Nel nostro nuovo Catalogo 2019, come vi abbiamo raccontato, abbiamo deciso di dare una svolta punk rock al modo di raccontare e parlare di vino, perchè alla fine di quello si parla.
Vino da bere, vino da vivere, vino da condividere e vino che ha già fatto la sua parte di storia e ne farà certamente ancora, sia di strada che di storia.
Eccovi allora il testo scritto dal nostro caro Gianpaolo Giacobbo, lui che di vino ne ha vissuto, dagli esordi del movimento ad oggi e continua orgogliosamente e passionalmente a farne parte…

Team Arkè

Parlare di storia del vino naturale significa raccontare la genesi del vino fin dalla sua prima  apparizione sulla terra, probabilmente ai tempi di Noè. Per secoli il viticoltore utilizzava strumenti di produzione e affinamento rudimentali, spesso in condizioni sanitarie non facili. La produzione del vino era strettamente legata ai ritmi scanditi dalla natura secondo il muoversi delle stagioni.

Con l’avvento e lo sviluppo dell’enologia nei  primi del Novecento il vino diventa più stabile, aumentando sensibilmente la sua franchezza e longevità. L’enologia soprattutto ha garantito al vino la possibilità di uscire dai confini territoriali per potersi affrancare anche sui mercati più lontani.

Sicuramente, in quei tempi, le attenzioni degli enologi erano indirizzate a realtà con capacità produttiva ampia come consorzi e cantine sociali. Il piccolo vignaiolo rimaneva ancorato ad un’idea di vino più antico, prodotto come si era sempre fatto e destinato al consumo interno o alle osterie locali.

 

Con il passare degli anni però, anche il vignaiolo inizia a pensare ad una sua identità trasformandosi sia in termini di prodotto che di obiettivi, aggiungendo alla sua azienda agricola l’idea di uno sviluppo commerciale.

Inizia così l’approccio più enologico anche da parte delle realtà più piccole per vedere i propri vini più puliti e stabili, e capaci di muoversi tranquillamente fuori dai confini locali. Qualcosa però scappa di mano e verso la metà degli anni Ottanta ci si accorge che questa idea di spogliare il vino del suo aspetto più rustico ha sorpassato il confine dell’identità.

È proprio in questo momento che in Italia qualche produttore inizia a pensare che le proprie vigne e i propri vini avessero cambiato fisionomia a tal punto di diventare irriconoscibili. Tra i primi senza dubbio Josko Gravner il quale capisce,dopo un viaggio negli Stati Uniti, cosa non doveva più fare e dopo qualche anno un viaggio in Georgia, dove invece il mondo del vino era rimasto ai tempi più antichi, capisce quel che deve fare.

In questo viaggio tra presente e futuro nasce l’idea  di ritornare ad un mondo del vino più credibile ed autentico tenendo fede però a quanto di buono la conoscenza aveva portato fino a quel momento. Una sfida enorme. A quel punto avrebbe avuto inizio un cambio di rotta epocale per il vino. A seguire Josko Gravner su quella linea di confine tra Italia e Slovenia, furono Stanko Radikon, Nico Bensa, successivamente Dario Princic e Walter Mlecnick e, dalle colline di Gambellara, un giovane Angiolino Maule.

Certamente a macchia di leopardo l’Italia ha avuto, prima di loro, figure illuminate che combattevano contro i mulini a vento. Persone che nel loro territorio facevano molto ma non riuscivano ad emergere e a far un gruppo critico solido. Giusto per citarne alcuni: Lino Maga,famoso per le sue lotte per rivendicare l’unicità della collina del Barbacarlo, oppure il Cav. Lorenzo Accomasso a La Morra, il Jazzista Pino Ratto ed il suo Dolcetto di Ovada, fino ad approdare al biodinamico Stefano Bellotti.

Pino Ratto

 

In realtà “i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo” erano coinvolti in un’impresa quasi utopistica che aveva come obiettivo rendere il vignaiolo un’interprete autentico e riconoscibile del mondo del vino. Inizia così una sorta di gara “a togliere”. Il gruppo rivoluzionario si ritrova periodicamente portando i frutti delle proprie sperimentazioni. Campioni ottenuti da vini con fermentazioni spontanee, rinunciando quindi ai lieviti selezionati e ai suoi attivanti, senza filtrazioni quindi tornando ai travasi, senza stabilizzanti di vario tipo fino ad approdare all’ambizioso obiettivo di rinunciare totalmente all’anidride solforosa che sembrava un obiettivo impossibile da raggiungere.

Questo percorso porta sul mercato, in prima battuta, vini estremi, spesso con sentori di riduzione piuttosto evidenti, ossidati, insomma per nulla convincenti se visti in superficie, ma rappresentavano una sorte di richiamo, un urlo disperato, una necessità di cambiamento.

C’era, in quella apparente follia, qualcosa di interessante, in qualche modo si intravedeva nel maremagnum di questi vini “strani” una luce di speranza.

Quei vini in realtà, evidenziavano qualcosa di intrigante, riappariva un’idea di vino più completo e tutto da indagare. Anche la stampa se ne accorge,in particolare la rivista indipendente Porthos con Sandro Sangiorgi al timone e la sua Ciurma.

Un gruppo di militanti di una comunicazione indipendente del vino, armati fino ai denti di taccuini e macchine fotografiche, si sparpagliano per le vigne d’Italia per documentare questo momento importante di trasformazione.

Al piccolo nucleo iniziale di produttori reazionari si uniscono ben presto altri vignaioli sparsi qui e lì lungo lo stivale. Un nutrito gruppo arriva dalla parte friulana, una nuova generazione di produttori convinti, folli ed “incazzati” convinti che questa poteva essere la strada giusta da percorrere.

Arriva poi il fronte veneto, quello emiliano con i rifermentati, i piemontesi aderiscono convinti e poi i toscani, gli umbri, fino ai siciliani. Dopo i tristi eventi del metanolo inizia in Italia un secondo rinascimento del vino, una nuova era, dopo il Punk la New Wave.

 

Nasce così la prima associazione di produttori di vini naturali che si chiamò in maniera un po’ arrogante “Vini Veri” per prendere provocatoriamente le distanze da chi rimaneva legato ad un’enologia classica.

In questo modo ci si prendeva il rischio di proporre vini che potessero anche non piacere, ma che rispondevano al proprio territorio di appartenenza, ai propri vitigni e alla filosofia di chi lo produceva. Non si trattava di essere migliori o peggiori ma era necessario specificare che i vini di questi produttori volevano arrivare alla terra e alla vera identità dei propri luoghi evitando le scorciatoie fino a quel momento proposte sia in agricoltura che in enologia. Prendono coscienza del reale valore del suolo e che si rende necessario un approccio più rispettoso.

Inizia un colloquio e rispetto tra produttore e la madre terra. L’uomo non è un animale sociale, si sa. Dopo qualche anno, l’associazione “Vini Veri” si scinde in Vini Veri da una parte capitanati da Teobaldo Cappellano, che troppo presto ci lascia ma che viene sostituito da Paolo Bea, e “VinNatur” con Angiolino Maule al comando.

Da questo momento in poi si creano altre associazioni di varia natura tutte alla ricerca di un orgoglio contadino.

 

Lou Reed, Mick Jagger e David Bowie; storia del rock e calici di vino

 

Oggi anche le grandi aziende parlano di biologico o di sostenibile, i vini naturali sono a pieno titolo nelle carte vini dei migliori ristoranti d’Italia e anche nel mondo la parola “organic” aggiunta a “wine” ha un valore unico e rassicurante.

C’è ancora molto da lavorare, soprattutto sulle patologie in campagna, ma diciamo che il sogno degli amici del bar è diventata una realtà solida.

Da quel gruppo di rivoluzionari sognatori oggi nasce e si sviluppa, un movimento che coinvolge ogni angolo del pianeta. Forse in quel momento nessuno se ne rendeva conto ma stava accadendo quello che la scena musicale newyorkese aveva vissuto vent’anni prima con Lou Reed e i Velvet Underground.

Loro non lo sapevano ma erano i Velvet… “

 

testo by Gianpaolo Giacobbo

NOT – Rassegna dei vini franchi

Palermo, il 12, 13 e 14 Gennaio, presso i Cantieri culturali alla Zisa.

 

Con grande piacere torniamo in Sicilia, per la prima edizione di una fiera dedicata ai vini naturali e di territorio che da subito ci ha affascinato per il calibro degli ospiti invitati che parleranno ai numerosi convegni e seminari che sono stati organizzati: tra gli altri Nicolas Joly, Sandro Sangiorgi, Giampaolo Gravina, Fabio Rizzari, Gae Saccoccio e Davide Longoni.

Per noi sarà la prima fiera del 2019 e vedrà la partecipazione di queste nostre aziende:

Il motto della fiera è  “Do Not Modify, Do Not Interfere”  e racconta come il vino possa rappresentare il modo più etico e preciso per stare al mondo, si parlerà di biodinamica e naturalità  e saranno coivolti sia enoteche che ristoranti per una grande festa in tutta la città e la provincia con gli appuntamenti NOT OFF: cene, aperitivi, degustazioni presso ristoranti, pizzerie ed enoteche sul tema vino naturale con i vignaioli, al fine di avvicinare i consumatori ad una tipologia di vino che appassiona sempre più.

Per consultare il programma completo cliccate qui.

 

Ci vediamo nell’isola piû bella che c’è pronti a degustare e parlare con tutti voi!

 

 

 

 

 

 

Il primo relatore che interverrà al The Natural Wine Challenge 2019 sarà Federico Giotto, enologo trevigiano virtuoso e all’avanguardia, sempre molto attivo nel suo laboratorio Giotto Consulting a livello di ricerca e sperimentazione. Amante del design, delle innovazioni tecnologiche e della barca a vela nel tempo libero.

Nato a Conegliano (TV) il 03 ottobre 1977, vive a Follina (TV) nel cuore delle colline trevigiane. Il suo percorso formativo inizia presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia Cerletti di Conegliano Veneto ottenendo il diploma di enotecnico, proseguendo poi con la laurea in enologia conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Padova.

Ancora studente prende il via la sua carriera di enologo come libero professionista collaborando con alcune importanti realtà italiane, fino al 2006 quando fonda la “GiottoConsulting srl” a Follina (TV), centro di consulenza, ricerca e formazione in ambito enologico e viticolo. Oggi l’azienda è composta da un team di dieci professionisti e collabora con una trentina di aziende in tutta Italia e all’estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

Di cosa ci parlerà?

Di come ottenere il meglio da un terroir e di come fare vini di qualità, rispettando il più possibile l’ambiente e intervenendo il meno possibile in cantina.

La naturalità è un elemento imprescindibile. Dobbiamo capire però le cose di cui abbiamo bisogno per riuscire ad arrivare alla naturalità senza intaccare l’identità del vino.

Il difetto enologico non è identità.

Il produttore e l’enologo del futuro dovranno avere la sensibilità e la capacità di arrivare ad un vino naturale che si integro e lontano dai difetti più comuni capace di esprimere fino in fondo il territorio di appartenenza senza cadere nell’oblio del gusto omologato. Dovranno sapere esprimere identità del territorio e talento della vigna; per questo bisogna saper capire come alcuni processi produttivi possono essere attuati solo in alcuni posti. Il terroir è quell’elemento che fa esprimere un talento. Quel talento va liquefatto e riscoperto.

Se riusciamo a raggiungere questo obiettivo allora il vino italiano sarà davvero unico e irrinunciabile.

 

 

Di seguito l’intervista che ci ha concesso:

 

D. Federico, quando e perché hai deciso di diventare un enologo?

Come spesso accade le nostre scelte sono anche frutto del caso: quando avevo quattro anni, dopo la morte di mio padre, mia madre decise di comprare una piccola campagna nelle colline di Valdobbiadene con lo scopo di dare a me e mia sorella una qualche forma di sostentamento. Crescendo in quel luogo magico, dove ora è la sede la GiottoConsulting, non fu difficile innamorarmi della vigna e del vino e intraprendere gli studi di enologia fu una conseguenza del tutto naturale.

 

D. Quale può essere il ruolo di un enologo moderno?

Elogiato e idolatrato prima, mistificato poi, il ruolo dell’enologo assume oggi, nella sua forma più vera, un valore di rilevante importanza. Un enologo è prima di tutto un grande agronomo, un’attento ascoltatore in grado di cogliere le sfumature di un territorio, i talenti di un uva e di tradurle e racchiuderle in qual cosa di veramente unico, vero e genuino. L’enologo moderno è colui che riesce ad applicare a tale la propria conoscenza, senza rimanere vittima del proprio sapere.

 

D. Ci dai la tua definizione di terroir?

Un grande amico una volta mi disse che noi siamo tutto quello che ci siamo accorti di non aver avuto perché, solo in questa condizione, l’uomo è stimolato a coltivare e ad esaltare i suoi talenti. Ebbene penso che questa affermazione, entro certi limiti, si possa applicare anche all’uva e al vigneto in generale: una pianta che vive in un terreno ricco, fertile, irriguo e con un clima accogliente non darà mai una grande uva e quindi un grande vino. Il terroir è un luogo che permetta al vitigno di esprimere il suo talento e permettendogli di diventare esso stesso interprete e sintesi di quel luogo.

 

D. Esiste il vino naturale? Sai darmi una definizione?

Si esiste, ma non solo nell’accezione in cui oggi viene rappresentato. Spesso si parla di vinificazioni o sistemi di coltivazioni “naturali” e queste due condizioni dovrebbero quasi bastare a definire un vino naturale. La mia attenzione invece è più rivolta alla natura quale forza generatrice di talenti e di identità e di mettere in pratica una conoscenza sensibile in grado di liquefare questo messaggio. La coltivazione e la tecnica di vinificazione saranno quindi una scelta responsabile per l’attuazione di un percorso e quindi un progetto territoriale.

 

D. Che idea ti sei fatto del mondo del vino oggi e come lo immagini nel futuro o come lo vorresti?

E’ un mondo meraviglioso, positivo e stimolante. Mai come in questi ultimi anni il vino ha attratto così tanto interesse. Talvolta però, in tutto questo fermento si finisce col parlare tanto di vino ma poco del vino. La differenza è prospettica, sottile ma sostanziale.

 

D. Esiste un linguaggio alternativo del vino rispetto a quello adottato oggi? Cosa bisogna cambiare secondo il tuo punto di vista?

L’evoluzione del concetto di qualità del vino rende necessaria l’introduzione di un linguaggio nuovo, forse più simile a quello utilizzato per la recensione di una musica o di un film, rispetto alle descrizioni usate fino ad oggi con l’unico scopo di darne uno sterile giudizio. Un linguaggio che sia in grado di rappresentare le sfumature del carattere del vino e non quelle del colore, un linguaggio che riesca a raccontare l’identità e l’essenza della sua natura e non unicamente l’intensità aromatica o gustativa.

 

D. Qual è stato il momento in cui ti sei emozionato di più esercitando la tua professione?

Il mio lavoro è fonte di emozioni continue, tanto che il mio lavoro, oltre alla vela, è anche il mio hobby preferito. E’ difficile dare una scala di valori alle emozioni ma una delle più recenti è stato riassaggiare qualche giorno fa uno dei “miei”  primi vini, un Valpolicella Mithas del ’99 e ritrovarlo ancora vivo, verticale, dinamico.

 

D. Cos’è che ami del tuo lavoro?

Amo molto il confronto, in primo luogo con la natura e in secondo luogo con le persone: non esistono molte professioni che ti consentono di arricchirti con entrambe le cose.

 

D. Quanto è importante l’apporto del mondo scientifico al mondo enologico?

Domanda più che mai attuale in un contesto storico in cui la scienza viene spesso presa di mira per paura che essa sia una limitazione alla naturale espressione della natura. Io al contrario sono convinto che la ricerca sia indispensabile non solo come fonte di arricchimento del nostro sapere, ma anche come stimolo alla sensibilità e all’intuito dell’uomo. Con questi sani principi devo dire che temo molto più l’ignoranza che la conoscenza.

 

D. Cosa manca ancora di importante al mondo del vino?

Il mondo del vino, specialmente quello dei cosi detti vini naturali, ha bisogno più che mai di una ricerca seria e che realmente riguardi i temi sensibili che interessano tutti i viticoltori. Purtroppo ad oggi la maggior parte delle ricerche vengono fatte da aziende o enti che non hanno un legame diretto con la terra ma che spesso vendono servizi o prodotti. Quello che mi piacerebbe è che le piccole aziende, unite, si confrontassero realmente e si facessero promotrici di ricerche strutturate in grado di trovare soluzioni naturali sulla base delle loro reali necessità.

 

Per acquistare i biglietti per l’evento:  www.eventbrite.it/e/the-natural-wine-challenge-tickets

 

 

 

 

 

 

Torniamo in Piemonte per incontrare i nostri produttori, per assaggiare le vasche delle nuove produzioni e per respirare il loro sapere da trasmettere in giro per lo stivale. Usciti dall’autostrada i cartelli stradali che indicano i paesi i vari villaggi fanno emergere un’emozione che si rinnova ogni volta che arriviamo nelle zone vocate del vino.  Giungiamo nella denominazione del Barbaresco, da sud entriamo nel Cru delle Roncagliette tra le Roncaglie e il vigneto Roccalini, un’area passata alla storia grazie ad Angelo Gaja che qui possiede le vigne di Sorì Tildin e Costa Russi, le vigne che hanno permesso al Barbaresco di diventare tra i vini più conosciuti al mondo.

 

In questo contesto  si trova la cantina “La Berchialla” di Olek Bondonio e famiglia. Da qui si gode una   vista a trecentosessanta gradi sulla denominazione che definiremo didattica. A Nord il paese di Barbaresco con i cru, tra gli altri, di Asili, Moccagatta, Rabaja mentre verso sud Treiso, Neive dove Olek possiede il vigneto di Starderi e sullo sfondo il crinale di Barolo da cui spicca La Morra a cui arriveremo più tardi. Il vigneto le Roncagliette fa emergere la natura del suolo che Olek ci spiega essere di orgini antiche e per questo così vocato. Nato per sollevamento del mare, è molto ricco di argilla, calcare e microelementi che donano struttura e finezza al suo nebbiolo. Entriamo nella cantina dapprima tra le vasche in acciaio per assaggiare la Barbera, il Dolcetto e la Pelaverga, il vitigno autoctono a rischio di estinzione ma tenuto con tenacia alla Berchialla, ma in particolare dalla signora Lisetta Burlotto, suocera di Olek. I vini in acciaio sono già molto godibili e aperti anche in questa fase iniziale, un’annata calda e generosa che dona vini di facile lettura.

Nella stanza accanto entriamo dove giacciono le botti in legno, per degustare i Cru di Nebbiolo, quelli sotto la casa la Roncaglietta e poi lo Starderi a Neive. Olek è molto attento in vinificazione, e sente molto la responsabilità che una denominazione come quella di Barbaresco gli impone nell’interpretazione di questo vino. E’ consapevole della grande nobiltà che questi terreni possono apportare al prodotto finito, ma è altresì consapevole del fatto che il delicato passaggio della vinificazione debba essere fatto con rispetto anche di chi il vino poi lo beve. Un nebbiolo su queste terre gli consente di operare con sicurezza, Olek ha le idee molto chiare e sa bene cosa vuole e come ottenerlo. La vinificazione è spontanea e senza solfiti aggiunti, non ci sono filtrazioni o aggiunte di qualsiasi natura, ma solo tanta attenzione e pazienza. L’affinamento avviene in botti tra gli 11 e i 16 ettolitri di produzione austriaca.

 

Dopo qualche assaggio la fame si fa sentire e ci dirigiamo verso il ristorante del Real Castello di Verduno, di proprietà della moglie Alessandra Buglioni. La porta di legno d’ingresso è lavorata, importante, con un po’ di fantasia si può immaginare un volto che scruta il nostro ingresso immersi in un clima ovattato quasi sussurrato, sicuramente fiabesco. In cucina la signora  si fornelli ci  dona una sensazione di sicurezza, quasi materna. Le grandi stanze fanno ben intendere l’idea di imponenza che un castello come questo voleva comunicare nei tempi addietro sebbene l’arredamento caldo e i colori delle pareti, restituiscano un clima famigliare e accogliente. Alle pareti l’arte la fa da padrona. Prendiamo posto nel tavolo rotondo apparecchiato solo per noi, davanti ad una grande e luminosa finestra.  Un pranzo che difficilmente dimenticheremo, con sapori autentici sapientemente preparati. La prima pietanza è una incredibile testina di manzo bollita e servita con una cremosa salsa di peperoni, poi le trippe in umido e olive, quindi un bel pezzo di formaggio affinato nelle vinacce del nebbiolo e per finire le pere al forno gustosissime.

In anteprima degustiamo la nuova entrata il rosso Carolina, 80% barbera 20% dolcetto senza solfiti aggiunti, un vino molto piacevole e delicato, la barbera da queste parti è più gentile, emerge la parte salina conferita dal terreno che dona bevibilità.

Il Barbaresco Roncagliette 2016 (in uscita la prossima primavera) dal colore  rosso mattone al naso è molto elegante dal tratteggio fine da cui emergono sentori floreali e ciliegia selvatica, mirtillo e tratti balsamici freschi, al palato è elegante, dotato di una tessitura fine con i tannini ben composti e bella persistenza gustativa. Un grande Nebbiolo.

 

 

 

Mosca Cieca Genova

15 Ottobre 2018

Torniamo sempre molto volentieri a Genova, città dove trovare locali colmi di vini naturali è ormai semplice!

Torniamo ora ancora più volentieri per tastare il polso e gli umori dei nostri amici, due mesi dopo il disastro del ponte Morandi.

 

Torniamo per una nuova Mosca Cieca, degustazione riservata agli operatori del settore, condotta da Giampaolo Giacobbo, rigorosamente alla cieca.

Si discuterà di vigneti, paesaggi, tipicità, vinificazioni, storie di vita che stanno dietro alle bottiglie; assaggeremo le tre nuove aziende inserite quest’anno, Courbissac, Svara e reyter e qualche altra perla che andrà nel Catalogo 2019, oltre alle nuove annate di quelli che per noi ormai sono i nostri classici!

Ad ospitarci lo spazioso, elegante e centralissimo Bella Bu Bistrot, in Vico inferiore del Ferro 9-11.

Lunedì 29 Ottobre, dalle 14.30 alle 17.30.

 

Per info e prenotazioni potete scriverci su  arke@vininaturali.it o chiamarci al 320 1906740.

 

 

Grazie, a presto!

 

 

Settembre è il mese dei nuovi inizi e noi siamo pronti e molto felici di presentarvi questa nuova azienda: Domainde de la Courbissac.

Siamo nella regione del Languedoc, nell’appellazione Minervois, a sud-ovest della Francia verso la Spagna, con vigneti che vanno da 250 a 450 metri sul livello del mare, Domaine de la Courbissac beneficia della sua posizione vicino a La Montagne Noire, con il bordo meridionale accanto al Massiccio Centrale e il confine delle Cévennes. Il confine occidentale della Linguadoca, il Minervois ha un clima decisamente mediterraneo: mentre la stagione estiva si presenta calda e secca (come attestano i letti dei fiumi locali larghi, rocciosi e aridi) gli inverni in genere portano abbondanti precipitazioni per ricaricare i terreni di acqua e sostenere le viti durante la stagione di crescita. Le temperature diurne in estate sono moderate dall’influenza delle montagne, con il costante soffiare dei venti che consentendo alle uve di raggiungere la maturazione in sincronia con la loro maturità fisiologica. Ciò consente non solo la freschezza e l’equilibrio, ma rende possibili fermentazioni a grappolo intero. Il terreno principale della regione è il calcare argilloso con fasce di ghiaia e terra arenaria. I terreni argillosi più pesanti sono perfetti per la crescita di varietà come Grenache, Mourvedre e Carignan, mentre i terreni rocciosi più chiari e arenosi sono perfetti per produrre Syrah dai toni alti e vivaci: un luogo magico dove si intrecciano storie di vigna, vino e di uomini. E donne. Anzi una donna.

 

Siamo a Genova, al salone dei vini naturali Vinnatur, che si svolge ogni due anni, e mi avvicino ai vari banchetti per cercare nuovi assaggi: noto questa ragazza alta e bruna con gli occhiali rotondi e particolari, i folti capelli corvini legati in una treccia morbida portata su una spalla e in camicia di jeans, che serve e parla ovviamente di vino; mi avvicino e assaggio il suo bianco e le emozioni sono molto travolgenti:  intensità e colore per un’assaggio veramente emozionale, non si tratta dei soliti “orange wines”, ma qualcosa di più. La freschezza fa da padrone e dove ci si aspetterebbe calore e tannino (vista la zona di provenienza e la tipologia di vino) troviamo invece morbidezza, frutto e profumi. Lei, Brunnhilde Claux, si accorge dei miei commenti con Francesco e finisce per rivolgersi a noi in un perfetto italiano con quell’accento un po’ francese che risulta davvero simpatico, e ci racconta della sua avventura a Courbissac e di come ha deciso di tramutare in realtà un sogno.

“Come mai parli italiano?” le chiedo come da manuale, ci risponde che ha studiato all’università di Pisa e che ha provato a fare mille lavoretti in Italia, prima di trovare la propria strada nel mondo del vino. E’ attiva, dinamica, sa quello che vuole e fa dei bellissimi vini. Una gran donna!

Reinhard e Brunnhilde

La storia dell’azienda inizia nel 2002 quando Reinhard Brundig, infaticabile ambasciatore della settima arte, si innamora di questa terra per tre principali motivi: vitigni consolidati e ben curati, complessità dei terreni e il perfetto posizionamento geografico con la vicinanza a La Montagne Noire.

Courbissac però oltre alle grandi aspettative si rivela come un bellissimo cavallo di razza, maestoso ma difficilmente addomesticabile e, dopo aver compreso di aver bisogno di una buona dose di gentilezza e personalità, Reinhard incontra Brunnhilde, classe 1984, con un curriculum da paura: ha lavorato e collaborato per quasi 8 anni presso Domaine Gauby, un’altro grande personaggio del mondo del vino naturale, e poi ha continuato in Spagna nel Priorat presso Terroir al Limit, fino all’incontro con il regista; innamorata di questa terra ha deciso di innalzarne il valore e accettare la sfida per sovvertire i luoghi comuni che ne derivano: vini del sud della Francia quindi calore e alcolicità, come donne dai fianchi morbidi. No. Altra storia qui con Courbissac, freschezze, uva e territorio.In una semplice parola: da stappare!

  

 

Con Brunnhilde l’intesa è stata immediata e la volontà di collaborare assieme è stata una scelta avvenuta in modo spontaneo, davvero ammirevole la sua forza di volontà e la capacità di trasformare tramite la macerazione a grappolo intero tutta questa soavità, senza che siano presenti forzature di tannini verdi o sgarbati o troppa alcolicità.

I vini che producono sono due vini base più semplici Les Traverses Rouge con Grenache, Sirah e Mourvedre e Les Traverses Blanc con Terret Gris e Lìstan, il loro magico L’Orange con uve Marsanne, Muscat e Grenache Gris, poi una selezione monovarietale di Cinsault che porta il nome di Farradjales (che significa ” terre ricche” in arabo), ed un Cru da un vigneto con viti vecchie di 40 anni Roc Du Piere.

  

Non potete capire la soddisfazione e l’orgoglio che abbiamo per questa nuovo magico inizio di collaborazione!

Brava Brunnhilde continua cosi’!!

 

Vi lasciamo un video di presentazione dell’azienda:

 

 

 

MOSCA CIECA IN SARDEGNA

30 Maggio 2018

 

Che belle le nostre Isole!

Martedì 5 Giugno alle 20:30 nella bottega SABORES  saremo presenti con una nuova mini-edizione della nostra degustazione MOSCA CIECA, in terra sarda dove saranno presenti i nostri produttori Giuseppe e Barbara Pusceddu di Meigamma

Alla mosca-cieca, chi non ci ha mai giocato?

Quello che faremo sarà un “gioco degustativo” ma anche un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, impareremo a raccontare i vini naturali, senza preconcetti che spesso si creano ad etichette o tipologia di vini – degustandoli per l’appunto alla cieca.

Bevitori, vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori, semplici amanti…ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, insieme per un piccolo workshop dedicato al vino naturale.

La cena sarà anch’essa speciale e avremo il pane e i prodotti del maestro Stefano Pibi di PBread Natural Bakery le cui lievitazioni sono, per arte e filosofia, parenti delle fermentazioni che ci regalano i vini che amiamo.

5 vini – 3 piatti / tapas , partecipazione al workshop,
€ 25,00.
SOLO SU PRENOTAZIONE ALLO 070 653216
POSTI LIMITATI (25)

Orgogliosi e carichi come sempre vi aspettiamo!

Matej Svara, nuovo produttore per arké, il primo dalla Slovenia, arrivato a farsi conoscere direttamente durante questa edizione di VinNatur, il lunedì di Villa Favorita, portandoci i suoi vini: Malvazija, Vitovska e Teran.

 

Matej, che fa anche il cuoco, è un contadino che coltiva con caparbietà e passione le proprie vigne che si estendono per appena 1,3 ettari a Komen, sul Carso sloveno, ed imbottiglia i suoi vini dal 2010. Lavora in maniera spudorata e ribelle, in cantina infatti non usa nulla, se non il succo delle sue uve: nessun tipo aggiunta e nessuna filtrazione, per vini che da giovani sono tesi e scorbutici, soprattutto i bianchi, ma che con il tempo si sanno allungare ed affinare molto bene.

Da subito la sua scelta su come lavorare è stata legata al metodo biodinamico, seguendo il calendario di Maria Thun e i metodi biodinamici, per lavorare una terra molto particolare, il Carso, con poca profondità ma grande capacità espressiva.

 

 

La ricerca di un produttore di questa zona per noi dura ormai da qualche anno, dalle prime visite ai tre mostri sacri di questa zona, ovvero Vasja Cotar, Benjamin Zidarich e Marko Fon, che negli anni ci hanno raccontato del Carso e dei suoi vini…e ce ne siamo innamorati, soprattutto del Terrano e della sua apparente impenetrabilità: acidità impressionante, tannico ma freschissimo e dai profumi fruttati, dai frutti rossi di bosco all’arancia…una bomba!

Ed i bianchi, l’aromaticità e la pienezza della Malvasija, la profondità e la mineralità della Vitovska, entrambi da scoprire sia a pressatura diretta, sia in macerazione con le bucce.

 

Abbiamo scoperto e trovato il buon Matej con non poche difficoltà perchè fa davvero pochissimo vino e a Trieste praticamente nessuno lo conosce, tranne il nostro uomo di fiducia in città, Alberto, che l’ha scovato, ce lo ha fatto assaggiare e conoscere e ci ha aiutato a redigere la descrizione dell’azienda e dei vini. Grazie Alberto!

 

 

Una breve descrizione del Carso e del suo terreno:

Il Carso è situato in una zona peculiare dove troviamo clima nord-continentale da un lato, con i suoi forti venti provenienti da nord-est (la famosa Bora) e dall’altro un clima temperato di tipo mediterraneo. Una delle caratteristiche principali di questo paesaggio è quella di non avere presenza di rete idrica superficiale, cosa che anche solo visivamente richiama l’attenzione e appare come terra sassosa, arida e arcigna. Le rocce presenti sono prevalentemente calcaree e dolomitiche. La loro formazione, iniziata circa 120 milioni di anni fa, è dovuta alla sedimentazione di microrganismi (animali, vegetali e molluschi) in un vasto mare di acque tiepide e poco profonde, che si estendeva per gran parte dell’odierna Europa e di cui il Mediterraneo rappresenta il lembo estremo.
I resti di questi microrganismi, depositandosi sul fondo marino, formarono una fanghiglia bianca che, sotto il peso delle acque si solidificò formando la pietra.
Nel corso dei millenni, i fondali marini affiorarono in superficie a causa delle spinte che hanno determinato la formazione delle catene montuose. Esposto all’azione delle acque superficiali e degli agenti atmosferici negli ultimi 15-20 milioni di anni, il Carso è stato modellato nelle forme più bizzarre che lo rendono unico al mondo.

 

 

 

 

Ombra delle Mura 2018

19 Aprile 2018

 

Nella lista degli eventi da non perdere c’è certamente Ombra delle Mura 2018, sedicesima edizione, organizzata da due due nostri cari amici e, tra l’altro collaboratori: Gianpaolo Giacobbo e Andrea Dalla Grana.

 

Il primo, Gianpaolo, lo conosciamo da molti anni ed è un nostro collaboratore nel mondo del vino naturale sia con Arkè, che Vinnatur, autore di articoli della storica rivista Porthos di Sandro Sangiorgi, con il blog Intravino, ed oggi con Slow Food e Slow Wine e anche con la Fivi. Fra le sue più grandi passioni oltre al buon vino e alla cucina di qualità, c’è la musica: Giampaolo è un rocker! Ha un suo blog personale aperto nel 2013 dove si racconta di vita e di vini, se vi va andatelo a leggere un po’!

Andrea… grande amico vignaiolo! Oltre a fare ottimi vini assieme al suo amico di sempre Enrico, nella loro azienda Il Moralizzatore, è un personaggio eclettico che si appassiona di ciò che fa fino al midollo: tra le sue passioni oltre al vino naturale c’è pure spazio per il Surf e i viaggi! Farmacista di professione, anche se lui non ama ricordarlo perchè preferisce di gran lunga stare in vigna e fare vino.

La location per l’edizione 2018 è la Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa, ed i vignaioli che parteciperanno saranno circa una ventina più un rinomato distillatore ( chi indovina? ). Le aziende di Arkè che parteciperanno sono:

 

Ovviamente ci sarà del buon cibo per accompagnare la degustazione, dai cicchetti alla pizza e persino del cioccolato!

Per altre info visitate il loro sito : www.ombradellemura.it!

 

Vi aspettiamo numerosi! Calice alla mano pronto !

Vinicoli 2018: Genova

26 Marzo 2018

Lungo i vicoli della bella Genova, sette locali del buon bere naturale, accoglieranno voi e i vini naturali raccontanti in prima persona da chi, il vino lo fa, per vivere un’esperienza degustativa alternativa, passaggiando lunga la città.

Ingredienti semplici ma ben riusciti per Vinicoli, terza edizione di una manifestazione intinerante che come ben sappiamo è davvero imperdibile. Appuntamento per domenica 22 aprile 2018 dalle ore 12 fino alle ore 19.

Troverete man mano i nostri produttori presenti nei vari locali a raccontarvi i loro vini e il lavoro che si svolge in vigna e saranno:

Partecipare è facilissimo: basta acquistare la card ( disponibili e acquistabili nei locali aderenti all’iniziativa, prima o il giorno stesso della manifestazione) al prezzo di 25 euro, che comprende degustazione, calice con tracolla e la mappa per seguire il percorso. Come una vera caccia al tesoro!

 

***Dove trovare la tessera***

– La Forchetta Curiosa in piazza Negri
http://www.laforchettacuriosa.com/

– Officina 34 in Via di Ravecca
http://www.officina34.it/

Caffè Il Barbarossa in Piano San Andrea

– Machegotti in Piazza Matteotti
https://www.facebook.com/machegotti

– Meridiana in Piazza della Meridiana
https://www.facebook.com/meridianagenova/

– Kowalski in Via dei Gustiniani
http://www.ristorantekowalski.it/

– Ai Troeggi in Via Chiabrera
http://www.aitroeggi.it/

 

Vi Apettiamo!

Anche Elvis beve vini naturali!

facce da vinicoli della scorsa edizione 2017 !

 

VinNatur e la sua fiera più bella: Villa Favorita 2018ci siamo! Quindicesima edizione.

Dal 14 al 16 Aprile 2018 oltre 160 produttori provenienti da 6 diversi paesi, ognuno con i propri racconti di vita e di vigna, ma con un unico obiettivo comune: produrre vino naturale, naturalmente buono con le persone e con l’ambiente.

I numeri dell’associazione Vinnatur sono imponenti: 190 aziende iscritte all’associazione per un totale di circa 1.500 ettari di vigna coltivati in modo naturale che producono 6,5 milioni di bottiglie di vino genuino, di cui circa 5 milioni in Italia. Se pensiamo che alla nascita le aziende aderenti erano solo 65 possiamo solo essere fieri di poter partecipare e collaborare con aziende che hanno questo obiettivo comune.

“Dopo l’ultima bella esperienza alla fiera di Vinnatur Genova 2018 a gennaio – dichiara Angiolino Maule, presidente di Vinnatur e produttore de La Biancara- dove c’è stata un’ottima risposta di pubblico, sia di professionisti sia di amanti del vino, ci prepariamo ora all’evento per noi più significativo, per numero di edizioni e per aziende partecipanti. In questi anni Villa Favorita è stata testimone della crescita della nostra associazione, segnata da importanti traguardi come l’approvazione del Disciplinare nel luglio 2016, ma anche della presa di coscienza di molti consumatori che si sono avvicinati a noi magari solo per curiosità, ma che hanno imparato in questi anni a conoscere e ad apprezzare il nostro lavoro”.

 

Saranno presenti molti dei nostri produttori di Arkè, vi lasciamo qui l’elenco e dove poterli trovare e la mappa della Villa, in modo da rendervi agevolata la loro ricerca:

 

 

Altri due nostri produttori saranno presenti al Vinitaly invece e stiamo parlando di:

  • Erbaluna, Stand Collettivo Ex Gruppo Trimilli, HALL 9 STAND D7
  • Poderi Sanguineto, Padiglione 9, Area 12\13, Consorzio del Vino Nobile

 

Vi aspettiamo per questo magico week-end ricco di chiacchere e vini buoni da poter degustare assieme i nostri produttori!

 

Programma dell’evento

  • sabato 14 aprile, apertura dalle 10.00 alle 18.00
  • domenica 15 aprile dalle 10.00 alle 18.00
  • lunedì 16 aprile dalle 10.00 alle 18.00

Sede Villa da Porto detta “La Favorita”, via Della Favorita a Monticello di Fara, Sarego (Vicenza)

Costo della partecipazione euro 25,00 a persona, biglietti acquistabile la prevendita online qui.

Altre informazioni sull’evento qui. 

 

 

Mosca cieca: chi non ci ha mai giocato?

La mosca cieca è un tradizionale gioco diffuso in molti paesi del mondo. Lo si gioca all’aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato (e diventa quindi la “mosca cieca”) e deve riuscire a scovare gli altri, che possono muoversi liberamente all’intorno.

Noi abbiamo pensato di riproporvi il mood del classico gioco, ma con nuove regole e un solo uno scopo finale:

mettersi alla prova,

abbandonando gli schemi che possono interporsi a livello mentale e sensoriale quando si assaggiano i vini e imparare ad usare il proprio “cassetto della memoria”.

Che cosa intendiamo?

Qualsiasi cosa mangiamo e beviamo finisce nel nostro cassetto della memoria, una libreria piena di sapori, profumi e ricordi che son ben catalogati nella nostra mente e che dobbiamo solamente esercitare ed imparare come utilizzarla, e il miglior metodo è esercitarsi con le degustazioni alla cieca.

Mosca Cieca però non sarà solamente “gioco degustativo” ma un’importante momento di formazione, dove con preziose nozioni di esperienza, fornite da diverse figure del mondo del vino naturale vi insegneremo come meglio raccontare i nostri vini.

Vignaioli, sommelier, agenti, enotecari, ristoratori…ognuno con il proprio bagagli di esperienze assieme in un’unico convegno dedicato al vino naturale.

 

 

La giornata sarà così suddivisa:

  • ore 9,30-10  Accoglienza e accredito degli invitati
  • ore 10 – 12,30  Convegno con:

Francesco Maule, Arkè Distribuzione: breve introduzione alla giornata.

Marino Colleoni, vignaiolo in Montalcino: cos’è e come si fa il Vino Naturale.

Filippo Petrolini, FiloDivino Distribuzione: breve introduzione al lavoro di agente del vino naturale.

Giampaolo Gravina, giornalista, scrittore ed insegnante sul vino: storia e critica al movimento dei vini naturali.

 

  • Ore 12,30 – 13,30  Pausa pranzo a buffet.

 

  • Ore 13,30 – 15,30 Degustazione alla cieca di 30 vini, guidata da Giampaolo Gravina e Francesco Maule.

Serviremo 3 batterie da 10 vini ognuna, che verranno scoperti e discussi prima di passare alla batteria successiva.

 

 

Evento dedicato agli operatori del settore su invito.

Costo euro 30,00

 

Presso il Golden View, con vista sul Ponte Vecchio.