerche strutturate in grado di trovare soluzioni naturali sulla base delle loro reali necessità.

 

Per acquistare i biglietti per l’evento:  www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

 

 

 

 

 

 

“Terre di Pietra

Mani di piuma

cuore di speranza

voci di silenzio e parole di sogno…

Terre di Pietra continueremo a sentire sotto i nostri piedi…

Laura cammina ancora con noi. “

Anna

Immersione nel mondo di Terre di Pietra, abbiamo organizzato una giornata per vivere  e conoscere da vicino, la nostra azienda veronese passeggiando tra le loro vigne, attraverso il Percorso del Cuore, una facile e bellissima passeggiata in mezzo alla natura e poi una piccola Mosca Cieca  di Arkè.

Terre di Pietra è a Marcellise, Verona e sono Cristiano, Anna, Alice e ovviamente Laura, sempre presente nel cuore.

Terre di Pietra nasce dalla volontà di Laura che nel 2005, a 25 anni, produce il suo primo vino, supportata dal marito Cristiano, e dal suocero, che le lascia un garage per le prime vinificazioni, a Torbe di Negrar.

Cristiano e Laura

Nel 2010 inizia la costruzione della cantina a Marcellise: ” c’è chi fa il mutuo per la casa, noi lo abbiamo fatto per la cantina e per inseguire il nostro sogno.” ci racconta Cristiano.
L’approccio ad una viticoltura il più possibile naturale viene per tradizione e cultura propria, per cui fin dall’inizio non vengono usati prodotti di sintesi, e  il primo vino a fermentazione spontanea esce nel 2011.

“Produrre vino naturale non è più facile, si devono mettere in conto molte cose, e non è vero che fare vino naturale significa non intervenire, anzi bisogna accompagnare la vigna, mano a mano, momento a momento” continua Cristiano.

I loro vigneti si trovano in due diverse zone: a Marcellise, nella zona nuova della Valpolicella, ad est di Verona, in una collina sui 250 metri s.l.m., dove ha sede anche la cantina. E a Torbe di Negrar, nella zona classica della Valpolicella, a nord di Verona, in collina alta, tra i 450 ed i 600 metri s.l.m..

Alice e Cristiano

I vitigni piantati sono chiaramente Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara con qualche filare di Croatina, un po’ di Garganega e Marselan: esperimento curioso ed insolito, vitigno francese frutto di un incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon.

L’incontro è fissato per il prossimo 27 agosto 2018, in via Arcandola, 4 a San Martino B.A. ( Vr), sede dell’azienda Terre di Pietra e il programma sarà il seguente:

Ritrovo ore 9,30

– Ore 10 – 11 / Camminata in Vigna del Peste e percorso del cuore

– Ore 11,30 – 12,30 / Giro in cantina e degustazione di 4 nuove annate di Terre di Pietra:

  • Ellezero 2017
  • Cizero 2017
  • Piccola Peste 2017
  • Amarone Rosson 2013

– Ore 12,30 – 13,30 / Break con pranzo semplice abbinato al Peste 2015

– Ore 13,30 – 15,30 / Lezioncina di Gianpaolo Giacobbo su come “domare” il vino naturale, degustazione alla Mosca Cieca di 18 vini della selezione Arkè.

Grande opportunità, grandi personalità e grande cuore.

Non vediamo l’ora di vedervi.

Segui il cuore

 

La degustazione è riservata ad operatori del settore.
 QUI potete scaricare la locandina del nostro evento Mosca_Cieca_Terre (1)
Per altre info arke@vininaturali.it

 

 

 

MOSCA CIECA IN SARDEGNA

30 Maggio 2018

 

Che belle le nostre Isole!

Martedì 5 Giugno alle 20:30 nella bottega SABORES  saremo presenti con una nuova mini-edizione della nostra degustazione MOSCA CIECA, in terra sarda dove saranno presenti i nostri produttori Giuseppe e Barbara Pusceddu di Meigamma

Alla mosca-cieca, chi non ci ha mai giocato?

Quello che faremo sarà un “gioco degustativo” ma anche un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, impareremo a raccontare i vini naturali, senza preconcetti che spesso si creano ad etichette o tipologia di vini – degustandoli per l’appunto alla cieca.

Bevitori, vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori, semplici amanti…ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, insieme per un piccolo workshop dedicato al vino naturale.

La cena sarà anch’essa speciale e avremo il pane e i prodotti del maestro Stefano Pibi di PBread Natural Bakery le cui lievitazioni sono, per arte e filosofia, parenti delle fermentazioni che ci regalano i vini che amiamo.

5 vini – 3 piatti / tapas , partecipazione al workshop,
€ 25,00.
SOLO SU PRENOTAZIONE ALLO 070 653216
POSTI LIMITATI (25)

Orgogliosi e carichi come sempre vi aspettiamo!

 

Mosca cieca: chi non ci ha mai giocato?

La mosca cieca è un tradizionale gioco diffuso in molti paesi del mondo. Lo si gioca all’aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato (e diventa quindi la “mosca cieca”) e deve riuscire a scovare gli altri, che possono muoversi liberamente all’intorno.

Noi abbiamo pensato di riproporvi il mood del classico gioco, ma con nuove regole e un solo uno scopo finale:

mettersi alla prova,

abbandonando gli schemi che possono interporsi a livello mentale e sensoriale quando si assaggiano i vini e imparare ad usare il proprio “cassetto della memoria”.

Che cosa intendiamo?

Qualsiasi cosa mangiamo e beviamo finisce nel nostro cassetto della memoria, una libreria piena di sapori, profumi e ricordi che son ben catalogati nella nostra mente e che dobbiamo solamente esercitare ed imparare come utilizzarla, e il miglior metodo è esercitarsi con le degustazioni alla cieca.

Mosca Cieca però non sarà solamente “gioco degustativo” ma un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, fornite da diverse figure del mondo del vino naturale vi insegneremo come meglio raccontare i nostri vini.

Vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori…ognuno con il proprio bagagli di esperienze assieme in un’unico convegno dedicato al vino naturale.

 

 

La giornata sarà così suddivisa:

  • ore 9,30-10  Accoglienza e accredito degli invitati
  • ore 10 – 12,30  Convegno con:

Francesco Maule, Arkè Distribuzione: breve introduzione alla giornata.

Marino Colleoni, vignaiolo in Montalcino: cos’è e come si fa il Vino Naturale.

Filippo Petrolini, FiloDivino Distribuzione: breve introduzione al lavoro di agente del vino naturale.

Giampaolo Gravina, giornalista, scrittore ed insegnante sul vino: storia e critica al movimento dei vini naturali.

 

  • Ore 12,30 – 13,30  Pausa pranzo a buffet.

 

  • Ore 13,30 – 15,30 Degustazione alla cieca di 30 vini, guidata da Giampaolo Gravina e Francesco Maule.

Serviremo 3 batterie da 10 vini ognuna, che verranno scoperti e discussi prima di passare alla batteria successiva.

 

 

Evento dedicato agli operatori del settore su invito.

Costo euro 30,00

 

Presso il Golden View, con vista sul Ponte Vecchio.

 

 

 

 

La prima edizione di Natural Wine Challenge si è conclusa con un’ottimo riscontro da parte del nostro pubblico, formato solamente da operatori del settore tra ristoratori, agenti, enotecari, sommelier e giornalisti: per tutti era qualcosa di nuovo e stimolante e l’interesse era davvero alto.

La degustazione, rigorosamente alla cieca, era composta da ben 40 vini  selezionati dai cataloghi di Arkè e Vite tra produttori italiani, francesi, spagnoli e portoghesi.

Una bella sfida per mettersi in gioco, nessun trofeo da vincere ma un perfetto esercizio per mettersi alla prova, traslasciando i preconcetti che spesso si creano davanti alle etichette ed ai vitigni, ed affidarsi solamente ai propri sensi e ai propri ricordi.

Dopo pranzo si è tenuto un convegno che ha dato voce a tre figure fondamentali nel mondo del vino naturale:

  • Un produttore: Angiolino Maule ha raccontato della sua esperienza con i vini naturali, gli inizi assieme ai produttori friulani e sloveni, le difficoltà e la sua fame di conoscenza che non viene mai saziata, la storia ed il futuro con l’associazione VinNatur, lo sforzo per produrre vini naturali e ben fatti, che mirino ad essere il più possibile senza difetti.

Angiolino Maule durante il convegno

  • Un sommelier e formatore di sala: Lorenzo Rondinelli, che ha parlato della sua esperienza al Ristorante Trussardi Teatro alla Scala e nel settore della formazione del personale nei ristoranti ed enoteche, delle difficoltà che si possono riscontrare nel proporre vini naturali al pubblico e di come meglio affrontare gli approcci e la vendita.

Lorenzo Rondinelli

  • L’head-sommelier del ristorante più famoso del mondo: Mads Kleppe del Noma di Copenhagen: una sua personale visione molto importante, vista la scelta del ristorante di selezionare solo vini naturali, di come approcciarsi alla loro proposta, di capire la sensibilità del cliente che si ha di fronte, per servirli nel miglior modo possibile. Assieme poi sono stati degustati alla cieca 4 vini scelti da Mads, due bianchi e due rossi. Un’esperienza istruttiva e di grande confronto per noi tutti.

Mads Kleppe

Siamo molto orgogliosi di “aver vinto” questa prima battaglia di Natural Wine Challenge e ci auguriamo possa essere il primo incontro di molti altri, per poter crescere insieme, per poter meglio comprendere e godere al meglio del vino naturale.

Mads durante il convegno

Francesco

Erica

 

Andrea di Vite

Andrea Gaggero di Vite

 

Ecco qui l’elenco dei vini che son stati degustati:

Bolle

1. Ca dei Zago (Valdobbiadene, TV, Veneto ) – Valdobbiadene DOCG col fondo 2016. 90% Glera, 10% Bianchetta, Verdisio. Cemento e bottiglia.
2. Casa Belfi (San Polo di Piave, Veneto) – Prosecco Casa Belfi Colfondo 2016 – Glera in purezza. Acciaio. Rifermentazione naturale in bottiglia, senza solfiti aggiunti.

3. Domaine de l’Amandier (Saint Julien en Saint Alban, Rhone, Francia) – Petite Nature – 40% Chasselas blanc 40%Chasselas rose 20% Muscat d’Ambourg. Pet Nat. Vetroresina e bottiglia.
4. Il Moralizzatore (Carmignano di Brenta, Veneto) – Vespaiò 2016 – Vespaiola (60%), Friulano (40%), rifermentazione naturale in bottiglia sur lie.
5. Champ Divin (Gevingey, Jura, Francia) – Cremant du Jura 15 Brut Zero. 80%Chardonnay 20% Savagnin. Acciaio e bottiglia.
6. Ravarini (Monticelli Brusati, Franciacorta, Lombardia) – Franciacorta 2010 – Chardonnay in purezza, acciaio e cemento. 65 mesi sui lieviti. Pas dosè.
7. François Pinon (Vernou sur Brenne, Loira, Francia) – Vouvray Brut Non Dosé 2012. 100% Chenin Blanc. Metoto classico. Acciaio/botte grande e bottiglia.
8. Bergianti (Carpi, MO, Emilia Romagna)– Fine Bergianti 15. Metodo classico. 100% Lambrusco di Sorbara. Metodo classico. Cemento e bottiglia.
9. Cinque Campi (Puianello, Reggio Emilia) – L’Artiglio 2014 – Spergola 95% Moscato 5%. Macerazione con le bucce per 5 giorni. Acciaio. Rifermentazione naturale, solo con il mosto. 30 mesi sui lieviti. Pas dosè. Senza solfiti aggiunti.
10. Champagne Jeaunaux Robin(Talus Saint Prix, Champagne, Francia) – Le Talus Saint Prix. 60% PM 30%PN 10%CH. Acciaio/barrique e bottiglia.
11. Champagne Christophe Lefèvre (Bonneil, Vallée de la Marne, Champagne) – Cuvée Prestige – Pinot meunier (60%), Pinot noir (30%), Chardonnay (10%). Acciaio e barriques usate. Non dosato. 80% annata 2010, 20% annata 2009.

Bianchi

12. Ancarani (Faenza, RA, Emilia Romagna) – Per la gioia 2016. Albana, Trebbiano, Famoso. Cememnto.
13. Masseria Starnali (Galluccio, Caserta, Campania) – Maresa 2016 – Falanghina in
purezza. Acciaio. Senza solfiti aggiunti.
14. La Biancara (Gambellara, Vicenza, Veneto) – Sassaia 2016 – Garganega in purezza, botte grande di rovere. Senza solfiti aggiunti.
15. Bodegas Albamar (Cambados, Galizia, Spagna) – Albamar 2016 100% Albarino. Acciaio e Botte grande.
16. Texier (Saint Julien en Saint Alban, Rhone, Francia)– Brézème Roussanne 2016 100% Roussanne. Vetroresina.
17. Urogallo (Cangas del Narcea, Asturias, Spagna) – Fanfarria Blanco 2015 50% Albarin Blanco 50%Albillo. Acciaio/ barrique e tonneaux.
18. Valli Unite (Colli Tortonesi, Piemonte) – San Vito 2014 – Timorasso DOC da vigne vecchie. Botte grande di rovere. Senza solfiti aggiunti.
19. Renardière (Pupillin, Jura, Francia)– Jurassique 2016 100%Chardonnay. Barrique e tonneaux.
20. Bergianti (Carpi, MO, Emilia Romagna) – Bianco Bergianti 2016. 100% Pignoletto. Macerato 4 gg. Acciaio.
21. Debout-Bertin (Faye d’Anjou, Anjou, Loira) – Achillè 2015 – Chenin blanc in purezza. Barriques. Senza solfiti aggiunti.
22. Geschickt (Ammerschwihr, Alsazia) – Riesling 2015 – Riesling in purezza. Acciaio e botte grande. Senza solfiti aggiunti.
23. Francesconi (Faenza, RA, Emilia Romagna)– Arcaica 2015. 100% Albana. Macerato 60gg. Acciaio.
24. Vale da Capucha (Carvalhal, Lisboa, Portogallo) – Arinto 2015. 100% Arinto. 30%macerato 4gg. Acciaio.
25. Rafa Bernabe (Villena, Alicante, Spagna)– Benimaquia Tinajas 2015. 50% Moscato d’Alessandria 50% Merseguera. Macerato 6 mesi tinajas de barro Padilla. Anfora.
26. Franco Terpin (San Floriano del Collio, Friuli) – Ribolla Gialla 2010 – Ribolla Gialla in purezza. Macerazione con le bucce. Botte grande di rovere.
27. Overnoy (Orbagna, Jura) – Chardonnay Vieilles Vignes 2013 – Chardonnay da vigne vecchie, ossidativo. Barriques scolme.
Rosè 28. Lamoresca (San Michele di Ganzaria, Catania, Sicilia) – Rosa 2016 – Nero d’Avola 50%, Frappato 45%, Moscato 5%. Acciaio.

Rossi

29. Rafa Bernabe (Villena, Alicante, Spagna)– La Amistad 2015. 100% Rojal. Anfora.
30. Renardière (Pupillin, Jura, Francia) – Ploussard 2016. 100% Ploussard. Acciaio e botte grande.
31. Barbacan (San Giacomo di Teglio, SO, Lombadia)– Rosso di Valtellina 2016. 100% Nebbiolo (Chiavennasca, Brugnola, Rossola etc..) acciaio.
32. Eric Texier(Saint Julien en Saint Alban, Rhone, Francia) – Brézème 2015. 100% Syrah. Cemento e botte grande.
33. Terre di Pietra (Marcellise, Valpolicella, Veneto) – Valpolicella Superiore Vigna del Peste 2014 – Corvina 50%, Corvinone 20%, Rondinella 20%, Molinara 10%. Cemento.
34. Az.Agr.Il Cavallino di Maule Sauro (San Germano, Vicenza, Veneto) – My Tai 2016 – Tai rosso in purezza. Acciaio. Senza solfiti aggiunti.
35. Cantina Riccardi Reale, (Olevano Romano, Lazio) – Collepazzo 2015 – Cesanese di Affile in purezza in terre arenarie e vulcaniche. Cemento.
36. Vini Scirto ( Castiglione di Sicilia, Catania, Sicilia) – Don Pippinu 2014 Etna Rosso – Nerello Mascalese e Nerello Capuccio da vigne vecchie a piede franco. Tonneaux. Senza solfiti aggiunti.
37. Erbaluna (La Morra, Cuneo, Piemonte) – Barolo 2012 – Nebbiolo in purezza, botte grande di rovere
38. Camerlengo (Rapolla,PZ, Basilicata) – Camerlengo 2014. 100% Aglianico. Tino troncoconico di rovere.
39. Villa Pacina (Castelnuovo Berardenga, Siena, Toscana) – Villa Pacina 2015 – Sangiovese in purezza da vigne vecchie, senza solfiti aggiunti.
40. Natalino Del Prete (San Donaci, Brindisi, Puglia) – Pioniere 2016 – Negroamaro 90%, Malvasia Nera 10%, Vigne vecchie. Senza solfiti.

 

A breve usciremo con i video del convegno ed un’intervista a Mads Kleppe, in modo da avere disponibile per tutti i temi che si sono affrontati durante la giornata.

 

Grazie a tutti i partecipanti e ai colleghi di Vite per aver dato vita a questa esperienza formidabile!

 

 

 

 

Comunicare
Del doman v’è certezza
Il mondo della comunicazione, non è una novità, si sta trasformando, in bene o in male lo capiremo, ma sta mutando forma e sostanza.

Complice di questo kafkiano momento i nuovi strumenti di condivisione di pensieri, immagini, video: i Social Network.La comunicazione si redistribuisce su un pubblico più ampio.
L’avvento dei social ha determinato la sublimazione della libertà di pensiero generando una mole di informazioni che tende ad infinito e che, in linea teorica, dovrebbe consentirci di elaborare un nostro pensiero che tende alla verità.
Di fatto però risulta necessario riordinare tutte queste informazioni, filtrarle, capire a quanto corrispondano al vero o per lo meno ad un pensiero che abbia un senso.

Questo quantitativo di informazioni diventa tutto ad un tratto una “non informazione” perché manca quel grado di credibilità, manca l’avvallo dell’esperienza e di un sostegno affidabile.Il mondo del vino ha bisogno di legarsi a questa forma di comunicazione da sempre. Ais, Fisar, Onav e associazioni varie sfornano senza soluzione di continuità un esercito di persone assetate di vino e di sapere. Gente che come un bimbo appena nato, ha bisogno dei nutrimenti culturali che faranno di loro la nuova generazione di professionisti o di appassionati del vino. Sicuramente dei protagonisti anche del mercato del vino.

In questo scenario torna utile la figura del critico enogastronomico, del giornalista credibile e intellettualmente onesto. Mancano le figure più autentiche della critica, manca l’autorevolezza riconosciuta e quell’atteggiamento più pacato ma credibile di un giornalismo che sembra svanire nel tempo. Messa così sembra il classico” era meglio un tempo”, ma non è così.

Forse in realtà dovrei scrivere mi manca Veronelli, i suoi libri non bastano più. Mancano Monelli e Soldati, manca quel giornalismo fatto da giornalisti e di storie sussurrate.

Chiaramente il panorama non è così scuro, Sandro Sangiorgi riesce ancora a stimolare il nostro pensiero con le rare apparizioni dal web o nelle sue serate lungo lo stivale, e rileggersi i vecchi numeri di Porthos rimane sempre un buon esercizio. Manca però la periodicità, l’idea di potersi aggrappare ad un pensiero sicuro e continuativo.

Anche Enogea di Alessandro Masnaghetti ha ammainato la bandiera e quel giornale giallo non arriva più nella cassetta delle lettere e con esso l’idea di nutrirci di pareri più autorevoli e sicuri. L’editoria così come era concepita un tempo non sta in piedi, il giornalista non può pensare di vivere scrivendo e si trova costretto a soluzioni alternative per sbarcare il lunario, lasciando l’appassionato di vino, il neo Sommelier, orfano di una cultura necessaria per la sua formazione.

All’orizzonte qualcosa si intravede, Samuel Cogliati con la sua Micro Casa Editrice Possibilia riesce a mettere a disposizione degli appassionati una letteratura del vino legata più alla Francia ma che ci aiuta a costruire un nostro pensiero visto anche da una prospettiva diversa. Le traduzioni della rivista Le Rouge & Le Blanc sono oro colato.

Ma c’è speranza e si chiama Accademia degli Alterati che vede uniti sotto un’ unica bandiera i pensieri più illuminati e autentici che il mondo del vino,in Italia, potesse mai sperare. Nel Colophon troviamo i nomi di Armando Castagno, Fabio Rizzari, Raffaella Guidi Federzoni, Giancarlo Marino e poi ancora anche se non attivi, ma c’è speranza, Giovanni Bietti, Alessandro Masnaghetti, Francesco Falcone, Giampiero Pulcini, Luca Santini, Ernesto Gentili, Giampaolo Gravina e altri ancora. Un Blog di cultura trasversale che nasconde delle autentiche perle a cui è difficile rinunciare.

Non basta ma del doman v’è certezza. 

Gianpaolo Giacobbo classe 1967, oltre che nostro collaboratore per Arkè e nostro caro amico di vecchia data, grande conoscitore di vini naturali, con una spiccata sensibilità ed arte degustativa.

Ha scritto per noi questo testo che dovrebbe far riflettere tutti noi sulla condizione attuale del vino e dei suoi appassionati, sulla ricerca che si agita attorno ad esso, e di quanto ci sia bisogno di equilibrio, ma forse semplicemente di più verità e naturalezza nel volerlo conoscere e alla fin fine, bere.

Cin Cin Amici!!

Il filo di Meigamma

5 Maggio 2017

                                                 “Giocavo con grande serietà, a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte.”

Che cosa può c’entrare il vino con l’arte? Beh, parecchio!

In modo sottile la mano dell’uomo diviene pennello della natura nel definire i contorni di quello che è il frutto della terra, della stagione e del luogo, poi il vino ridiviene mezzo tramite cui gli uomini se ne servono  per estrapolare un modo di interpretare e raccontare e spesso raccontarsi, e quindi di unire, di legare.

E con che cosa si unisce? Con un filo. Invisibile, spesso forte e stretto, ma potrebbe anche essere colorato, allentato e ma comunque intenso.

Ecco perchè le bottiglie del nostro produttore Meigamma portano tutte nel collo della bottiglia un intreccio di fili annodati, per ricordarci che siamo tutti connessi da questo magico legame e che il vino spesso ne è il mezzo.

L’ispirazione proviene da una grande artista italiana, di origine sarda, Maria Lai, nata a Ulassai, 27 settembre 1919, la sua vita e le sue opere son di grande arricchimento per la storia artistica italiana.

Maria Lai vi dice:  “Sono felice di farvi tenere per mano il sole e  farvi gustare il desiderio di cielo, in un momento di incertezza globale ma che il sole e il cielo possono farci prima capire e poi superare. Per vivere più sereni”.

Nelle opere di Maria Lai trovate sempre i fili. Perché  il filo è il processo eterno dell’uomo, è anche un vento sereno, acqua e pietra, anche e soprattutto pianto, stupore ed attesa. È il tempo. E come tale l’uomo, io e voi. Tutti. Siamo tempo. L’arte sempre ha cercato di interpretare, di conoscere il principio e il fine delle cose in questo vasto mare dell’essere. Un mare che vuol dire Isola, Sardegna, con la sua bellezza unica al mondo.

Il messaggio di Maria Lai è un messaggio d’arte, d’amore, di rispetto reciproco. È stata lei, negli anni ’80, a legare con nastri colorati, azzurri e bianchi, rossi e verdi,  le montagne del suo paese (Ulassai) alle case. Per “tenere unite la natura e l’uomo, per tenere unite la sacralità delle montagne e quella delle famiglie”. E quei fili li fece passare di casa in casa, collegando vecchie amicizie e conoscenze che magari, per inutili screzi si erano incrinate. Quindi Natura e uomo, uomo e amicizie, perche’ alla fine son queste le cose veramente importanti nella vita.

Ma il filo è anche il simbolo della vita e della donna, a partire, se si vuole, da quel cordone ombelicale che ci lega inestricabilmente alla figura materna nel momento in cui veniamo al mondo, fino ad arrivare alla millenaria storia di miti e legende che lo legano alla figura femminile, pensiamo al filo di Arianna, alle Parche, o a Penelope, e non sarà un caso se sono davvero molte le artiste nel tempo ad averlo scelto come medium linguistico e strumento di lavoro e Maria Lai è sicuramente una di queste.

Meigamma intrecciato.

Tornando a noi, al nostro vino, siamo davvero orgogliosi e felici di trasportarne a voi il racconto e i frutti di questa bellissimo concetto tramutato in vino naturale e ottimo testimone della Sardegna. Giuseppe Pusceddu, creatore ed ideatore di Meigamma, è una società agricola che riunisce vari piccoli (e spesso anziani) contadini, che, oltre a conferirgli le uve che lui poi vinifica, mettono in questa piccola comunità anche frutta e verdura, che si scambiano o rivendono tra le loro famiglie e l’agriturismo che, soprattutto d’estate, ospita molti avventori. Una piccola società fatta “girare” da Giuseppe e che anima i pochi contadini con animo naturalista della zona di Villasimius e che permette a lui di vinificare un po’ più di vino, visto che possiede soltanto due ettari di vigna; per lui il filo sulle sue bottiglie vuole richiamare questo lavoro che fa per interconnettere persone, esperienze e sapori.

..è un’attesa silenziosa, col fiato sospeso per circa due ore. Quando il nastro si solleva ad arco, dalla montagna ai tetti delle case, sembra un getto d’acqua. Maria Lai 1981

bambini che giocano con il filo di Maria Lai

Le connessioni di Maria Lai

 

 

Aligotè Borgogna Aligator

L’Aligoté è un vitigno. Punto. Con i suoi pregi e con i suoi limiti.
La fama da vitigno sfigatello che gli si vuole attribuire è frutto di una ignorante dottrina che aleggia nei corsi dei maggiori enti formatori di sommelier, la quale a sua volta nasce dall’imposizione e dall’accettazione di una conformità di gusto per i vini e le etichette più blasonate e standardizzate a base di Chardonnay, il quale ha di conseguenza confinato la coltivazione di questo vitigno agli appezzamenti meno vocati. Un po’ quello che accade per molti vitigni autoctoni piemontesi che crescono all’ombra del Nebbiolo. O quel che avviene nel veneto orientale per verdisio, bianchetta e affini. Tutti ammutoliti – non per loro volere – alla dilagante richiesta del Prosecco, senza magari sapere che il vitigno di provenienza è la Glera.

Insomma, vitigni minori verrebbe da dire. Definizione che potremmo accettare considerate le contenute sfaccettature del suddetto. Ma che accetteremo ancora più volentieri se non attribuissimo una connotazione negativa a carenza di struttura e complessità e li considerassimo semplicemente tratti distintivi del vitigno. Insomma, l’Aligoté è l’Aligoté. Piaccia o non piaccia. Ma questa è un’altra storia.

Scriviamo ciò quando nel bicchiere versiamo un Aligoté Borgogna 2014. Un vino semplice, che esprime maggiormente le sue componenti terrene in termini di sapidità, mineralità. Non ci si trovano le grasse e opulenti note dello Chardonnay di Borgogna, ne le passeggiate in riva al mare che lo Chablis sa evocare. Tuttavia al naso spiccano le note gessose, minerali e sapide marine seppur contenute, più una nota leggermente lattica.

In bocca è scorrevole ma dissetante. Prevale il sapido e l’acido. Decisamente un vino estivo che arriva a 2 anni e mezzo dall’imbottigliamento con una componente acida ancora ben delineata. Da abbinare a pesce crudo, tagliolini alle seppie ma non alla veneziana, non con il nero per intendersi. Primi piatti poco strutturati, dalle complessità e intensità aromatiche contenute.

Ci siamo sbilanciati a provarlo su della pasta al farro condita con pesto alla genovese e se sul piano aromatico effettivamente un po’ accusava il colpo, su quello della consistenza sapeva reggere, seppur nel finale tendeva a scomparire. Le note sapide e acide non cozzavano contro quelle vegetali del basilico ma il tutto si armonizzava aggiungendo al piatto una verve più fresca e accattivante.

L’aligator” di Domaine des Rouges Queues è un Vin de Bourgogne, 100% Aligoté come avrete capito. Nasce da un piccolo vigneto caratterizzato dal terreno sabbioso. Viene vinificato in bianco a seguito della vendemmia manuale. Domaine des Rouges Queues è collocata nella famosa Côte d’Or, Borgogna, in un piccolo villaggio di appena 170 abitanti, chiamato Sampigny les Maranges, nella valle Maranges. L’azienda ha iniziato la sua attività nel 1998 con un solo acro di Maranges rouge sino a produrre negli ultimi anni Hautes Cotes De Beaune Rouge, Hautes Cotes De Beaune Blanc, Santenay Rouge, Maranges Rouge, Maranges Blanc, Bourgogne Rouge, ed il nostro Aligoté. Insomma un po’ tutto quello che prevede l’appelation. Dal 2008 l’azienda è in conversione biologica e fa ormai ampio uso di metodi biodinamici.

Aligotè Borgogna Aligator

Lo trovate in vendita on-line su tannico.it

Vendemmia tra i fiori nella Domaine.