Maurizio Raselli

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ”Gli amici di arké ”
per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra
stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani
quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci
avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i
ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Maurizio nasce ad Alessandria, classe 1980, trapiantato poi a Lecce dove ha seguito il proprio cuore e poi aperto un ristorante tutto suo, 3 Rane. Il nome viene ” preso in prestito” dal famoso ristoro aperto da Leonardo da Vinci e Botticelli nel Medioevo: qui la clientela sceglieva il menù, sia leggendo le pietanze scritte da destra a sinistra dal mancino Leonardo, sia indicando le immagini disegnate dal Botticelli. Ricco l’elenco delle portate: dalla ribollita all’arista, dal baccalà ai ranocchi fritti.

il ristornate al suo interno

Ad oggi Maurizio gestisce la propria nicchia con pochi coperti, ma grande emozioni nei suoi piatti, che attingono alle sue memorie d’infanzia piemontesi, affinate poi grazie alle esperienze in giro per le cucine del mondo: Gran Bretagna, India, Maldive, Russia e Sud-Est asiatico le sue tappe più importanti.

Ha scritto per il nostro catalogo un piccolo racconto, parlando di una sua ricetta e abbinando un vino francese della nostra selezione, Cremant Double Zero di Domaine Geschickt.

IL PIATTO E IL VINO:

Il piatto nasce da una sintesi tra ricordo e sovrapposizione. La lingua con la salsa verde, detto “ il bagnetto” per noi piemontesi, era un antipasto dei giorni di festa a casa mia: ricordo i tavoli grandi, dove il vino tingeva di rosso le labbra e accendeva i sorrisi.Ricordo principalmente di quei pranzi, oltre ai profumidelle cucine, le meraviglie gastronomiche che utilizzava mia madre: ecco la mia ispirazione. La stupida umana velleità di poter controllare, e forseuccidere, il tempo che scorre. Faccio quello che sifaceva: e lo faccio ogni giorno per rendere le persone felice e far rivivere un’emozione.La mia vita assieme a mia moglie e mio figlio si è fermata in Salento. Io sono qui ed ora vivo, respiro, leggo e cucino il Salento. Al ricordo, aggiungo la sovrapposizione. alle cotture lunghe si affianca il fresco Il resto, è giocattolo. Ho scelto il Cremant di Geschickt per la sua fortissima identità. Il perlage fine e non aggressivo, il naso quasi burrosocon frutta acerba e penetrante, ma mi colpisce più la nota stilistica ossidata, vera firma di questo gioiello dell’Alsazia e che sa far incontrare perfettamente il piatto.La parte acida dell’aceto della salsa verde e lo spicchiodi arancio, così come la consistenza della lingua bollita nella demi glace trovano un complice e non un antagonista in questo bicchiere. L’ossidazione accompagna la forza del quinto quarto, la corteggia, non copre ma eleva, pulisce e invita a ricominciare. Il cipollotto bruciato con le note di fumo sposa il finale secco. sipario. I piatti delle 3 Rane sono piuttosto riconoscibili. L’ingrediente è sempre evidente, mainouvelle vague gastronomica del nascosto solo perstupire.Gli accostamenti spesso sono estremi, ma sempre studiati, e mai casuali. Si lavora per contrasto o per corteggiamento, si litiga e ci si riappacifica amandosi. Sono piatti vivi, dove la dimensione ludica è sempre presente.Credo nella libertà e ritrovo tutto questo, nel vino naturale che con la vitalità e la capacità di evolversi nel bicchiere, e nel singolo sorso. Il mistero buffo che contiene ogni goccia. Vedo la fatica, la trasparenza, il territorio, l’onestà. Il vino naturale è chi lo fa e chi lo beve lo diventa protagonista in un processo di gioia alchemica del divenire. E tutto diviene: In vino, veritas.Ricetta:Far bollire la lingua in un brodo ricco di cipolle, sedano, carote, un anice stellato, sale, grani di pepe efondo bruno.Per la salsa verde, frullare insieme prezzemolo, unuovo sodo, acciughe, capperi, aglio e pane raffermobagnato nell’aceto aiutandosi con olio extra vergine.pulire i cipolloti (detti spunzali ) tagliarli e arrostirli in padella antiaderente fino al fumo. Pulire a vivo le arance. Il piatto và così decorato: con un po’ di pane pugliese tritato e fritto nel piatto, due fette di lingua bollita nappata di fondo bruno di vitello, due cucchiaini di bagnetto verde, due spicchi di arancia a vivo, il cipollotto bruciato e un po’ di mandorle tritate.

CREMANT DOUBLE ZERO DI GESCHICKT

Spumante prodotto con Pinot blanc (33%), Chardonnay (33%) e Riesling (34%) prima fermentazione spontanea ed imbottigliamento la primavera successiva, rifermentato spontaneamente aggiungendo del mosto refrigerato. Rimane un anno sui lieviti, viene sboccato senza alcun dosaggio né utilizzo di liquer, ed è senza solforosa aggiunta. Un vino che ha Q’ e delicatezza, un vino delle feste che non ha nulla da invidiare ai cugini Champagne.

Aurelie di Geschickt nella sua cantina.

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ”Gli amici di arké ”
per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra
stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani
quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci
avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i
ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Lo Chef con Astice nostrano

Pier Luigi Di Diego Classe 1967, intraprende fin da giovanissimo la strada dell’arte culinaria. Padre e madre abruzzesi gli trasmettono la cultura della buona tavola fatta di genuine materie prime. “Sono cresciuto in un piccolo appartamento dell’interland milanese dove i miei genitori si sono trasferiti dopo varie migrazioninel nord Europa. Vivevamo fra mille ristrettezze, ma idue frigoriferi – principale arredo della casa! – eranosempre stipati di leccornie prelibate.Il piatto che abbiamo scelto è nato nel “Primo” localedi proprietà il “Don Giovanni” nel 1999/2000.Dal desiderio di utilizzare una materia prima povera incrudità e pensando di accostare alla sapidità del mare,un elemento molto dolce quale un pomodoro confit.Il Don Giovanni fu a Ferrara il primo locale a proporre la crudità di canocchie ed anche il primo a proporre ivini naturali nel lontano 2002. E dopo soli 4 anni, con il riconoscimento dell’ambita Stella Michelin, divenne ristorante di qualità nel panorama della ristorazione italiana. Da allora la carta vini si è sempre più aperta sul naturale arrivando ad una cantina di quasi 600 etichette al 90% naturali.Anche nel nostro nuovo locale “Manifattura Alimentare” la filosofia è la medesima. Nel nostro caso l’abbinamento cibo/vino nasce dall’unione delle nostre passioni con l’unico intento di esaltare il gusto mantenendo l’identità nel piatto e nel bicchiere.

Pierluigi ha scelto un vero fuoriclasse per abbinare la sua creazione, uno dei migliori metodi classici che abbia mai assaggiato. Particella 128 di Vanni Nizzoli, vignaiolo a Puianello in Emilia-Romagna nella sua azienda agricola Cinque Campi: 100% spergola fatta fermentare per due giorni a contatto con le bucce, sboccato e ricolmato con la sola aggiunta di vino. Una lama di gusto!

Ecco il vero regalo per voi, la ricetta direttamente dalla cucina di Manifattura Alimentare:

IL PIATTO:

16 canocchie grosse / 4 pomodori maturi2 spicchi d’aglio affettati 10 gr di timo fresco5 gr di zucchero / 20 cl di olio e.v.o.foglie di basilico q.b. / ale e pepe al mulinello q.b.poco aceto rosso / pesto di olive taggiasche q.b. pestoal basilico q.b. / pesto di pomodori essiccati q.b

PROCEDIMENTO:

Il pesce:

Aprire e sgusciare le canocchie a crudo; metterle su unpiatto di sasso a c.ca 35°C, irrorare con olio, sale, pepee qualche goccia di aceto e erbe aromatiche fresche. Lasciare in questa marinatura per 3’.

Per i pomodori canditi:

Sbollentare e pelare i pomodori, e disporli a fette su una placca con carta da forno con olio e timo, e mettere una fettina d’aglio fine su ognuno; aggiungere sale, pepe e zucchero e qualche rametto di timo. Lasciare appassire in forno a 90°C per c.ca 140’.

Particella 128 di Az. Agr. Cinque Campi

IL VINO:

L’acidità e la sapidità della Spergola in purezza del vino Particella 128 di Cinque Campi si sposa bene conla sapidità della canocchia e l’acidità del pomodoro.Vino piacevolmente fresco alla beva, nonostante la macerazione, è sicuramente un ottimo abbinamento per questo antipasto freddo di mare.

Pierluigi e il pesce nostrano

Una delle nostre collaboratrici e appassionate Emanuela Sanavio ha visitato l’azienda Podere San Biagio durante il periodo delle vendemmia e ci ha regalato questo piccolo racconto che vogliamo condividere con voi:

Jacopo Fiore cresce a Controguerra, paesello romantico con i suoi saliscendi fatte di vigne e colline tra le Marche e l’Adriatico, dove il panorama si apre ai piedi del Gran Sasso, i monti Sibillini e le montagne Gemelle accanto, ” il mare è a due passi, in 20 minuti di auto puoi fare un bagno tra le onde”, dice.

Fin da piccolo respira la terra e sebbene in gioventù abbia girato l’Italia impegnato con la musica e l’arte dei tattoo, alla fine l’amore e il rispetto per questi luoghi hanno avuto la meglio, riportandolo letteralmente alle radici con l’idea di mettersi a fare del buon vino.

Jacopo Fiore

Antonietta e Pietro, madre e padre di Jacopo, iniziano negli ormai lontani anni 80 a muoversi nell’agricoltura biologica, un mondo allora senza regole, con la produzione di cereali autoctoni. Nel 1994 dal recupero di un casale del 1800 nasce l’agriturismo e nel 2000, quando Jacopo ritorna a casa, iniziano i lavori che daranno origine alla cantina.

Lungo i fianchi delle colline, attorno al podere, crescono Malvasia, Passerina, Pecorino, Trebbiano, Montepulciano e poco Cabernet. La vigna è davvero molto bella ma è osservandola dal laghetto rivolto alla cantina che assume un’aria poeticamente selvaggia. Ed è proprio qui che si può percepire un ecosistema unico con il suo respiro solenne.

Jacopo sa come muoversi senza che passi un istante in cui il suo pensiero non sia rivolto al vino, alla cantina o alla vendemmia per capire quando sia il momento perfetto per raccogliere. Pietro, il padre invece è il saggio mentore, consapevole del fatto che quando parte la fermentazione anche suo figlio ha bisogno di ossigenarsi, per poter dare il meglio di sè in qualità di “artista vignaiolo” perchè è questo che fanno i vignaioli, creano capolavori da ciò che la natura dona.

la vigna
il laghetto
i morbidi fianchi delle colline attorno
gli uccellini che nidificano in vigna
grappolo rosa

I loro vini sono speciali e voglio raccontarveli in chiave diversa, perchè i vini quando vengono bevuti dove nascono regalano sempre emozioni più intense o semplicemente “diverse”:

Migrante è il pecorino sbarazzino in grado di comportarsi bene a tavola con tutti, proprio come Briscola e Tresette, un cerasuolo d’Abruzzo che non mente e gioca a carte scoperte regalando freschezza e acidità.

Cafone è il Montepulciano d’ Abruzzo che “cà fune” ti lega a sé, un vino che non si scorda per freschezza e bevibilità, con i suoi pochi giorni di macerazione in acciaio che esaltano tutte le peculiarità del vitigno.

E infine c’è la Sgarzella, passerina frizzante e di pronta beva, fatta rifermentare in bottiglia con il mosto. Una bottiglia che sa dissetare con leggerezza.

Impossibile infine non citare Antonietta, caposaldo del Podere, donna di riferimento e voce autorevole, dalla cucina alla cantina. Figura dolce e rispettosa, è lei il vero cuore pulsante dell’azienda. Anche perché senza i suoi buonissimi piatti dai sapori vigorosi sarebbe molto più difficile per gli uomini alzarsi e andare a sgobbare in vigna per quello che, è un prodotto che racconta lo spirito di una famiglia, e che lo continuerà a fare, tessendo nuovi intrecci e nuove storie.

Emanuela

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ” Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini: il vino buono ( fatto come si deve, senza troppi artifici ) ben si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

Qui siamo a Genova, una città del cuore per noi, ribelle e affascinante allo stesso tempo, tra le sue stradine e vicoli in saliscendi, le brezza del mare e il calore delle persone.

Guendalina Cataldi è la nostra Chef, e Simone Grassano è il nostro Oste al Ristorante Bellabu, dove lavorano e si divertono con la selezione dei nostri vini, in un locale storico dei vicoli di Genova, grandi e antiche arcate al suo interno con maioliche colorate a decorare le pareti in perfetto contrasto con i disegni della città, fatti su base nera,come fossero lavagne. Incantevole.

L’atmosfera che respiriamo ogni volta che riusciamo andare a trovarli è sempre suggestiva e festosa, persone dal cuore grande e dalla personalità intensa, cosí come la loro cucina!

Guendalina ci racconta:

” A me e a Simone, mio compagno di vita, non piacciono molto le cose artefatte, siamo fatti cosí… persone semplici, che amano le cose semplici e naturali, nel cibo, nel vino e nella vita in generale… perchè abbiamo scelto di avere una lista di soli vini naturali? Perchè siamo cresciuti da Stefano Bellotti ed abbiamo vissuto il mondo del vino naturale con gli occhi di uno dei più grandi interpreti internazionali di questo folle ma meraviglioso mondo…. In questa carta dei vini ogni etichetta è stata sceltapersonalmente, spesso dopo una visita in azienda, e una bella mangiata assieme al produttore! Troverete piccoli ma grandi vignaioli, con i loro vini unici per annata e territorio, che esprimono al meglio la loro idea, mettendoci le mani e cercando di estrarre la miglior espressione delle uve e dei frutti della terra.

Il piatto:

Filetto di maialino cotto a bassa temperatura, purè alla nocciola, maionese bruciata e Chips topinambur.

Per il filetto di maiale:

Condire con olio sale e pepe 200 gr di filetto di maiale, poi metterlo nel sacchetto per il sottovuoto e cuocere in acqua a 70 gradi per 45 minuti, in alternativa va bene cuocerlo anche nel forno a vapore. Passati i 45 minuti, rosolare il filetto di maiale su tutti i lati su una padella molto calda.

Per le Chips di topinambur:

Tagliare i topinambur ancora con la buccia molto sottili con la tagliatartufi o con una mandolina, sciacquarli sotto la acqua, asciugarli e friggerli in olio di semi di arachide a 180 gradi.

Per il purè:

Frullare 200 gr di nocciole tostate e sgusciate inun frullatore fino a ottenere una pasta cremosa e omogenea. Cuocere 500 gr patate con la buccia in acqua abbondante acqua salata. Quando cotte, pelarle schiacciarle con lo schiacciapatate e preparare un purè con 150 gr latte 40 di burro e la pasta nocciole, a purè finito setacciare tutto con un colino e maglie fini.

Per la maio bruciata:

Preparare un olio “bruciato” facendo cuocere in forno a 220 per 30 minuti 3 carote, 2 peperoni 3 coste di sedano 4 cipolle bionde intere e dopo mettendo le verdure ancora calde in infusione in 200 gr olio di semi di arachide. Dopodichè montare con un frullatore a immersione 200 gr di latte versando a filo l’olio “bruciato”, aggiustare di sale

Per la composizione del piatto:

Alternare un mucchietto di insalata a una quenelledi purè e adagiare sopra il filetto scaloppato finemente, appoggiare le Chips topinambur sulla carne e fare una strisciata di Maionese con il cucchiaio proprio accanto a carne, purè e insalatina. Finire il piatto con qualche nocciola tostata e tritata grossolanamente.

Il vino:

Brunello di Montalcino di Marino e Luisa Colleoni, Santa Maria.

Non potevamo che scegliere lui, persona e amico molto speciale, un maestro di vita, abile vignaiolo assieme alla moglie con cui passiamo sempre momenti indimenticabili.”

 

 

Il Brunello di Montalcino di Podere Santa Maria

Ve li consigliamo davvero, andate a trovarli e assaggiate questo fantastico vino!

Simone
Guendalina
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Bella Bu Bistrot

Siamo nell’estremo nord della nostra grande penisola, precisamente a Gressan, alle porte di Aosta e siamo andati a trovare di persona questa piccola ma davvero speciale, azienda che produce vino da 3 generazioni: La Cantina di Cûneaz. Poche migliaia di bottiglie prodotte, da un’agricoltura al massimo rispettosa, senza pesticidi ed erbicidi, e pochi trattamenti di copertura con rame e zolfo, anche in cantina viene rispettato il lavoro fatto in vigna, con basso uso di solforosa, e massima esaltazione della frutta, in modo da preservare le caratteristiche varietali dell’uva.

Le tipologie coltivate sono quelle tipiche della zona e sono Petit rouge, Vien de nus, Fumin e Vuillermin gli autoctoni Pinot noir, Moscato, Pinot gris e Gewurztraminer gli internazionali: uve che regalano etichette originate da vitigni piantati anche oltre un secolo fa. Bottiglie frutto di amore e passione incondizionata per la propria terra e per le proprie origini.

Nadir ha un nome particolare ed è una uomo onesto e dal grande sorriso che inizialmente si presenta tranquillo e timido, per poi piano piano svelarsi, cosí come sanno fare i suoi vini, bottiglie frutto di impegno e costanza, Nadir ci racconta:

L’amore per la terra, la voglia di coltivarla per rispettare il fatto che ha dato da mangiare ai nostri nonni e che può ancora oggi dare soddisfazioni. Tutto questo mi fa apprezzare il cammino intrapreso o meglio continuato della mia famiglia in campagna. Perché il fare è meglio di tante parole… di quelle parole che preferirebbero una campagna abbandonata ad una campagna ancora viva grazie a qualche giovane…. ma forse è il problema di un paese che ha una visione talmente miope da non capire che non c’è nulla da difendere ma un mondo davanti da affrontare per non rimanere intrappolati negli arbusti che invadono piano piano la campagna coltivata…

Nel 2003 all’età di 20 anni decido di fare le mia prima vinificazione nella cantina dei miei nonni e dopo 6 anni di prove decido di ristrutturare la piccola cantina di famiglia per avviare una piccola commercializzazione del vino. Inizialmente produco 2 vini da tavola il Magdala (uvaggio di Petit Rouge, Neyret, Freisa, e Nebbiolo) ed il Grandgosier (Pinot Noir) per un totale di 1000 bottiglie. I risultati riscuotono un buon successo ma capisco che per fare il vino bisogna studiare, documentarsi, provare, e cercare sempre di perfezionare ogni singolo passaggio. E’ così che negli anni approfondisco il lavoro in vigna recuperando vecchi vigneti di famiglia, piantando nuove vigne, effettuando una coltivazione della vite nel massimo rispetto della natura, non utilizzando ne pesticidi ne diserbanti sia per un aspetto estetico dei vigneti (mi piacciono i vigneti inerbiti) sia per un risultato di equilibrio del vigneto e dell’uva. Così arriviamo ad oggi e dopo 7 vendemmie ufficiali le bottiglie prodotte sono 5000 divise in (4 doc) 2 bianchi:  il Pantagruel che è un Gewurztraminer e il Tramos che è un Traminer e Moscato. Produco 3 vini rossi e 1 vino rosato: il Magdala già precedentemente descritto, Il Vin Des Geants composto da Crovassa, Neyret e Petit Rouge in percentuali uguali, il 5 Jours è il mio rosato, un Pinot Noir; ed il Badebec, Rosso Valle d’Aosta, la punta di diamante della produzione, un vino che nasce dalle vecchie vigne di Gressan e Jovencan di Petit Rouge Vien de Nus e Fumin. I nomi dei miei vini sono ispirati ai racconti di Rabelais sul gigante Gargantua, in effetti si narra che sotto la morena che divide in 2 Gressan vi sia il mignolo del gigante perso durante una battaglia. Anche gli altri vini si ispirano alle storia della mia terra, un modo per onorarla e raccontarla ancora una volta.
Ad oggi la produzione è per lo più venduta in Valle ed una parte viene venduta negli USA, cosa che gratifica, soprattutto pensando che le viti che una volta facevano il vino del pasto quotidiano oggi fanno un vino apprezzato oltre oceano. Diciamo che il sogno che avevo qualche anno fa si sta realizzando ed il bello è che ad ogni vendemmia si rinnova con nuovi spunti e voglia di migliorarsi sempre. Per tutto quello che ho fatto sino ad ora devo ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre supportato ed aiutato, mia moglie che mi appoggia sempre ed i miei figli che seppur piccoli sembrano già amare la vigna, forse un amore innato e naturale come è il mio. Infine ringrazio i miei nonni che non ci sono più ma che tanto mi hanno trasmesso ed insegnato sin da piccolo.”

Benvenuto Nadir!! siamo felici ed onorati di poter collaborare con te!

 

” Siamo piccoli agricoltori, piccoli produttori di vino, ma grandi appassionati che giorno dopo giorno ci prendiamo cura dei vecchi vigneti di montagna restituendo al mondo la storia “Enoica” della Valle d’Aosta.”

 

Quando arriviamo in Langa davvero siamo colti da un’emozione che si rinnova ogni volta. E’ una strana sensazione ma è bellissima. Pensiamo sia così per ogni appassionato di vino o comunque
per chi, come noi, vive questo mondo da dentro. Non bastano i paesaggi, le colline i colori della terra, ma sono anche i cartelli stradali che riportano, Barolo, La Morra, Verduno a restituirci qualcosa di magico.

Da Alba ci dirigiamo verso Barolo dove ci fermiamo per un caffè lasciandoci avvolgere dai silenzi, dall’atmosfera ovattata che regna da queste parti. Barolo è senza dubbio una delle parole più
pronunciate al mondo per chi ama il vino, eppure il paese rimane sempre così solitario e silenzioso tanto da destabilizzare. Poche persone in giro, e pochi rumori Barolo è un luogo che si concede
lentamente, a ben pensarci proprio come il vino che da cui proviene.

Da Barolo riprendiamo verso La Morra fino ad arrivare nel cortile della famiglia Oberto di Erbaluna dove ci attende Andrea. Ci consociamo da tempo e arrivare da loro è un po’ come ritrovare vecchi amici. Andrea coltiva 10 ettari tutti in biologico, ma al di la della certificazione dalle sue parole capiamo ben presto che non potrebbe fare diversamente.

 

 

 

 

 

 

Entriamo in cantina con la curiosità che ci prende ogni volta per capire cosa arriverà nelle prossime bottiglie. Andrea ci precede e ci troviamo tra le vecchie botti tutta la cantina ci racconta di una
storia antica che arriva fino alla metà del novecento. Intuiamo nei racconti di Andrea il grande senso di responsabilità che si porta addosso come produttore di Barolo e di come ogni sua decisione sia volta ad esprimere totalmente il ruolo del Nebbiolo ed il talento del suolo di origine.

Per questo ha deciso di uscire con due Cru distinti di Barolo, il Vigna Rocche ed il Castagni. I vini di Erbaluna sono sempre ben definiti e mantengono una bella eleganza e leggibilità non solo nel
Barolo ma anche nella Barbera, il Nebbiolo e il Dolcetto corrispondono molto a chi il vino lo fa.

La prova del nove l’abbiamo fatta alla sera in Osteria da More e Macine a La Morra un luogo semplice nella struttura ma pregno di passione a amore per il vino e il cibo. Un banco di formaggi
incredibile ci accoglie appena varcata la porta e basta guardarsi attorno e buttare l’occhio in cantina per capire che qui siamo sul posto giusto, un luogo magico e pieno di storia, che si rinnova bicchiere dopo bicchiere. Il Piemonte abita sicuramente nei nostri cuori.

 

– Testo by G.Giacobbo –

Terrano è Farmacia

27 Marzo 2019

Il Terrano è Farmacia. Certamente sì!

Il Terrano è una religione, liquido corposo frutto della terra di origine, naturalmente ricco di proprietà organolettiche, tipiche dei vini con sapori molto marcati e densi. L’etimologia del nome probabilmente viene dal tedesco “ter” che significa “catrame” nome acquisito dal dominio austro-ungarico presente in epoche passate nella zona del Carso . In passato inoltre, veniva venduto in farmacia come cura per gli anemici e le puerpere: ricchissimo in ferro, polifenoli e antociani.

La terra rossa del Teran

È un vitigno speciale a bacca rossa  autoctono friulano, il Terano (come viene chiamato qui) ed è parte della frastagliata famiglia dei vari Refosco o Refosk. È un vitigno molto antico, la cui coltivazione era conosciuta già dai Greci che lo chiamavano Pictaton che ne apprezzavano le qualità nel vino e lo consideravano proveniente dall’Adriatico meridionale. Ma questa presunta origine non trova nessun riscontro e probabilmente si deve attribuire riferita più alle prime colonizzazioni elleniche in Italia ma non alla diffusione di questo vitigno. Infatti il vitigno si diffuse poi in Romagna con il nome di Cagnina. Un vino che spesso rimane in ombra rispetto ai suoi fratelli Malvasia Istriana e Vitovska, belli rotondi ed aromatici e di assoluta bellezza ma, a mio avviso è lui il vero protagonista. Difficile trovarne di cosí ben fatti come lo produce Tavčar: la sua interpretazione attuale, quella migliore, coniuga i tratti originali del varietale con un affinamento che ne smussi le eccessive durezze, arrotondi i tannini, senza usare troppo il legno, cosa che renderebbe il vino piuttosto caricaturale, eccolo che si dimostra energico, ben definito, in cui l’acidità nervosa del vitigno si fonde con note di cioccolato e prugna.

A Gorjansko, la Gorjanka

Pianta centenaria di Malvasia

Amo questa terra, mi ha sempre ispirato fascino e maestosità.

Sto parlando sempre del Carso, in Slovenia, il quale determina la discontinuità tra la pianura veneto-friulana ed i Balcani. Qui, l’agricoltura e con essa la viticoltura sono sempre state vissute ed interpretate nel segno della sussistenza: riuscire a trarre ortaggi, verdure e vino da un terreno difficile, che soggiace a degli agenti atmosferici così estremi quali la Bora (il vento gelido di provenienza russa) e le torride estati, è veramente ragguardevole.

Un po’ di eroismo, quindi, i viticoltori carsici lo hanno e lo fanno trapelare nei loro stessi vini: in essi risiedono le capacità di essere diretti, privi di orpelli, franchi con se stessi per esserlo poi con gli altri.

In questo solco tracciato nella terra rossa carsica, troviamo Marko Tavcâr, Vini Pietra. Prima di tutto un amico, convinto che la monocultura (anche in ambito vinicolo) impoverisca il territorio. Il vino non è rilevante se non contestualizzato nell’ambiente in cui l’uomo vive, rispettando la biodiversità di cui la terra rimane il solo ambasciatore. E questo ambiente si chiama Kras, il Carso, che è più argilloso rispetto a quello italiano.

Marko dispone di un grande cuore onesto, di occhi svegli per seguire l’eleganza della natura e non spreca mai una parola. E tutto questo lo ritroviamo nei suoi vini: Vitovska, Malvazijia e Teran. Che siano rossi o bianchi, riserve o meno, tutti trasmettono verticalità, sapidità (con note iodate incredibili), eleganza e corpo. La sua attività vinicola è paragonabile al kyudo (disciplina giapponese del tiro con l’arco): lui passa il tempo a cercare la perfetta traducibilità della sua terra nei suoi vini e lo fa senza concedersi tregua o inventandosi scuse. Se non gli piace, non presenta il vino!

Dimora a Kreplje (il cui etimo, in sloveno, rimanda alla pietra), vicino a Dutovilje – Slovenia – con boschi di latifoglie e conifere che interrompono doline e piccole piane pietrose. Dispone di due ettari propri, ubicati tra Kreplje, Dutovlje e Gorjiansko, e di circa un altro ettaro in affitto.

Krepljie è vocata per i bianchi: 60 cm di terra e subito affiora la roccia calcarea – la “pokarbonata”- in cui si incuneano le radici di Vitovska e Malvasia. Il Terrano, invece, che abbisogna di molta terra e di argille, prolifica a due km circa di distanza.

Non c’è spazio per la tecnologia nella sua “enosophia” bensì solo una modesta quantità di solforosa, solo al bisogno.

Ecco a voi la nostra nuova azienda, appena arrivata in famiglia Arkè! Marko Tavčar Vini Pietra.

Marko nella sua cantina

La vigna in inverno durante la nostra visita

La Cantina

 

I

VINNATUR 2019

18 Marzo 2019

 

 

Ci siamo.

Evento unico nel suo genere, la degustazione con D maiuscola. Tra le più importanti nel campo del vino naturale: Vinnatur 2019, che quest’anno cambia sede e ci vedrà protagonisti per la nostra sedicesima edizione nel Show-room Margraf a Gambellara, provincia di Vicenza, il 6-7-8 aprile 2019.

Qui potete vedere la sua posizione con il link di Google Maps davvero molto comoda.

 

MAGRAF GAMBELLARA – fotografo: Davide Faedo

 

“Divulgare il vino in maniera naturale”: questo è il pensiero di 180 produttori  di vino provenienti da Francia, Italia, Slovenia, Austria, per raccontarsi e insegnare il loro personale concetto di etica e natura: riscoprire il ” terroir”.

 

Arkè sarà presente con i suoi vignaioli, che saranno in queste postazioni:

  • Domaine Geschickt -F8-
  • Dom. de Courbissac – F8 –
  • Champagne Lefevre – F7
  • Overnoy -F7 –
  • Natalie Gaubicher -F7 –
  • Marko Tavčar Pietra – F7 –
  • reyter – D8 –
  • Masseria Starnali – D8-
  • Cinque Campi – F8-
  • Camillo Donati – E 7 –
  • Franco e Daniela Terpin – C7 –
  • Riccardi- Reale – E7 –
  • Cascina Borgatta – C7 –
  • Olek Bondonio – D7 –
  • Valli Unite – E7 –
  • Natalino e Mina Del Prete – F8 –
  • Meigamma – D7 –
  • Lamoresca – E8 –
  • Vini Scirto – E8 –
  • Pacina – E8 –
  • Santa Maria – D8 –
  • Casa Belfi -E7 –
  • Il Cavallino – D7 –
  • Il Moralizzatore -E8 –
  • La Biancara – D8 –
  • Terre di Pietra – D7 –

 

Eccovi la mappa per trovarci duranti il Tasting, davvero molto comodi e tutti vicini quest’anno 🙂 !

 

 

Un’occasione unica per incontrare personalmente i produttori, con cui condividere pensieri, storie di vita e cantina e, poter vivere le loro emozioni assaggiando i loro vini.  L’associazione VinNatur, nata nel 2006, riunisce viticoltori europei che hanno il comune obiettivo di condividere le tecniche e le esperienze messe in campo per produrre vino in maniera naturale, sia in vigna che in cantina, e la manifestazione rende fruibili per tutti, con l’impegno per la diffusione di una nuova cultura del vino, un’evento che permette all’Associazione VinNatur di vivere queste idee.

“Dopo il forfait di Villa Favorita, chiusa per lavori di restauro, ci siamo messi alla ricerca di un nuovo spazio che facesse al caso nostro – dichiara Daniele Piccinin, vice Presidente di VinNatur – Volevamo restare in zona, perchè qui è la nostra sede e qui è nata l’associazione, ma volevamo anche trovare un luogo che fosse abbastanza grande per permetterci di dare la possibilità di partecipare a tutti i nostri soci. Abbiamo scelto uno spazio facilmente raggiungibile e con un ampio parcheggio a disposizione dei visitatori, il che renderà più agevole tutta la logistica, anche gli acquisti. Siamo convinti che siano le persone a rendere speciali un luogo e un appuntamento e quindi siamo certi che anche quest’anno vivremo un’edizione indimenticabile”.

 

La nuova locandina è la vincitrice del concorso Immagina il tuo VinNatur Tasting 2019, indetto da VinNatur in collaborazione con Illustratore Italiano, sul tema dei vini naturali e della viticoltura consapevole e rispettosa della natura. L’immagine è stata selezionata tra 80 illustrazioni e rappresenta secondo l’autrice Giulia Perin originaria di Vicenza, il “il prendersi del tempo per stare assieme, sia nel rapporto tra il contadino e l’uva, ma anche tra le persone che condividono il piacere di un bel bicchiere di vino nella lentezza di uno spazio tempo ovattato”.

 

Per altre informazioni potete consultare il sito ufficiale di Vinnatur oppure mandare una mail a info@vinnatur.org

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

 

 

Domenica 10 marzo saremo presenti nella costa romagnola assieme ad alcuni nostri produttori di Arkè per far conoscere e sensibilizzare il pubblico con i nostri ” vini splendidamente selvaggi”. Vino in ogni caso, il primo importantissimo ( ma non scontato) focus: perchè di quello stiamo parlando! che poi si tratti di vino biologico, naturale o biodinamico quello è valore aggiunto.

Le aziende partecipanti di Arkè saranno:

ed inoltre avremmo un banco esclusivo dove potrete assaggiare i vini con lo staff Arkè i produttori che non potranno essere presenti di persona con :

 

La degustazione, vendita e workshop è organizzata presso il mercato coperto di Cesena, spazio antico dove le persone si sono sempre riunite per trovare gusti autentici e riscoprire antiche tradizione, cosa che ci riguarda direttamente.

 

Una bellissima opportunità che ci vede ancora una volta uniti, e pronti armati di calici, cavatappi e chiacchere, domenica 10 marzo dalle ore 11.00 alle 19.00.

Durante l’evento si svolgerà alle ore 15 un workshop (su prenotazione ) curato da Francesco Falcone dal titolo “Il ruolo del vino naturale”:

“I vini naturali hanno il sapore delle uve da cui sono fatti e del luogo dove sono cresciute. Il successo e l’evoluzione del vino naturale, in Italia e ovunque nel mondo, ci insegna che è possibile tornare un po’ indietro, quando la biodiversità era un valore importante. Negli ultimi dieci anni il miraggio di pochi è diventato un’oasi sempre più tangibile, che tanti appassionati amano frequentare. Il vino naturale, quando ben concepito, è bello, buono, vero, prezioso e ci dice tanto del futuro. Ci dice che se si potranno valorizzare i terroir e le denominazioni d’origine, allora si potranno custodire, in equilibri sempre nuovi, le risorse umane e ambientali dei luoghi d’origine. Il vino naturale, quello buono, è un inno alla creatività, all’energia e al sapore”.

Le nostre tematiche sono condivise e raccontate ancora una volta.

Finita la fiera, alla sera vi vogliamo segnalare un’altro incontro speciale all’insegna del buon vino e del buon cibo, presso Casa Artusi Ristorante , con una cena assieme a La Biancara VS Valli Unite per raccontare il loro modo, l’impegno in vigna ed in cantina, degustando assieme ad un menù dedicato molte specialità tipiche abbinati ai loro vini.

Fatti da uve a bacca bianca di fascino e intensità senza eguali: la Garganega e il Timorasso: sanno creare vini caparbi e opulenti, che difficilmente scivolano via senza traccia in bocca, ma che amano farsi ricordare e che parlano a voce alta del loro territorio di provenienza. Io amo definirli vini bianchi con il cappotto dei vini rossi, e siamo certi che ne conseguirà una bella sfida!

Ecco a voi la locandina della serata:

A cena con i Produttori Valli Unite & La Biancara

Vi attendiamo numerosi, sú dai che la Primavera e’ alle porte!!

Per altre informazioni potete consultare la pagina Facebook dedicata oppure scrivere una mail a d.venturi@dolce-vite.com.

Il nostro Catalogo da molti anni dedica la parte finale ad una rubrica che noi chiamiamo ” Gli amici di arké ” per il valore intrinseco che ci lega ad ognuno di loro, un mix tra stima ed amicizia, vero motore capace di creare connubi magici.

Quest’anno abbiamo deciso di chiedere a 6 Chef italiani quale fosse il loro vino preferito e quale piatto della loro cucina ci avrebbero abbinato, ed abbiamo scoperto che a parlare sono sempre i ricordi e le emozioni.

Loro sono Chef con la C maiuscola che hanno scelto di collaborare felicemente ed attivamente con il mondo del vino naturale, e ne traggono moltissimi benefici, in quanto la realtà è più semplice di quanto si immagini, il vino buono (fatto come si deve) si sposa ed esalta ulteriormente la buona cucina. Punto. Nient’altro da aggiungere.

 

Oggi siamo a Venezia. La bellissima e magica Venezia, lui è Andrea Lorenzon, giovane ed intraprendente e pure “figlio d’arte” ( il papà è il mitologico Oste Mauro Lorenzon dell’Enoiteca La Mascareta). Amante del vino naturale all’ennesima potenza, sa cogliere ed esaltare quello che c’è di speciale nel vino e ne diviene veicolo comunicativo per tutte le persone che lo vanno a trovare a CoVino.

 

Ecco il piatto ed il vino che ha scelto di raccontare tramite Arké.

 

 

Il piatto scelto da Andrea da bere assieme al Vespaio’

 

“Abbiamo scelto di bere il Vespaiò dell’azienda agricola Il Moralizzatore per l’amicizia e l’amore che ci legano a Chicco ed Andrea. Giochiamo con un vino veneto da vitigno autoctono vicentino: la Vespaiola. Ci è sembrato interessante l’abbinamento con un nostro piatto tradizionale ma non banale: il saor che viene dedicato alle verdure di stagione e al pesce del mercato di Rialto. un piatto che mantiene sempre la stessa preparazione, marinatura con cipolla in agrodolce, uvetta sultanina e pinoli, servito con polenta biancoperla. Cambiando la stagionalità cambiano anche gli ingredientiche decidiamo di marinare. L’abbinamento gioca sulla regione Veneto, ma anche la bollicina “birichina” andrà a sgrassare la sensazione agrodolce del piatto. Io sono Andrea, condivido con voi la passione peril vino, mi ha trasmette gioia di proporre vini naturali che si legano alla forza dei produttori, ai territorie alla digeribilità! In cucina Michele Conforti dalla scuola Alma, da valorizzare lo spirito del TEAM: Anna (braccio destro) Giuseppe (braccio sinistro) Andrew in sala e vini; i quali danno amore e passione ogni giorno.

IL VINO: Vespaiò 2017  de Il Moralizzatore.

 

 

Vino bianco naturalmente rifermentato in bottiglia. Prodotto da uve 60% Vespaiola, 40% Tai bianco, raccolto e diraspato a mano con l’aiuto di piccole reti metalliche, rimane a contatto con la buccia per 6 ore e poi pressato e fatto affinare in botti di acciaio. Rifermentazione con il proprio mosto vitale. Vino beverino e interessante, ottimo sia da aperitivo che da tutto pasto.”

 

 

 

Francesco ed Andrea che mostrano la “madre” del recioto 2004 de La Biancara. Andrebbe dedicato un’intero articolo sul metodo di servizio che usa Andrea. Un Maestro!